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    Florestan

    Lars Vogt : Brahms

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    Brahms : Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 Op. 15
    Ballate Op. 10
    Royal Northern Sinfonia
    Lars Vogt pianista e direttore

    Ondine 2019, formato 48/24

    ***

    A differenza dell'altra recensione brahmsiana dedicata al nuovo disco di Nelson Goerner (ne parliamo qui) questo disco mi ha un pò disorientato.

    Cominciando dalla scelta, abbastanza non convenzionale di attribuirsi il doppio ruolo di direttore e solista di una compagine quasi cameristica come la Royal Northern Sinfonia

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    probabilmente, mi è venuto da pensare, per evitare di finire per non trovarsi nella condivisione dello stile.

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    Il Primo Concerto di Brahms, è un'opera sinfonica piena di ardore romantico e virile, di un giovanissimo compositore che ha già deciso di rompere gli schemi.
    L'intera composizione dura quasi 50 minuti. Il primo movimento oltre 22 e i primi 4 minuti sono dedicati ad una veemente e rullante introduzione sinfonica.
    Il pianista resta spettatore fino alla sua entrata che è veemente e decisa. Brillante.

    Penso a Freire con Chailly o al grande Clifford Curzon con Szell. Tema dettato con decisione nel quasi silenzio e poi avanti in crescendo.

    Vogt sceglie un approccio molto garbato con tempi rallentati e meno forza di quanto siamo abituati. Non c'è quella autoindulgenza e quel pò di sciovinismo che in un concerto da machi come questo si dovrebbe vedere.

    L'atmosfera diventa quasi subito un pò pastorale e un pò schumanniana. E non sono convintissimo che possa andare.
    Idem nell'adagio centrale, portato con tempi comodi.
    Si riscatta un pò nel rutilante rondò finale ma la tessitura rimane a mio avviso un pò troppo cameristica.

    Del tutto coerente con questo approccio, quello delle ballate Op. 10, composizione giovanile che però anticipa tematiche del tardo Brahms.
    Scordiamoci l'approccio insolente di Glenn Gould (che pure usa tempi strasuperpiùlenti ma quando decide di farsi sentire lo fa).
    Qui gli approcci sono da lullaby.

    E mi sembra questa la visione complessiva di Lars Vogt in questo disco, chiudere l'ellissi tra il Brahms giovane astro nascente e il vecchio Brahms che incede pesante ma leggiadro nei giardini del Prater sul finire del secolo.

    Visione personale e per questo rispettabile. Anche se non del tutto condivisibile, secondo me.

    Disco un pò chiuso nel suo complesso con pianoforte un pò crepuscolare. In perfetto accordo con lo stile del disco.

    Edited by Florestan



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