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  • Florestan
    Florestan

    Bach für alle : 10 dischi per avvicinarsi a Bach

    ...

     

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    La famiglia Bach fa musica, la domenica pomeriggio prima delle funzioni e dopo il pranzo.

    Bach è la musica, è sinceramente molto difficile consigliare la sua musica in soli dieci proposte.
    Ma si può provare.
    L'idea è di avvicinarla a chi è digiuno di Bach ma magari adora Chopin, Schubert, Mendelssohn, Liszt e Muzio Clementi.
    Scherzo, è una proposta per non specialisti. Senza offese per nessuno, evitando quanto potrebbe risultare indigesto a chi non è almeno preparato sul piano dell'ascolto.
    Ditemi che ne pensate, magari :)

    ***

    1

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    Six Concert avec plusieurs Instruments
    Ensemble Zefiro, Alfredo Bernardini
    Arcana 2018

    ***

    I sei concerti "brandeburghesi", perché dedicati a Sua Altezza Reale l'Elettore di Brandeburgo rappresentano il compendio della musica strumentale con più strumenti solisti dell'epoca di Bach, almeno secondo le partiture che passavano per le mani di Bach all'epoca.
    Bach non era come alcuni suoi contemporanei un viaggiatore. Non aveva la cultura cosmopolita di Handel e non era un celebrato musicista di corte come Telemann.
    Anzi, tra Dresda e Lipsia viveva alla periferia di quelle che erano le capitali della musica del suo tempo.
    Però ascoltando questi concerti, ricchi, vivaci, scritti per il tutti e per i soli, sentiamo la musica di Albinoni, dei Marcello, di Vivaldi.
    Musica condita in salsa francese, a cominciare dalla dedica e dai tempi alla francese - Polonaise, Menuet - ma strutturata con il contrappunto tedesco.

    Come dire la sintesi e la summa della musica strumentale per "orchestra" del tempo. Con formazioni da puramente cameristiche fino a comprendere trombe, corni, e tutti i fiati.
    Il cembalo per il basso continuo, nel quinto concerto produce uno dei primi esempi di concerto per clavicembalo e orchestra nella forma moderna che diventerà poi, attraverso i figli di Bach, il concerto per pianoforte e orchestra che abbiamo conosciuto poi.
    Ci sono cadenze, ci sono ritornelli. C'è sempre grandissima musica.

    Le interpretazioni disponibili sono innumerevoli. Quelle canoniche, quelle eretiche (ricordo persino quella di un giovanissimo Abbado più che altro impegnato tra Nono e Mahler, assolutamente lontano dalle scelte filologiche che iniziavano in quell'epoca).
    Ho scelto questa perché ad una compagine di musicisti eccezionali si unisce la lettura ortodossa all'italiana : con fioriture, abbellimenti, improvvisazioni, che, mi perdoneranno, ai molti musicisti del nord, non vengono altrettanto naturali, scaturendo così letture aspre, monocordi, troppo povere di invenzione per essere vere.

    I Sei concerti sono una prova straordinaria di conoscenza, di umanità, di virtuosismo (Bach stesso e i suoi figli potevano coprire la gran parte degli strumenti, esclusi i fiati) di inventiva autenticamente settecentesca ma che si presenta viva e ricca anche alle nostre orecchie.
    A differenza della maggior parte dei concerti grossi dell'epoca.

    ***

    2

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    Sonate e partite per violino solo
    Christian Tetzlaff
    Ondine 2017

    ***

    Ho ancora vive le emozioni che la terza lettura del più assoluto tributo all'arte di toccare il violino mai scritto ha dato Christian Tetzlaff.
    Tetzlaff è normalmente freddo nella sua interpretazione. E il suono del suo violino non lo aiuta.
    Ma qui è entrato tanto intimamente dentro alle partiture da diventarne strumento.
    Una lettura personale, con accenti e tempi molto personali, anche discutibili sul piano formale.
    Ma anche senza chiamare in causa la solita, celeberrima Ciaccona (Bach usava il termine in italiano e non quello originale francese di chaconne), che certo ballabile non è, è veramente difficile staccarsene una volta cominciato ad ascoltare.
    Se fossero in vinile, quegli LP io li avrei già consumati.

    Anche qui le edizioni a disposizione sono un numero sconfinato. Ogni grande violinista ed ogni violinista che si crede grande si è cimentato o ha sognato di farlo con questo monumento.
    La multivocalità contrappuntistica ricreata con uno strumento monodico per concezione. Richiede all'esecutore - e all'ascoltare - capacità di concentrazione, di tenuta, di ... respiro, esagerate.
    Ma c'è poca musica in questo mondo che avvicina a ciò che c'è nell'altro come questa.
    Non l'ho messo al primo posto perchè, appunto, rispetto ai Sei Concerti, l'impegno richiesto all'ascoltatore può per molti risultare trascendente quanto lo sono le qualità che deve avere il solista per non darne una lettura banale.

    Con tutto il dovuto rispetto, non è pane per Joshua Bell (che per dare lettura della Ciaccona ha chiesto supporto  all'Accademy di San Martin in the Fields e ne è venuta fuori una tisana alle erbe).

