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    Handel : Semele

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    Handel : Semele

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    Handel : Semele

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    Handel : Semele

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    Handel : Semele

    Dall'edizione del 1983
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    Handel : Semele

    Handel : Semele Monteverdi Choir English Baroque Soloists Sir John Eliot Gardiner Soli Deo Gloria 2020, disponibile in formato CD e flac ad alta definizione sul sito SDG *** Nel 1983 con la medesima compagine, Sir John firmava la prima edizione dell'oratorio Semele di Handel. Ritorna sui suoi passi a distanza di ben 37 anni e dopo una stagione 2019 di concerti (tra cui a Santa Cecilia esattamente un anno fa) esce con questa nuova registrazione che su 3 DC o 68 file, propone una fresca rilettura di due ore e 35 minuti. Come sostenitore del Monteverdi Choir ho potuto acquistarla in anteprima perchè il disco sarà disponibile al pubblico solo il mese prossimo. Il Semele ha una storia non del tutto originale tra le mille opere di Handel. E' in inglese perchè sul finire degli anni '30 del 700 i londinesi ne avevano le tasche piene dell'italiano e degli italiani. E Handel che leggeva le foglie di té corse ai ripari gradualmente passando alla lingua inglese e agli oratori. E' il periodo del ritorno al sacro che culminerà con l'Ode a Santa Cecilia e al Messiah. E ad una serie di oratori sacri che ebbero discreto successo. Ma Semele no. Perchè il pubblico si aspettava un'altra storia biblica mentre i personaggi di questo oratorio sono pagani e dei dell'Olimpo. Perchè il tema è di fondo erotico con accenni farseschi o buffi. La musica è impegnativa e benchè ricca di momenti lirici di grandissimo livello, manca dei voli del periodo d'oro di Handel dei decenni prima. Non è di fatto un oratorio con i suoi recitativi eleganti e non è un'opera con i suoi 13 interventi del coro. La si rappresentava sul palco, senza scene. Mentre avrebbe meritato scene fastose. La prima donna, La Francesina (di cui parliamo in altra recensione proprio oggi, casualità non troppo casuale) doveva certo avere grandi doti anche se certa critica tendeva a demolirla letteralmente (ma in verità non ne abbiamo prove) però non era una superstar come la Bordoni e la Cuzzoni. Morale il Semele non venne rappresentato più nemmeno da Handel e fu dimenticato fino al 1957 per una ripresa che lo ha piano piano rivalutato fino agli ultimi anni con una ricca rappresentazione che culmina con questa di Gardiner e le sue compagini. E' un'opera impegnativa come dicevo (io la considero un'opera, non un oratorio), la musica è estremamente raffinata. E Gardiner per me non è un vero operista ma più un fine cesellatore al servizio della musica. Insomma i pareri saranno contrastanti, almeno per chi la ascolta per la prima volta in disco e non era alla Scala o Santa Cecilia l'anno scoro. Ma è un disco di rara bellezza con momenti splendidi. Il garbo è quasi "francese" ma l'eloquio praticamente .... "italiano" tradotto in inglese. E nonostante le pronunce terribili di certe cantanti dei nomi mitologici, bello come il Sogno di Mezza Estate. Forse abbiamo altri edizioni a disposizione e interpretazioni di arie famose più ispirate nella voce (penso a Endless Pleasure di Semele e Wherev'er you walk di Jove che sono nei repertori di molti cantanti celebri). E forse una Francesina più suadente l'avremmo apprezzata. Un Giove più possente e severo, forse. Ma il complesso è sublime e ci sono momenti degni di Serse. Insomma, un disco prezioso, una scelta in più e un ritorno dell'ultimo più asciutto e ricercato Gardiner che apprezziamo moltissimo.
