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  • Florestan
    Florestan

    Patrizia contro Nicola : il Concerto per Violino di Chaikovsky

    Una premessa a carattere personale. Non amo particolarmente il violino. E' troppo piccolo e suona in una gamma di frequenze cui io sono sensibilissimo.
    In più, per le sue caratteristiche, chi lo suona, per trarne il meglio, deve avere caratteri che io in genere non apprezzo.
    Poi, penso la stessa cosa dell'oboe, del sax soprano e ... dei soprani in genere. Dipenderà dalla gamma di frequenze.

    In ogni caso, ovviamente apprezzo molta musica per violino e in particolar modo i grandi concerti per Violino e Orchestra, a cominciare da quello di Beethoven per finire con quello di Britten passando per quello di Sibelius.

    Giusto per mettere le cose in chiaro, questo non è il mio terreno ideale.

    In questa occasione metterò a confronto l'interpretazione recente del grande Concerto per Violino e Orchestra di Chaikovsky che è certamente tra le mie composizioni preferite (per violino e dell'autore).
    Sarebbe facile (ma inutile, non trovate ?) parlare di Heifetz o di Oistrakh. E invece, no, due giovani interpreti dell'ultima generazione in piena carriera concertistica.

    Solo due parole su questo concerto.
    Petja lo ha scritto appena dopo la tragica esperienza del matrimonio. Una esperienza che probabilmente sottovalutò e che lo segnò profondamente.
    Il concerto è stato scritto dopo la separazione (formale) dalla moglie e durante un soggiorno in Svizzera.
    Il compositore non conosceva lo strumento e il concerto sin da subito si è rivelato piuttosto ostico per i violinisti contemporanei che ne rifiutarono l'esecuzione.
    Evidentemente con il tempo le cose sono cambiate. La tecnica, l'insegnamento e gli strumenti sono progrediti e adesso è normalmente in cartellone anche e soprattutto da parte delle agguerrite violiniste dell'ultima generazione.

    Tutta la composizione sembra scritta sulla lama di una sciabola che delimita i confini dell'amarezza e della gioia liberatoria. Confini che restano labili per tutta la durata dei 35 minuti circa dei tre movimenti che è in tonalità Re maggiore ma spesso tutt'altro che trionfale come pretenderebbe tale tonalità.
    A tratti il solista suona sopra il pieno dell'orchestra ("fa strillare lo strumento" come ebbe modo di scrivere la critica dell'epoca) e comunque non ci sono momenti di pausa (pensiamo al rapporto invece tra orchestra e violino dei concerti di Beethoven o di Brahms) o di relax.
    Il movimento centrale è un delicato cantabile con il violino che danza e ricama, sopra gli arpeggi di legni ed archi, quasi pattinasse.
    Il finale è esplosivo improvviso - non c'è pausa con il movimento lento - e liberatorio.
    Amarezza e malinconia (quasi) scomparse.
    Nel concerto ci sono due cadenze molto impegnative. E sia nel primo che nell'ultimo movimento svariati assoli del solista.

    Patrizia, l'elfo con il violino

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    Patrizia Kopatchinskaja
    MUSICAETERNA
    Teodor Currentzis
     

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    Patrizia Kopatchinskaja e Chaikovsky

    Tchaikovsky - Stravinsky - Teodor Currentzis 1.JPG
    dalle foto dell'album, un servizio fotografico sul "matrimonio" tra i protagonisti del disco in puro stile della russia zarista

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    un momento dell'interpretazione del concerto dal vivo nel 2014. Come se Patrizia avesse bisogno di essere incitata da Teodor !

    Patrizia è del 1977. Viene dalla Moldavia e la sua famiglia è abituata a suonare in gruppo musica popolare.
    Viene sul palco a piedi nudi con i suoi camicioni e la sua personalità straripante si riversa sull'orchestra e sul pubblico.
    Non si ferma un istante, con l'espressione del volto rafforza quello che sta suonando e parla, parla, parla anche quando non può parlare. Allora lo fa con gli occhi.

    Parla con il direttore, parla con gli altri musicisti (sovente si volta dalla loro parte, quasi a chiamarli e incitarli), parla con il pubblico.

    Queste sue qualità istrioniche si riflettono nella sua musica. Il suo modo di suonare è libero e cerca per quanto possibile di scegliersi partner con le stesse qualità. Di recente ha collaborato con la Saint Paul Chamber Orchestra, dove tutti, chi più chi meno, improvvisano, suonando in piedi.

    L'unione con personalità forti e ricche come Fazil Say o, in questo caso, Teodor Currentzis mette sull'avviso l'ascoltatore.

    Currentzis e il suo complesso hanno come programma quello di rinnovare l'interpretazione di musiche un pò sopite - a loro modo di pensare - coinvolgendo il pubblico ed emozionandolo.

    Nessuna combinazione potrebbe essere più esplosiva di quanto si sente in questo concerto.

    Per confronto, la stessa Kopatchinskaja nello stesso concerto e con la direzione di un musicista molto ortodosso come Fedoseyev e un'orchestra russa dedicata all'autore, sembra mordere il freno. Tempi lenti, senza accelerazioni, il direttore che la guarda quasi ad ammonirla. Non combinare guai come tuo solito.

    Ma con Currentzis le cose vanno all'opposto. Altro che freni, dacci dentro.

