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  1. Today
  2. Singin' Rhythm Vivi Vassileva, percussioni Alpha 2019, 96/24 *** Sinceramente non saprei se considerare questo programma di "musica classica". Poco importa, a me piacciono molto le percussioni. E questo è un bel disco ! Lei è bravissima, e la musica piacevole. Non sarà il disco dell'anno, ma anche solo per cambiare minestra tra un Brahms e un Bach, ascoltatelo ...
  3. Mozart Quartetto n.1 per pianoforte e archi K478 Mahler : Quartetto in la per pianoforte e archi Brahms : Quartetto n.1 per pianoforte e archi Op. 25 Skride Piano Quartet Orfe 2019, 96/24 *** La formazione guidata da Baiba Skride (con la sorella) si cimenta in tre composizioni per archi con pianoforte. Mi ha incuriosito la presenza del desueto quartetto di Mahler, probabilmente l'unica composizione non orchestrale che mi viene in mente di questo autore. Il disco è scorrevole ma manca di verve romantica, e se questo ci può stare in Mozart (ovviamente !), non va bene per niente né nel giovanile ed ardito Brahms dell'Op. 25 e specialmente nel polisinfonico Mahler. E riascoltandolo, anche Mozart in fondo manca un pò di ritmo. Insomma, sembrano le prove, più che la registrazione. Non mi ha convinto ...
  4. Respighi : Sonata per violino e pianoforte Busoni : Sonata per violino e pianoforte n. 2 Gian Paolo Peloso, violino Bruno Canino, pianoforte Sony 2019, 96/24 *** Due pezzi forti del camerismo italiano tardoromantico, una solida prova di Respighi e la più "brahmsiana" composizione di Busoni. Due interpreti italiani di primo rango. Eppure si può avere più nerbo, più impeto, più forza in questa musica. Da rivedere a confronto con altre edizioni ma il primo ascolto non convince ...
  5. Brahms : trio con clarinetto, sonate per clarinetto Joseph Shiner, Somi Kim, Yoanna Pradanova Orchid Classics 2019, formato 96/24 *** Un trio di musicisti giovanissimi alle prese con l'ultima crepuscolare produzione per contralto del vecchio Brahms. Eppure una prova solida e matura che merita attenzione. Bravi !
  6. E' un disco molto interessante e molto godibile. Personalmente rimango sempre perplesso nel constatare quanto la musica inglese sia rimasta pervicacemente estranea alle evoluzioni musicali che avvenivano nel resto del mondo.
  7. Last week
  8. Florestan

    HIFIMAN HE400i V2

    HIFIMAN HE400i V2 Sono a lungo stato attratto da queste cuffie, sin dalla prima edizione del 2014 se non ricordo male. L'arrivo delle Sundara che idealmente le sostituiscono ha fatto calare i prezzi ad un livello tale che non potuto cedere alla tentazione. Per 175 dollari ho comprato direttamente dallo store HIFIMAN un modello aggiornato (la i sta per improved) e nella versione 2. Gli aggiornamenti rispetto alla prima versione sono tanti e tali che rendono del tutto insensato l'acquisto della precedente. Innanzitutto è stata migliorata del tutto la meccanica, con il nuovo archetto molto più robusto e ci sono i nuovi pad. Sono anche stati cambiati i connettori del cavo di collegamento che non hanno più la vite ma dei normali spinotti. Ho atteso di rodarle per oltre sei mesi, ascoltandole in parallelo alle mie HIFIMAN Arya - le mie cuffie di riferimento attuali - e per un breve periodo di tempo, alle HIFIMAN Sundare (due modelli di cui ho parlato già). Confermo l'impressione di fondo, tolte le elettrostatiche (sono un estimatore delle cuffie Stax da quando ... ascolto musica ... una quarantina di anni, insomma) non c'è storia