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  • Florestan
    Florestan

    Chaikovsky : sinfonia n. 4 - Leshnoff : concerto per clarinetto e fagotto / Manfred Honeck/Pittsburgh S.O.

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    Chaikovsky : sinfonia n. 4 - Leshnoff : concerto per clarinetto e fagotto / Manfred Honeck/Pittsburgh S.O.
    Michael Rusinek, clarinetto, Nancy Goeres, fagotto

    ***

    Disco molto interessante come tutte le registrazioni RR - Reference Recordings.
    E' la decima registrazione dal vivo della collaborazione con la Pittsburgh S.O. e il Maestro Manfred Honeck.
    Mi è capitato di ascoltare altri dischi della serie, sempre ottimi sul piano audiofilo con dinamiche sfrenate e dettaglio straordinario.
    Ho amato particolarmente quello con la terza di Beethoven.

    Qui abbiamo un accoppiamento un pò forzato, tra la melodrammatica Quarta Sinfonia di Chaikovsky e il concerto doppio del contemporaneo Leshnoff.
    Due composizione che tra loro non ci azzeccano nulla ma che in un programma di sala possono attirare il pubblico.

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    Dirò subito che il Chaikovsky di Honeck non è il Beethoven di Honeck.

    E' troppo analitico, troppo intellettuale, troppo trattenuto.
    Non ci sono le esplosioni sonore, il dramma e il pathos irrazionale del russo.
    Honeck è decisamente troppo "tedesco" per questa musica. Lo dico senza polemica, non tutti siamo versati per ogni cosa.

    Io stesso trovo la 4a sinfonia un pò ostica da digerire ... anzi, anche solo da inquadrare.

    Si salvano un pò i due movimenti interni ma nel complesso non è una prova da ricordare.

    Tutto un altro paio di maniche il brillantissimo, scorrevole, melodico, bel concerto doppio di Leshnoff, autore che fino a pochi giorni fa io non conoscevo affatto e che è una sorpresa continua.
    Ovviamente scrive su commissione ma non fa musica di routine e, come Jennifer Higdon, scrive per la gente, non per gli studiosi di musica contemporanea.

    E' una composizione in tre movimenti, senza indicazioni particolari, apparentemente slegati tra loro.
    Una ouverture placida il primo con il fagotto che quasi subito introduce il suo tema.
    Ironico e istrionico il secondo, in tempo di danza.
    Brillante e eloquente il finale, che si costruisce su un dialogo continuo dei due strumenti.

    Eccellenti i due solisti, le parti sono piuttosto impegnativa ma non trascendentali a prima vista ma considerato che l'orchestra accenna appena la sua presenza per quasi tutta la composizione si capisce la tensione cui sono sottoposti per tutto il tempo.

    A me è piaciuto. Ditemi voi che ne pensate.



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