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  • Florestan
    Florestan

    Vanessa vs Kathia : il secondo concerto di Rachmaninov

    Metto le mani avanti, non vorrei che sparaste su di me, anzichè sul tradizionale pianista, non sono qui per farvi perdere tempo ma questo "Confronto" non è esattamente sulle due interpretazioni del celeberrimo e hollywoodiano secondo concerto di Rachmaninov ma su due prodotti confezionati per il mercato discografico del 2017.

    Leggevo ieri un editoriale di un quotidiano nazionale in cui si esamina lo stato dell'andamento degli incassi al botteghino del cinema americano.
    Il prodotto perdente è quello che invece è stato tradizionalmente quello vincente, il maschio bianco indipendente e sicuro di se.
    Mentre è vincente il prodotto al femminile con Wonder Woman- Gal Gadot e l'ultima Jedi - Daisy Ridley a farla da padrone.
    Due belle, giovani, forti e vincenti, non americane, donne.
    E così pare che continuerà per il 2018, con una larga messe di vittorie ai Golden Globe e agli Oscar.

    E pensavo quanto non sia dissimile il panorama discografico dove l'elemento visuale si scontra con una fruzione che per lo più é audio.

    Ma sanno bene Universal (marchio cinematogravico che possiede tra gli altri Decca) e Sony (attigua a Sony Picture e Columbia) come si debba fare per raggiungere determinati target di vendite.
    Non che si debba tirare sul pianista bianco e maschio (però non mi vengono in mente in questo momento pianisti neri noti al grande pubblico in campo classico) perchè lo fa già da se. Il panorama è ancora dominato da attempati vecchioni, che si ostinano ad occupare spazio discografico che potrebbe essere liberato per chi abbia qualche cosa di nuovo da dire (non fatemi dire i nomi, li avete li sulla punta della lingua) mentre i giovanotti si rivelano spesso fuochi di paglia e false promesse.

    Non sono di primissimo pelo le due protagoniste di questa sfida ma se possiamo considerare a tutto titolo una superstar, la mitica Kathia Buniatishvili, è praticamente una recluta la "nostra" Vanessa Benelli Mosell.

    Che il prodotto discografico sia improntato sulle due giovani più che sul programma, lo dimostrano anche le seconde copertine (vi risparmio le foto interne, alcune veramente oltre misura) dove Kathia per una volta lascia gli sgargianti abiti con cui fascia le sue prosperose forme, generosamente concesse al pubblico nei suoi concerti, per vestirsi di mistero con un trench nero, in una atmosfera ferroviaria, che richiama alla mente fughe notturne lontane dai bolscevichi.

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    più semplici quelle che evidenziano i tratti di Vanessa, in bianco e nero sul lato B in contrasto con il colore glamorous della copertina

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    aggiungiamo un programma differente ma incentrato sul compositore dei pianisti, Rachmaninov, con due dei suoi concerti più proposti nella storia.

    Voi lo sapete, non è necessario che ve lo ricordi, ci sono due tipi di concerto per pianoforte. Quelli scritti da un pianista per mettere in evidenze le sue doti di pianista (è il caso di gran parte di quelli di Mozart, ad esempio, dei primi tre di Beethoven, di quelli di Chopin e di Liszt e, appunto di quelli di Rachmaninov) e quelli scritti da un compositore che sa sfrutturare il contrasto tra pianoforte e orchestra per andare oltre il lato puramente sinfonico, estetico o quello semplicemente solistico (è il caso dei due concerti di Brahms, di quello di Schumann, di quelli di Shostakovich e di Prokofiev, tra gli altri).

    Quindi non c'è niente di meglio per confezionare il prodotto da vendere delle due majors che inserire dentro a copertine stuzzicanti un programma semplicente pianistico come è questo caso che possa raggiungere anche i palati meno raffinati.

    Mi fermo qui in questo lungo preambolo, mi scuserete, concluderò il mio pensiero dopo la recensione delle due prove.