  8. La Francesina, l'usignolo di Handel Sophie Junker, soprano Handel, arie da opera scritte per Elisabeth Du Parc Aparte 2020, formato HD *** Elisabeth Duparc, detta La Francesina indicata proprio così di pugno dal NH Friedrich Handel sulla partitura del Faramondo é stata l'ultima star di Handel. Dopo il 1735 il pubblico londinese ne aveva le tasche piene sia dell'opera italiana che delle bizze di certi cantanti, dopo aver vissuto nella mondanità delle vicende di Farinelli e del Senesino, della Cuzzoni e delle sue liti con la Bordoni. Handel che ne era ben consapevole abbandono gradualmente l'opera per trasferire il suo impegno negli oratori in inglese. L'usignolo di Handel, era adesso una cantante francese, appunto Elisabeth Duparc, soprannominata però La Francesina in tutta Europa perchè, ovviamente, si era formata in Italia ed aveva debuttato qui da noi con Riccardo Broschi, casualmente il fratello più grande di Farinelli. Di origini sconosciute, il nome era d'arte, non si conosce la data di nascita. Probabilmente inizio con la danza e poi si diede al canto, approfittando del momento. Alcuni critici ne parlano come una cantante di scarso valore ma non abbiamo prove se non nella qualità delle arie scritte per lei. Nulla di nuovo sotto al sole dello show-business anche nel primissimo settecento. Le mode, le tendenze, la necessità degli impresari e dei cantanti, sono sempre esistite da quando è nato il teatro e il teatro d'Opera. Delle sue reali capacità si sa in verità ben poco, ma in qualche modo Handel se ne invaghì tanto da dedicarle altrettanta musica delle sue precedenti fiamme. Sarà al debutto del Faramondo e dell'Alessandro Severo nel 1738, del Serse, del Giove in Argo e di Israele in Egitto nel 1739, Imeneo nel 1740, Deidamia nel 1741. Di ruolo importante ne L'allegro, il Penseroso e il Moderato. E ovviamente in Semele. E poi ancora nel Sansone, Miscele, Giuseppe e i suo Fratelli, Ercole, Baldassarre, Hercules, Belshazzar, Deborah, Samson. Nel Messiah ... nell'Ode a Santa Cecilia ... Quindi o il vecchio Handel aveva perso la testa oppure la stoffa c'era. Siamo nella fase finale dell'inventiva di Handel e non nei ruggenti anni '20 ma comunque anche qui i capolavori si sprecano, peraltro con una architettura musicale più sofisticata ed articolata dei tempi di Farinelli che con un trillo sovracuto faceva venire giù il teatro a prescindere da chi avesse scritto la musica. E si sente nel programma di questo bellissimo disco dedicato alla Francesina da Sophie Junker, un usignolo del giorno d'oggi che già abbiamo incontrato in opere in italiano e italiane del primo settecento. La voce è chiara, espressiva, abbastanza potente, la tecnica è ottima e anche la dizione sia in italiano che in inglese sono ben superiori alla media. Pecca forse un pò nel registro drammatico ma in verità questo disco é avaro di arie gravi. Del resto un usignolo deve portare felicità non pena. stranamente in questo disco sono trascurate alcune delle arie più famose ed importanti delle opere in cui è stata protagonista La Francesina. Forse la scelta era tanto vasta che si è finito per privilegiare il menù più che la sensazione. Credo sia un peccato ma prendiamola così. Il disco è bellissimo e anche la voce chiara della Junker lo è. Lo stesso vale per la registrazione e per l'intonazione. Che altro chiedere di più ? Un bis con il resto
  9. Last week
  10. Chaikovsky : Sinfonia n. 4 Leshnoff : concerto doppio per clarinetto e fagotto (e orchestra) Manfred Honeck, Pittsburgh Symphony Orchestra Reference Recordings 2020, formato HD *** Ovviamente la registrazione (live) è spettacolare come ci si attende sempre da RR. La quarta di Chaikovsky è una sinfonia sempre ingiustamente trascurata, eppure é una perla. Manfred Honeck è uno degli ultimi direttori vecchia scuola, solido come una corazza di testuggine ma capace di portare una formazione gloriosa come la Pittsburgh ai vecchi splendori. Ma la sorpresa di questo disco è il doppio concerto (2017) di Leshnoff, che non solo si lascia ascoltare ma è pure bello. Disco da possedere a tutti i costi !
