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    Florestan

    Tamara Stefanovich : Influences

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    Charles Ives, sonata n. 1 (1910)
    Béla Bartòk, improvvisazioni su canzoni paesane ungheresi Op. 20 (1920)
    Olivier Messiaen, Cantéyojaya (1949)
    Bach, Aria variata alla maniera italiana (1709)

    Influences
    Tamara Stefanovich, pianoforte
    Pentatone 2019, 96/24

    ***

    Programma molto impegnativo per questo esordio.
    L'interprete nelle note di copertina e nelle interviste pone l'accento a considerazioni autobiografiche (le influenze di cui parla, i paesi e le origini che hanno caratterizzato la sua vita e quella dei suoi cari).
    Sinceramente poco importa leggere queste "influenze", la scelta va su un repertorio decisamente moderno ma per nulla relato e si conclude con il Bach all'italiana che resta comunque Bach così come gli altri tre autori sono e restano assolutamente tipici ed originali e totalmente slegati dalla tradizione musicale classica.

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    Il piglio è solido anche quando si avvicina a composizioni ostiche come la sonata di Ives. Per nulla sonatistica a dispetto di quello che vogliono dire i critici (penultima sonata romantica ?), alterna ritmi ragtime ad influenze jazzistiche, con rari momenti di cantabilità in un mare di atonalità. Si sentono richiami tipicamente americani che si perdono però rapidamente in tentativi di polifonia dissonanti.
    Come interpretare questi 41 minuti di canzoni americane rivisitate da un Pollock della tastiera andrebbe ben oltre le mie capacità di immaginazione, eppure ci sono momenti veramente potentemente espressivi.

    Il Bartòk di questo disco è quello intimo delle radici popolari ungheresi, portato dalla pianista senza troppa indulgenza sentimentale come chiaramente pretende l'autore. Le melodie sottostanti si intuiscono ma il gioco delle improvvisazioni le smaterializza in un gioco di suoni.
    Effettivamente la settima - come dice il libretto - ha una evocazione debussyana ma non mi riuscirebbe di definirla oltre. Evocazione, appunto, ma né tributo né memoria.

    Interessanti gli esperimenti ritmici di Messiaen che per 12 minuti conducono il pianista (e l'eventuale ascoltatore, perchè non sono così convinto che si tratti di un pezzo "da concerto") per temi e improvvisazioni, citazioni, ritmi e cambi di ritmo.
    Qui la Stefanovich ha garbo quando invece si sarebbe più semplicemente portati ad indulgere sull'ossessività dei cambi di velocità per strappi rapidi, ostinando di più le ripetizioni rispetto ai toni.

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    Preparata, allo stesso modo, con tonalità molto morbide, definirei mite, l'Aria di Bach, cantabile, sussurrata, senza nessuno staccato.
    Anche qui sono i cambi di ritmo - e questo crea il vero legame interpretativo di tutte queste altrimenti molto eterogenee composizioni - caratterizzano tutte le variazioni.
    Senza forzare, praticamente senza forti. Con la mano sinistra che asseconda la destra senza forza ma restando comunque sempre udilissima.
    Fino all'ultima variazione, molto intimista, dopo accelerazioni e veloci cambi di tempi nelle precedenti.

    Un disco complesso, impegnativo da ascoltare ma assolutamente encomiabile, ben più dell'ennesima inutile raccolta di sonate beethoveniane su cui difficilmente si troverà qualcosa da dire di nuovo o su un improbabile disco schumanniano di cui non si mostra di comprendere nemmeno la decima parte della sua reale essenza.

    E' un disco che non mi sento di raccomandare alla leggera, non perchè non meriti ma perchè estremamente particolare.
    Lei é molto brava, molto garbata e sensibile e i mezzi non le mancano pur se non è ostentarli il suo obiettivo.

    La ascolteremo molto volentieri ancora se qualche etichetta vorrà seguirla.

    Suono chiaro e pulito, senza nessun riverbero o alone, frequenze equilibrate.Tamara_Stefanivich_800x300px-800x300.jpg

    Edited by Florestan



    User Feedback

    Recommended Comments

    Ho trovato questo disco molto bello e molto interessante, pur se non immediato da ascoltare, con i suoi salti spazi-temporali. Tuttavia penso che qui ognuno possa trovare una parte del programma che gli sia più familiare, così come un'altra che lo stimoli ad approfondire un repertorio meno noto.

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