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    Florestan

    Brahms : Gli ultimi pezzi per pianoforte

    Gli ultimi pezzi per pianoforte di Brahms non sono le ultime composizioni di un uomo rassegnato, stanco e solo come qualche volta si vorrebbe credere.
    Anzi, non sono nemmeno gli ultimi pezzi di Brahms che dopo aver pubblicato le raccolte dei numeri di opera 116-119 - in larga parte opere delle decadi precedenti - si rimetterà a comporre, per clarinetto, per basso, per organo.
    Il laico Brahms concluderà la sua opera con testi della Bibbia  e in forma corale all'organo.

    Mi perdonerà Rattalino, ma non credo affatto che queste raccolte siano "il testamento di chi ripercorre il passato guardando avanti con impassibile disperazione", perché allora non so cosa dovremmo pensare delle opere corali composte o impostate sin dall'età dei 25-30 anni.

    Del resto basta ascoltarli per ritrovare semplicemente tutto Brahms.
    C'è la solita melanconia, c'è la solita rutilante forza "dell'aquila del Nord".
    C'è la tenerezza della madre che canta per coccolare il suo bambino.

    C'è la volontà di fare doni alla sua amica di una vita, come è vero che Clara Schumann scriverà nel suo diario dopo aver ricevuto i pezzi dell'Op. 116-117

    «Grazie a questi brani ho sentito ancora una volta la mia anima attraversata dalla vita. Posso suonare ancora con sincero abbandono, e ho ripreso la musica pianistica di Robert con più entusiasmo [...]. Per quanto riguarda la tecnica digitale, i pezzi di Brahms non sono difficili, tranne che per alcuni passaggi; tuttavia, la loro tecnica intellettuale richiede una comprensione profonda, e bisogna avere familiarità con Brahms per poterli suonare come lui li ha concepiti».

    Per avere questo effetto la sua musica NON poteva essere scaturita da impassibile disperazione.

    Brahms la vita la vedeva così già a venti anni. E la sua musica è tutta così.

    E in fondo, l'intera serie non comincia con un capriccio veemente che riverbera l'inizio della 4a sinfonia o dell'introduzione sinfonica del primo concerto per pianoforte ?  E come termina ? Con una marcia degna del Robert sognatore, nascosta dentro ad una rapsodia.

    In mezzo ci sono ballate, ninnananne, intermezzi, fantasie.

    Insomma, seguiamo le parole di Clara che Johannes lo conosceva bene. Bisogna avere familiarità con Brahms per frequentarlo, altrimenti si finisce per giudicarlo superficialmente.
    Senza offese per nessuno, naturalmente. Ma Johannes Brahms non è Sergei Rachmaninov.

    Le raccolte sono state tutte pubblicate negli anni 1892-1893. I precedenti brani per pianoforte solo risalivano alle Op. 76 e 79 del 1878-1879.
    Brahms non ha improvvisamente smesso di comporre per pianoforte ma abbozzava, annotava, schizzava.
    Certamente l'Op. 119 contiene musica del 1893 come da questa lettera del maggio a Clara :

    "Sono tentato di copiare un piccolo pezzo di pianoforte per te, perché vorrei sapere se sei d'accordo. È pieno di dissonanze! Queste possono [bene] essere corretti e [possono] essere spiegate - ma forse possono accordarsi con il tuo gusto, anzi avrei voluto che fossero anche meno corretti, ma più appetitosi e gradevoli per i tuoi gusti. Il piccolo pezzo è eccezionalmente malinconico e 'essere suonato molto lentamente' non è un eufemismo. Ogni battuta e ogni nota deve sembrare un ritardato, come se si volesse risucchiare la malinconia da ognuno, lussuriosamente e con piacere da queste stesse dissonanze ! Buon Dio, questa descrizione [sicuramente] risveglierà il tuo desiderio! 

    Chiusa questa parentesi, andiamo alla musica.

    Op. 116 : sette fantasie per pianoforte

    1. capriccio in re minore
    2. intermezzo in la minore
    3. capriccio in sol minore
    4. intermezzo in mi maggiore
    5. intermezzo in mi minore
    6. intermezzo in mi maggiore
    7. capriccio in re minore

