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    Eusebius

    Ivo Pogorelich: Beethoven & Rachmaninov

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    Beethoven, sonate per pianoforte Op.54 e Op.78.
    Rachmaninov, sonata per pianoforte N.2 Op.36.

    Ivo Pogorelich, pianoforte.

    Sony Classical, 2019

    ***

     

    Un disco di Pogorelich dopo più di 20 dall’ultimo? Pubblicato da Sony Classical?? Caspita,  deve essere una roba seria, mi sono detto. Il ritorno in grande stile di Pogorelich, controverso pianista croato, molto famoso a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, conosciuto per i suoi atteggiamenti anticonformisti e per le sue interpretazioni a cavallo tra il geniale, l’eccentrico e il provocatorio, poi progressivamente scomparso dalla scena discografica e dai circuiti concertistici più importanti.

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    Ebbene cos’avrà di nuovo da dirci oggi Ivo Pogorelich, arrivato ai 60 anni?

    Il programma del disco è piuttosto inconsueto e accosta due deliziose sonate di Beethoven, Op.54 e Op.78 alla poderosa seconda sonata di Rachmaninov nella prima versione del 1913.

    L’ascolto, ahimè, è stato sconcertante, per non dire decisamente irritante. 

    Dinamica, tempi, ritmo, tutti strapazzati, dall'inizio alla fine, senza pietà. A volte si fa addirittura fatica a riconoscere la musica o a seguire la linea melodica. E attenzione che qui non stiamo disquisendo di dove sia il punto di equilibrio tra il rispetto della pagina scritta e la libertà dell’interprete, qui siamo ben oltre: qui siamo alla totale mancanza di rispetto per l’ascoltatore (per non parlare del compositore) da parte di un artista evidentemente sopraffatto da un ego ingombrante e non più affiancato dal genio di un tempo, quasi volesse dirci “eccomi sono ancora il grande Pogorelich, anticonformista per contratto, posso permettermi quello che voglio!”.

    Non è certo il croato l’unico artista per così dire eccentrico in circolazione. Prendiamo ad esempio la violinista Patricia Kopatchinskaja, conosciuta per le sue interpretazioni fuori dai canoni. Quando la ascoltiamo suonare, al di là della sua prorompente individualità, percepiamo passione, vitalità, un amore sconfinato per la musica che sta suonando, sentiamo che Patricia ci sta comunicando qualcosa. Tutte cose, invece, tristemente assenti da questo ultimo disco del pianista croato.

    Ma sono certo che come un tempo Pogorelich divideva i pareri di chi l’ascoltava, così anche oggi ci sarà chi griderà con entusiasmo al ritorno del genio croato.
    Per me invece è semplicemente un peccato vedere tanto talento gettato alle ortiche, ma me ne faccio una ragione, metto il disco da parte e guardo altrove. Per fortuna nella discografia non mancano interpretazioni straordinarie di queste composizioni e nel panorama pianistico attuale non mancano artisti seri, di grande talento e che abbiano qualcosa da dirci.

    Una nota sulla qualità dell’incisione, assolutamente lontana dagli standard molto elevati ai quali l’etichetta giapponese ci ha abituato.

    Insomma, un disco da dimenticare velocemente
     

    Modificato da Eusebius



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    Commenti Raccomandati

    Al di là della libertà che si deve lasciare all'interprete che non deve essere vincolato al gusto comune, esiste il necessario rispetto dovuto, sia all'autore che all'ascoltatore, sia esso in sala da concerto che - come in questo caso - a casa, davanti ad un disco (pagato a caro prezzo).

    Il Pogorelich "senza i riccioli" di oggi, è l'ombra di quello "con i riccioli" che facevano impazzire certe signore negli anni '80, ma si presenta ugualmente con forse ancora più presunzione, per produrre soltanto musica parodistica.
    Accelerazioni e decelerazioni che non hanno alcuno scopo, fortissimi ostentati tra forti, senza dinamica alcuna.
    Cui certamente non giova la registrazione Sony intesa forse a sottolineare le vibrazioni dei martelli e delle corde, con microfoni annegati nella cassa dello strumento.
    Il risultato si sintetizza in una sola parola : inascoltabile.

    Se possiamo accettare una precisa scelta per demolire stratificazioni detestabili, non possiamo farlo se di fronte non abbiamo un genio.

    Un Gould che conferma nelle sue sonate di Mozart quanto odiasse l'austriaco di cui diceva che "non era morto troppo giovane ma troppo tardi", aveva però in repertorio uno dei più fulminanti K 491 della storia. Ma era Glenn Gould, coerente fino alla morte nella sua totale eccentricità di genio riconosciuto anche dalle persone più comuni.

    Qui nessuno ha obbligato l'ex divino Ivo a scegliere l'appassionata seconda sonata di Rachmaninov per farne scempio.
    Non richiamo le interpretazioni di riferimento che conosco a memoria, perchè persino l'onesta (ma non eccezionale) Anna Vinnitskaya la suona in modo coinvolgente senza essere nemmeno troppo ortodossa ...
    Oppure Anna Vinnitskaya è una eccellente pianista, misconosciuta, e Pogorelich invece un millantatore in grande stile ?
    Non spendo nemmeno una parola su Beethoven perchè i miei canoni sono quelli di Backhaus, di Kempff, di Gilels che non avevano nulla da dimostrare e le cui dita erano totalmente asservite alla causa musicale, senza inutili provocazioni.

    Come sia, si sarà capito che io tutta questa felicità per un ritorno dopo 18 anni non la sto provando, non mi piaceva da ragazzo, oggi non riesco nemmeno a giustificarlo.

    Come qualcuno riesca a premiarlo con 5 stelle questo disco, va ben al di là della mia certo modesta comprensione.

    Pollice verso. Con sdegno e sconcerto. Ed è raro per me esprimermi con questa acredine ... perchè ho troppo rispetto per chiunque sia capace di suonare in pubblico.

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