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    Rachmaninov
    Concerto per Pianoforte e Orchestra No. 2 in Do minore, Op. 18
    Variazioni "Corelli"
    Vanessa Benelli Mosell accompagnata dalla London Philarmonic Orchestra diretta da Kirilli Karabits.
    Decca 2017

    Vanessa Benelli Mosell è una pianista italiana che si è perfezionata all'estero.
    Le sue performance con le musiche di Stockhausen hanno suscitato l'interesse dell'autore stesso che l'ha chiamata a se per perfezionarne l'interpretazione prima di morire.
    Ha già diversi dischi all'attivo, uno dei quali dedicato ad uno strano incrocio tra Stockhaseun e Skriabin e uno recentissimo dedicato a Debussy, sempre di Decca.
    Ho ascoltato il primo e devo dire che la tecnica - precoce, possiamo considerarla certamente una enfant-prodige che suona in pubblico dall'infanzia e che a 30 anni sul piano tecnico non ha più nulla da imparare - é sopraffina. Ma mentre non posso dire nulla sui lavori di Stockhausen che per me potrebbero essere il sottoprodotto della messa a punto di un programma di calcolo basato su predizioni casuali, il suo Skriabin manca completamente di coinvolgimento e di profondità.

    Il disco di cui ci occupiamo, sostanzialmente ben suonato (ma pessimante registrato, neanche fosse autoprodotto in economia o subappaltato per risparmiare e non il progetto di un marchio storico come Decca) conferma il mio primo pensiero.

    E' una pianista che certamente si farà se avrà modo e tempo di dedicarsi a quello che le piace di più e se l'inserimento nello star-system cui pare la vogliano ficcare a forza, non le farà mancare gli stimoli necessari.

    A differenza della Buniatishvili non è qui per stupirci con tempi e ottave sensazionali, ha il giusto approccio a partiture che fino a pochi anni fa erano alla portata di pochissime donne e di pochi uomini ben sviluppati sul piano fisico. Sembra preparare i passaggi con la giusta enfasi ma poi manca nel dunque.

    Lo stesso nelle Variazioni "Corelli", lavoro che potrebbe mettere in luce qualità differenti in un pianista ma che Vanessa sembra esegua più che altro per impegni contrattuali.

    La vedremo, spero, prossimamente, con un repertorio tedesco magari a lei (e a me) più congeniale.

     

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    Rachmaninov
    Concerto per Pianoforte e Orchestra No. 2 in Do minore, Op. 18
    Concerto per Pianoforte e Orchestra No. 3 in Re minore, Op. 30
    Khatia Buniatishvili accompagnata dalla Orchestra Filarmonica Ceca, diretta da Paavo Järvi.
    Sony Classical 2017

    La pianista georgiana ritorna alla registrazione con l'orchestra dopo quattro anni di emissioni puramente solistiche.
    L'ultimo che mi ricordo - terribile - Motherland, non mi ha lasciato un ricordo indelebilmente positivo.
    Ma naturalmente non è stata assente dalle scene, facendosi accompagnare da grandi direttori d'orchestra sui palchi di tutto il mondo.
    In questa prova c'è l'eccellente Paavo Jarvi con la grande orchestra Filarmonica Ceca nel compito di tenere a freno la forza della nostra protagonista.
    Sui mezzi di Kathia non c'è molto da dire, la tecnica è eccezionale tanto da poter mettere ottave degne di Horowitz in cavalli di battaglia come questi.
    Purtroppo - e questa è una conferma alla regola - la sua forza e "prepotenza" è sempre tale da considerare ogni sua esibizione - dal vivo, video, come in disco - come se fosse una battaglia, una corsa in cui conta solo arrivare in fondo senza fare errori.
    I tempi quindi vanno al servizio della capacità di non steccare mai ma senza andare a fondo di una trama che, purtroppo, in questi due concerti è anche difficile da trovare, sebbene si possano trovare grandi interpretazioni altrove.

    Riesce a salvare dal disastro il consumato valore di Jarvi che in alcune circostanze impedisce alla pianista di sollecitare l'orchestra ad un parossismo che avrebbe conseguenze difficili da recuperare.

    Ne viene fuori comunque una performance di carattere, che risulterà godibile per chi non conosce molto a fondo questa musica o per chi ama questa pianista.
    Sentire come disbriga i passaggi più impegnativi la Buniatishvili è sempre uno spasso.
    E ovviamente lei sceglie le cadenze più difficili e mentre chiude un passaggio si volta soddisfatta dalla parte dell'orchestra e del direttore (cfr. video con Zubin Metha al festival della Georgia dove si è esibita di recente).

    Il confronto che mi viene spontaneo - e restiamo quindi nel tema di queste tigri della tastiera - è con la coetanea cino-americana Yuja Wang, che esibisce la stessa forza e la stessa veemenza - pur con leve decisamente meno potenti - ma che alla prova del nove, dove conta il calore e l'espressione, riesce a trovare cose che probabilmente la georgiana non sa nemmeno che esistono.
    Sarebbe stata una splendida decatleta, è un peccato che in fondo tutta questa forza sia difficile da incanalare per avere risultati duraturi nel mondo della musica.

