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  1. Yesterday
  2. Johannes Brahms, opere complete per organo Robert Bates Pro Organo 2019, formato cd *** Bel disco che fornisce la chiave completa delle composizioni organistiche dell'ateo (?) Brahms, intrise di citazioni bachiane e di testi luterani (qui cantati da una voce sopranile).
  3. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Sono indeciso sul da farsi, se fosse come dici almeno la musica orchestrale dovrei apprezzarla maggiormente con le Sundara ma purtroppo non mi sembra così. Forse sto sbagliando sorgente. Al momento non trovo tra i due impianti una differenza di 500 euro. Suonano entrambi in modo piacevole, ma se mi privassi di toppig e sundara penso che non li rimpiangerei, volevo fare un upgrade con un incremento abbastanza netto di qualità ma al momento non lo avverto.
  4. Ho scritto questa piccola indicazione all'ascolto qualche tempo fa, senza alcuna pretesa alcuni miei suggerimenti d'ascolto. “In questa sinfonia, lo dico senza esagerare, ho infuso tutta la mia anima”. La discografia della sinfonia è sterminata, qualche suggerimento per iniziare si trova su youtube, giusto per iniziare L’ultima partitura sinfonica Tchaikovsky la pensò e la scrisse nel 1893. Si trattava della sua sesta sinfonia e sarebbe stata la sua opera estrema, in quanto l’autore russo morì poco dopo suicidandosi (OPPURE NO?) tragicamente. Su questi eventi si è molto detto e la storia della musica è ancora dibattuta sul fatto: si trattò di un suicidio dovuto alla situazione estremamente compromettente in cui lil Maestro si era trovato a causa del suo amore per il nipote del duca Stenbock­ Thurmor, oppure colera? Molte fonti propendono per l’una versione e molte altre per la seconda. Trent’anni fa tutti gli storici erano certi che si fosse trattato di suicidio, oggi molto meno. A chi interessa suggerisco gli studi di Alexander Poznansky in contrapposizione alle teorie di Alexandra Orlova. Nello scrivere queste brevi e modestissime note mi sono chiesto se valesse la pena fare un‘analisi del testo sotto il profilo musicale oppure lasciare spazio all’ascolto di ognuno e suggerire solo alcune mie osservazioni sui temi dell’opera. Nell’incertezza ne ho scritte due versioni, ma alla fine ho scelto la seconda, dato che l’analisi della sinfonia è molto complessa e farebbe sì che dopo 10 righe mi mandaste su altri lidi. Comunque sia è un’opera questa dal fortissimo valore simbolico, e a riguardo lo stesso Tchaikovsky disse, durante la composizione: “durante i miei viaggi mi è balenato il pensiero di un’altra sinfonia, questa volta a programma; un programma che resterebbe un segreto per tutti. Segreto che sfido a indovinare. Questo programma è così intensamente personale che spesso durante i miei viaggi, componendola mentalmente, ho pianto molto”. Al di là della verità biografica, tuttavia, ciò che sembra interessante è che difficilmente la teoria della Orlova avrebbe attecchito se l'ultima pagina composta non fosse stata proprio la Sesta Sinfonia, se il Maestro non fosse morto pochi giorni dopo la prima esecuzione, se il fratello Modest non gli avesse suggerito la necessità di un titolo per questo lavoro e se Piotr ll'ic non avesse pensato che sì, tutto sommato quel "Patetica" che Modest gli aveva buttato lì non suonava male. L'ipotesi Orlova sarebbe stata perfetta: la musica che illumina la vita, la vita che spiega la musica, tutto che combacia. Perfetto Ciò che invece le fonti raccontano a proposito di questa straordinaria Sinfonia ha a che fare con un momento di crisi creativa. Nel dicembre 1892 Tchaikovsky decise improvvisamente di smettere di lavorare ad una Sinfonia in mi bemolle maggiore alla quale si era dedicato per un po' di tempo: "una decisione irreversibile scrisse ­ ed è bellissimo che io l'abbia presa". Ma il fallimento di questa nuova Sinfonia lasciò