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    Florestan

    Strauss : Burleske, romanze, duett-concertino, concerto per violino e orchestra

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    Richard Strauss

    - Burleske per pianoforte e orchestra
    Michael Mchale, pianoforte
    - Duett-Concertino per clarinetto, fagotto arpa e orchestra d'archi
    Julie Price, fagotto, Michael Collins, clarinetto
    - Romanze in mi bemolle maggiore per clarinetto e orchestra
    Michael Collins, clarinetto
    - concerto per violino e  orchestra in re minore
    Tasmin Little, violino

    BBC Symphony Orchestra diretta da Michael Collins

    Chandos 2019, disponibile in 48/24

    ***

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    Michael Collins, clarinetto e direttore d'orchestra in questo disco Chandos

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    Julie Price protagonista del brillantissimo Duetto Concertante per clarinetto e fagotto insieme a Michael Collins

    Riichard Strauss è certamente famoso per le sue opere liriche che hanno segnato l'epoca post-wagneriana a cavallo tra '800 e '900.
    E chiaramente per i suoi poemi sinfonici celebrati dal cinema.
    Ci dimentichiamo spesso che è stato anche un brillante compositore di musica concertistica, forte della sua profonda conoscenza delle dinamiche d'orchestra e di tutti i possibili strumenti solistici.
    E anche nella musica solistica e cameristica ha lasciato il segno in un'epoca in profonda trasformazione.

    E' musica post-romantica che cerca di allontanarsi dal solco brahmsiano ma resta comunque musica tradizionale anche quando sperimenta.

    In questo bellissimo disco Chandos abbiamo ottimi solisti britannici che si mettono al servizio di pagine non notissime, se togliamo il celebre Burleske.

    Cominciando dal Duett-Concertino che è una delle ultime pagine composte da Strauss. Completato a fine 1947, nell'idea precedente era un concerto doppio tradizionale ma è diventata una fiaba di fate, dove il clarinetto idealmente rappresenta una principessa e il fagotto un orso che ovviamente si trasforma in principe come nelle più belle storie di Hans Christian Handersen.
    E' una composizione di grandissima grazia, con materiale melodico ricchissimo e dove le due tonalità di questi due meravigliosi strumenti si fondono insieme all'orchestra conducendoci per mano, mano nella mano. Dopo i primi due movimenti molto lirici, il rondò finale completa l'opera mantenendo atmosfere alpine e rupestri, molto suggestive.
    Bravissimi tutti gli interpreti ad assecondare il concetto del compositore, senza alcuna forzature.
    In fondo sia Julie Price che Michael Collins hanno una lunga carriera alle spalle e non hanno nulla da dimostrare.

    Quasi operistica la Romanza giovanile per clarinetto e orchestra, di toni e atmosfere dichiaratamente mozartiane.
    Già a 15 anni Strauss dimostra grande equilibrio nel miscelare suoni e dinamiche, già nello stile che consoliderà da grande.
    La composizione è brillante, veramente da concerto e non da sala, il che dimostra anche le velleità del giovane compositore (siamo nel 1879 con Brahms in pieno spolvero ...).

    Tasmin Little conduce il concerto per violino e orchestra composto due anni dopo e la cui prima esecuzione è del 1882.
    E' un concerto nella tradizione di Mendelssohn e di Brahms con un inizio molto veemente che poi prosegue con un primo tema molto coinvolgente, accompagnata da accordi ritmati.
    Tasmin Little ha una sensibilità straordinaria che ne fanno secondo me l'interprete ideale per tutto il repertorio di fine dei decenni a cavallo del cambio-secolo. E questo concerto sembra dipinto su di lui perchè mancano totalmente episodi che richiedano interventi ruvidi mentre sono ricchissimi quelli di pieno lirismo con cambi di scene sempre molto delicati.
    E' un concerto molto lontano da quello di Brahms ma ne ha i colori. Mancano i temi malinconi di Mendelssohn ma il materiale tematico è di una ricchezza e di una varietà straordinarie.
    Il secondo movimento in particolare.
    Mentre il finale è un rondò dove il solista suona in punta di dita, veloce ma senza forzare con l'orchestra che pizzica prima di entrare di forza.

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    lei è sensazionale e approfittiamo anche per farle gli auguri per il compleanno appena passato :)

    Arriviamo al Burleske, la composizione più straordinaria di Strauss, a mio parere e forse tra le più originali della storia del concerto per pianoforte.

    Nasce nella testa di Strauss a Meiningen dove diventa assistente del celebre direttore Hans Von Bulow che gli presenta Johannes Brahms.

    La composizione è piena di Brahmsschwarmerei ovvero di Entusiasmo Brahmsiano, qualche cosa che non si può imitare e che si deve possedere.
    Ne aveva in abbondanza Strauss che costruisce in un solo movimento di 20 minuti una sorta di concerto per pianoforte, timpani e orchestra, una crasi tra i due concerti di Brahms, senza metterci i toni scuri del 1° (estranei all'indole olimpica di Richard) né quelli aulici del 2° (unici in tutta la storia della musica) ma iniettando la brillantezza di un carattere aperto nei suoi 22 anni.

    Prima esecuzione con Eugen d'Albert al piano - il più famoso concertista dell'epoca e non a caso grande amico di Johannes Brahms, perchè è in questo humus che questa composizione è nata. Bulow si rifiutò di dirigerlo perchè lo ritenevo un pezzo di una difficoltà impossibile ed inutile da studiare.
    Cosa che per Strauss apparve una sfida, prima di quelle più celebri con Mahler. E ovviamente diresse il suo pezzo da solo.
    Il lungo e fitto dialogo tra il piano e l'orchestra viene scandito dai colpi di timpano per tutta la composizione, quasi a dirgli qualche volta stai zitto, quando prende il sopravvento ed esclude l'orchestra dal fraseggio, senza che ci siano delle cadenze formali.
    In questo sta probabilmente il carattere di Burla, tipico di Strauss, comune con alcuni dei suoi poemi sinfonici.

    Il solista deve possedere il carattere necessario per interpretare con il giusto piglio una composizione realmente molto complessa ed impegnativa e che richiede tanti cambi di passo. Non a caso tra i pochi pianisti ad avere in repertorio il Burleske di Strauss c'è Martha Argerich oltre a Byron Jains e Sviatoslav Richter, pianisti cui certo non difetta il carattere.

    Questa edizione che è quella sonicamente migliore in mio possesso, dura 2 minuti pieni di più di quella storica, diretta dallo stesso Strauss a Londra nel 1947 (Testament), qualche secondo meno di quella di Byron Jani e Fritz Reiner del 1957, un minuto in più di quella - bellissima - di Marc-André Hamelin per l'Hyperion.
    Ma è anche quella più intonata al resto del programma e nel complesso in questo momento tendo a preferirla e a consigliarla (ne possiedo altre ma al momento non esagererei con i confronti).

    Concludendo un bellissimo disco, nella tradizione Chandos cui ogni proposta è sempre di grandissima qualità.
    Qui siamo lontani dalla tradizione britannica cui la casa è sempre legata ma i suoi musicisti mettono le loro migliori qualità al servizio di musica che non esito a definire meravigliosa, sebbene non contenga messaggi filosofici trascendentali ...

    Suono e ripresa perfetti. Disco consigliatissimo sotto tutti i punti di vista.

    Edited by Florestan



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