    Parafrasando il Professor Rattalino - ai tempi lo scrisse della ben più elevata Martha Argerich che mi pare di ricordare abbia in simpatia la Buniatishvili - speriamo che in futuro perda un pò di questa energia e riesca a trovare spazio nella propria agenda di impegni in giro per i palcoscenici per farci sentire della vera musica. Finora io l'ho trovata interessante solo - guarda caso - in una esibizione a quattro mani con la più raffinata Wang ;)

    In estrema sintesi, un disco per i veri fan di questa pianista che credo vinca alla grande e con distacco il confronto con l'italiana cui questo repertorio credo non dica molto sul piano personale.

    ***

    Che dire per concludere ? Nella sfida - ti piace vincere facile ? - ha la meglio, e facilmente, la Buniatishvili. Ma la sua è secondo me, una vittoria di Pirro.
    La Benelli Mosell avrebbe ben altro da serbarci, nel suo repertorio, se trovasse la grinta e la forza che un'altra pianista nostrana - Beatriche Rana - sta mostrando, con prove più personali e con un carattere che la differenza di età apparentemente dovrebbe far prevalere al contrario.

    Chi perde è il panorama discografico, con prodotti sostanzialmente superflui come questi, come si troverà spazio per altro, di meglio ?

    Per fortuna l'esperimento similare, portato a termine con l'ultima generazione di belle e vivaci violinista, ha la fortuna di poter contare su una qualità di offerta superiore, perchè ci sono molte violiniste di carattere e con una sensibilità raffinata (cito a caso Jansen, Faust, Kopatchisnkaya, Fischer, Ibragimova, Frang per non dimenticare Lisa Batiashvili che pur georgiana, non è nemmeno cugina di Kathia) che già senza timore di sembrare blasfemi, producono prove all'altezza delle migliori interpretazioni del passato. E tutto questo A DISPETTO di patinate copertine.

    Il pianoforte evidentemente richiede più tempo. Speriamo.

    Modificato da Hannes



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    Commenti Raccomandati

    Sto prudentemente alla larga alla Buniatishvili, dopo qualche ascolto molto traumatico.

    Non conosco invece la Benelli Mosell, della quale recentemente è stato pubblicato questo disco:

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    Considero i concerti per pianoforte di Mozart il vertice musicale più' sommo, il resto sono chiacchiere. Rattalino ? Quello che ha benedetto e approvato Allevi ? Ma per favore. La Argerich : non mi piaceva nemmeno quando mandava in visibilio il pubblico Prokofieviano "di sinistra", figuriamoci adesso che esibisce un tocco arido, secco, di rara bruttezza. Beatrice Rana : a volte mi piace, per esempio in Kreisleriana, il resto e' una spanna sotto. E lo Scriabin (con la C, schopenauerianamente, per piacere) di questa giovane e' il piu' bello che abbia mai sentito, Ashkenazy e Horowitz compresi.

    Saluti.

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    PS ma l'avete sentita la Argerich distruggere l'op 56 di Schumann (versione Debussy) a Buenos Aires,assieme a Barenboim ? Da prenderli a cinghiate, una vergogna.

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    Bene Ettore, grazie di esserti iscritto per condividere con noi le tue opinioni.

    Siamo nel campo del gusto personale e del soggettivo, non c'è nulla di prescritto o di stabilito nella musica che nasce e cresce con compiti probabilmente migliori (e più alti) di noi.

    Concordo sulla Argerich, ha sempre suonato come se ciò che sta suonando sia qualche cosa che non la tocca e non la riguarda, con l'obiettivo finale di far vedere quanto sia brava e quanto per lei sia facile, tranne rare eccezioni (Toccata di Prokofiev, Toccata BWV 911 di Bach, tanti, tanti anni fa). E adesso fa bene a partecipare più che altro come partner di pianisti più giovani (anche se spesso con prove che lasciano comunque freddi).

    Che il resto delle chiacchiere oltre Mozart non ti emozionino temo sia qualche cosa che invece non riesco ad approvare, ma come dicevamo, è tutta una questione personale e soggettiva.

    Beatrice Rana ha una grande personalità, per questo a volte piace e a volte no : meglio così, meglio di chi per cercare di farsi piacere sempre, suona come ai più piacerebbe.

