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    Johann Sebastian Bach : Vikingur Olafsson

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    Johann Sebastian Bach

    Vikingur Olafsson, piano
    Deutsche Grammophon 2018
    Reykiavik 1-4 aprile 2018

    ***
     

    Bach è un territorio libero.

    Prendiamo alla lettera quanto scrive lo stesso Olafsson nelle note introduttive.
    E anzichè ascoltare il disco nell'ordine dei brani che ha selezionato il pianista, facciamo un nostro percorso.
    Iniziamo dal fondo, dalla Fantasia e Fuga BWV 904, che qui secondo chi scrive è resa nella migliore forma possibile, meglio di Fischer e di Brendel.
    Pianistica, tenera, cantata la Fantasia. Trascinante la doppia fuga, con le voci che si inseguono senza soluzione di continuità, finché non entra la seconda parte.

    Poi passiamo alle trascrizioni, tante, a cominciare da quella dello stesso Olafsson sull'aria della Cantata n. 54.
    La trascrizione di Busoni del corale Nun komm der Heiden Heiland, inesorabilmente sussurrata.
    Il preludio n. 10 dal Clavicembalo ben Temperato, per la penna di Siloti.

    Un momento di pausa, per gustare la differente interpretazione, con l'originale preludio e fuga n. 10 dal primo libro del citato Clavicembalo ben Temperato.

    E poi la Gavotta dalla 3a suite per violino solo, portata al piano magistralmente da Rachmaninov.
    E infine il precipitatissimo Preludio a Corale "Nun freut euch, lieben Christen g'mein" trascritto da Wilhelm Kempff.

    Ancora una pausa con l'andante della sonata n.3 per organo (trascr. dell'oscuro Stradal).

    Per poi completare l'ascolto col vero Bach.

    Il concerto per oboe e orchestra di Alessandro Marcello, trascritto al cembalo da Bach e qui interpretato dall'islandese con piglio clavicembalistico alla ... francese.
     

    L'aria variata alla maniera italiana, BWV 989, cavallo di battaglia della Tureck - citata tra i riferimenti di Olafsson, insieme a Fischer, a Gould e alla Argerich della toccata BWV 903 - questa si in stile clavicembalistico "italiano", con il basso ben evidenziato, che si chiude in modo perfettamente ellittico.

    In mezzo preludi e fughe, invenzioni, sinfonie, scelte a gusto da un interprete che è cresciuto con Bach come maestro e che di Bach non riconosce una interpretazione canonica che non sia quella dell'interprete stesso, nel tempo in cui si trova a suonarla.

    Venendo al nostro, c'è della grandezza in questo disco, molta. Una proposta che secondo me va tra i dischi dell'anno.
    Nonostante tempi molto personali, ora molto atipici in velocità, ora in lentezza.

    Benvenuto Olafsson, era ora che ti facessi conoscere. Dopo tante delusioni da parte di più giovani pianisti dell'ultima generazione.

    Bella registrazione, pianoforte ben ambientato ma senza riverbero, suono caldo senza eccessi.

    per chi volesse leggere cosa pensa di Bach l'inteprete di questo disco, ecco qui l'intero libretto booklet.pdf

    Edited by Hannes



    User Feedback

    Recommended Comments

    E' un disco con un bel programma e molto ben eseguito, con pochi passi falsi. Vikingur Olafsson è un eccellente pianista, di carattere, di cui avevamo già parlato qui in un repertorio di tutt'altro genere.
    Mi lasciano alcune volte un po' perplesso i suoi tempi, come hai sottolineato anche tu.

     

     

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