tra le cuffie magnetoplanari e la gran parte di quelle tradizionali. Almeno per quanto riguarda la musica classica o in generale quella acustica. il nuovo archetto, molto più robusto, è simile a quello delle Sundara il cavo stock è di ottima qualità, probabilmente le cuffie si gioverebbero di un cavo bilanciato, ma vista la proporzione di spesa non ho ancora pensato di fare l'upgrade il connettore di collegamento sulla presa sbilanciata del mio Audio-GD R28 anche i padiglioni sono stati migliorati e pure le protezioni metalliche esterne, molto robuste. Dovrebbe essere passato definitivamente il tempo in cui molti utenti lamentavano rotture meccaniche delle prime HE500 ed HE560 delle prime serie. ASCOLTO Cominciamo come di consueto dalla misura della risposta in frequenza (un canale solo) misurata tramite i microfoni Minidsp Ears e il programma REW risposta in frequenza distorsione noterete una notevole risposta lato basse frequenze, il classico avvallamento intorno ai 1800 Hz e l'aumento di sensibilità alle alte frequenze. Alla prova di ascolto ho avuto conferma di questa misura, ottenendo un suono piuttosto pieno sulle basse, appena indietro sulle voci, con altissime frequenze in evidenza (almeno quando nel programma musicale c'é musica così in alto). Nel complesso non ho avuto un reale bisogno di equalizzarle (sebbene abbia preparato una classica compensazione della risposta secondo lo standard Harman), salvo alle volte rialzare i 1500 Hz ed attenuare un pò le altissime. A differenza delle Sundara che ho trovato sin da subito piuttosto secche, magre ed aspre, queste cuffie sono molto gradevoli all'ascolto e prediligono la musica sinfonica, il pianoforte e il jazz acustico. Non sono il massimo per la voce femminile e per la musica cameristica, ma la tonalità scura e tendenzialmente grassa della risposta me le fanno ampiamente preferire alle più recenti Sundara, migliori sul piano della costruzione, più stancanti (senza equalizzazione) su quello dell'ascolto. Come sospettavo, con le Arya non c'è confronto, e naturalmente non c'è nemmeno con le mie Stax SR404S, almeno sulle voci e sugli archi nella cameristica. Ai prezzi attuali le ritengo comunque un affarone, dato che è ancora possibile trovare almeno oltreoceano degli esempali nuovi di magazzino a prezzi eccezionali (al lancio erano sui 400 euro e anche di più, in linea con il prezzo attuale delle Sundara). CONCLUSIONI PRO suono abbastanza ben bilanciato, importante, sostenuto da un basso ben esteso e potente, non troppo aggressive sulle alte, voci indietro costruzione migliorata rispetto alle prime versioni prezzo/qualità imbattibile l'estetica è degna di cuffie di fascia superiore e più importante CONTRO il padiglione è piccolo, quello delle Sundara è più comodo. Io non ho orecchie grandi ma dopo un pò mi danno fastidio perchè mi sento "costretto" ed afflito e corro a rimettermi le mie Arya la sensiblità è bassa e sebbene l'impedenza sia da considerare facile da pilotare, richiedono una amplificazione capace e importate (non risparmiate MAI sull'amplificatore per le cuffie e prendete sempre uno che possa pilotare anche cuffie ben più complicate delle vostre) non sono cuffie da effetto wow e come - imho - tutte le magnetostatiche, non sono adatte ai generi elettronici e più moderni che si gioveranno sempre di monitor dinamici molto sensibili
  9. I 12 preludi di Alwyn per l'esecuzione del grande John Ogdon pubblicati dalla Chandos nel 2013 (registrazione del 1984).
