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    Florestan

    Beatrice contro Andrea : le Goldberg all'italiana

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    Oggi che si sono perse le tradizioni musicali nazionali, dire che le Variazioni Goldberg non rientrano a rigore, nell'eredità musicale italiana può suonare strano.
    Non lo era all'epoca, quando Bach scriveva il Clavicembalo ben Temperato o l'Aria con Variazioni, in Italia eravamo già nella fase successiva, basti pensare alle più o meno coeve sonate di Scarlatti o di Benedetto Marcello.

    Tradizione che è arrivata ai giorni nostri se, due grandi del nostro pianismo, come Benedetti Michelangeli e Pollini, si sono dedicati a Bach, di sfuggita, per trascrizioni, oppure, come in una forma di espiazione, solo in tarda età.

    Come sia, adesso è diverso e non deve stupire come a distanza di pochi anni l'uno dall'altra, due talenti italiani dell'ultima generazione abbiano scelto di cimentarsi - in concerto e in incisione - con il capolavoro bachiano che ci ha ispirati nel nome di questo sito.

    Andrea Bacchetti ne ha firmato una versione publicata dalla rivista Suonare, con la collaborazione delle Serate Musicali.
    Bacchetti ha 40 anni, di regola non dovrebbe essere considerato un giovanissimo, pur in un'era in cui le aspettative di vita vengono sancite per legge.
    Ma è certamente della stessa generazione musicale della - invero giovanissima, giusto 23 anni - Beatrice Rana che ha registrato quest'anno per Warner Classics, le sue Variazioni.

    I due non condividono nulla, né la scuola né il repertorio. Specialista barocco (e in Bach) ... Bacchetti - nomen omen - indirizzata sul repertorio romantico e concertistico Rana.

    CD_121_G.jpg

    Io possiedo questa edizione ma so che esiste in commercio anche un'altra, pubblicata dalla Dynamic.
    Non so quella ma la mia dura in tutto 45:05 minuti.
    Tra i commenti ho inserito anche un filmato pubblico, preso da Youtube con una presa diretta durante un concerto a Trieste che è addirittura più breve, 37:40 minuti in tutto, compresi applausi iniziali e finali.
    Un record se pensiamo che quella - mitica - di Glenn Gould del 1955 dura : 38:32 e quella del 1981 51:17.

    E' proprio Gould il riferimento di questa interpretazione di Bacchetti, giacchè la prassi esecutiva degli ultimi decenni ha invece portato ad una espansione dei tempi, visto che è normale che le edizioni di praticamente tutti i pianisti e clavicembalisti odierni durino ampiamente più di un'ora e dieci minuti.

    E' il caso di quella clavicembalistica - abbastanza ortodossa - di Esfahani 78:38 per la DG, quando quella di Leonardt era di 47:20 minuti.

    Non ne faccio una questione di cronometria, come se fossimo ad una cronoscalata ma ammetto che sulle prime di questo confronto, sono andato a vedere se per caso Andrea non avesse tagliato qualche variazione, visto che l'edizione della Rana dura i classici 77:45 minuti.

    E' la cifra di questa interpretazione, tesa , ricca di ornamenti, con la ripresa dell'aria a fine ciclo delle variazioni che è ... sfacciatamente differente da quella iniziale.
    Non stiamo parlando ovviamente di una semplice accelerazione complessiva, l'interprete si concede comunque libertà di espressione tra un brano e l'altro, ma il risultato é una prova che veramente non altri eguali negli ultimi 60 anni se non la prima di Gould ed altrettanto estrema.

    I tempi così accellerati non lasciano ovviamente spazio di riflessione all'ascoltatore ma questo non viene investito da un fiume di note, perchè Bacchetti accarezza la tastiera non la morde.
    Il tocco è nervoso ma agile e non mette in agitazione come quello di Gould, quindi alla fine non si cede esausti con un sospiro di sollievo alla ripresa dell'aria. Ma di certo non c'è un momento di quiete per riposarsi.

    Ecco, questa è l'architettura di un grande edificio, vi porto con me a visitarla, alziamoci insieme verso la volta, poi scenderemo dall'altro lato e ci ritroveremo senza accorgercene di dove siamo partiti. Ci penserò io a farvi notare che la fine non è il principio. Che è la conclusione del discorso.

    L'ho riascoltata tante volte, anche nel video osservando il pianista. Lui in una intervista dice che è una versione pianistica.
    Non lo metto in dubbio. Ma certamente non di scuola post-romantica o, peggio, lisztiana. E' pianistica perchè lo strumento è il pianoforte.
    Ma l'interpretazione è libera e del tutto anti-retorica e anti-romantica.
    Nemmeno pedante. E certamente non noiosa.