    Il primo capriccio è un allegro energico che con ondate investe l'ascoltatore per poi ripiegare su un tema più appassionato.
    Due minuti senza pause, nemmeno per prendere fiato.
    Segue un andante molto raccolto, anche esso con un fraseggio ampio e dei chiaroscuri dipinti dal basso. Intimo ma del tutto privo di rassegnazione.
    L'allegro appassionato torna impetuoso e senza pause, ancora con una costruzione ad onde. Fino ad un momento di raccoglimento con uno dei temi più romantici che lo stesso autore può provare. Niente altro che amore, in musica. Chiusura con ripresa del tema iniziale ma con solo un pò meno veemenza.
    Il quarto è un adagio tenero e sognante, che potrebbe aver scritto Schumann. Riflessi sull'acqua in una giornata di fine inverno. Le note sono scandite con forza pur nel rispetto della metrica.
    Poi un'andante che è una danza stilizzata con passi quasi da altalena.
    "Andantino teneramente" dice l'ultimo intermezzo, ancora con il basso che scandisce il passo. Dopo la prima frase però la lirica assume forza, si ferma, riprende da dove aveva cominciato.
    Il capriccio finale é assolutamente agitato come impone l'annotazione ma il tema che segue continua ad essere melanconico e al contempo tenero fino ad essere portato con forza.
     

    Op. 117 : tre intermezzi per pianoforte

    1. intermezzo in mi bemolle maggiore
    2. intermezzo in si bemolle minore
    3. intermezzo in do diesis minore

    Il primo di questi intermezzi è una ninna-nanna, la tonalità in maggiore lascia comunque spazio ad un filo di nostalgia pur in un quadro comunque lieto.
    L'andante seguente segue e non può essere che suonato di seguito per portare all'andante con moto finale che sale di tono, di ritmo e di forza mano a mano che la melodia assume corpo. Le note sono scandite in modo fermo sia dalla destra che dalla sinistra. E' una romanza senza parole con frasi lungamente ripetute per tutti i ritornelli.

    Op. 118 : sei Klavierstucke per pianoforte

    1. intermezzo in la minore
    2. intermezzo in la maggiore
    3. ballata in sol minore
    4. intermezzo in fa minore
    5. romanza in fa maggiore
    6. intermezzo in mi bemolle maggiore

    Il primo intermezzo è una ouverture che introduce ad uno dei più struggenti momenti di tenerezza di tutta la musica di Brahms che è il secondo intermezzo in la maggiore. La parte centrale di quest'ultimo è un ricordo, ancora vivo e presente, e per questo ancora più caro.
    Ma c'è tutto Brahms in questi sei pezzi per pianoforte, perchè senza intervalli la ballata successiva è piena di forza, coraggio, decisa, speranzosa come sottolinea il momento centrale.
    L'allegretto successivo (il n.4, intermezzo) resta agitato ma in punta di dita, senza momenti urlati, anzi, anche qui c'è un rallentamento centrale.
    La costruzione dei brani di tutte queste raccolte mantiene questa forma sostanzialmente ABA ripetuta in stili differenti.
    E anche qui c'è la ripresa iniziale, più forte.
    La romanza è tranquilla, un incedere nobile e cadenzato. Con frasi molto lunghe.
    Sincopato, con lunghe pause ed arpeggi, "l'andante largo e mesto" finale che riprende l'aurea dell'intermezzo n.2 ma senza raggiungerne il tenero abbandono tanto che la musica prende forza mano a mano che procedono le ellissi che la compongono.

    Op. 119 : quattro Klavierstucke per pianoforte

    1. intermezzo in si minore
    2. intermezzo in mi minore
    3. intermezzo in do maggiore
    4. rapsodia in mi bemolle maggiore

    un adagio senza fine ma non senza ritmo, giocato sulle frasi e il dialogo tra le mani che alternano la musica. Un valzer, magari non proprio ballabile ma amabile ed energico.
    Si prosegue con un ritmato agitato che si chiude nel successivo grazioso che gioca sul ritmo delle ribattute, variandone l'intensita.
    La musica per pianoforte di Brahms si conclude con una rapsodia in mi bemolle maggiore che una marcia di uomini liberi che proseguono a passo deciso verso una meta che vogliono raggiungere, non senza sforzo ma nemmeno con tutta questa fretta.
    C'è tutto il tempo anche per riflettere ma senza abbandono e sicuramente senza alcuna rassegnazione. Anzi, c'è speranza, mite, lieta.

    In fondo queste raccolte sono composte tutte da musica cantabile, ballabile, giocate di ritmo e di materiale tematico articolato tra il basso e doppie melodie con strutture simili. Nel complesso molto semplici, ripetute, ma non per questo prive di originalità o di spirito.
    Anzi. Dalla prima all'ultima nota viene voglia di fare musica, di cantare, di concentrarsi sull'oggi e sulle cose belle di ieri.
     

    Queste pagine sono state registrate innumerevoli volte ma non ci sono tantissime registrazioni che le contengano tutte.
    Ho voluto qui proporre quattro alternative molto differenti, una appena uscita che mi ha dato l'idea per questo articolo, altre di epoche differenti.

    Vediamole insieme. 