  10. Colour and light : Musica per pianoforte britannica del 20° secolo Delius, Lutyens, Dickinson, Hill Nathan Williamson, pianoforte SOMM RECORDINGS 2019, formato liquido 88.2KHz/24bit *** Confesso di provare grande interesse per la musica inglese del XX secolo. Dopo due secoli di silenzio - sostanzialmente dalla morte di Handel - il risveglio britannico di epoca vittoriana corrisponde alla fine dell'età classica europea, sostanzialmente con la Grande Guerra da cui l'Inghilterra e l'intera Europa non torneranno mai più indietro. Apprezzo però che salvo contaminazioni dell'ultimo periodo, i compositori inglesi manterranno per lo più un'anima originale - come i contemporanei russi - senza il timore di essere considerati antichi per non aver abbracciato, come il resto del continente, la dodecafonia viennese o la musica seriale. Questo disco rende onore una volta tanto al titolo programmatico di "colore e luce" ed interpretato dal bravo pianista Nathan Williamson su un grande Fazioli F278. Abbiamo musica che parte da Delius di inizio secolo, fino a Anthony Herschel Hill di cui sono presentate due opere del 1992 e del 1999. In mezzo composizioni di William Alwyn e Peter Dickinson degli anni '50 e '60. Un arco di tempo vasto con grandi mutazioni, conflitti, scenari differenti. William Alwyn (1905-1985) ha composto musiche per oltre 70 film anglo-americani, alcuni di grandissimo successo. La raccolta di 12 preludi (1958) che introduce questo disco è giocata nel suo stile tipico, che alterna melodico a dissonante. Di grande intensità con momenti veramente lirici e coinvolgenti, sono probabilmente il pezzo forte della raccolta. Non è un caso che siano stati un cavallo di battaglia del grande John Ogdon. All'estremo opposto, in chiusura di disco, la Litany e la Toccata di Hill (nato nel 1939), si tratta di musica attuale ma ben ancorata nella tradizione pianistica che va da Liszt a Prokofiev, in particolare la Toccata che non stenterei ad avvicinare a quella ... inavvicinabile di Prokofiev e che chiude in modo mirabile il disco (prima registrazione mondiale). Molto vicino allo stile di Ives, le cui influenze sono chiarissime, le variazioni Paraphase II di Peter Diskinson, del 1968 che si permette anche un omaggio a Erik Satie con una sorta di walzer della mattonella che porta alla toccata finale, percussiva e declamante. Più che variazioni, sono permutazioni, certamente per la felicità dei teorici della musica computazionale. Nathan Williamson è esemplare in tutto il disco e il suo è un sacro tributo alla musica che ha selezionato per questo ideale recital e alla tecnica pianistica che ha raggiunto oggi livelli per cui tutto sembra permesso. Timbro molto deciso della registrazione dove la potenza del Fazioli emerge con grande prepotenza. Richiede un sistema di riproduzione all'altezza per essere goduto. Nel complesso uno dei miei dischi di riferimento per questo 2019. Non per tutte le orecchie, naturalmente.
  11. un altro disco molto interessante dello stesso WIlliamson, probabilmente di livello assoluto nel panorama esistente per questa musica. Naturalmente per chi la regge, non è di ascolto immediato, ci vuole ... orecchio e molta perseveranza.
  12. Florestan

    Nicola e Wynton

    Wynotn Marsalis : Concerto per violino e orchestra, Fiddle Dance Suite Nicola Benedetti, violino The Philadelphia Orchestra diretta da Cristian Macelaru DECCA 2019, formato liquido 96/24 *** Questo concerto nasce dalla commissione di ben sette orchestre consorziate ed ha come riferimento di destinazione la violinista Nicola Benedetti ed è stato presentato in pubblico il 6 novembre 2015 al Barbican Centre di Londra con la LSO. Wynton Marsalis non é nuovo in incursioni classiche ma certamente in pochi lo avrebbero immaginato alle prese con un violino. Dal primo movimento intitolato Rhapsody non vi aspettate atmosfere alla Porgy and Bess, anzi, l'inizio è proprio lirico. Solo a circa un terzo lo schema cambia un pò con l'intervento di aggiunte ritmiche e passi di marcia. Ma sembra più una passeggiata del violino alla ... Un americano a Parigi, se rendo l'idea, con il "fischietto" che regola il traffico. Nicola è bravissima e ci mette tutto il suo spirito anche quando la cacofonia di certi momenti di accompagnamento orchestrale la lasciano da sola ad improvvisare una cadenza. guardando le foto diffuse ufficialmente