    Ecco, giusto per mettere in guardia l'ascoltatore a cosa si troverà di fronte. Insomma, non c'è un altro pianista - che io sappia - che oggi esegue le Variazioni Goldberg così.

    cover.jpg

    In questi 77:45 minuti potrei ascoltare due volte l'interpretazione di Andrea.

    Beatrice sottolinea con un filo di misticismo nelle note di copertina il rispetto per l'autore e per la composizione. Da qualche altra parte ho letto come sia stato uno dei suo maestri - l'ottimo pianista Benedetto Lupo - ad incoraggiarne lo studio e poi l'esecuzione.

    Per una pianista della sua età, affrontare una composizione così importante, con dietro tanti grandi pianisti che l'hanno "disegnata" prima di lei, volendo esprimere una posizione personale non deve essere stato facile.
    L'interprete dice in una intervista (disponibile su Youtube) che non si è rifatta a nessun pianista in modo particolare, sebbene abbia ascoltato diverse versioni. Che tanto, ognuno avrebbe da dire la sua, quale che fossero le sue scelte o le sue spiegazioni.

    Un grande segno di maturità da parte di una ventitreenne che non deve essere confuso per arroganza.

    All'ascolto devo dire che esco con una sensazione molto contrastante.

    Questa interpretazione è stata accolta molto bene dalla critica, probabilmente letta a luce dell'età dell'interprete.
    Ma Glenn Gould aveva 23 anni nel 1955. Non è un caso.

    Ecco, però qui non c'è nulla di estremo. Il primo impatto è tiepido.
    L'aria è condotta con molta lentezza che per fortuna si stempera subito già nella prima variazione.
    Devo ammettere che i tempi sono veramente molto lenti in alcune variazioni e che ci sono avvertibili pause tra le stesse.
    Però c'è molto garbo che non nasconde una forte decisione.

    La lentezza complessiva porta a fortissime accelerazioni che al culmine consentono anche di arrivare a forti contrasti.
    Qualche cosa che sarebbe semplicemente impossibile nella tensione creata da Bacchetti.

    Insomma, tranne rari momenti in cui mi chiedo ... se queste siano veramente le Goldberg che conosco io (cresciuto con le due versioni di Gould ascoltate fino ad averne la nausea), la complessità dell'opera viene affrontata con il giusto piglio e non senza una personalità che si legge anche senza vedere la pianista suonare (a differenza dell'atteggiamento reale di Bacchetti, quasi antitetico rispetto al modo in cui suona).

    Il finale - la ripresa dell'aria - avviene quasi sotto voce. Uguale ma diversa. E, per Beatrice, un nuovo inizio (per Andrea, una fine).

    Conclusioni

    Non siamo di fronte a due pianisti che hanno affrontato (ed affrontano) le Variazioni Goldberg per caso. Non lo hanno fatto senza avere nulla da dire o nulla da esprimere. Cogliamo tutto il loro essere pianisti - molto diversi - nelle due registrazioni.
    (Non riuscirei ad immaginare pianisti affermati sul piano internazionale - tipo Yuja Wang o Lang Lang - trovare qualche cosa da dire nelle Variazioni Goldberg, presi come sono nel turbine degli impegni concertistici quotidiani che hanno. Magari nella loro successiva maturità ....).
    Alla fine - seppure la mia simpatia vada più a Bacchetti - mi impressiona e cattura anche la versione di Rana e non riescono a decidere per un vincitore.

    Di certo adesso abbiamo la via italiana per questa composizione complessa e da bere tutta d'un fiato.

    Che siano 38 o 78 minuti, con il solo intervallo della Ouvertura (#16) non è qualche cosa che si possa mettere sul piatto improvvisando.

    Estrema, estrosa, piena di ornamenti quella di Bacchetti; spigliata, personale, elegante e con ampie escursioni velocistiche ma sempre aderente al testo, quella di Rana.
    Scegliete voi quale preferite, per me pari sono.

    Edited by Hannes

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    Recommended Comments

    Grazie Hannes. 

    Ascolterò volentieri le Goldberg di Bacchetti. Cresciuto anch'io con le due versioni di Gould come riferimento, faccio ancora molta fatica ad accettare le interpretazioni più "espanse", inclusa quella di Beatrice Rana, che ho ascoltato diverse volte, ma che non mi ha lasciato il segno, pur riconoscendone i tanti pregi. 

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    E' il tema di questi Versus, punti di vista opposti per quanto possibile :)

    Il prossimo che vi proporrò, vedrà cimentarsi Patrizia Kopatchinskaya e Nicola Benedetti nel concerto per Violino di Chaikovsky ;)

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