Tchaikovsky afflitto, disorientato, tanto da cominciare a temere di essere ormai "fuori gioco, prosciugato", "lo penso e penso, e so che cosa non devo fare", scrisse a suo nipote Vladimir (da tutti conosciuto come Bob) Davydov, al cui sostegno ricorreva in occasione di crisi come questa. Tuttavia, benché temesse di essere spazzato via dal nuovo corso dell'estetica continuando a comporre "pura musica, cioè musica sinfonica o da camera", in capo a un paio di mesi il Maestro si riprese e cominciò a scrivere quella che sarebbe diventata la sua più grande Sinfonia (nonché l'ultima). Stese la musica freneticamente, eccitato dalla ritrovata gioia del comporre. In quattro giorni la prima parte della Sinfonia fu completata, e si dice che il resto albergasse già nella sua mente in modo preciso. "Non puoi immaginare quanta felicità mi ha colto nello scoprire che il mio tempo non è ancora passato e che posso ancora lavorare", scrisse a Bob l'11 febbraio 1893. Continuò dunque a scrivere, senza nessuna battuta d'arresto, e alla fine di agosto la Sinfonia era finita e pronta per la prima esecuzione, organizzata il 28 ottobre. Fu il compositore stesso a dirigerla­, in quegli anni era ormai acclamatissimo nei due ruoli ­ e in sala si era radunata tutta la Pietroburgo che contava. Al suo ingresso il pubblico si alzò in piedi per applaudirlo e tutto avrebbe fatto pensare che ci si preparava al più fragoroso dei successi. Alla fine, invece, gli applausi furono timidi, incerti: la gente non sapeva che cosa farsene di una musica così sobria e cupa. Uscendo dalla sala da concerto, Tchaikovsky si lamentò che né il pubblico né l'orchestra sembravano avere apprezzato la sua nuova partitura; due giorni dopo, invece, annotò: "non è che non sia piaciuta, ma ha creato un certo smarrimento". Ora, la tentazione di leggere qualcosa di tragico in questa Sinfonia è effettivamente forte e ormai storicamente consolidata. Persino il compositore, che non aveva voluto spingere verso un'interpretazione precisa, aveva ammesso prima dell'esecuzione che il carattere del lavoro si avvicinava a quello di un Requiem, e le frasi incantate del trombone nel primo movimento citano effettivamente un canto funebre della tradizione ortodossa. Certo i primi ascoltatori furono sorpresi da quel finale così inconsueto, lento, lugubre, che si spegne nel silenzio con il pianissimo assoluto (pppp, in partitura) nel quale suonano soltanto violoncelli e contrabbassi. Così, quando nove giorni dopo la prima esecuzione Tchaikovsky morì, improvvisamente e con la violenza portata dal colera, la Sinfonia venne inesorabilmente identificata come un messaggio funebre: in occasione della seconda esecuzione, il 6 novembre, organizzata in memoriam, la "Gazzetta Musicale Russa" annotò perentoriamente che "la sinfonia era una sorta di canto del cigno, un presentimento della fine imminente". Ma che cosa ha voluto raccontare davvero Tchaikovsky nella Patetica? Sappiamo che aveva in mente l'idea di una Sinfonia a programma, ma gli appunti criptici lasciati accanto ai pentagrammi dicono poco se non che si ha a che fare con le aspirazioni e le delusioni della vita (soggetto portante nel pensiero del compositore: la ricerca di un ideale mai raggiunto è anche il cuore del Lago dei cigni e dell'Evgenij Oneghin). Scrisse a Bob che la partitura seguiva "un programma che rimarrà un mistero per chiunque, lasciamoli indovinare"; e allora il suggerimento è quello di provare ad ascoltare la musica per quello che è, magari badando ad alcuni meravigliosi dettagli contenuti nei diversi movimenti. Il lunghissimo primo tempo, ad esempio, è un unicum nella produzione di Tchaikovsky, con quel fagotto al grave, solo, sopra archi scurissimi, in un'atmosfera nella quale, quasi annunciando certe modalità espressive delle avanguardie del Novecento, giocano senz'altro un ruolo maggiore il timbro che le note