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  1. Prima
  2. Denil

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    Ok grazie, chiedevo se farmele o meno perchè vedendo tante cinesate in giro le foto sono le stesse per alcuni cavi bilanciati, su Amz per esempio un 50 parte per una bilanciata per le 4.4 a doppia 3.5 e cambiando solo i connettiri a 2.5 per altre si passa a 35€ stesso filo, poi guardo ebay e identiche le fanno a 135€ quindi il primo pensiero: valgano 30 ma tanti a specularci, chi più chi meno. Sicuramente farmeli sono tentato, però un cavo argento non si trova così facilmente. Sicuramente non lascerò le Sundara solo alla scheda audio e per avere il bilanciato di conseguenza e d'obbigo prendere un ampli a parte (questione di attacchi). Ok deciso, gradualmente in base alle finanze: 1- Ampli a cui mi collegherò inizialmente al jack grande per non restare senza sonoro. 2- Cavo 4.4 bilanciato. 3- Valutare per un DAC esterno al PC o passare alla SB-7 col suo DAC. Ieri sera ho testato dei nuovi flac, qualcosa anche a 24bit e sono li le cuffie a chiedere cibo (già molto amplificate così ma han da dare di più, stanno aspettando) Ricevo le notifiche mail 1 ora dopo i messaggi, non so se è normale. Grazie per il tempo dedicato
  3. Non intendevo che sia necessario un front-end da 2.000 euro ma che il miglior paio di cuffie anche da 50.000 suonerà di m...nta se è collegato ad una uscita da pochi millivolt pilotata da un circuito integrato da radiolina. Al contrario un paio di cuffie medie - come sono le Sundara, le HE400i, le Ananda - se abbinate ad una elettronica seria o molto seria capace di farle volare ... volano. Fare un cavo bilanciato non è troppo complicato se si sa saldare e crimpare. Ma non credo che si risparmi molto rispetto a farlo fare a chi ne mastica. Anche perchè i connettori buoni costano e il cavo costa un tot al metro per tutti. Ma chi ne compra 100 metri risparmia. In ogni caso se le cuffie meritano - e le magnetoplanari meritano tutte - è come il giorno e la notte rispetto ad una connessione sbilanciata. Ovviamente è indispensabile che la catena elettronica sia bilanciata dalla testa ai piedi, altrimenti è tempo perso. In quanto ai raffronti, mele con mele, arance con arance. Le cuffie dinamiche sono diverse dalle planari. Smartphone ? Vanno bene per usare Whatsap o telefonare. Al massimo per la Google Maps.
  4. Denil

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    Stica.. capisco cosa intendi dire ma ovviamente volo molto più basso come avrai già immaginato e non vorrei sbarazzarmene, Playstereo che penso sia uno store di riferimento consiglia degli ampli tra i 150-200€ mentre per le antagoniste sennheiser 660s a cui molti le confrontano, viene abbinato qualcosa tipo 1200€ per pilotare i 300Ω Poi certo ci sono quelli che eseguono da smatphone, quelli che eseguono alla lettera i consigli scritti e chi ha larghe possibilità economiche. Non pretendo con 200€ di avere rese pari a prodotti da 1000€ ma magari qualche trucchetto o dritta per aver rese da 300€ Comunque molto probabilmente dovrò fare un po di gavetta nel settore, forse più pratica che teorica e probabilmente cercherò di compensare le Sundara tenendole come cuffie finali con periferiche a quella portata, speravo in qualche consiglio miracoloso più tecnico e compensativo Per esempio se mi facessi io il cavo bilanciato sarebbe utopia per la resa? Servirebbe qualche strumento di test?
  5. Il prezzo è una semplificazione per potersi capire al volo. Io le Sundara le ho provate con un front end da 2500 euro e un cavo opzionale che vale ben più di tutte le cuffie di cui si parla comunemente. Un affare da 15 chilogrammi che ha più transistor di potenza di un finale medio, tre trasformatori e sistemi di conversione a discreti.
  6. Denil

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    Io avevo capito che il rapporto costo cuffie/ampli era 1:1 che però le Sundara rientrano nella sezione sui 300/350, il valore 500 iniziale era giustificato per il costo di produzione del magneto planare, altrimenti sarebbero rimaste sempre a 500€ di valore e non 360 come si trovano in alcuni store. Infatti le i400 oltre ad essere più scarse di materiali, specialmente costruzione hanno il planare un po "essenziale". Quello che voglio dire è che cerco di basarmi sulle caratteristiche tecniche, non tanto sul prezzo, più che altro perchè noto sempre di più l'effetto di pompare i prezzi per roba cinese e se tanto mi da tanto vedere da 500 a 360 il reale valore è il secondo. E' un mio punto di vista e probabilmente finirò con usarle sia separate dal pc che insieme, avendo molto materiale in digitale. Mi rendo sempre più conto che sia tutto tanto soggettivo. Pochi si sono lamentati delle Sundara a 360 e molti delusi pagandola 500€ perchè sembra sia 360 il loro valore.