    ***

    3

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    Concerti per violino e orchestra
    Kati Debretzeni, violino
    English Baroque Soloists diretti da John Eliot Gardiner
    SDG 2019

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    I concerti per violino e anche quelli ricostruiti per violino ma in origine scritti per uno strumento diverso (oboe, ad esempio) sono concerti all'italiana nei tempi, nella struttura e nello sviluppo.
    Ma intrinsecamente musica di Bach, non certo di Vivaldi.

    Ne abbiamo decine di raccolte, in stile filologico e non. Persino Oistrakh ne ha registrati.
    L'edizione che suggerisco è una visione parziale e contiene anche un concerto ricostruito (il BWV 1052 che c'è anche per clavicembalo) ma interpretata con tanta umanità sia dalla violinista che è il primo violino della compagine che la accompagna, sia dagli English Baroque Soloists diretti da John Eliot Gardiner che per Bach ha una malattia benigna.

    4

     

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    Suite Francesi
    Murray Perahia, pianoforte
    Deutsche Grammophon 2016, formato CD
    ***

    Al pianoforte o al clavicembalo ?
    Poco importa purchè l'interpretazione abbia la carica umana e sensibile che ci mette l'eccellente Perahia nella sua recente lettura.
    Un doppio disco che si ascolta in un soffio, senza mai perdere una nota.
    Non c'è la cura maniacale nel tocco e nella diteggiatura di altre edizioni, né la lucida follia di Glenn Gould, ci sono invece fioriture, abbellimenti e arcate di ampio respiro.
    Ma soprattutto, una umanità rara.

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    cercando lo stesso tipo di lettura, tranquilla, umana, sensibile, senza che sembri una corsa verso l'ultima nota, suggerisco al clavicembalo, questa volta, la lettura per la Bis di Masaaki Suzuki pubblicata nel 2003 nello sforzo ciclopico del giapponese di erigere una monumentale integrale-integrale di Bach sostanzialmente da solo e con il suo Ensemble.
    Anche solo per questo merita la considerazione che gli tributiamo.

    Le sei suite francesi sono un compendio dell'arte di toccare il clavicembalo secondo lo stile d'oltre Reno, secondo la visione di Bach nei suoi anni migliori.
    Brillanti, meno austere di quelle "all'inglese", sono un pezzo forte della formazione musicale tastieristica di tutti i tempi.

    Ma nelle innumerevoli edizioni, non mancano i casi di appropriazioni da parte di altri strumenti, come questa edizione particolare edita dalla Bottega Discantica di Milano, con l'arpista Cristiana Passerini che vi suggerisco se già, al pianoforte, le conoscete a memoria.

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    ***

    5

    Senza voler far torto a Perahia, a Gould, a Leonardt, per le Suite Inglesi ricorro alla più bella edizione delle integrali di Bach - secondo il mio modesto avviso - edita dall'interprete stesso una ventina di anni fa.
    Infatti l'olandese Ivo Janssen ama così tanto Bach che non trovando chi gli stampasse i CD della sua integrale, se li è finanziati da se (ed io li ho comprati tra i primi).

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    le sei suite inglesi qui sono prese con lo stesso feeling morbido, sensibile, deciso ma senza andare mai sopra le righe, di Perahia. Ma sono forse ancora più personali, sembra che ogni nota esca da una profonda meditazione personale.

    Non che manchino altre opinioni al riguardo, tutt'altro, ma se potete farlo, ascoltatevi l'integrale :

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    e provate a scartare qualche cosa ...

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    volendo restare controcorrente, per la versione clavicembalistica segnalo quella pubblicata nell'aprile 2020 da Musica Ficta con l'italianissimo Paolo Zanzu che nella foto che segue viene premiato dal Maestro Gustav Leonardt al Concorso Internazionale di Bruges

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    ***

    6

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    L'Oratorio di Natale
    Coro della Radio Svizzera, I Barocchisti, diretti da Diego Fasolis
    Brilliant Classics

    ***

    Io metterei SEMPRE questo disco al primo posto di qualsiasi classifica.
    E anche in questa proposta di dischi di Bach andrebbe al primo posto.
    Se non fosse che la disanima recita "fur alle" - "per tutti" e le Cantate non sono sempre per tutti.

    Ma se vogliamo affrontare Bach non possiamo escludere le cantate, almeno quelle sacre.
    E l'Oratorio di Natale è una raccolta di 6 cantate pensate per la settimana che va da Natale all'Epifania.
    Sono cantate differenti tra loro, alcuni raccolte e bucoliche, altre puramente celebrative con tre trombe e timpani.
    Tra le centomila edizione differenti che ci sono - e che io credo di possedere interamente ma me ne mancasse una ... c'è sempre Qobuz - quella che mi appassiona di più (io l'Oratorio di Natale l'ho fotografato durante le prove e poi durante il concerto in chiesa, cliccando sui timpani) è quella dei Barocchisti di Diego Fasolis.
    E' fresca, lucida, veloce, totalmente priva di ogni forma di retorica ma ... con l'inventiva e l'estro di chi conosce profondamente la musica italiana.
    La registrazione è un filo fredda con gli acuti in evidenza ma non si può avere tutto nella vita.