scelte. Ed è da ascoltare la sua capacità di mantenere questo carattere per tutto il movimento, anche quando l'Adagio introduttivo sfocia nel meraviglioso tema dell'Allegro non troppo. Il secondo tempo, Allegro con grazia, è una sorta di valzer impossibile, in 5/4, quasi un incubo per un ballerino: l'atmosfera è quella giusta, ci si sente invitati al ballo del principe ma il metro scelto farebbe incrociare le gambe e cadere rovinosamente ­ no, è un valzer indanzabile. Volendo ci si potrebbe invece allineare sul ritmo di marcia dell'Allegro molto vivace, gioioso, scherzoso, orchestrato con straordinaria sapienza: lì il tono patetico sparisce e il cuore, le orecchie, per alcuni minuti si dedicano decisamente ad altro. Il finale comincia con un pianto disperato, nel quale tutto il calore degli archi non riesce a consolare il dolore del corno, e questo senso di desolazione prosegue sino alle ultime note, facendoci scoprire che persino Tchaikovsky, amato per la sua sapienza nel costruire musiche fatte di pulsazioni ritmiche e fragori sonori, quando voleva sapeva comporre pagine che si muovono in punta di matita, tra colori pastello e dinamiche ridotte. E non ci si lasci trarre in inganno dal crescendo centrale: non conduce da nessuna parte, se non ad un punto di non ritorno, quando un singolo e moderato colpo di tam­tam segna l'avvio della dissoluzione progressiva di ogni cosa. Tchaikovsky stesso racconta le impressioni dopo la prima rappresentazione dell’opera, il 16 ottobre del 1893 (che fu anche l’unica che ebbe modo di vedere): “Con questa sinfonia succede qualcosa di strano. Non è che non piaccia, ma suscita una certa perplessità. Per ciò che mi riguarda personalmente ne sono orgoglioso più che di qualsiasi altra mia composizione”. Consigli per gli acquisti: dalla sterminata discografia della Patetica indico una edizione per ogni movimento, il che non sta a dire che le altre non siano ragguardevoli. Ho avuto notevole imbarazzo nel sceglierne 4, dato che le edizioni commendevoli sono moltissime, ho cercato di indicarne alcune che magari non sono notissime, ma degne di menzione: L’edizione diretta da Karajan forse è quella che mi piace di meno tra quelle scelte, ma il primo movimento ed il fagotto dell’introduzione è spettacolare. Quattro note del tema, con la successione ascendente subito dopo e quindi il cromatismo discendente di contrabbassi, meraviglioso! Il primo movimento è certamente in forma sonata, con elementi contrappuntisti in tempo sempre più animato comprendendo anche legni ed ottoni. Edizione diretta da Mravinskij, russa che più russa non si può, con i complessi della Filarmonica di Leningrado. Il Secondo movimento inizia con un tema di valzer imballabile (provare per credere!)in cinque tempi, iniziato dai violoncelli in registro tenorile e quindi ripreso dai legni con immediata ripetizione. Il tema prosegue sul pizzicato degli archi. La parte centrale molto tetra con gli archi gravi ed i timpani caratterizzata da un trio tripartito ed infine una melodia cantabile con andamento discendente e ripresa del valzer in 5/4. Terza edizione, diretta da Pierre Monteux. L’Allegro molto vivace è un rondò sonata: inizia con una serie di terzine staccata di archi e fiati e prosegue con marcia che costituisce la seconda idea tematica del movimento e che si alterna alla prima idea nel corso di tutto il movimento ( 9-10 minuti circa). Si forma un climax piuttosto inqiuetante fino all’epilogo risolutivo in tema di marcia con grancassa e piattini crescendo. A me inquieta moltissimo, in una tensione che fa fatica a risolversi se non nell’ultimo movimento. Infine, ultima edizione per il Finale della sinfonia, in cui le tensioni si risolvono, lasciando il passo ad un requiem insistito e definitivo. Per questo ultimo movimento ho scelto la edizione diretta da Antal Dorati, che anche dal punto di vista tecnico è meravigliosa. La