     

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    Brahms : gli ultimi pezzi per pianoforte
    Stephen Hough 
    Hyperion 2020

    durata complessiva 1 ora e 9 minuti

    Ultima uscita in ordine cronologico. Stephen Hough ha 59 anni, circa l'età di Brahms quando ha pubblicato queste "compilation".
    A tratti suona come un quarantenne ma un quarantenne compassato, molto british.
    Intendiamoci, è una visione di prim'ordine ma manca di trasporto per passare di categoria. Alla fine mi sembra un pò asciutta.

     

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    Brahms : 3 intermezzi op. 117, 6 klavierstucke op. 118, 4 klavierstucke op. 119
    Wilhelm Kempff
    DG 1964

    durata complessiva 1 ora e 11 minuti

    Kempff aveva 69 anni quando ha registrato questo disco ma non importa, Kempff per come lo conosco io ha sempre suonato così.
    Va avanti a passo di marcia, quasi ci fosse Alte Fritz in testa ai prussiani che sfilano davanti alle posizioni austriache a Praga.
    Con distacco e in barba ad ogni sentimentalismo.

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    Brahms : pezzi per pianoforte opp. 116-119
    Helene Grimaud
    Erato 1995

    durata complessiva 1 ora 14 minuti e 30 secondi

    Helene Grimaud aveva 26 anni nel 1995. E c'è tutto l'ardore giovanile che si può avere in queste opere ... senili.
    Non ineccepibile, né il tocco né la visione in diversi pezzi. Forse un pò acerba ma ci piacerebbe risentire la Grimaud adesso, appena sarà di nuovo ispirata.

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    Brahms : tre intermezzi Op. 117, pezzi per pianoforte op. 118 e 119
    Julius Katchen
    Decca 1965

    durata complessiva 1 ora 14 minuti e 43 secondi

    Julius Katchen aveva meno di trenta anni quando ha registrato l'integrale di Brahms.
    Tutta l'opera è affrontata con un piglio epico, senza risparmiarsi.
    Come si vede è tutt'altro che veloce eppure si percepisce più forza, più anima, più coraggio e anche più vicinanza con lo scritto.
    Sarà un caso per cui questa lettura resta, a distanza di 55 anni, la più preziosa testimonianza omogenea dell'opera pianistica di Brahms ?

     

    ***

    Solo poche note perchè certamente ogni appassionato di  Brahms avrà la sua opinione, in fondo ciò che volevo era solo puntualizzare i fatti e togliere un pò di mito.
    Di Brahms si è troppo parlato in termini distanti dalla vera personalità.
    Quella di un uomo che ha fatto di tutto perchè di lui ci restasse per lo più ciò per cui ha vissuto : la musica.



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    Commenti Raccomandati

    Gran bell'articolo, grazie.

    Meravigliosi gli ultimi pezzi di pianoforte di Brahms.

    Non ho mai sentito le interpretazioni di Katchen di questi pezzi, le ascolterò.

    A me piace moltissimo la versione di Radu Lupu realizzata per la Decca negli anni 70. Manca l'Op. 116, ma è magnifica la sua capacità di passare dal suono impalpabile ed etereo, alla forza tipica di Brahms (che forse è più visibile nelle opere sinfoniche e in questi pezzi viene spesso oscurata dalla narrazione corrente di opere crepuscolari "per necessità", come giustamente sottolineavi).

    Bellissimo il commento di Clara Schumann. Brahms è un compositore di grandi slanci e melodie, certamente romantico ma rigorosissimo e senza una profonda connessione intellettuale con quella musica se ne perde il filo, la si banalizza.

    Alcuni degli ultimi corali cui ti riferisci li ho sentiti nella trascrizione di Busoni per pianoforte, le ultime meravigliose perle di un gigante della storia musica.

    Grazie per aver parlato di alcuni dei miei pezzi preferiti della letteratura pianistica.

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    8 minuti fa, Cismax ha scritto:

     

    Non ho mai sentito le interpretazioni di Katchen di questi pezzi, le ascolterò.

     

    Il Brahms di Katchen rimane ancora oggi un riferimento assoluto! Ti consiglio di ascoltarlo e magari rivaluterai anche Lupu.

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    Bene, un altro brahmsiano. Avrai notato il mio avatar su questo sito, vero ? :)

    Radu Lupu suona in punta di dita e sottovoce. Non so se il vecchio Hannes l'avrebbe apprezzato del tutto : non sono tutte ninnananne !

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    Il 8/11/2020 at 08:23, Florestan ha scritto:

    Bene, un altro brahmsiano. Avrai notato il mio avatar su questo sito, vero ? :)

    Radu Lupu suona in punta di dita e sottovoce. Non so se il vecchio Hannes l'avrebbe apprezzato del tutto : non sono tutte ninnananne !

