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    Florestan

    Mahler: Sinfonia n. 6 - Scherchen

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    Mahler, sinfonia n. 6
    Leipzig Radio Symphony Orchestra
    Hermann Scherchen
    Lipsia 1961

    formato CD in diverse edizioni ognuna contenete una o più altre composizioni di Mahler dirette dallo stesso Scherchen (8a, 3a, Kindertotenlieder)
    registrazione in formato CD

    ***

    Scordiamoci la retorica mahleriana pre e post Mahler stesso. Frasi celebri tipo "il mio tempo verrà" attribuita a Mahler per le sinfonie dopo la 4a, quelle degli ultimi anni di vita. Non è nemmeno questa l'occasione per approfondire l'opera di Mahler. Ci sarà eventualmente.
    La complessità delle sue sinfonie è un mondo a se ed è inutile metterla in relazione con altro.
    Specialmente non con altro che non sia la musica e la sua personale interiorità.

    Questa registrazione - parlo della sesta sinfonia, definita sempre come "La tragica" nella becera abitudine di etichettare le cose in base a considerazioni soggettive - è stata fatta in occasione del centenario di Mahler, celebrato a Lipsia nel 1960-1961.
    Questa in particolare è stata ripresa il 4 ottobre 1961.

    E' una edizione che fa classe a se, semplicemente. Lo si stabilisce guardando la durata complessiva che è circa ... 25 minuti meno della media delle coeve.

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    un ritratto stretto di Scherchen

    Il "maestro di Magadino" come gli svizzeri definivano "l'immigrato tedesco" Hermann Scherchen non è mai stato celebrato per il suo rispetto al testo o ai tempi indicati. Ne faceva una questione di indole e la sua interpretazione era quella che doveva essere. Per chi ? Per lui, per chi suonava con lui, per chi pagava il biglietto.

    E questa sesta valeva il biglietto ? Non saprei mettermi in relazione con suo tempo.
    Certo oggi come allora continua a fare classe a se.

    La velocità di esecuzione - in particolare del primo movimento - è tale da schiacciare l'ascoltatore alla poltrona.
    I tanti assoli di trombe perdono quell'alone di volgarità che spesso "marcian marciando" certe altre edizioni esibiscono.
    E qui di accenni di marce funebri un pò grottesche in questo groviglio di temi musicali ce n'è.
    Il timpanista di certo si sarà tenuto caldi i polsi prima di arrivare all'ancora più concitato finale dove è un martellio continuo e veemente, quasi un rullante a sottolineare i pieni degli ottoni. E dei piatti, dei campanelli.

    Sul finale l'ultimo accordo lascia un pò spiazzati. Come se si dovesse prendere fiato. E in effetti ce n'è motivo.

    Qualche colpo di tosse e poi entra il secondo movimento che al confronto del primo sembra con la sordina imposta.
    Il basso è sempre immanente ma la melodia è portato con dolcezza. Ancora sottolineata da qualche colpo di tosse di troppo ... ma che ci fa sembrare di essere li, davanti al maestro.

    Il corno non è il massimo per intonazione ma i suoi echi sono wagneriani. Ci sta, ci sta tutto, anche perchè i legni recuperano perfettamente.

    Ma poi riprende la foga del primo movimento con lo scherzo. Che non lascia fiato con tromboni e timpani che incalzano archi e trombe.

    Il quarto movimento finale, il più "strano" di questa strana sinfonia resta al tempo stesso sognante e cacofonico.
    C'è la ricerca dei fili perduti con la corsa dei primi movimenti.

    Mahler è visto ben al di là della "caduta della Germania" di due guerre mondiali prima.
    Siamo in Guerra Fredda, oltre cortina, nella coltissima Lipsia, quella del Gewandhaus di Mendelssohn e Schumann.

    Riprende il ritmo, meno incalzante ma non per questo meno immanente. La conclusione è inevitabile.
    E' - a mio parere - il più alto della interpretazione, il giusto contraltare al primo movimento, certo più parodistico di questo.

    Gli archi turbinano. I timpani martellano. I contrabbassi ...

    Restano comunque 20 minuti e 40 secondi di sconvolgente potenza che solo un attimo prima del finale lasciano tempo di respirare (e ritornano i colpetti di tosse).

    Interpretazione vitale, sanguigna, piena di vita. A distanza di quasi sessantanni ancora eretica al limite dello sfacciato.
    Toglie completamente la sovrastruttura retorica di una composizione che resta ancora oggi un mistero irresolubile.
    Complessa, impegnativa per musicisti ed ascoltatori.

    Un documento storico cui si perdona la qualità non eccelsa della registrazione, i rumori di sala, l'imperfetta intonazione dei corni quando entrano nella concitata trama da cui sono sempre estranei.

    Da ascoltare, amare o detestare. Non ha eguali.

    Edited by Mauro Maratta



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