caratteristica di questo movimento è che in realtà non si risolve, lasciando una aspettativa senza fine. Il primo tema è ispirato alla liturgia russa dei defunti (Requiem Aeternam) e si conclude con un certo tono di mestizia. Il secondo tema è anch’esso ispirato alla liturgia russa dei defunti (Lux Perpetua), con grande crescendo e coinvolgimento dell’intera orchestra per terminare in un corale lugubre e disperato. L’ultima fase del movimento, e della sinfonia, si spegne in un pianissimo tirato e disperatissimo fino al silenzio finale, struggente sì, ma tristissimo e con un inesorabile senso di attesa, di non finito.. Sono solo alcune indicazioni, e certamente del tutto superficiali, sulla sinfonia, che è una delle più belle di Tchaikovsky ed espressione di tutto il suo percorso musicale. Al funerale di Tchaikovsky lo Zar esclamò: Non abbiamo un altro Tchaikovsky! _________________ Giovanni
  5. Ben arrivato Giovanni, ti apro le porte del regno così puoi entrare in redazione
  6. Askhenazy come pianista è ormai da rottamare, ma io l'ho sentito alle prove come direttore d'orchestra e resta un grandissimo musicista: quello che sa! trasmettere all'orchestra è incredibile
  7. Presente e disponibile nell'ambito delle mie limitate conoscenze. Grazie dell'invito. Giovanni
  8. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Hanno una impostazione secca e neutrale, con bassi (molto) magri e alti frizzanti ma voci un pò indietro e generalmente parlando, bassa sensibilità. Se identifichi un genere musicale che richiede queste caratteristiche troverai la loro giusta collocazione. Ma secondo me non sono le cuffie per te. Vai sul dinamico, semiaperto o chiuso (se le reggi). Magari prova anche le Grado, oltre alle Beyerdynamic. Ti ricordo che questo è un sito che si occupa prevalentemente di musica classica, di quella registrata al meglio.
  9. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Ho tempo ancora 10 giorni per restituirle. Ma quindi per te le sundara oltre che per l'acustica per cosa sono ideali? Tanto per capire se è meglio virare su altro.
  10. Beethoven : Le nove sinfonie Danish Chamber Orschestra, Danish National Concert Choir Adam Fischer Naxos 2019, 96/24 *** L'instancabile Adam Fischer stampa a sopresa una integrale delle sinfonie di Beethoven con tempi beethoveniani. Molto energica, ancora da ascoltare bene. Suono terso e chiaro, molto pulito. Orchestra di primordine. Ci torneremo su.
  11. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Ed hai mai provato delle Beyerdynamic (tipo le DT-880) o delle Audiotechica ? Perchè le HIFIMAN Sundara con la musica che ascolti tu non ci azzeccano nulla (e nemmeno le Sennheiser, in linea di massima ...) Magari le HE-560 o le HE-6 ma in geenerale meglio le dinamiche. Focal magari, o anche Denon.
  12. Last week
  13. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Rock (alternativo, progressivo, hard) metal (Alternative, Nu, heavy) metalcore ma anche colonne sonore
  14. Albrecht Mayer, Longing for Paradise musiche di Strauss, Elgar, Ravel, Goosens DG 2019, 96/24 *** Albrech Mayer, oboe principale dei Berliner Philarmoniker non ha bisogno di presentazioni e sinceramente nemmeno di titoli a programma come questo (io questo paradiso non lo vedo proprio, nemmeno a sforzarmi). Per non parlare dell'abbigliamento stile Arciduca Rodolfo a Mayerling ... Per il resto bella musica (anche la trascrizione di Ravel) molto ben eseguita. Un bel disco, ben registrato.
  15. An English Coronation 1902-1953 Gabrieli Consort, McCreesch Signum Records 2019, 96/24 *** In 2:40'' tutte le musiche delle incoronazioni della corona britannica da Edordo VII nel 1902 a Elisabetta Seconda nel 1953. Un dispiego di forze musicali enorme e momenti di vera emozione musicale. Composizioni di tutte le epoche da Gibbons fino a Walton. Un disco magnifico ma non per tutti i palati.