    No, per niente 😁

    Non so, Lupu fa parte della mia "educazione sentimentale" nella musica di Brahms, per cui vi rimango emozionalmente legato.

    Ho navigato qui e là tra le interpretazioni di Katchen. Effettivamente sono spettacolari e capisco anche quando parlate di riferimento assoluto. Sono più varie e dinamiche di quelle di Lupu,  interpretano con una gamma più ampia di toni le diverse sfumature e i temi delle composizioni e riesce a conferire quando necessario una grande profondità, non sono "tirate via", gran bei dischi davvero.

    Lupu continua a piacermi, ha fatto una scelta "filosofica", forse quella che non apprezzi, quella essenzialmente "crepuscolare", ma credo l'abbia fatto magistralmente.

    Poi, ripeto, io sono un po' biased...pecche di gioventù

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    Il 8/11/2020 at 08:24, Florestan ha scritto:

    Hai letto qui ?

     

    quante emozioni e che gran bei dischi tra questi...vogliamo parlare di Reiner e Heifetz? E di Gilels? quanto mi piaceva Gilels, il miglior Beethoven che abbia mai sentito e pure qui in Brahms, con la forza che serve in questi due concerti, è stupefacente.

    Poi qui c'è gran parte della musica che ho amato di più in vita mia, i Quintetti per Clarinetto e quasi tutta la sua musica da camera, i due concerti per Pianoforte e quello per Violino, la 4° Sinfonia (di Kleiber certamente, ma sono uno di quelli che apprezza molto anche la versione di Chailly che hai giustamente ricordato), le opere per pianoforte, il Deutsche Requiem.

    Proprio lui...Scoprii il Deutsche Requiem poco dopo il famoso film Amadeus, che fece diventare il Requiem di Mozart un disco "da classifica" per un certo periodo. Tutti conoscevano Mozart e il Requiem. Ricordo una mia cliente che diceva "i più bei pezzi mai scritti, non è così?" Io abbozzavo...avrei voluto dirle: ne avrei di roba da dirti a proposito di bei pezzi scritti :)

    Difficile non ammettere quanto la musica di Mozart sia "bella", nel senso più classico del termine. Rotonda, essenziale, melodie celestiali, armonie equilibrate, forme perfette. E' anche grazie a Mozart e alle Sinfonie che quel sant'uomo di mio padre mi regalava quando ero praticamente un bambino (esiste oggi qualcuno che fa qualcosa del genere per i suoi figli? Io non ci riesco, mi mandano a stendere...mah!), dicevo è anche grazie a lui che ho imparato a conoscere la musica classica. Ciononostante nel corso del tempo ho avuto sempre meno voglia di riascoltarlo e la cesura è stata data forse proprio dal Requiem di Mozart riportato alla ribalta dal film di successo e dalla scoperta contemporanea del Deutsche Requiem di Brahms, il requiem laico, dove non trovi la melodia lancinante di un Lacrimosa, ma si percepisce una profondità abissale che ti trasporta ad un altro livello. E' la musica di un uomo che ha pensato a lungo, la sua musica è il suo compendio filosofico, e nonostante il travaglio riesce a donarle una bellezza, una forza e, ripeto, una profondità, che difficilmente ritrovo in altri (certamente in Bach e parzialmente in Beethoven e, forse, nei migliori pezzi di Chopin, fatte le debite proporzioni...)

    Si Brahms mi ha certamente conquistato. Ed un po' mi lega a mio padre, uomo di poca cultura scolastica, ma di grande cuore ed ingegno. Adorava il Poco Allegretto della Terza Sinfonia. Questa cosa ogni tanto me la ricordo e mi fa stare meglio.

    Un saluto a voi e grazie per aver pensato a questo sito

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    6 ore fa, Cismax ha scritto:

    [...] Un saluto a voi e grazie per aver pensato a questo sito

    Grazie si, però ... perchè di queste cose non hai commentato in quell'articolo ?
    Qui vorrei risponderti ma non ci azzeccherebbe troppo con gli ultimi pezzi per pianoforte.

    Riguardo l'allegro Radu Lupu che certo apprezzo, lui suona tutto così.
    Può andare bene alle volte, in altre .... inzomma.

    Per esempio :

     

    qui per me è un benchmark di lunghezza-ammazza-passione :)

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    bene, è qualche giorno che quando posso mi sento Katchen suonare Brahms.

    Devo ammettere che avevate proprio ragione voi.

    E' una vera delizia, agilissimo, pensoso, potente quando serve, profondo, grande dinamica. Davvero grandi interpretazioni.

    Anche le registrazioni sono sorprendentemente buone per avere oltre 50 anni.

    Del resto non è da oggi che penso che gli anni 60 siano stati l'epoca d'oro della stereofonia nella musica classica

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