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    Eusebius

    Mahler: das Lied von der Erde - Una sfida a tre: Fischer, Jurowski, De Leeuw

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    Mahler: das Lied von der Erde
    Robert Dean Smith, tenore. Gerhild Romberger, contralto.
    Budapest Festival Orchestra, Direttore Ivan Fischer.
    Channel Classics 2020

    ***

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    Mahler: das Lied von der Erde
    Robert Dean Smith, tenore. Sarah Connolly, contralto.
    Rundfunk-Sinphonieorchester Berlin, Direttore Vladimir Jurowski.
    Pentatone 2020

    ***

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    Mahler: das Lied von der Erde
    Yves Saelens, tenore, Lucile Richardot, contralto.
    Het Collectief, Direttore Reinbert De Leeuw.
    Alpha 2020

    ***

    Il Canto della Terra, composto negli ultimi anni di vita di Mahler, rappresenta probabilmente uno dei punti più alti della su arte. E’ un’opera particolare, che Mahler definisce sinfonia, ma che curiosamente non rientra nel computo delle sue sinfonie (scaramanzia?). E’ composto da sei lieder orchestrali per tenore e contralto, su testi tratti da un’antologia di poesie cinesi curata da Hans Bethge, di cui l’ultimo, il meraviglioso Der Abschied, dura quanto gli altri cinque messi insieme.

    Fu composto nel periodo buio che seguì la scomparsa della figlia primogenita di Gustav e Alma a soli cinque anni nel 1907, anni in cui il loro matrimonio entrò in crisi e in cui a Mahler fu diagnosticata una patologia cardiaca che lo portò alla morte nel 1911. 

    i coniugi Mahler cercarono rifugio dal loro dolore in Val Pusteria, nei pressi di Dobbiaco, dove Gustav si fece costruire una piccola capanna per poter comporre. E fu quindi nei boschi ai piedi delle Dolomiti che portò a compimento nel 1908 il Canto della Terra, che però fu rappresentato postumo solo nel 1911.

    Opera figlia di un dramma personale, ma anche così rappresentativa di un periodo storico che stava per svanire, ha avuto interpretazioni storiche di grande valore (Walter, Klemperer, Jochum, Berntein, Kubelik) con voci straordinarie (Ludwig, Ferrier, Wunderlich, Haefliger, tra gli altri). 

    Stupisce vedere nel 2020 uscire in contemporanea tre nuove incisioni del Canto del Terra di ottimo livello. Si tratta di tre produzioni che hanno però degli elementi distintivi.

    Vediamole ordine cronologico di registrazione.

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    Ivan Fischer

    La prima è quella pubblicata da Channel Classics che vede la Budapest Festival Orchestra diretta da Ivan Fischer. Robert Dean Smith è il tenore, Gerhild Romberger il contralto. Si tratta di una registrazione effettuata a marzo del 2017.

     

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    Vladimir Jurowski

    La seconda esce per Pentatone e si tratta di una registrazione live di un concerto che si è tenuto nel mese di ottobre del 2018 alla Philarmonie di Berlino. La Rundfunk-Sinphonieorchester di Berlino è diretta da Vladimir Jurowski. Ritroviamo anche qui Robert Dean Smith, a distanza di un anno e mezzo dalla prova con Fischer, e Sarah Connoly come contralto.

     

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    Reinbert De Leeuw

    La terza e più recente esce per Alpha ed è quella più particolare. Si tratta di un arrangiamento per quindici strumentisti più le due voci eseguito dallo stesso Reinbert De Leeuw, che qui è anche alla direzione. Le voci sono quelle di Yves Saelens e Lucile Richardot. La registrazione è del gennaio del 2020. Fu il canto del cigno di De Leeuw, che morì il mese successivo.

    Come dicevo si tratta di tre interpretazioni di grande spessore. 

    Nel primo dei tre, Fischer può contare su un’orchestra, la sua orchestra, in forma smagliante e su un’ottima coppia di cantanti. Smith domina la partitura con naturalezza. La Romberger pure, ma mi è parsa meno emotivamente coinvolta e coinvolgente rispetto alle grandi interpreti del passato. Diciamo che interpreta il ruolo con un maggiore understatement. L'affiatamento tra direttore e orchestra è tale, che la Budapest Festival Orchestre sembra essere un'emanazione del pensiero di Fischer.

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    Robert Dean Smith, protagonista delle versioni di Fischer e Jurowski.

    La versione di Jurowski ha i pregi (tanti) e i difetti (pochi) di un live: al di là della magnifica prova orchestrale, sono le voci che fanno la differenza. Smith, a distanza di un anno e mezzo dalla registrazione con Fischer, sembra aver maturato ancora di più la propria parte o forse l’esibizione dal vivo gli dà quell’adrenalina in più che gli fa fare un’ulteriore salto di qualità. La Connoly da un lato ci emoziona più della Romberger con Fischer, dall’altro ci lascia un po’ perplessi per un vibrato che a tratti (ahimè nei momenti più belli) sembra essere fuori controllo.