  16. Ti piacerebbe scrivere di musica classica? Variazionigoldberg.it sta crescendo ed ha bisogno di nuovi collaboratori che contribuiscano con nuovi articoli alla vita del sito. Se ti piace la musica classica e ti interessa condividere questa tua passione, questa potrebbe essere l’occasione giusta. Cosa chiediamo: Buona conoscenza della storia della musica. Buona conoscenza della discografia esistente. Disponibilità a scrivere regolarmente articoli e recensioni (almeno in buon italiano ) Possibilmente una presenza attiva sui social media E’ previsto un compenso? No, questo non è un sito commerciale: non abbiamo contatti con le case discografiche. Quello che facciamo lo facciamo per pura passione e per la nostra soddisfazione personale. Abbiamo già qualche riscontro da parte di alcuni artisti recensiti. E questo spesso ci basta, insieme al piacere di offrire i nostri consigli a chi si voglia orientare sull'ampio panorama discografico prima di fare i suoi acquisti. Se sei interessato a collaborare con noi, puoi contattarci rispondendo qui di seguito oppure via messaggio privato Raccontaci la tua esperienza e le tue motivazioni, valuteremo con molta attenzione ogni proposta. Grazie in anticipo a chi vorrà soffermarsi su questo annuncio ! ________________________________________________ La redazione di Variazioni Goldberg
  17. W.A.Mozart, sonate per pianoforte K280, K281, K310, K333 Lars Vogt, pianoforte Ondine, 2019 *** Il pianista tedesco Lars Vogt interpreta due sonate giovanili di Mozart (K280 e K281) e le più celebri K310 e K333 in modo assolutamente convincente. Niente manierismi rococò o raffinatezze timbriche degne di Debussy. La musica scorre fresca e energica in tutta la sua bellezza!
  18. Richard Strauss - Burleske per pianoforte e orchestra Michael Mchale, pianoforte - Duett-Concertino per clarinetto, fagotto arpa e orchestra d'archi Julie Price, fagotto, Michael Collins, clarinetto - Romanze in mi bemolle maggiore per clarinetto e orchestra Michael Collins, clarinetto - concerto per violino e orchestra in re minore Tasmin Little, violino BBC Symphony Orchestra diretta da Michael Collins Chandos 2019, disponibile in 48/24 *** Michael Collins, clarinetto e direttore d'orchestra in questo disco Chandos Julie Price protagonista del brillantissimo Duetto Concertante per clarinetto e fagotto insieme a Michael Collins Riichard Strauss è certamente famoso per le sue opere liriche che hanno segnato l'epoca post-wagneriana a cavallo tra '800 e '900. E chiaramente per i suoi poemi sinfonici celebrati dal cinema. Ci dimentichiamo spesso che è stato anche un brillante compositore di musica concertistica, forte della sua profonda conoscenza delle dinamiche d'orchestra e di tutti i possibili strumenti solistici. E anche nella musica solistica e cameristica ha lasciato il segno in un'epoca in profonda trasformazione. E' musica post-romantica che cerca di allontanarsi dal solco brahmsiano ma resta comunque musica tradizionale anche quando sperimenta. In questo bellissimo disco Chandos abbiamo ottimi solisti britannici che si mettono al servizio di pagine non notissime, se togliamo il celebre Burleske. Cominciando dal Duett-Concertino che è una delle ultime pagine composte da Strauss. Completato a fine 1947, nell'idea precedente era un concerto doppio tradizionale ma è diventata una fiaba di fate, dove il clarinetto idealmente rappresenta una principessa e il fagotto un orso che ovviamente si trasforma in principe come nelle più belle storie di Hans Christian Handersen. E' una composizione di grandissima grazia, con materiale melodico ricchissimo e dove le due tonalità di questi due meravigliosi strumenti si fondono insieme all'orchestra conducendoci per mano, mano nella mano. Dopo i primi due movimenti molto lirici, il rondò finale completa l'opera mantenendo atmosfere alpine e rupestri, molto suggestive. Bravissimi tutti gli interpreti ad assecondare il concetto del compositore, senza alcuna forzature. In fondo sia Julie Price che Michael Collins hanno una lunga carriera alle spalle e non hanno nulla da dimostrare. Quasi operistica la Romanza giovanile per clarinetto e orchestra, di toni e atmosfere dichiaratamente mozartiane. Già a 15 anni Strauss dimostra grande equilibrio nel miscelare suoni e