  7. Perchè le cuffie magnetoplanari, in particolare le HIFIMAN pretendono amplificatori della stessa fascia di prezzo, quindi per Sundara intorno ai 500-750 euro - minimo. E certo non una scheda interna del computer come fonte sonora. Soprattutto musica buona. Però i soldi sono i tuoi, quindi divertiti come credi.
  8. Denil

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    Perdonami ma perchè mi consigli ulteriori cuffie?!? La terza soluzione di restituirle? Volevo evitare.
  9. Denil

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    Grazie mi sono già messo all'opera nella ricerca, sono sempre più focalizzato per prendere il Topping A50s leggendo le caratteristiche: db, THD+N e uscita, ovviamente anche il cavo equilibrato. Per il discorso Realtek ho invece le idee molto chiare, le Realtek tutte pietose, più di 10 anni che le sostituisco da altre creative ed attualmente sull'i9 noto ancora la differenza, anche le Z se pur limitate hanno un DAC interno bello spinto ma distorto specialmente dal 50% di volume. Il rumore si nota sul jack frontale mentre nel posteriore resta ancora bilanciato fino al 80% Le Z si sono dichiarate per i games perchè solo 1 canale lavora a 192 e il resto a 88 ma rispetto le Realtek stanno a 2 spanne più avanti, più aperte e amplificate se pur di un 20% non tantissimo. Le creative sono forse l'unico marchio che conosco un po bene (audigy, live e Z, pensa che le live le ho montate oggi su un linux con kodi e il rumore si nota dal 60% di vol in poi ma spingono delle sennheiser (patacche da 50€) di mio suocero quasi a farle saltare Ho provato i tuoi consigli sulla regolazione alti medi bassi, per certi generi migliora, su altri sembra più ovattato. Le Sundara con i led zeppelin rendono benino ma dovrò aspettare a passare con l'equilibrato, appena raccimolo qualche din din. Lindsey Stirling flac rendono molto bene, nonostante i campionamenti un po artificiali, il violino anche se elettrico armonizza molto bene. Per la classica devo cercare ancora dts o flac maggiori perchè ho le tracce un po scadenti. Youtube mi serve solo per sentire le differenze test mentre suonano tra un modello e l'altro (usando le technica che sono monitor). Ho visto e puntato alle creative AE-7 perchè oltre al DAC più serio, anche di amplificatori dedicati da 150€ Mi attirano per questi valori: PCM: 32-bit / 384 kHz 127DB 0.0001% (DAC) Normale: 32 - 149Ω (3V Rms) Credo che in primis andrò di Topping e cavo, poi cambierò la scheda passando la Z alla mogliettina per le video conferenze, grazie per la disponibilità.
  10. I soldi che hai speso per le Sundara dovresti ripartirli per DAC/Amplificatore e cuffie. Avresti un front-end decente e potresti anche conservare sotto ghiaccio la Soundblaster il cui scopo nel 2021 semplicemente mi sfugge (erano in voga nei decenni di fine secolo scorso quando le schede madri non avevano audio incorporato ma adesso una qualsiasi scheda ha un qualsiasi chip Realtek che è più che adeguato per gli scopi da videogioco). Il DAC si connette via USB, se il DAC è buono, ha un ingresso isolato che ti pulisce tutte le spurie che un PC produce a pieni polmoni e che si traducono in distorsioni, suono piatto, rumore audibile anche se ascolti la peggiore delle registrazioni. Fatto questi dovresti investire in musica, non ascoltare roba tipo webradio o Utube. Dovendo darti consigli io comprerei : - AKG K371 : 120 neuri su Ammazzon_dot_it - DAC/AMPLI : tipo SMSL M3 o simili (circa 85 neuri, sempre su Ammazzon)
  11. questo articolo lo hai letto?
