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    Vilde Frang : Paganini e Schubert

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    Pagani, Schubert, Ernst, Schubert/Liszt, musiche per violino e pianoforte

    Vilde Frang, violino
    Michail Lifits, pianoforte

    Warner Classics 2019, 96/24

    ***

    Se non fosse che il repertorio è decisamente "leggero" per i miei gusti e siamo nel pieno del romanticismo più smielato, questo disco arriverebbe altissimo nella classifica del 2019.
    VIlde Fragn è una violinista in piena maturità oggi, con una sensibilità non comune, mezzi tecnici al servizio di quello che il suo talento le chiede di fare e con la profondità di veduta di una artista libera che ha compilato personalmente questo programma di musiche che prima dell'ascolto non ci azzeccherebbero molto.

    Il capriccio iniziale di Paganini (da "Nel cor più non mi sento" di Paisiello) è spettacolare e credo che lasci nell'ammirazione più profonda anche il muto compagno della Frang.

    Che si riprende solo nell'assolo iniziale della Fantasia in DO maggiore di Schubert che segue.

    Il tono è qui più raccolto e dolcissimo. Vilde comincia in sordina e va via crescendo di tono in modo sensazionale con il pianoforte che ne accenta ogni battuta.
    Vivacissimo, altro che allegretto, il finale.

    Salottieri ne "I palpiti" di Paganini, 10 minuti di volteggi l'una attorno all'altro e viceversa, in un perfetto accordo musicale.

    Liszt con l'arraggiamento di Oistrakh per le Soiresees de Vienne, che proseguono le volate "valzeristiche" dei due.
    Col piano che finalmente si riprende il suo spazio.

    Bello anche il rondò brillante Op. 70, che passa al tono minore, più intimistico di prima.
    Nell'andante Vilde Frang mostra un registro flebile ma deciso, senza incedere per nulla nel patetico.

    Il cantabile di Paganini apre la strada alla fantastica versione di Wilhelm Ernst di "Der Erlkonig" di Schubert.
    Dove la Frang si lascia ancora andare al più solitario e "disperato" dei canti schubertini (Grand Caprice ?).

    Perfettamente intonato il violino francese della seconda metà del secolo XIX che suona con delicatezza ma anche con forza tutta femminile quando ci vuole.

    Ah, che splendida epoca stiamo vivendo per la ricchezza di grandi violiniste !

    Registrazione chiarissima e priva completamente di disturbi.
    Violino non troppo graffiante e nel complesso fedele al tipo di timbro necessario per questo disco.
    Pizzicati leggeri. Bello da morire, insomma.

    Non perdetevelo !

    Edited by Florestan



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