  11. Oslo Philarmonic + Petrenko Musiche di Nikolay Rymspky-Korsakof Lawo Classics 2020, formato HD *** Mi piace il titolo di questo disco che evidenzia il sodalizio di Vassily Petrenko (da non confondere con Kirill) e la Oslo Philarmonic Orchestra. Il repertorio è integralmente dedicato a Rimsky-Korsakov e se poteva sembrare esotico ai tempi di Ernest Ansermet oggi è un classico. Ma proprio nei classici si misura un direttore. Petrenko si dimostra un maestro solido, brillante, capace di evidenziare ritmi e colori. Un bel disco.
  12. Cuffie che passione La mia (lunga) frequentazione con le cuffie é una storia di amore-odio. Sinceramente non trovo mai del tutto appagante l'ascolto in cuffia. Per mia fortuna non ho problemi "ambientali" e quindi posso ascoltare a volume normale dai diffusori la mia musica ad ogni ora del giorno. Le cuffie le impiego quando voglio isolarmi oppure quando cerco nuance e sfumature difficili da ritrovare nella musica riprodotta dai diffusori. Ma c'è una peculiarità delle cuffie che, lo concedo, anche per me è impagabile. Ogni cuffia ha un suono suo, diverso dalle altre. Non solo modelli differenti, anche esemplari differenti dello stesso modello. Diversa intonazione, diverso scopo, diverso carattere. Diverse tecnologie, aperte, chiuse, semichiuse, dinamiche, elettrostatiche, ortodinamiche. Di scuola europea, giapponese, americana. Alta impedenza, bassa impedenza. C'è da divertirsi. E poi le cuffie costano molto meno di una coppia di diffusori dello stesso livello. Occupano poco spazio, si possono collezionare. E poi scegliere secondo l'estro quelle che ci piacciono di più in quel momento. E' bello anche parlarne alle volte e discuterne come facciamo su queste pagine. Ma non tutte le cuffie escono perfette dalla scatola, a volte ci sono cose che piacerebbe correggere, almeno a livello di risposta globale o particolare. Una volta questi interventi potevano essere fisici. Modificando materialmente a mano le cuffie stesse. Cambiando i padiglioni, aumentando o togliendo l'imbottitura interna. Chiudendo parzialmente l'apertura esterna. Passando da sbilanciato a bilanciato. E via spropositando. Modifiche per lo più permanenti e non sempre reversibili. Oggi per fortuna la moderna tecnologia ci rende la vita più facile e si possono fare interventi soft via ... software, per modificare, addolcire, linearizzare, riplasmare la risposta delle cuffie. Capiamoci bene, un modello impostato per dare il massimo per la musica elettronica o i mix spinti non potrà diventare miracolosamente adatta all'opera barocca. E le cuffie elettrostatiche resteranno sempre confinate più o meno nell'ambito della musica acustica a bassa energia. Ma nel mezzo ci sono tante possibilità di intervento. Prendiamo per esempio questa riposta in frequenza : e il medione tra le risposte dei due canali delle Sennheiser HD700, viceammiraglia di casa di qualche anno fa, un modello da 1000 euro poco meno. Lineare come la schiena di un mulo. L'ascolto lo conferma. Eppure la forma dei padiglioni e i driver derivano da quelli dell'ammiraglia HD800, proposta a prezzo molto più alto. Con qualche potenzialità inespressa, secondo me, considerando che la tenuta in potenza è esemplare. Quindi che fare ? Ma equalizzare, è ovvio. Le orecchie Certo, si può fare ad orecchio finchè il risultato ci soddisfa. Ma se possiamo prima misurarle e poi allinearle ad un ideale perchè fare le cose a casaccio ? ci viene in aiuto miniDSP che ha messo in commercio un paio di anni fa una ... specie di testa di misura ad un costo amatoriale. Le teste sono sul mercato da anni ma costano ... un occhio della testa. EARS di miniDSP costa poco più di 200 euro e si può impiegare collegato ad un normale pc, via cavo USB, impiegando peraltro un programma di pubblico dominio. Le mie AKG K712 Pro al banco di misura nel mio studio. In breve, le cuffie vanno collegate al normale amplificatore che usiamo per ascoltare la musica. All'amplificatore si manderà un segnale generato sinteticamente da un programma di misura che riceverà dal cavo USB la risposta delle cuffie mediante due microfonini messi all'interno delle orecchie finte del dispositivo di misura. Una cosa tutto sommato banale da mettere in atto. Il programma che impiego io è REW Room EQ Wizard. Un programma che è nato proprio per ottimizzare la risposta in ambiente dei diffusori ma può essere allo stesso modo impiegato