    Lo Scriabin di Vanessa Benelli Mosell lo sto ascoltando adesso, non lo ricordavo bene perché è nel disco con Stockhausen (che non è tra le mie frequentazioni più assidue ...).
    Lo trovo molto lontano dai miei modelli, un pò troppo "leggerino" e un filo "moscetto" ?
    Ma è un disco di cinque anni fa, sono sicuro che adesso mi convincerebbe di più. Scriabin secondo me non dovrebbe mai annoiare. Ma certo, non è Amadeus.

    Detto questo, per noi è sempre un piacere leggere cosa pensano gli altri della musica che ascoltiamo :)

    PS : io non so chi sia Allevi, Rattalino nei suoi libri riferendosi alla Argerich ha sempre auspicato che con l'età le mancasse la forza da leonessa e cominciasse finalmente a suonare con il cuore.
    Naturalmente ha vinto Martha : possiamo testimoniarlo tutti.
    PS II : credo di aver scritto varie volte su queste pagine che Daniel Barenboim avrebbe, secondo me, dovuto ritirarsi anni fa dalla scena musicale attiva per insegnare o scrivere.

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    E' vero, e' tutta una questione di gusti. O no ? Scriabin proviene da una cultura particolare, ossessionata dal valore del ricordo, evocato teosoficamente e sinestesicamente : e' Marcel Proust in musica. Non mi piace sentirlo suonare à la Liszt, per quanto lui stesso ne rivendicasse l'eredita' , ed e' proprio quello lo Scriabin che mi annoia. Per me la Mosell riesce a rendere, con una tecnica impeccabile e un suono pulitissimo ma delizioso e mai arido, proprio quella "leggerezza" a cui quella generazione di artisti giungeva ad attribuire significati di sopravvivenza individuale. Scriabin e' mistico laddove l'abate Liszt si rivela materialista, disilluso,laico e in fondo nemmeno piu' credente. Scriabin e' russo, ha letto Dostoevski e Gogol. Forse ha frequentato Rasputin. La Mosell redime questo mondo,  decadente, disperato e cialtronesco, in un modo che non e' mai, mai volgare. Lo spiega, lo giustifica,e forse lo avverte nell'intimo.Non mi sogno di discutere sullo Scriabin di Horowitz : questo e' tutto un altro punto di vista, che pero' onestamente, mi permetto di ribadirlo, non avevo mai sentito in una musica che davvero può' diventare facilmente stucchevole e ampollosa, in un attimo, quando suonata superficialmente. Insomma questa Mosell mi ha commosso : ascoltando il suo Scriabin pieno di nostalgia mi evocava ricordi adolescenziali : Allora Dio davvero non esiste....Allora Thomas Mann e il suo Morte a Venezia...allora si sopravvive in un ricordo....in una cantilena...in un desiderio....chissa'....

    Di Rattalino, di cui pure ho frequentato libri e recensioni, non riesco ad avere grande stima. Mi e' sempre sembrato un orecchiante molto à la page...che schifo Zimerman (!), incensiamo Richter sempre e comunque (piu' di Gilels ? sicuri ?... sempre sempre...?), le sparate da ultimo su questo baraccone di Allevi (ci sono molti video horror su YouTube, di questo imbarazzante figuro), per cui prendo con le pinze ogni sua presa di posizione...Non lo so , ma tra lui, Quirino Principe, Isotta, quelli di Amadeus...trovo che la critica musicale italiana abbia sempre avuto una tradizione di conservatorismo nazionalista un po' ridicolo. Molto, molto dannoso per la cultura di questo paese.

     

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    Cosa c'e' ancora da dire su Stockhausen ? Saranno tutti cretini, Oltralpe, a considerarlo in massimo compositore tedesco del dopoguerra ? Tutti scemi ?  Io non lo so, onestamente non saprei nemmeno pensarmi senza Ligeti, Pousseur, Rihm, senza quella cosa immane che e' il concerto per pianoforte di Schoenberg... Sono perfetti ? forse no, e allora ? Erano perfetti solo Chopin e Liszt ? O sono perfetti solo gli italiani, brava gente !!??

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    niente panico , la cultura può' servire a qualcosa, fuori dal museo, di tanto in tanto. magari a far sbarcare quei migranti, a non buttare il latte per strada, a rivedere un po' come campiamo. Evviva la pandemia.

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    Si, grazie, ho l'intero disco ed ho riascoltato il solo Scriabin stamattina (poi sono passato a Marta Deyanova) , non é necessario quel teaser di Youtube pensato più che altro per mostrare alle masse la bella Vanessa in tutto il suo splendore giovanile.
    Grazie dei passaggi.

     

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