    E si sentono le scintille. Il suono è modulato in ogni nota, i tempi cambiano dentro ogni frase. Gli accenti, ora i sussurri, ora gli strilli.
    Scene da un matrimonio ? xD

    Fatto sta che la prima volta che ho ascoltato questa interpretazione ho esclamato : ma questa mi sta a pigliare per il culo !

    Accelera, decelera, a tratti non la si sente e un momento dopo esplode. E quello là - il direttore - che la fa correre ancora di più.

    E la cadenza ? Arcate e pause. Pause, arcate e pause. Accenni. Riprese. Sibili. Pause e sincopi. Ma quale Chaikovsky ?

    Denso di passione fino all'impossibile, all'ultimo viene da alzarsi in piedi per ... ?
    Applaudire o lanciare broccoli e pomodori ?

    Perciò l'ho lasciato sedimentare per un pò di mesi. L'ho riascoltato dopo aver risentito tutte le versioni che ho.
    Milstein, Heifetz, Perlman, Vengerov, Jansen, Fischer ...

    Niente, non ce un'altra interpretazione come questa.

    Estremo, eppure una boccata d'aria. Di forza, di vita. Di gioia di vivere e di fare musica insieme.

    Non vi piacerà, lo so. Ma io adoro Patrizia e ve lo raccomando comunque. Solo ascoltatelo con lo spirito ironico e appassionato con cui lo hanno inciso loro. Poi mettetelo via. Prendete la vostra versione di riferimento. Ascoltate quella. Prendete l'ultima incisione disponibile sul mercato. Ascoltate anche quella.

    Poi risentite Patrizia. E ditemi che sarebbe successo se l'avesse conosciuta Chaikovsky :D

    Nicola, la danzatrice sull'acqua

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    Nicola Benedetti
    Czech Philarmonic Orchestra
    Jakub Hrusa
    Decca

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    Nicola Benedetti (per noi italiani è difficile immaginare che non sia un violinista maschio, pugliese con quel nome proprio) è figlia di un italiano e di una scozzese. E' cresciuta in Scozia, ha studiato in Inghilterra, nelle migliori scuole (Menuhin School ma con una maestra di scuola moscovita che ha preparato anche Alina Imbragimova e Corina Belcea, quindi una GRANDE maestra). E' del 1987  e per i suoi meriti musicali ha ricevuto la medaglia dalla Regina Elisabetta II.

    In generale ascolto con preconcetto i dischi che recano in copertina belle ragazze sorridenti. E' facile che il contenuto sia differente.
    Ma è un preconcetto che in questo caso non vale.

    La violista ha mezzi notevoli e suona con piglio, personalità e con grazia. Durante il concerto - accompagnata da una delle più belle orchestre del mondo e con una guida all'altezza - è padrona della scena in ogni momento.
    Sembra che danzi senza mai forzare.

    L'interpretazione - a giudizio di uno che di violino (lo dicevo) ne capisce poco - è semplicemente perfetta.

    In perfetta scuola russa.

    E per dominare un testo come questo, di personalità e carattere ce ne vogliono tanti.

    Non chiediamole di aggiungere altro che buon gusto, grazia e tecnica sopraffina.
    E ricordiamoci che c'è anche sangue italiano nel cuore di quel suono terso e appassionante.

    Conclusioni

    Naturalmente ci sono le grandi interpretazioni del passato. Ogni grande violinisti di ogni epoca ha in repertorio questo concerto da 120 anni e più.
    Accantoniamole e concentriamoci su queste.

    Oggi il concerto per violino di Chaikovsky è donna.

    E qui abbiamo due delle interpretazioni più interessanti, appassionanti e vivaci disponibili.

    Patrizia mi affascina in ogni nota, mi sorprende, mi coinvolge, mi incuriosisce. Ma Nicola, nel pieno rispetto della tradizione, riesce a trovare sonorità che a tratti mi commuovono.
    Avendole entrambe, perchè non ascoltarle a seconda dei momenti ?

    Pareggio meritato, con merito per entrambe xD

    Edited by Hannes



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    Recommended Comments

    Il Concerto per violino e orchestra Op. 35 di Chaikovsky è donna ?

    Si direbbe di si a vedere le ultime interpretazioni disponibili sul mercato.
    A quelle "storiche" della Mutter, della Mullova e della Kyung Wha Chung, aggiungiamo :

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    Patrizia Kopatchinskaya, 2016

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    Lisa Batiashvili, 2017

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    Julia Fischer, 2007

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    Nicola Benedetti, 2011

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    Vilde Frang, 2012

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    Baiba Skride, 2008

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    Janine Jansen, 2008

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    Hilary Hahn, 2011

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    Arabella Steinbacher, 2015

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    Susanna Yoko Henkel, 2012

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    Akiko Sawanai, 2001

    e sicuramente qualche altra edizione mi è sfuggita (considerando solo questo secolo !).

    Una bella scelta di cui magari approfondiremo altre interpretazioni in futuro e per non restare ai classici, tipo Heifetz-Barbirolli 1937 :$

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    E' giapponese di madre, tedesca di padre.
    L'interpretazione è liscia-liscia, direi del tutto priva di passione. Come se neanche fosse li (l'ho vista anche in video a Zagabria )

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    She's marvellous.

    Ma non mi faceva gioco nel confronto come le due oggetto di questo Versus. Come non lo sarebbe stata la splendida Janine.

    Peraltro, il lato "B" del disco contiene il mio amato Concerto di Sibelius, non una schifezza di Stravinsky.
    Sarà oggetto di prossima recensione dedicata :)

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