anche per le cuffie. REW - Room EQ Wizard Non sono qui per fare una guida di questo bel programma, gentilmente offerto dal suo creatore John Mulcahy e quindi salto i passaggi. Vi dico che è questione di minuti caricare la calibrazione dei microfoni e poi effettuare la misura, ottenendo un grafico come questo : una risposta che manifesta una carenza sulle basse frequenze sotto ai 100 Hz (sono cuffie aperte), un avvallamento esagerato intorno ai 2500 Hz e poi un andamento molto tormentato ed eccessivamente crescente oltre i 3000 Hz. Possiamo decidere di tenerci queste cuffie come sono, oppure provare a renderle più dolci. Impiegando la parte di equalizzazione di REW si può far modellare un filtro secondo un target prescelto. Questo target rappresenta l'ideale, non necessariamente il massimo. E deve tenere conto della tenuta in potenza delle cuffie, nonchè della facilità di implementazione nell'equalizzatore. Modellando la risposta su una linea perfettamente retta potremmo avere cuffie molto neutre, non necessariamente caratterizzate da un buon suono. Ma potrebbe essere semplicemente una base di partenza. Personalmente io preferisco una curva target tipo quella Harman che prevede un andamento decrescente verso l'aumento della frequenza, con basse in evidenza e alte in ritirata. Ma ci sono teorie che si basano sulla sensibilità delle nostre orecchie in relazione alla potenza acustica che vorrebbero invece una risposta più a U, con basse e alte in evidenza. A me le alte e altissime non interessano troppo perchè nella musica che ascolto non ci sono. Chi predilige la musica sintetica avrà altri orientamenti. E' bello poter giocare con queste cose proprio perchè si può andare a gusto. Quindi utilizzando REW si può avere una correzione con un certo numero di filtri parametri. i fitri parametrici sono caratterizzati da tre grandezze : la frequenza di intervento, l'entità del guadagno (che può essere negativa) e la forma dell'intervento, ovvero il Q del filtro. Esistono poi altri filtri che possono intervenire anzichè su una singola frequenza (i picchi o gli avallamenti che vediamo nella risposta più sopra), su una gamma di frequenza da quella in avanti oppure fino a quella data frequenza. in questo caso il Q se omesso, sottintende che il guadagno sia applicato sommando l'intervento per ogni ottava di frequenze (ovvero, partendo da una data frequenza di 1000 Hz, se il guadagno è di +3 dB, avremo un incremento di 3 decibel per ogni raddoppio di frequenza a partire da 1000 Hz). Le due immagini che vedete sono di esempio e si riferiscono ad un DSP elettronico della miniDSP. Ma noi qui utilizzeremo esclusivamente un DSP software. Quindi, tornando alle nostre Sennheiser HD700 e alla loro complicata risposta, applichiamo un target massimamente piatto : la linea quasi retta è il target. Quella verdolino è la risposta in frequenza misurata con EAR, quella in azzurrino è la risultante dell'applicazione dei filtri. Magico, no ? Attenzione che si tratta di una simulazione, non di una misurazione. Attendibile ma comunque teorica. Data dall'applicazione di questi filtri. che intervengono in queste 12 frequenze superiori a 245 Hz. Personalmente poi applicherei un guadagno di +3 dB da 120 HZ a 0 e un guadagno di -3 dB da 3000 Hz in su. Ma questo secondo i miei gusti. Bene, ma che fare adesso di questi filtri e come impiegarli ? JRiver Media Center Io uso JRiver ma immagino che altri player software (tipo Foobar) abbiano moduli di equalizzazione. JRiver ha l'equalizzatore parametrico inserito dentro al modulo DSP e questo contiene ogni tipo di filtro correttivo. Questo è un esempio, esattamente l'equalizzazione che ho applicato alle mie AKG K712 Pro per avere una risposta "Harman". Sono bastate 8 correzioni ma poi ho inserito (qui non evidenziato) anche un filtro sulle frequenze basse sotto ai 120 Hz con un guadagno di 3 dB. Ottenendo cuffie molto più piacevoli da ascoltare. Il bello di questo modulo è che si può inserire e disinserire in tempo reale mentre ascoltiamo la musica, potendo quindi avere un monitoraggio in tempo reale con le nostre orecchie di quello che succede alla risposta della cuffie. E' possibile apportare tante modifiche quante ne vogliamo e confrontarle tra loro. Le correzioni vengono apportate in dominio digitale ad alta frequenza (64 bit) senza alcun artefatto salvo un lievissimo lag che però è del tutto trasparente dal punto