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    Florestan

    Handel : Italian Cantatas

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    Handel : Italian Cantatas
    Sabine Devieilhe, soprano, Lea Desandre, mezzo-soprano
    Le Concert d'Astrée diretto da Emmanuelle Haim
    Erato 2018, formato 96/24

    ***

    Sappiamo bene che il nostro Caro Sassone, si perfezionò all'arte operistica e vocale in Italia durante il suo soggiorno tra il 1707 e il 1710 "a carico" della meglio nobiltà romana e fiorentina.
    Non solo gli divenne familiare l'italiano ma anche lo stile dei musicisti italiani con cui venne in contatto (tra cui certamente Nicola Porpora e Bononcini, oltre a Gasparini). Se ne ripartirà al seguito del prossimo sovrano inglese Giorgio di Hannover per Londra dove quanto imparato in Italia gli servirà per seguire la nuova moda locale per il gusto italiano - supportata dalla nobiltà inglese in contrapposizione con il conservatorismo tedesco del nuovo sovrano - e dove nascerà l'impresario Handel.

    Il periodo italiano di Handel resta comunque ricco di grande musica - ricordiamo che Handel aveva solo poco più di venti anni - non solo dello stupore suscitato nei musicisti italiani per le grandi doti strumentiste - tipicamente tedesche - apprese durante la formazione ad Halle.

    Ce n'è traccia in questo bel doppio Erato nella sonata in Si minore Op. 2, n.1 che mette in mostra i solisti del Concert d'Astrée sotto la sempre spigliata direzione di Emmanuelle Haim. Una sonata molto vivace in 4 movimenti - andante/allegro/largo/allegro tipico della sonata da chiesa, visto l'uditorio ecclesiastico - con un ricco contrappunto, la perfetta fusione del di gusto italiano con la scrittura rigorosa tedesca.

    Ma il pezzo forte di questa proposta - certo non originale, la discografia è piena di raccolte "italiane" di Handel - sono le tre cantate, equamente ripartite tra le soliste, una per soprano solo, una per mezzo, una per le due voci contrapposte. Sono in piccolo delle opere liriche solo con organico ridotto ed assenza di basso, ideate per essere rappresentate nei saloni patronali dell'aristocrazia, anzichè a teatro in spazi più ampi.

    Le cantate conosciute di quel periodo, scritte da Handel per varie occasioni sono almeno 27.

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    la Haim alla testa della sua compagine

    Sinceramente non mi soffermerei sul soggetto e sul testo, siamo in ambiente romano/vaticano - almeno un testo è del Cardinale Pamphili, mecenate di Handel come il principe Ruspoli  - di origine mitologica ma sulla struttura delle composizioni, dove vediamo già l'Handel dei grandi trionfi operistici europei.

    La mia preferenza va alla "avvicente" Armida Abbandonata, dove la brava soprano Sabine Devieilhe mette in mostra grandi doti.
    La struttura della cantata è operistica con recitativi ed arie drammatiche che richiamano i futuri Rinaldo e Giulio Cesare, i greatest hits di Handel.

    L'aria "Ah, crudele" è di una bellezza sconvolgente e pare già cantata da Cleopatra. E' la classica aria col da capo, con vocali di coloratura portate a lungo. La cadenza centrale è melodrammatica ma è la ripresa finale che è ricchissima di fioriture. La Devieilhe mostra un'ottima dizione, una grande chiarezza ed una tenuta di voce esemplare negli acuti a pieno volume, con un tono leggero ma non per questo meno accattivante, anzi.

    Brillantissima l'aria successiva, "O voi dell'incostante e procelloso mare orridi mostri", sebbene brevissima, portata con grande generosità di acuti.
    Un filo di riposo nella più melodiosa "Venti, fermate". Quasi pastorale il finale "In tanti affanni miei".

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    le due cantanti

    La Lucrezia è un dramma il cui testo potrebbe anche aver creato qualche malumore all'epoca, alterna arie drammatiche su tempi lenti con arie più agitate (ma sempre contro "l'empio romano", figlio del re Tarquinio il Superbo). Richieste elevate di coloratura e di virtuosismo per l'altrettanto brava Lea Desendre che si mette in mostra nell'aria liricissima "Già nel seno comincia ... " e nel drammatico finale.

    Aminta e Fillide comincia con una vera e propria ouverture introduttiva con pieno orchestrale, già in stile "Windsor" e fa da preludio ai duetti successivi.
    Brillantissima e coinvolgente in grado di zittire un distratto parterre di aristocratici fino all'introduzione della parte per il soprano nella prima aria, drammatica e declamatoria (di fatto è l'ouverture del Rinaldo, poi riscritta utilizzando lo stesso materiale a Londra qualche anno dopo).
    Godibilissi i duetti. La Desandre non mostra una dizione perfettissima ma il tono e l'eloquio sono giusti.
    Purtroppo noi siamo abituati a prove molto elevate da parte delle nostre cantanti e delle nostre compagini in questo repertorio che sentiamo tipicamente nostro.

    Ma non importa visto che il risultato è comunque godibilissimo, se ce la immaginiamo anzichè alla corte papale o di qualche principe romano, invece al Louvre o a Versailles in quegli stessi anni.
    Certo non è colpa nostra se la nostra musica - sebbene qui composta dal "Caro Sassone", il più italiano dei tedeschi del vivacissimo periodo d'oro dell'opera italiana - non è noiosa come certi macigni francesi coevi.

    Ma bando alle polemiche, un gran bel disco che si lascia ascoltare con piacere dalla prima all'ultima nota (sono 96 minuti in tutto, ci vuole l'intervallo in mezzo) e tra le mie scelte dei preferiti  2018.

    Registrazione chiara, strumenti ben ripresi, voci in evidenza ma perfettamente in equilibrio con la concertazione.
    Grandissima e di grandissimo spirito, come al solito, la Haim.

    Se qualcuno volesse lasciarsi tentare, metto qui a dispozione il libretto  : booklet.pdf

    Edited by Mauro Maratta



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