  12. Denil

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    Ciao ragazzi chiedo informazioni a voi, premetto che non sono un audiofilo e prenderò man mano la forma di una sputacchiera per quello che sto per scrivere, non credo di essere l'unico a far queste cose ma forse l'unico ad espormi, iniziamo.. Ascolto musica, un po di tutti i generi, rock, commerciale, pop e quando mi sale la vena anche classica. Ho voluto investire qualche soldo sulle cuffie perché gli speaker interferiscono troppo con un bimbo di 5 anni, quindi mi chiudo la sera in studio con le cuffie perchè possa dormire. Il primo paio di cuffie decente, non menziono le precedenti, è stato audio-technica m40x chiuse, portatili ma non mi pesava per 1-3h ogni sera. Ho provato ad "osare", non ho grandi finanze, con le Sundara.. bassa impedenza, facile pilotaggio e comodissime! Ora, leggendo la recensione Sundara e commenti di Florestan con gli altri utenti ho recepito che le technica x40 sono più appropriate per la rock, pop mentre per la classica o comunque musica più armonica (che ascolto meno) più adatte le Sundara. Essendo da rodare probabilmente dovrei rendere le Sundara senza far a tempo di sentirle a pieno? Oppure conviene tenerle perché valgono la spesa? Un altro questito è l'amplificatore-DAC e qui iniziano gli sputi ma non sono l'unico: Utilizzo una Soundblaster Z sul canale Speaker diretto anziché cuffie (motivo uscita 192khz anziché 88) si nota la differenza solo cambiando porta, vengo al dunque... A. Meglio un amplificatore colegato alla creative SBZ B. Meglio o comunque accettabile il passaggio a una creativa AE-7 con più DB e distorsione solo di 0,0001% come avrei in mente di fare? C. Rendere a priori la Sundara e puntare a qualcosa di totalmente diferso / ho sbagliato acquisto? Grazie
  13. Per Giove, ma Piotr nella quinta è meno sguaiato e fracassone del solito, altrimenti manco l'avrei ascoltato! Si lascia andare solo nello strampalato movimento finale, ma lì Paavo e i suoi svizzeri ci danno dentro con grande foga. A mio avviso il lato aristocratico del direttore qui si sposa a meraviglia con i due movimenti centrali. Sarei curioso di ascoltare l'interpretazione di Petrenko (quello il cui nome inizia per V, non l'altro), ma su Qobuz non è disponibile per lo streaming
  14. Hai giustamente scritto "nobile e trattenuta". Sottoscrivo in pieno. Ma Chaikovsky non era né nobile né trattenuto. Era molto sguaiato e fracassone. Gli Jarvi sono direttori d'orchestra aristocratici. Devono scegliere il repertorio con cui si cimentano (IMHO). In quanto a Francesca da Rimini, Manfred e compagnia del genere ... è roba che non si sa dove cominciare ad ascoltarla. Al minuto 13 o al minuto 23 è uguale. Sob !
  15. non sono d'accordo, anzi, sono d'accordo solo per la Francesca da Rimini, ma poco male.
  16. Io, se devo essere sincero, l'ho trovato una gran palla questo disco ... proprio non è roba per il mio coscritto Paavo
  17. Tchaikovsky, sinfonia n.5 e Francesca da Rimini. Orchestra del Tonhalle di zurigo, dir.Paavo Järvi . Alpha, 2020 *** Paavo Järvi torna a dirigere la Tonhalle di Zurigo, questa volta con un programma interamente dedicato a Tchaikovsky, che di fatto inaugura un ciclo di registrazioni dedicato al compositore russo. In questo primo disco troviamo la quinta sinfonia e Francesca da Rimini. Nella sinfonia il direttore estone ci guida con mano sicura nel vortice di emozioni che la contraddistingue, dalla cupezza dell’incipit, fino alla trionfante apoteosi del movimento finale. L’ho trovata un’interpretazione viva e avvincente e al tempo stesso nobile e trattenuta, se vogliamo una via di mezzo tra gli slanci vibranti di Gergiev con i Wiener e gli abissi di Mravinsky o Fricsay. Il secondo movimento con lo straziante assolo di corno in apertura è semplicemente meraviglioso, mentre l’eleganza e la raffinatezza del terzo movimento è capace di trascinarci via. Il prorompente movimento finale, così difficile da rendere bene, poco apprezzato da Brahms e dallo stesso Tchaikovsky, suona qui convincente e pieno di ardore fino al finale assolutamente elettrizzante. Colpiscono in questa interpretazione l’attenzione al dettaglio e il grande equilibrio tra le varie parti orchestrali, ma anche una certa libertà ritmica. La seconda parte del disco con Francesca da Rimini, “fantasia sinfonica” tratta da Dante, non mi ha particolarmente impressionato: impeccabile sì, ma poco coinvolgente, per non dire anche un po’ piatta, cosa che in Tchaikovsky non va mai molto bene. Un disco che, se guardato nel complesso, ha luci e ombre, ma non posso non raccomandarne l’ascolto anche della sola quinta sinfonia.