di vista sonoro e dipende dalla potenza del vostro computer. Con un processore veloce non noterete niente. E in ogni caso nessun degrado sonoro audibile. Si possono salvare più equalizzazioni e richiamarle a piacere, quando si cambiano cuffie. Ed è anche divertente giocarci Vediamo un altro esempio per chiudere. Le AKG K701 sono abbastanza lineari ma molto, troppo, "chiare". Secondo me la linearizzazione, abbastanza facile, non basta : e si deve proprio ridurre la risposta sopra ai 1000 Hz. Ma lascio alle vostre orecchie valutare il risultato. Lo ripeto, ogni modello e ogni esemplare di cuffie ha una storia a se e non necessariamente la ricetta andrà bene per tutte e, soprattutto, per tutte le orecchie. Ho voluto mantenere questa mia "trattazione" volutamente sul semplice per non spaventare nessuno ed invogliare altri a provarci. Per approfondimenti vi rimando al sito miniDSP (qui) e all'articolo su Wikipedia relativo all'equalizzazione e al loudness con le curve Fletcher-Munson Oltre, ovviamente, alla madre di tutte le curve di equalizzazione, il target Harman. Mi raccomando, linearizzare una risposta, non è necessariamente la cosa migliore da fare. Qui ho solo voluto mostrare un metodo. Fatemi sapere se avete osservazioni o domande da fare. L'argomento è vasto e non è una scienza esatta !
  13. ENGLISH VERSION HIFIMAN Deva is the second bluetooth headphone from Hifiman after Ananda. It uses the same approach and aims to flexibility of use, allowing for different input options: wired, traditional connection to a desktop amp USB cable, for PC/Mac connection wireless, using Bluetooth 5.0 protocol You can turn Deva into a wireless headphone using the new Hifiman Bluetooth module, the “Bluemini”, which replaces the traditional wire and includes an USB socket for charging the battery and the control buttons. Nothing extraordinary so far, right? but when we add that this is – as the other premium Hifiman models – a planar headphone using the new “supernano” diaphragm and we look at the price, which is entry-level considering Hifiman pricelist, then we can call it a miracle. Moreover, while Ananda BT doesn’t have the wired traditional option, the Deva has it, for all the cases where a wireless connection is not possible or when we want to enjoy the sound of an analogic amp. Basically, Deva is placed under Sundara and ideally replace the glorious HE.400, at least in terms of pricing and market segmentation, but with an ease of use remarkably improved. However we should not forget that the official retail price of Sundara and HE-400 was 450€, whereas Deva starts at 349€. Specification : circumaural, open-back, planar magnetic headphone impedance: 18 Ohm weight: 360g sensitivity: 93.5dB 3.5mm TRRS audio cable With its 25g Bluemini dongle dongle includes Blueetooth receiver, USB-C port, built-in DAC and 230mW Amp. The dongle also adds the battery needed to support approximately 7-10 hours of playback per charge.Bluemini supports file resolutions up to 192 KHz/24 bit via USB and 96/24 in wireless mode, using a Qualcomm CSR8675 chipset. From Hifiman website, the new “supernano” diaphragm, used also in other premium Hifiman headphones of the latest generation. Some detail of the Bluemini, the dongle is primary responsible of the wireless connectivity of Hifiman Deva. Top-notch integration and build quality: only 25g including the plastic shell. Unboxing : The classic black Hifiman cardboard box, pretty solid, showing both on front and back sides the new Bluetooth feature. Even inside the box, the packaging is premium, similar to HE-400. The cables available: 3.5mm audio cable, 3.5mm to 6.3mm converter, 2m USB-A/USB-C cable and the dongle that turns the headphone into wireless. User manual. The look has colors similar to HE-1000, but the shape of the pads and the mechanic are closer to Sundara and HE-400. Brown colors and silver finishing make them modern and lively. The swiveling ear cups make the Deva comfortable over my years. The headband is soft, upholstered and strong. If I really had to find a negative point, it would be the visible screws, but on the other hand they make any possible replacement of a damaged component easier. It’s an open-back headphone such all the planar headphones of this series and the external part of the pad is well protected by a metal honeycomb grid. The Deva logo is proudly shown, as in other Hifiman