dinamiche, già nello stile che consoliderà da grande. La composizione è brillante, veramente da concerto e non da sala, il che dimostra anche le velleità del giovane compositore (siamo nel 1879 con Brahms in pieno spolvero ...). Tasmin Little conduce il concerto per violino e orchestra composto due anni dopo e la cui prima esecuzione è del 1882. E' un concerto nella tradizione di Mendelssohn e di Brahms con un inizio molto veemente che poi prosegue con un primo tema molto coinvolgente, accompagnata da accordi ritmati. Tasmin Little ha una sensibilità straordinaria che ne fanno secondo me l'interprete ideale per tutto il repertorio di fine dei decenni a cavallo del cambio-secolo. E questo concerto sembra dipinto su di lui perchè mancano totalmente episodi che richiedano interventi ruvidi mentre sono ricchissimi quelli di pieno lirismo con cambi di scene sempre molto delicati. E' un concerto molto lontano da quello di Brahms ma ne ha i colori. Mancano i temi malinconi di Mendelssohn ma il materiale tematico è di una ricchezza e di una varietà straordinarie. Il secondo movimento in particolare. Mentre il finale è un rondò dove il solista suona in punta di dita, veloce ma senza forzare con l'orchestra che pizzica prima di entrare di forza. lei è sensazionale e approfittiamo anche per farle gli auguri per il compleanno appena passato Arriviamo al Burleske, la composizione più straordinaria di Strauss, a mio parere e forse tra le più originali della storia del concerto per pianoforte. Nasce nella testa di Strauss a Meiningen dove diventa assistente del celebre direttore Hans Von Bulow che gli presenta Johannes Brahms. La composizione è piena di Brahmsschwarmerei ovvero di Entusiasmo Brahmsiano, qualche cosa che non si può imitare e che si deve possedere. Ne aveva in abbondanza Strauss che costruisce in un solo movimento di 20 minuti una sorta di concerto per pianoforte, timpani e orchestra, una crasi tra i due concerti di Brahms, senza metterci i toni scuri del 1° (estranei all'indole olimpica di Richard) né quelli aulici del 2° (unici in tutta la storia della musica) ma iniettando la brillantezza di un carattere aperto nei suoi 22 anni. Prima esecuzione con Eugen d'Albert al piano - il più famoso concertista dell'epoca e non a caso grande amico di Johannes Brahms, perchè è in questo humus che questa composizione è nata. Bulow si rifiutò di dirigerlo perchè lo ritenevo un pezzo di una difficoltà impossibile ed inutile da studiare. Cosa che per Strauss apparve una sfida, prima di quelle più celebri con Mahler. E ovviamente diresse il suo pezzo da solo. Il lungo e fitto dialogo tra il piano e l'orchestra viene scandito dai colpi di timpano per tutta la composizione, quasi a dirgli qualche volta stai zitto, quando prende il sopravvento ed esclude l'orchestra dal fraseggio, senza che ci siano delle cadenze formali. In questo sta probabilmente il carattere di Burla, tipico di Strauss, comune con alcuni dei suoi poemi sinfonici. Il solista deve possedere il carattere necessario per interpretare con il giusto piglio una composizione realmente molto complessa ed impegnativa e che richiede tanti cambi di passo. Non a caso tra i pochi pianisti ad avere in repertorio il Burleske di Strauss c'è Martha Argerich oltre a Byron Jains e Sviatoslav Richter, pianisti cui certo non difetta il carattere. Questa edizione che è quella sonicamente migliore in mio possesso, dura 2 minuti pieni di più di quella storica, diretta dallo stesso Strauss a Londra nel 1947 (Testament), qualche secondo meno di quella di Byron Jani e Fritz Reiner del 1957, un minuto in più di quella - bellissima - di Marc-André Hamelin per l'Hyperion. Ma è anche quella più intonata al resto del programma e nel complesso in questo momento tendo a preferirla e a consigliarla (ne possiedo altre ma al momento non esagererei con i confronti). Concludendo un bellissimo disco, nella tradizione Chandos cui ogni proposta è sempre di grandissima qualità. Qui siamo lontani dalla tradizione britannica cui la casa è sempre legata ma i suoi musicisti mettono le loro migliori qualità al servizio di musica che non esito a definire meravigliosa, sebbene non contenga messaggi filosofici trascendentali ... Suono e ripresa perfetti. Disco consigliatissimo sotto tutti i punti di vista.
