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    Florestan

    Olivier Latry a Notre Dame : Bach to the Future

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    Bach to the future
    Musiche di Bach
    Olivier Latry al grand organo Cavaillé-Coll della Cattedrale di Notre Dame de Paris
    La Dolce Volta 2019, formato HD

    ***

    Olivier Latry è da anni l'organista titolare di Notre Dame.
    E questo è l'ultimo disco registrato prima del tragico incendio di questa primavera del 2019.
    L'organo è andato distrutto. Sarà certamente ricostruito ma non sarà più questo.
    Per tale ragione questo è un disco storico.

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    Un disco che si può amare o detestare a primo ascolto, vedete un pò voi.

    Per la presentazione che ammicca al titolo del famoso film Back to the Future, giocando con l'assonanza "francese" tra Back e Bach, con tanto di grafica

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    pose da rockstar

     

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    o da visionario del nostro Latry

     

     

    Ma questo è un disco di Bach registrato ad uno dei più straordinari organi del mondo.
    Un organo lontano da quelli barocchi che suonava Bach quasi quanto lo è quello elettronico di Cameron Carpenter.
    Latry non è nuovo in incursioni temporali, nel 2003 ha registrato per la DG un SACD contenente tra l'altro una potente Chaconne in Re minore con questo organo poderoso e ricco di registri.

    Ma veniamo a questo Bach to the future.

    Ovviamente nessuna scelta filologica ma la libera scelta di usare un organo post-romantico al meglio delle sue possibilità espressive, dei suoi registri, del suo potere.

    Il ricercare a 6 dall'Offerta Musicale inizia in sordina e molto lentamente. L'interpretazione è chiaramente ellittica rispetto alla Passacaglia e Fuga in Do minore che conclude il disco.
    Non è messa in evidenza la linea delle variazioni ma la linea del basso che incede inesorabile, con qualche sprazzo di chiarore cambiando manuale.
    Nel suo fluire la musica aumenta di intensità e di veemenza, con il subbasso che quando entra sposta le panche della Cattedrale.
    Le singole voci sono ovviamente rese per l'uso di registri differenti.
    Il tono è comunque pacato.

    Segue la celeberrima Fuga in Sol minore BWV 578, più tradizionale nel suo sviluppo. Un tantino più lenta di quanto piacerebbe a me (o a Ton Koopman :) ). Anche qui il pedale - quando entra - si staglia rispetto ai due manuali per la cui registrazioni sono scelte impostazioni simili.

    L'ancora più celebre Toccata e Fuga in Re Minore BWV 565 è certamente il brano che più si distacca dal tradizionale e dove quest'organo si mette a disposizione del testo più profondamente.

    Per quanto so io di Bach, avrebbe provato entusiasmo nel disporre di uno strumento tanto esagerato.
    Non sarebbe diventato Widor o Vierne - come si potrebbe commentare in questi passaggi - ma chi può dirlo.
    L'improvvisazione e l'adattamento del testo alla disponibilità di materiale, sia strumentale (musicisti) che strumentistico (strumenti) per Bach era la prassi, non motivo di discussione.

    La Toccata effettivamente sembra una composizione di fine '800. La fuga .... beh, è tra le più belle pagine di musica mai scritta.
    Lo stacco dall'accordo tenuto della toccata è spettacolare, ripartendo dal pianissimo.
    Le singole voci perfettamente identificabili (cosa che con gli organi barocchi, specie quelli modesti è spesso praticamente impossibile).
    E il pedale ... il pedale ... ;)

    Forse, forse, anche qui, un pizzico di velocità in più non avrebbe guastato ma probabilmente sarebbe andato a detrimento della chiarezza dell'eloqui.

    Registri totalmente avulsi dalla tradizione bachiana. Ma funzionali al gusto e all'interpretazione voluta.

    Un lungo corale in mezzo per provare le tonalità tipiche delle nostre chiese per poi andare alla Fantasia e Fuga BWV 542.

    Anche in questo caso Latry mostra come i preludi, le fantasie e le toccate lo ... tocchino più delle rispettive fughe (sostanzialmente il mio esatto opposto !).
    La Fantasia infatti è portata con gusto scenografico e una registrazione estremamente ricca, crescendi appassionanti, un suono pieno e magnifico.
    Anche una certa libertà nei cambi di passo e di velocità che non guasta. Il tono resta comunque molto solenne.

    Molto più tradizionale la fuga seguente anche se pure qui vengono usati - benissimo - i differenti registri per caratterizzare le singole voci.

    Segue il gioioso corale In dir ist Freude BWV 617, in cui vengono usate le campane e i martelletti che - giustamente sottolinea l'organista  : nel mio organo ci sono, non vedo perchè non usarli ! - ma che certamente faranno pizzicare il purista.

    Molto vicini alla poetica degli organisti francesi (Saint Saens in testa) il corale seguente e il pezzo d'organo BWV 572.

    Il disco si chiude con la Passacaglia e Fuga in Do minore BWV 582,

    La Passacaglia comincia praticamente con subsuoni e prosegue per toni a crescere, lentamente, inesorabilmente.
    Le voci salgono piano, piano, piano.

    Prosegue fino a diventare fragoroso con la bombarda che si inserisce verso il finale (07:49).

    La fuga comincia al minuto 09:10 e questa volta lo stacco è meno netto in termini sonori. E la velocità pure perchè resta sullo stesso ritmo della Passacaglia. Il pedale recita lo stesso inesorabile marcatore del ritmo.

    L'intera composizione é certamente il brano più interessante dell'intero disco. E anche la fuga è resa con grande originalità, oltre che sensibilità.
    Non per il gusto di fare una cosa diversa dal solito ma per dire una cosa in modo differente dall'usuale.

    In questo il disco è perfettamente coerente in ogni nota.
    Latry dimostra di essere degno dell'organo di Notre-Dame (e spero che glielo ricostruiscano ancora migliore di quello che è andato distrutto : io ho contribuito alla sottoscrizione di Qobuz in favore dell'opera) e di avere grande originalità pur di fronte a pagine assolutamente frequentate, se non abusate, spesso da concertisti ingessati che professano una scuola, piuttosto che rendere la musica vicina al gusto attuale.

    Non è un disco che piacerà ai filologi, chi ama Helmuth Walcha o Karl Richter se ne starà lontano.

    Ma chi si entusiasma a sentire il pedale che gli scava nei visceri e nel sentire che il vecchio Bach, nel 2019 ancora ci sa fare come quel tipo la con le scarpine a punta ... beh, daje con il volume !

     

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    Edited by Florestan



    User Feedback

    Recommended Comments

    Un disco molto particolare e sorprendente per chi si aspetti un Bach più tradizionale.

    Certo che la diatriba sul Bach eseguito al clavicembalo o al pianoforte impallidisce al confronto di quella tra organi antichi e moderni!

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    Se posso suggerire, questo SACD del 2003

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    che contiene stranezze alla Latry, come l'ultima, la Chaconne della suite n.2 per violino solo ... all'organo Cavaillé-Coll di Notre-Dame ;)

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