models. The maximum extension of the headband, for “important” heads. The inside of the ear cups is soft in contact with skin. I used Deva while I was biking and didn’t make me sweat. The letter showing the left channel and the jimbal of the headband. The cable connecting the pads is seated inside the groove under the letter L. It’s pretty well recessed beneath the surface, therefore I’m not expecting any damage from use over time. In the left pad there is the only external connection: it can be used either with the Amp cable or the dongle. The pad with the dongle on. The other side USB socket, confirmation LED, control buttons So, as a whole, the impression is excellent. Build quality is slightly below the other Hifiman models I know, such Sundara and HE-400, but anyway better than the average of headphones from other companies. If in the past Hifiman was criticized, not for the sound, but for the build quality and the details, things got significantly better from the second version of the previous generation and the Sundara. Let’s not forget that the price for a planar Bluetooth headphone might be quite higher. If I had to point out a little flaw, it’s the 6.3mm convertor: while it works perfectly, it doesn’t seat flush once plugged-in, and it’s a bit hard to pull out. I’d rather prefer a screw-on adapter, but it’s really a small thing. Measures : I coupled the Deva with my desktop amplfier to get a first impression, then I took this opportunity to check the frequency response using my miniDSP ears: The frequency response confirmed my impressions during the first listening. A good presentation across the whole frequency range, with very articulated bass, very clear miss and not aggressive highs. Frequency response of Deva coupled with Audio-GD R28 preamp. The real surprise was the response using the USB-C wire via dongle. Considering the difference of the power outputs (my amp’s output goes up to 7.5W at 32 Ohm, while the built-in amp output is 230mW), I was not really expecting to see two responses so similar. Frequency response of the Deva coupled with Audio-GD R28 (in red) and using the Bluemini dongle connected to my laptop via USB-C (in green). Not considering some difference due to measurement errors, I see a better bass using the desktop amp (in red) compared to the dongle built-in amp (in green), while it’s the opposite from 1500 to 2000Hz with the dongle showing less damping in this section so important in the audio range. In short, either for the optimization studied by engineers, or for the very low impedance of this headphone, this small 25g box is able to make shine a headphone with a quite low sensitivity. Comfort : The Hifiman Deva is few grams lighter than the Sundara and they have comparable shapes. The pads are more comfortable than those of HE-400, but less comfortable compared to the wider pads of Sundara. With Bluemini on, even if its weight is only 25g, you can fell some imbalance towards the left ear, but it is not an unbearable discomfort, after a while you don't think about it anymore. The pressure over the head and the ears is just right, even for long listening sessions. In wireless mode there is no kind of issue, even moving around the room. The control buttons are easy to reach and the confirmation sound is nice. There are 2 control buttons: the bigger one is for switching on and off and Bluetooth connection. The smaller button, close to USB socket, is for turning the battery charge on. When the headphone is simply wired the charge remains off. Even during playback the charge is switched off. Beautiful and elegant with its brown and contrasted colors, as the light decreases it gets a darker look, that fits well in a wooden location, both high-tech and stylish. A round of applause for the Hifiman designers! Listening test : I tested this headphone for a while in all the configurations: analog cable, USB and Blueetooth. Then I compared them, in order to give a better idea to the readers, to two very different headphones: my Arya, a premium Hifiman headphone and my personal reference, and the AKG K712 Pro, professional monitor headphones, dynamic, that were considered in a segment slightly superior to Deva when they were marketed. Deva’s sound presentation reminds me the HE-400i V2 that I owned until the beginning of the year. The bass range has full body and the extension is well articulated. Mids