    ***

    7

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    PSALM 51 BWV 1083 sullo Stabat Mater di Pergolesi
    Nancy Argenta e Guillemmette Laurens, Coro della Radio Svizzera, i Barocchisti, Diego Fasolis
    Arts

    ***

    Sempre andando controcorrente, propongo subito dopo l'Oratorio di Natale il Salmo 51, ovvero la versione tedesca di Bach dello strepitoso Stabat Mater di Pergolesi.
    Non è un plagio ma un tributo del più grande compositore tedesco (e di tutti i tempi) alla grandissima musica italiana che evidentemente gli capitava in mano.
    Se vi piace l'originale di Pergolesi questo è ancora più immanente, importante ... luterano.
    I Baorcchisti e Fasolis sempre molto limpidi eppure ricchi di inventiva. Voci assolutamente senza possibilità di critica IMHO.

    8

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    Concerti per clavicembalo e orchestra BWV 1054, 1055, 1058, 1063, 1064
    Ton Koopman e The Amsterdam Baroque Orchestra
    Erato

    ***

    Torniamo allo strumentale con i meravigliosi concerti per clavicembalo e orchestra.
    Sono concerti virtuosistici che anticipano il concerto per pianoforte e orchestra che imporranno i figli di Bach al mondo musicale europeo.
    La contrapposizione tra il solista e il tutti lascia piano piano spazio all'unico strumento qui in evidenza - rispetto al modello del concerto grosso all'italiana o alla francese - con uno svolgimento ampio.
    Non c'è ancora la contrapposizione tra due temi antitetici ma lo sviluppo c'è tutto. Anche con accenni di cadenze.

    Per i due o tre li fuori che considerano ancora il clavicembalo uno strumento da gente incipriata e imparruccata e che non possono fare a meno di assopirsi appena lo ascoltano, ci sono evidentemente decine di versioni anche con il pianoforte al posto del cembalo.
    Io li considero un pò eretici ma si trova del buono anche in quello strumento, se lo strumento è buono e lo è altrettanto la mano di chi la suona (parafrasando le parole del vecchio Bach al giovane Fritz nella sua visita a Potsdam per salutare il figlio Emanuel).

    In questo caso vi suggerisco il garbo assoluto di David Fray sia nei concerti per un solo clavicembalo che in quelli - meravigliosi - per 2-3-4 da Vivaldi :

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    che sono impagabili e strepitosi (anche per la presenza del Maestro Rouvier)

    9

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    Orgelwerke (opere per organo) Vol. 1
    Peter Kofler, organo di San Michele a Monaco di Baviera
    Farao

    ***

    Accettato il clavicembalo, possiamo anche cercare di digerire l'organo.
    A me affascina l'idea dell'organista cattolico che suona un organo costruito da un cattolico nella chiesa delle più cattoliche città della Germania, la musica di un assoluto luterano.
    Questo disco è il primo volume di quella che credo diventerà l'edizione di riferimento per le opere organistiche di Bach.
    L'interpretazione è canonica e libera allo stesso tempo, l'organo sontuoso, la registrazione oltre i limiti fisici del supporto.
    Il programma è di quelli classici, senza troppa componente di corali da messa, quindi godibile anche per il profano.

    Naturalmente ci sono diecimilioni di altre edizioni disponibili. Voi fidatevi di me per questa.

     

    10

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    Variazioni Goldberg
    Murray Perahia
    Sony 2000

    ***

    Escludiamo dal novero opere celebrali come l'Arte della Fuga o l'Offerta Musicale.
    Le messe, i mottetti, altre cantate, variazioni e trascrizioni di musiche altrui (come il meraviglioso concerto di Alessandro Marcello).
    Le partite, le toccate ... etc. etc.

    Un sito che si chiama Variazioni Goldberg in omaggio al fondamento della musica occidentale, non può che chiudere con queste.
    Anche qui abbiamo un milione di edizione, al cembalo, al piano, all'arpa, all'organo, all'orchestra d'archi, il quartetto, lo xilofono e il vibrafono.
     

    Io scelgo ancora l'umanità di Murray Perahia nell'edizione del 2000.

    Ma naturalmente non si può prescindere dall'aver almeno ascoltato una volta nella vita le variazioni di Glenn Gould edizione 1955 ...


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    Commenti Raccomandati

    Uuuuuh, bello! 

    Bellissimi i concerti brandeburghesi con l'Ensemble Zefiro, una ventata d'aria fresca!

    Per i miei gusti, sostituirei le suite inglesi, che non ho mai digerito bene se non con tanta citrosodina, con le bellissime partite BWV 825-830. Perahia, Schiff o Levit al pianoforte. Per clavicembalo non saprei...Suzuki?

     

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    Le partite le ho sempre viste come partiture specialistiche.

    Prima di quelle proporrei questo, magari :

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    la toccata BWV 911 della Argerich è inarrivabile.
    C'è la Partita BWV 826 e poi la suite inglese n.2, così siamo tutti contenti ;)

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