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    Eusebius

    Tchaikovsky: Gran Sonata Op.37, Le Stagioni. Nikolai Lugansky

    Tchaikovsky: Gran Sonata Op.37, Le Stagioni.

    Nikolai Lugansky

    Naïve Classique 2017

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    Quando parliamo di Tchaikovsky è difficile che il pensiero vada subito alle sue composizioni per pianoforte, eppure la sua produzione pianistica fu piuttosto intensa. Si tratta per lo più di brani "leggeri" destinati a un'esecuzione da salotto.

    Fa eccezione la sua seconda sonata per pianoforte in sol maggiore, Op.37a, composta nel 1878. E' una composizione decisamente ambiziosa che gli costò diversi mesi di lavoro. Tchaikovsky rese omaggio al genere della sonata per pianoforte, ormai passato di moda da qualche decennio, (ma destinato a rifiorire proprio in Russia nei decenni a seguire), con lo sguardo rivolto al modello di Schumann.

    E' un'opera caratterizzata dal contrasto tra il tono eroico e monumentale del primo movimento e il carattere più intimo e lirico del secondo movimento. Lo scherzo e il finale riportano un clima più gioioso, se vogliamo tradizionale, a una composizione che al primo ascolto può lasciare un po' spiazzati per una certa sua disomogeneità. 

    Dimenticata poi per diverso tempo fu il grande pianista sovietico Sviatoslav Richter a riscoprirla e a riproporla al pubblico. Per chi fosse interessato, ricordo un bel disco dell'etichetta Melodiya con la sonata di Tchaikovsky e i Quadri di Mussorgsky.

    Tutt'altra musica i 12 pezzi "caratteristici" delle Stagioni. Composti su commissione di Nikolay Matveyevich Bernard, editore della rivista "Il Novellista", si tratta di 12 brevi pezzi che furono pubblicati mensilmente nel 1876. Bernard propose un sottotitolo per ogni mese dell'anno e Tchaikovsky ne ricavò 12 gradevolissime piccole composizioni. Alcune sono delle vere e proprie gemme e anche piuttosto note, come la Barcarolle (Giugno) e la Troika (Novembre),  suonato spesso da Rachmaninov come bis nei suoi concerti.

    Veniamo ora all'interpretazione di NIkola Lugansky.

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    Per chi non lo conoscesse Lugansky è un pianista russo e uno dei migliori della sua (e non solo della sua) generazione. Allievo della grande Nikolaeva, si è affermato già negli anni '90 come interprete straordinario di Rachmaninov, Chopin e Prokofiev. Ha una tecnica straordinaria, un suono cristallino e uno stile interpretativo molto elegante, sobrio e poco incline al sentimentalismo.

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    E così sono anche queste sue letture di Tchaikovsky, sobrie, eleganti e pulite. Lugansky è perfettamente a suo agio e convincente sia nei passaggi più drammatici e tempestosi (primo movimento della sonata) , sia in quelli più intimi e lirici (secondo movimento della sonata). Alcuni potrebbero sentire la mancanza di un po' di trasporto nella sua interpretazione, specialmente perché stiamo parlando di un autore come Tchaikovsky. E allora possiamo sempre fare riferimento all'incisione della Sonata del grande Richter (Melodiya), mentre per per Le Stagioni mi sentirei di raccomandare il disco di Pletnev (Erato 2005), che ha un approccio decisamente più fantasioso.

    In conclusione un ottimo disco che copre un repertorio poco frequentato. Mi sento di dire, però, che probabilmente non è uno dei dischi migliori del pur sempre bravissimo Lugansky.

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    Edited by Johannes



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    Hai scritto bene

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    Fa eccezione la sua seconda sonata per pianoforte in sol maggiore, Op.37a, composta nel 1878. E' una composizione decisamente ambiziosa che gli costò diversi mesi di lavoro. Tchaikovsky rese omaggio al genere della sonata per pianoforte, ormai passato di moda da qualche decennio, (ma destinato a rifiorire proprio in Russia nei decenni a seguire), con lo sguardo rivolto al modello di Schumann.

    in realtà, io che sono sempre politicamente scorretto arriverei a dire che è "mappazzone tremendo", scritto forse per piacere alla gentile mecenate che adorava i romantici tedeschi ma la scorreria di Chaikovsky in un repertorio tanto lontano da lui quanto da Schumann il balletto russo, non è solo poco degna di memoria ma si è prestata, purtroppo, ai più sonnolenti dischi a mia memoria.

    Ricordo perfettamente l'edizione di Richter, comprata con tanto piacere da Buscemi un ventennio fa, ascoltata di un fiato ... fino a rimanere imbarazzato e non più presa in mano a vita.
    Idem per il secondo tentativo per il caparbio Pletnev che pure riesce in imprese impossibili ai più.

    Sinceramente non capisco chi abbia portato Lugansky a tentare questa carta quando la sua carriera, chiaramente ad un bivio imboccato da qualche anno verso il basso, necessiterebbe di qualche comburente più vivace e coinvolgente.

    Insomma, Nikolaj, fatti una bella bevuta, ordina una cassa di cioccolato svizzero e ricomincia da zero, per cortesia. Non avvitarti in una spirale distruttiva come il povero Gavrilov.

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    Ma no, anche la sonata ha il suo perché, anche se, dovendo scegliere, preferisco di gran lunga i quadretti semplici e pittoreschi delle Stagioni.

    Lugansky dopo aver registrato tutto il registrabile di Rachmaninov, ha fatto qualche passo falso (Schubert) o poco interessante (questo Tchaikovsky). Deve ritrovare la sua via, ma è un pianista di classe e sono certo che ci riuscirà.

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