sembra che si siano divertiti tutti un mondo. E viene certamente da crederlo. Non che ne sia venuto fuori un lavoro leggero o preso sotto gamba, ma ricordiamoci sempre che Marsalis è un trobettista jazz abituato a suonare in compagnia di di gente come Herbie Hancock o di Eric Clapton più che scrivere per gli altri. E infatti sembra strano non vederlo protagonista in un suo lavoro. Ma questo concerto è piuttosto interessante per le atmosfere che presenta e il violino non è per nulla fuori posto, anzi, come dicevo ascoltandolo dà proprio l'idea del percorso, del viaggio. E infatti, leggendo poi le note del libretto, l'ispirazione - a detta dello stesso Wynton - viene dalla vita stessa di "Nicky" come viaggiatrice-concertista che illumina e delizia le comunità del mondo con la magia del suo virtuosismo. Molto più ritmico il secondo movimento che rimane nello stesso stile (del Gerschwin di un Americano a Parigi) con una convincente fusione di jazz-sinfonico con impressioni musicali di varie provenienze. Blues, il terzo movimento, è appena più declamatorio ed apre la strada al finale di stampo più country e decisamente molto vivace sia per la parte solistica che per gli interventi orchestrali fragorosi. Finale giubilante con grande partecipazione di tutte le sezioni orchestrali e il violino che resta sempre ben saldo la in mezzo. Probabilmente la miglior parte di questo concerto. segue un suite di dance in stile Fiddle per solo violino in cui Nicky può dare completo sfogo alle sue doti di meraviglioso violino sfacciatamente solista. Credo che Marsalis abbia veramente dipinto il carattere estroverso e brillantemente sciovinista della Benedetti (detto in senso buono, non può esistere un violinista di successo introverso ...). E in questo il disco ha veramente grande efficacia e credo abbia fatto la felicità di tutti i committenti. Incontrerà anche il favore del pubblico, cosa che di questi tempi, non può certo far male. Registrazione al massimo di Decca nella assoluta tradizione che ne ha decretato in passato la leggenda (fatta lo scorso marzo nel Surrey)
  13. Volendo ancora esplorare il clavicembalo al servizio di compositori contemporanei, segnalo questo bel disco Naxos del 2013 : con musica più "leggera" ma non per questo disprezzabile, anzi. E' un disco che io amo molto.
  14. Per converso, un repertorio tradizionale, Jory Vinikour con Rachel Barton Pine e Bach
  15. Concerti per clavicembalo del XX secolo. Jory Vinikour, clavicembalo Chicago Philarmonic Scott Spech Cedille 2019, formato liquido 96/24 *** Sembra una contraddizione in termini parlare di clavicembalo del 20° secolo quando siamo nel 21°. In fondo il clavicembalo è passato di moda nell'ultima parte del XVIII secolo ... ma non è mai scomparso. Tant'è che si continuano a costruire strumenti di qualità e tanta gente lo studia e lo suona. Perchè non comporre per il clavicembalo anche oggi ? E' una domanda retorica. Si può fare e si può fare benissimo, come dimostra questo disco che presenta tre concerti di autori a me del tutto sconosciuti, più uno per strumento amplificato di Michael Nyman. Walter Leigh è stato un compositore inglese della prima parte del secolo. Nato nel 1905, morì a Tobruk come soldato delle truppe corazzate inglesi durante l'ultima offensiva italo-tedesca in Nord Africa. Leigh ha studiato composizione a Cambridge con Paul Hindemith a fine anni '20 per poi dedicarsi alla composizione a tempo pieno. Il suo concertino per clavicembalo e orchestra d'archi è stato composto nel 1934 ed ha un struttura classica in tre movimenti. Anche l'articolazione è neoclassica, sia nella scelta del materiale tematico che nel dialogo tra solista ed orchestra. Ci sono anche degli accenni di cadenza nel primo e nel terzo movimento. Il terzo movimento è in effetti molto virtuosistico. Dura in tutto una decina di minuti e in esso si sentono influenze della musica inglese tradizionale del periodo. Registrato nel 1946 per la prima volta è stato nel repertorio di alcuni clavicembalisti inglesi (tra cui Trevor Pinnock). Decisamente più "moderno" il concertino per clavicembalo ed orchestra da camera di Ned Rorem che è del 1946 ma è rimasto praticamente sconosciuto. Deve avergli fatto piacere (Norem ha 95 anni compiuti e parla ancora del suo concerto) che un clavicembalista giovane come Vinikour lo abbia recuperato dal suo archivio alla Libreria del