  18. Grazie, molto interessante ! Però dacci qualche esempio concreto di discografia di musica conosciuta che noi si possa verificare ... ad orecchio
  19. Uno dei primo parametri nel confronto di esecuzioni diverse del medesimo brano è sicuramente la durata. Bisogna però fare attenzione a che tutti suonino la medesima partitura, cosa non scontata, soprattutto per le esecuzioni storiche. Alcuni esmepi. Le interpretazioni più brevi sono in realtà le più lente, ma contengono dei tagli.
  20. Grazie, Sdg! Il tuo contributo è molto apprezzato. Se dovessi consigliare 3 dischi della Ferrier, da quali partiresti?
  21. Così titolava un articolo della rivista “Musica” dedicato alla contralto inglese morta nel 1953 a soli 41 anni. Si trattava di un numero risalente agli anni ottanta e quel titolo, non so per quale motivo, mi è rimasto sempre in mente. Per questo sono contento di poter scrivere queste poche righe sulla grande cantante inglese. Nata nel 1912 nell’Inghilterra nord-occidentale, padre insegnante e madre casalinga con frustrate ambizioni musicali, intraprese inizialmente lo studio del pianoforte e solo intorno ai 20 anni si dedicò al canto, continuando comunque a suonare il piano. Guadagnò una certa notorietà in patria alla fine degli anni 30 come cantante di oratori e Lieder, ma divenne una gloria nazionale durante gli anni bui della guerra. A quel periodo risalgono le sue prime registrazioni con la Columbia/Emi, sotto la supervisione di Walter Legge con il quale però entrò subito in conflitto e conseguente passaggio alla Decca. I suoi primo mentori furono il direttore Malcom Sargent e Benjamin Britten che per lei scrisse la parte della protagonista nella sua opera “The rape of Lucretia” (Glyndebourne, 1946). In effetti quest’ultima, insieme all’Orfeo ed Euridice di Gluck sono le uniche opere liriche cantate dalla Ferrier; sentiva di non essere in grado di muoversi disinvoltamente sul palcoscenico. A proposito di Orfeo, una volta ascoltata la Ferrier, tutti gli altri Orfeo, sia donne che uomini, vi appariranno inappropriati. Kathleen Ferrier nel ruolo di Orfeo Nel 1948 l’incontro con Bruno Walter al Festival di Edimburgo fu un’autentica rivelazione per il maestro tedesco e la certificazione della statura eccezionale dell’artista. Cominciò così una serie di tournée in Europa e America fino a quando nel 1951 le venne diagnosticato un tumore al seno. Ebbe inizio così un calvario di operazioni, radioterapie e sofferenze che sarebbe terminata due anni dopo con la morte prematura di questa grandissima cantante. Nonostante la malattia riuscì anche negli ultimi 2 anni a compiere delle tournée e a registrare dischi come il celeberrimo Canto della terra coi Wiener Philharmoniker. Carriera fulminate e brevissima, ma fama duratura; perché? Cosa rende la Ferrier così unica da incantare il vecchio Walter, uno dei più grandi direttori e musicisti del 900 e considerarla ancora oggi il più grande contralto del novecento? È difficile ai giorni nostri parlare di contralto; da Rossini in poi quasi tutti i ruoli lirici femminile "gravi2 erano coperti dal mezzo-soprano (o dal contraltista). Già negli anni 60 cantanti come la Simionato o la Ludwig sono classificate come mezzo-soprano e non contralto. A quest'ultimo non rimaneva dunque che la musica barocca e l’interpretazione di Lieder. Non è un caso quindi che il repertorio della Ferrier fosse limitato alla musica sacra di Bach, a Handel e alla musica vocale del Romanticismo tedesco: Schubert, Schumann, Brahms e Mahler. Ecco, forse la Ferrier è stata l’ultimo grande contralto della storia della musica, caratterizzato da una naturalezza e facilità nello scendere in basso, una omogeneità e tenuta in ogni nota della sua incredibile estensione che non ricordo di avere più ascoltato; non ci saranno più esecuzioni dei Lieder di Mahler paragonabili a quelle della Ferrier. Un'altra caratteristica sorprendente era la sua facilità di canto, mai una forzatura, mai un'esitazione e con una partecipazione emotiva sempre altissima ma mai di effetto. Un paio di esempi particolarmente efficaci: Dai Ruckert Lieder, “Ich bin der Welt abhanden gekommen” e una canzone popolare del nord dell’Inghilterra in cui la Ferrier dimostra le impressionanti doti di estensione e tessitura vocale. Per chi vuole approfondire l’argomento, consiglio la visione di questo documentario. https://www.youtube.com/watch?v=wR0hm-nC3Uk Come scrisse Bruno Walter poco dopo la morte di questa grande artista: ”La mia più grande esperienza musicale è aver conosciuto Kathleen Ferrier e Gustav Mahler, in quest’ordine”. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.
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