are clear and well defined, while highs and very high frequencies are never annoying. There is no emphasis in any sound range, but the sound is refined, clearly in line with a planar system, and I find it more enjoyable than the Sundara, that I tested last year. Where Sundara is dry and need some equalization to get a more balanced sound, Deva is already excellent out of the box. Soudstage is good and I couldn’t find the annoying feeling of hearing the sound inside my head. Three-dimensionality is not exaggerated, but we are pretty close. Very good! Mids are sweet and clear, but there is no attempt to over-sweeten them. The volume is adequate and in all the recordings I listened to there was no need to turn up the volume. Well-recorded female voices seem to have everything to gain from these headphones. As you know, I listen 99% to classical music, but these headphones go pretty well with any genre. But even in less "noble" uses such as Skype, video games with sound effects and movies, the overall balance, without excessive emphasis but also without shortcomings in the range, allow a fruition always in line with expectations. The comparison between HIFIMAN Deva, AKG K712 Pro and HIFIMAN Arya. HIFIMAN Deva: the latest album by Silje Nergaard (jazz-vocal) highlights the singer's voice, while keeping the piano very present. It’s even better in the album with rhythmic accompaniment of 2000 "Port of Call", where the voice is highlighted on a nice bass base and below the rhythmic accompaniment. AKG K712 Pro: very cold but realistic piano, you can hear the singer breathing between sentences. We are at the apotheosis of the "monitor" sound as conceived by AKG. In the trio, finally there is generous bass while Silje's "impertinent" voice dominates snares and cymbals. The most interesting performance of the K712 in this listening test. HIFIMAN Arya: sweeter than the other ones, low range extended to the extreme but less full of the other two. But here she deserves a kiss! I can hear some sibilance that in the other two headphones wasn’t there. HIFIMAN Deva: Mark Knopfler doesn’t keep us waiting too long and after entering with his guitar here is his hoarse voice. I feel like turning up the volume.It is a 1985 record but very well recorded (and remastered here). Bass, mids, treble perfectly calibrated. You can't stop listening to it AKG K712 Pro: less engaging as a whole, but Knopfler's voice is more separate from the rest, percussions in great evidence, guitar even more.The sound is cold, different, not necessarily unpleasant. A diametrically opposite interpretation. HIFIMAN Arya: Brothers in arms, sweet and soft with the rhythmic section over the head. Compact, dense, convincing sound. HIFIMAN Deva: The 1751 Testore Milanese violin played by Franziska Pietsch has a metallic, cold voice that contrasts a lot with the Mediterranean tones of Ravel's violin sonata. The piano that accompanies it is less bright because it is played so as not to overpower the violin. AKG K712 Pro: the presentation is similar, but I have to turn up the volume to feel the same balance. The violin is lighter, less metallic, more prominent. But the sound is elegant, light. HIFIMAN Arya: here too the violin is not as metallic as with the Deva, on the contrary, it’s sweet, and the piano is very sweet. The sound is fast, delicate. HIFIMAN Deva: Teodor Currentzis' latest madness and his vision of Beethoven's Fifth Symphony. Perfect tonal balance with generous bass and a majestic orchestral full. Good extension of the soundstage to the outside. AKG K712 Pro: there is less impact although the volume is higher. The texture of the violins, however, is very precise, as are the upper harmonics of the wind instruments. It is as if there was a magnifying glass on the right side of the spectrum and the left one was a little compressed. HIFIMAN Arya: wide, concert hall sound, without being artificially spectacular. In the third movement every single instrument is heard. HIFIMAN Deva: Ton Koopman's "spectacular" Bach in 96/24 edition is bright, clear, fast. You might want a little more pedal but that is certainly not missing in the Passacaglia in C minor which closes the disc. AKG K712 Pro: The bass is there but it is behind. Instead the treble is present. The sound is unbalanced and one would like to equalize it, but to avoid any form of contamination I wanted to