     

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    Sarah Connoly

    Dovendo scegliere tra Fischer e Jurowski (scelta davvero difficile!), probabilmente sceglierei il primo, perché offre il risultato più omogeneo (la Connoly in certi momenti non mi è proprio andata giù, non me ne voglia).

     

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    Gerhild Romberger

    Il terzo Canto della Terra, quello di De Leeuw, è davvero particolarissimo. De Leeuw sceglie di arrangiare la partitura riducendo l’immenso organico orchestrale di Mahler ad appena una quindicina di strumentisti (qualcuno suona due strumenti). L’effetto è davvero particolare e devo dire che non sembra assolutamente di ascoltare una versione semplificata o addirittura impoverita del capolavoro mahleriano, quanto piuttosto un Canto della Terra portato ai suoi elementi essenziali, in cui ogni musicista dà il meglio di sé. I cantanti, Yves Saelens e Lucille Richardot, offrono un’ottima prova, ma a differenza dei loro colleghi hanno forse la vita più semplice, non dovendo rivaleggiare con un’orchestra di grandi dimensioni, ma con un ensemble da camera.

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    Lucille Richardot

    In questi mesi bui, queste pagine pregne di un senso commiato e di febbrile malinconia, mi hanno offerto quella consolazione che solo la musica può dare. Fischer, Jurowski e De Leeuw e i loro splendidi musicisti e cantanti le interpretano in modo diverso, ma con uguale sottigliezza e profonda immedesimazione.

    Pur andando la mia preferenza a Fischer, raccomando caldamente l’ascolto di tutte e tre le versioni!

     



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    Commenti Raccomandati

    Ho ascoltato l'interpretazione di FIsher. L'anello debole (assai) è la Romberger e non solo per mancanza di partecipazione emotiva.

    Ho ascoltato anche alcuni numeri della versione De Leeuw. A mio avviso, il primo (Das Trinklied..) soffre abbastanza la mancanza di una compagine archi completa, mentre il secondo (Der Einsame...) appare valorizzato dalla riduzione cameristica dell'accompagnamento.

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    12 minuti fa, Sdg ha scritto:

    Ho ascoltato l'interpretazione di FIsher. L'anello debole (assai) è la Romberger e non solo per mancanza di partecipazione emotiva.

    Ho ascoltato anche alcuni numeri della versione De Leeuw. A mio avviso, il primo (Das Trinklied..) soffre abbastanza la mancanza di una compagine archi completa, mentre il secondo (Der Einsame...) appare valorizzato dalla riduzione cameristica dell'accompagnamento.

    Benvenuto nel sito e grazie per il commento!

    Ascolta la Connely con Jurowski e mi dirai se la preferisci alla Romberger. 

    Mi stupisce che produzioni di questo livello non abbiano saputo trovare interpreti femminili di maggiore spessore.

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    Ho ascoltato questo capolavoro per la prima volta oltre 40 anni fa, un disco CBS con Walter, la New York Philharmonic e la Miller.

    Uno dei primi CD da me acquistati fu il Das Lied con Walter e l'inarrivabile Ferrier. Possiedo annche una versione dove il baritono sostituisce il contralto, con Fisher-Dieskau e Bernstein. Questo per fissare i miei riferimenti da decenni. 

    Detto questo, la Connolly ha la mia età, ha condotto una onorevole carriera nel repertorio barocco, ma qui mi sembra in grossa difficoltà; grande participazione emotiva ma i mezzi vocali pur non usurati come l'eta farebbe supporre, non sono adeguati. Concordo, vibraro esasperato in uno dei branii più commoventi della storia della musica (Der Abschied).

    Peccato, perchè la registrazione Pentatone è veramente buona.

    Quello della scelta dei cantanti nelle produzioni discografiche è un problema di vecchia data. Ricordo molte produzioni di Karajan rovinate dalla voci (soprattutto femminili): Tomowa-Sintow, Baltsa, Hendricks, Karin Ott, Helga Dernesch (Tristan), Ricciarelli (Turandot) tanto per fare alcuni nomi

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    14 ore fa, Sdg ha scritto:

    Ho ascoltato questo capolavoro per la prima volta oltre 40 anni fa, un disco CBS con Walter, la New York Philharmonic e la Miller.

    Uno dei primi CD da me acquistati fu il Das Lied con Walter e l'inarrivabile Ferrier. [...]

    La Ferrier ha firmato alcuni dei dischi del secolo.
    Di questo se ne dovrebbe scrivere su queste pagine. Ti candidi a parlarcene tu ?

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    Volentieri, preparo qualcosa nei prossimi giorni.

    Frattanto allego la foto di un quadro esposto alla National Portrait Gallery.

    Presi io questa foto rimanendo sorpreso di vederla inserita tra i tanti personaggi che avevavo fatto la storia della Gran Bretagna, da Elisabetta I ad Elisabetta II.

    Tanto per dare la misura dell'importanza di questa cantante.

     

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