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    Florestan

    Olafsson : Debussy - Rameau

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    Debussy - Rameau
    Vìkingur Olafsson, pianoforte

    Deutsche Grammophon 2020, formato 192/24

    ***

    Due premesse. Io non arrivo a capire del tutto il Debussy pianistico (per inciso amo la Suite Bergamasque, meno, molto meno le composizioni più evanescenti) mentre adoro il Debussy cameristico.

    Ovviamente ci sta il legame con Rameau, anzi, è Debussy stesso che si rifà agli antichi maestri francesi, se non nello stile, nel senso descrittivo e destrutturato della musica, in contrasto con i tedeschi o gli italiani, insomma, i non francesi, successivi.
    L'Hommage a Rameuo, il richiamo a Couperin non sono del tutto di facciata.

    Ma Rameau con le sue parodie a volte comiche a volte allegoriche, cosa avrebbe fatto con un pianoforte potente come quello di Rekjavick che ha usato Olafsson in questo disco ?

    Insomma, un disco personale di un pianista già estremamente maturo che sa cosa suona, lo suona in un una maniera tutta sua, senza alcun timore reverenziale.

    Il suo Rameau è libero ma non troppo estroverso. Pieno di ornamenti e di fioriture ma tutt'altro che ridondante.
    Quando è giusto accelerare si accelera. Ma l'atmosfera è concentrata, pensosa. Giocata sul chiaroscuro.
    Molto convincente e che secondo me stacca ogni altra proposta articolata disponibile per non parlare della stessa musica al clavicembalo che viene relegata in una dimensione monotonica ed estremamente povera di sfumature, sebbene grandemente ricca di suono.
    Olafsson è agile, non agile e macchiettistico come il miglior Sokolov (che però non ha mica registrato un disco dedicato a Rameau, si concede nei bis, al massimo, quando ha voglia di concederli) ma è più interessante dell'ultimo Tharaud e molto più fantasioso anche del miglior Rousset che essendo nipoti di Rameau dovrebbero renderlo al meglio.

    E Debussy ?

    Dipende. Non è quello che siamo abituati a sentire.
    Quindi quando c'è ritmo e velocità, non ci sorprende che il risultato ci sia ("Jardins sous la pluie")
    Ma quando c'è più da indugiare non lo so, la musica resta come sospesa ("La fille au cheveaux de lin").
    E "Ondine" è francamente un pò noiosa ...
    Mentre l'Hommage al vecchio maestro è un minuto più lungo del corrente, e addiruttura due minuti e mezzo più lungo di quello storico di Gilels (recital di Seattle).
    Un pò troppo metafisico secondo me e veramente troppo personale.

    Resta il fatto che questo pianista non si preoccupa di smuovere il cuore delle persone é di tutta evidenza (ma non l'ho mai visto né mai lo vedrò dal vivo se non nei video che posto qui di seguito) che suoni per lo più per se stesso.

    Il mio pensiero resta quello scritto a proposito del "suo" Bach. E' un genio alla Glenn Gould e va preso così, senza criticarlo o prenderlo come esempio.

    Credo che il suo Bach e il suo Rameau siano eccezionali. L'accostamento con Debussy l'avrei evitato (saranno stati gli editor ? Non credo, tutto sommato). Ma è tra i più interessanti musicisti di oggi.

    Registrazione molto ravvicinata ma precisa e senza alcuna asprezza.

    PS : ho ascoltato questo disco 12 volte prima di parlarne. Complessivamente mi piace molto nell'insieme ma alla fine Debussy tendo quasi sempre a saltarlo.
     

     

     

    Edited by Florestan



    User Feedback

    Recommended Comments

    Io trovo che il programma del disco sia ben congegnato e sicuramente molto pensato, così come è pensata ogni singola nota.
    Trovo come te che Olafsson sia un pianista strordinario, maturo, con una sua chiara visione interpretativa, che purtroppo non mi parla molto, ma poco male, ognuno ha i suoi gusti! 

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