Congresso per portarlo in concerto e registrarlo. Ben più strutturato del concerto di Leighi - anche in termini di durata - presenta un dialogo tra il cembalo e i fiati ma il clavicembalo è l'assoluto protagonista della partitura anche qui con momenti di elevato virtuosismo. Per un compositore che nel 1946 aveva solo 23 anni è di notevole intensità. Il finale "presto" ha tratti umoristici con melodie che ricordano certe gighe celtiche. Viktor Kalabis ha sposato la cembalista ceka Zuzana Růžičková e le ha dedicato il concerto per clavicembalo e orchestra Op. 42, ovviamente interpretato dalla moglie nel 1977 (dovrebbe esserci una registrazione del 1980 della Supraphon). Pare che lei avesse chiesto qualche cosa di allegro ma - a dispetto delle indicazioni "allegro leggiero" e "allegro vivo" - la musica ha opposta impostazione. Pesante, anzichè "andante" il movimento centrale, porta ad un finale assolutamente hitchcockiano che ingenera certamente tensione. Nel complesso non è una composizione che mi attira particolarmente lo ammetto senza troppo timore. Il Concerto per clavicembalo amplificato ed archi di Michael Nyman è del 1995 ed è una composizione che a dispetto del minimalismo tipico del compositore inglese ha una complessisima tessitura che si basa sulle qualità del solista che deve reggere sei movimenti molto tesi per praticamente 21 minuti senza interruzioni. Le indicazioni di velocità sono al limite del folle e credo che veramente pochi solisti oggi siano in grado di interpretarlo per come è stato concepito. Piaccia o non piaccia. Ne risulta un disco decisamente in crescendo sia per l'interprete che per il solista che non credo possa essere in grado di esibirsi con tutto questo repertorio in un solo concerto. Ma le qualità di Jory Vinikour sono tali che il risultato appaia interessante anche per chi cerca di non discostarsi dal territorio noto e vuole il clavicembalo sostanzialmente al servizio della musica barocca o almeno, in musica moderna ma di impronta fondamentalmente neoclassica (parlo al personale ovviamente). Ve lo consegno come proposta decisamente alternativa al solito. Ineccepibile sul piano della registrazione e realizzazione.
  16. Mozart, concerto per due pianoforti K 365 e Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 K 466 Radu Lupu e André Previn LSO diretta da Andrè Previn Warner Classics 2019 *** E' nella realtà la riedizione in HD del bellissimo disco EMI del 1977 che è piacevolissimo ascoltare oggi, ripulito dagli anni, anche se il suono resta un pò esilino. Da segnalare nel concerto K466 la cadenza di Beethoevn al primo movimento e dello stesso Previn nel terzo.
  17. Famiglia Bach : Kantaten Vox Luminis diretta da Lionel Meunier Ricercar 2019, formato 96/24 *** Un disco della famiglia Bach (non dei figli ma degli avi) non è una novità ma qui vengono tratteggiate le origini della tradizione musicale della famiglia. Non manca una cantata di Sebastina, la celeberrima BWV 4. Stile severo, come si conviene. Bel suono dell'organo, un disco da approfondire decisamente.
  18. Haydn : sonate per pianoforte vol 7 Jean-Efflam Bavouzet Chandos 2019 *** Arriva all'8° volume l'integrale delle sonate per pianofrte di Haydn che sta completando in questi anni il grande Bavouzet. Lo stile resta quello garbato messo in luce nei precedenti volumi. Tendiamo forse ingiustamente a trascurare la musica di Haydn, io sinceramente preferisco le sonate di Haydn a quelle di Mozart. In questo disco ci sono due cose piuttosto originali come la versione per piano solo dell'adagio del trio Op. 71 n.2 e del secondo movimento del quartetto Op. 76 n. 3 (L'imperatore, ovvero l'attuale Inno Nazionale Tedesco) estremamente ben resi, soprattutto il secondo. Molto bella nel suo carattere "danzante" la sonata n. 49 che chiude il disco. Bello !
  19. Vivaldi : Arie e Cantate per contralto Delphine Galou, contralto Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone Naive 2019 *** Segnalo l'ennesimo volume della monumentale integrale dedicata a Vivaldi dalla casa francese Naive. La Galou canta con buona dizione e voce adeguata ad arie certamente minori di Vivaldi (almeno a guardare il catalogo delle opere incluse) ma c'è anche qualche gemma degna di gran nota (come "No, non vidi" da "O mie porpora più belle" RV 685). Registrazione calda che privilegia l'ambienza senza esagerare la voce solista.