  19. Salvatore Sciarrino, Let me die before I wake (1982) Johannes Brahms, quintetto per clarinetto Op.115 Gérard Pesson, Nebenstück (1998) Reto Bieri, clarinetto, Meta4, quartetto d’archi. ECM New Series, 2019 *** Segnalo questo disco del clarinettista svizzero Reto Bieri principalmente per la composizione di Salvatore Sciarrino Let me die before I wake, per clarinetto solo. Atmosfera molto particolare, tra il magico e il misterioso, vale il disco. Accompagnato dal quartetto finlandese Meta4, Bieri esegue anche il più tradizionale e rassicurante quintetto di Brahms. In chiusura un pezzo del 1998 di Gérard Pesson, liberamente ispirato alla quarta Ballata Op.10 di Brahms.
  20. Eusebius

    HIFIMAN Sundara

    Glitch, ma che genere di musica ti piace asoltare?
  21. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Purtroppo non trovo musica acustica di altissima qualità a parte quella che si trova qui: http://www.2l.no/hires/ fosse tutta così... ho provato qualche album di morricone ma la sorgente mi è parsa pessima. Rimane il fatto che questo genere di musica è già apprezzabilissimo con le 598. Grazie per il cavo.
  22. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    1) con l'heavy metal, l'hard-rock o la techno non noterai mai alcuna differenza : sarebbe impossibile. Hai provato ad ascoltare una voce umana non amplificata o un violino, un liuto, un clarinetto ? Spesso, è più una questione di orecchie ... ma ribadisco le magnetoplanari HIFIMAN sono cuffie per musica acustica unplugged. 2) fai l'ordine con il configuratore, poi metti nelle note un messaggio per il tipo dicendo che ti serve per le Sundara e che non sei sicuro di aver scelto bene, vedrai che sarà lui a scriverti prima di costruirti il cavo (sono on-demand e ci vuole tipo 10-12 giorni prima che te lo spedisca). Ma prima assicurati che queste cuffie siano quello che fa per te. Se non ti piacciono è inutile spendere dei soldi in un cavo che dovresti rivendere con le cuffie stesse perchè inutilizzabili con altre cuffie.
  23. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    C Cosa devo scrivere di preciso? Mi consigli di fare l'ordine senza passare dal configuratore?
  24. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Non voglio arrivare a conclusioni troppo frettolose, domani avrò un po' di tempo in più per sperimentare... Ma intanto c'è da dire che sul fiio è presente un piccolo ma sorprendente selettore chiamato "bass" che alle 598 fornisce qualcosa che le manca di natura, immagino basti intervenire sull'equalizzatore per ottenere la stessa cosa anche sul topping. Riguardo alla differenza tra impianti avrei voluto che ascoltando il nuovo la sensazione fosse quella che si percepisce quando si passa da una cuffia da 10 euro a quella da 50. Cosa che è accaduta appunto passando da aurvana live e 598. Non so forse avrei dovuto mirare ancora più in alto.
  25. Eusebius

    HIFIMAN Sundara

    Io possiedo le Sundara e le gloriose HD 600. Sono due cuffie molto, molto diverse. Io preferisco le Sundara per la trasparenza della gamma media. In fondo è questione di gusti, però mi sembra curioso che tu non percepisca una netta differenza tra le tue Sundara e le HD 598. Alcuni amplificatori per cuffie hanno la doppia uscita bilanciata separata per ogni canale, per cui ti servono due cavi bilanciati uno per canale, come quelli che ci hai linkato.
  26. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Ma alla fine potrebbe essere possibile che fiio e10k+hd598 possano suonare meglio di dx7+sundara ? 200€ vs 800€, a me sembra impossibile. Dopo quasi 100 ore di rodaggio, si avverte qualità ma non una netta differenza. Poi una curiosità, http://www.mfspdesigns.com/index.php/en/all-products/cables/headphone-cables/hifiman-cable-for-sundara-detail perché questo è doppio a 3pin?
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