  20. l'altro disco disponibile, edito da CPO nel 2016 e contenente i concerti del Principe e le trascrizioni al cembalo di Bach.
  21. Prinz Johann Ernst von Sachsen-Weimar : concerti Thuringer Bach Collegium Audite 2019, formato liquido 96/24 *** Il principe Johann Ernst von Sachsen-Weimar nella sua pur breve vita (1696-1715) diede ampia prova di essere un musicista di prima qualità. Ne abbiamo ampia prova in questo disco che contiene la più parte delle sue composizioni che spicca per gusto, stile e ritmo, tipicamente italiano, con violino concertante e con tromba solista. Abbiamo prove che conosceva bene l'Opera 3 di Vivaldi - pubblicata ad Amsterdam nel 1711, dove si recò il Principe nel 1712 - ed ebbe come maestro un discepolo di Bach, Walther, e che studiò con Bach che era a servizio alla corte di Weimar in quegli anni, da cui certamente prese altre conoscenze di musica francese e italiana. Bach era poco più grande del principe e nel periodo della sua seconda formazione prendeva ampio spunto dalla nostra musica, come ben sappiamo. E' peraltro il periodo delle trascrizioni e Bach, oltre a riarrangiare i concerti di Vivaldi e di Marcello, trascrisse al cembalo e all'organo diversi concerti del Principe Johann Ernst. Le composizioni di questo disco datano 1712-1713, e furono scritte durante la malattia che portò alla morte il principe. Opere pubblicate postume da Telemann che ricevette l'incarico di curarne la stampa dal Duca padre nel 1718. E' così che abbiamo i sei concerti dell'Op. 1 del Principe Johann Ernst IV. All'ascolto risultano molto piacevoli. La struttura, come dicevo, è tipicamente italiana, tripartita in allegro-adagio-allegro, con tonalità alternate ora maggiore, ora minore, violino concertante, archi a fare il tutti con articolazione ampiamente per imitazione. Considerando l'età del compositore e la breve formazione condotta insieme agli altri doveri di un rampollo di una antica famiglia di sangue reale tedesca, se non possiamo parlare di genio, ci andiamo veramente vicino ed io non stento ad avvicinarli a quelli, certamente di una mano più colta, più matura e più ricca, del Re di Prussia, che casualmente aveva il figlio di Bach "berlinese" come tutor musicale. Ascoltate l'allegro finale del concerto n.6, un fugato che parte dal basso e che si estende alle altre voci con abbellimenti e fioriture, temi alternati, cambi di ritmo. Non manca in questo disco il celeberrimo concerto per due violini trascritto da Bach al numero BWV 984, qui proposto nell'originale partitura per archi, effettivamente ricostruito dalle parti di Bach, perchè l'originale manca. (Ricordo la trascrizione per organo del solo primo movimento BWV 595, particolarmente gioiosa, la versione per cembalo BWV 984). Gli altri due concerti trascritti da Bach sono il brillantissimo n.4 (BWV 987) e l'iniziale n.1 Op. 1 (BWV 982). Il Thuringer Bach Collegium ripreso all'ingresso in sala di registrazione. Un segno distintivo della qualità della musica viene proprio dal fatto che le trascrizioni di Bach stanno insieme a quelle tratte da Vivaldi e Marcello. La compagine protagonista di questo disco è profondamente immersa nel mondo musicale della Turingia, terra natale di Bach e di cui le città principali sono proprio Weimar, Erfurt ed Eisenach. I membri del Collegium suonano strumenti storici, usano la viola da gamba e gli strumenti che erano comuni per Bach e i suoi contemporanei, quali, il nostro principe di Weimar che non ebbe purtroppo il tempo di sviluppare la sua arte. Un disco molto interessante che segna ulteriormente la sensibilità editoriale di una casa - la Audite - che ci sta arricchendo con proposte fuori dalla solita routine delle grandi case. Qualità della registrazione di prim'ordine, suono solo leggermente un pò secco. La registrazione è stata eseguita, guarda caso, nella Johann-Sebastian-Bach-Kirche di Arnstadt (ricordo che Sebastian Bach è considerato santo per la Chiesa Luterana ed è commemorato il 28 luglio insieme a Schutz e ad Handel).
  22. Sir WIlliam Walton : Concerto per violino e orchestra in Si minore Karl Amadeus Hartmann : Concerto funebre per violino e orchestra d'archi Bela Bartòk : Concerto per violino e orchestra n.2 Sz. 112 in Si maggiore Fabiola Kim, Violino Munchener Symphoniker diretti da Kevin John Edusei Solo Musica 2019, formato liquido ad alta risoluzione *** Programma a tema per questo disco. Tre concerti per violino che hanno come legame la data di composizione o di prima esecuzione nel 1939, anno fatale in cui l'Europa precipitava nella folle conflagrazione dalle indicibili conseguenze. La protagonista è la violinista coreana di formazione americana Fabiola Kim che fa anche da collante tra le tre composizioni. Non c'è connotazione politica e in fondo il tema programmatico resta un pretesto. Infatti, nonostante nelle sue note biografiche si dica che conosce Bartòk da prima di nascere (la madre, violinista, suonava le sonate per violino del compositore ungherese durante la gravidanza), il suo temperamento non si lega poi così tanto alla musica dell'ungherese. La sua interpretazione, chiara e ben scandita è molto personale ma probabilmente troppo lontana dalla lucida e disperata follia che quella musica richiede. Non è una visione disprezzabile ma probabilmente lo stesso Bela non l'avrebbe apprezzata che, durante la scrittura del concerto e poi subito dopo la prima esecuzione era ossessionato dall'impellenza di fuggire dall'Europa con la sua famiglia. Decisamente più intonata allo spirito di Walton e al virtuosismo necessario per il suo concerto, composto su richiesta di Jasha Heifetz, richiede. Qui la Kim mostra decisione e temperamento, stemperando un pò certi momenti eccessivamente sentimentali della composizione. Il concerto per violino di Walton è molto bello ed è un vero peccato che non stia stabilmente in repertorio. Non conoscevo per nulla il bavarese Karl Amadeus Hartmann e il suo concerto per violino. Composto nell'autunno del '39 in reazione alla vittoriosa e tragica campagna di Polonia, invasa per un pretesto dalla Germania Nazista, caso che determinò l'inevitabile scoppio della guerra in Europa. é una composizione decisamente scura e lenta nel suo incedere. Anche qui i tratti politici evidenziati nel libretto - che sinceramente ci interessano poco - non influenzano l'esecuzione che resta lucida e tersa, con una visione coincidente tra solista e accompagnatori. Sottolineo la scelta del compositore di limitare l'articolazione ai soli archi, cosa che alleggerisce decisamente il quadro complessivo. E' comunque un brano interessante, una delle tante scoperte di questo 2019 molto generoso di proposte musicale. Al solito non mi stupisco di leggere che l'interprete suona uno Stradivari, uno strumento del 1733 dal suono chiaro che ben si intona al suo temperamento. Le note, le recensioni, i media in generale si attardano sui tratti appassionati e romantici del suo tocco. Sinceramente io la sento molto lucida, razionale, decisa. Alla Jansen se posso ardire. Poi sceglierà il repertorio che crede ma decisamente io la vedo più inclinata per Prokofiev che Bartòk, per Bach, piuttosto che per Sibelius, più per Strauss che per Frank o Grieg. Insomma, la attenderemo per vedere come deciderà di sviluppare la sua carriera. Per il momento decisamente più consigliato il 2° di Bartòk della Kopatchinskaya, ovviamente. Mentre per il concerto di Walton (che vale da solo questo disco), il mio riferimento è Yehudi Menuhin con Sir William alla direzione
  23. Earlier
  24. l'allegro maestoso iniziale del concerto Op. 7 di Clara Schumann
  25. Mentre per il bel concerto per pianoforte e orchestra Op. 7 consiglio sempre la brillante interpretazione di Veronica Jochum sebbene molto datata Tudor 1988
  26. Consiglio realmente in alternativa, per l'integrale della musica pianistica di Clara : integrale in tre cd edita da CPO nel 2000-2001 e interpretata con piglio romantico autentico dal pianista belga/fiammingo Jozef De Beenhouwer
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