make this comparison without any filter in between, using the corresponding audio driver directly. HIFIMAN Arya: The organ is excellent, the bass is there but it is the full that highlights a tangible thickness in which every single voice is heard. HIFIMAN Deva: I close with Lady Gaga's A star is born. The guitar is here, somewhere. The voice of the unsuspected Bradley Cooper seems to me a bit to nasal and a little unbalanced in the medium-high frequencies. Lady Gaga is perfect, exciting, with some echo and the violin in background. Bass without tails and reverberations. And she climbs the stairs to heaven. AKG K712 Pro: Shallow is less exciting, the sound is more monitor-like with AKG. The guitar is clear, Bradley's voice is more subtle. Lady Gaga’s voice sounds detached from the rest of the music. But she is more behind than before. And yet the rest is all more subtle. HIFIMAN Arya: the scene is the stadium, open wide. Bradley's voice sounds finally like I remembered in the movie. The guitar is not so evident but very delicate, in short he doesn’t look bad compared to Lady Gaga who, when she enters, gets the due applause. Here too, she can sing as high as she wants, Arya follows her even higher. The two voices are well blended. So, to recap and with the natural subjectivity of such a comparison, I can say that HIFIMAN Deva offers a balanced performance in all types of music, with a coherent sound, favoring bass and medium, with treble not too evident and always without sibilants. The performance is more captivating than that of AKG's K712 which have a different setting, with the mids back and increasing highs. It is the Central European monitor sound, designed for long working / listening sessions. Compared to Arya - which is 5 times more expensive – Deva is at first more spectacular and more captivating. In a quick switch we might even like it more. But Arya’s sound is more refined, intended for educated ears, mids and treble texture is of a higher class and bass is more extensive even if it may seem less powerful. In the case of the organ, for example, there is no comparison. But also with chamber music and well-recorded female voices. But not everyone will be able to understand it without long listening session. Which is good for the Deva, since you don't need to drain your bank account to buy it. What surprised me is that in the comparison I used the amplifier for the two traditional headphones and the Bluemini for the Deva, but it was the Deva that sounded louder and louder. With very little power this can makes a show of force. Coupling : I used Deva with the desktop amp in high gain mode. No problems whatsoever (and my amp is able to deliver many watts). With iPhone and Android tablet in Bluetooth. With a desktop computer using streaming web-services. With the Fiio 5 and its built-in amplifier. Deva is always an easy load and is always able to play loud. I believe they will never be a problem for anyone under any circumstances. Conclusions : Pro's it’s beautiful and well built capable of classy sound like all HIFIMAN planars flexible, able to play wired and wireless simple to use and not requiring complex setup procedures. When you want to listen to music, they are ready to please you sound is clear, powerful, it needs little power to make it play loud. The soundstage should satisfy everyone with good ears. A little bit raucous with a frequency response that looks like the Harman curve. no equalization required: it sounds good in its natural state and out of the box it doesn’t require any break-in. After many hours of use, the sound is still the same impressive price / performance ratio. Indeed, miraculous. It’s inexpensive, but it’s difficult to find decent planar cans for the same money, let alone wireless and of this quality Con's Bluemini is small, compact and light, but still it slightly unbalances the seating over the head Deva is not as comfortable as Sundara and much more uncomfortable than the other two headphones used in the tests (but there is worse, much worse, I assure you) the supplied USB cable is nice, very soft, maybe it could be a meter longer to allow some more freedom. But this is a headphone designed for wireless use mainly the 6.3 mm jack adapter did not convince me, it is not screwed-on, it fits, but it seems that it is not completely housed. It’s more an aesthetic issue than a real one. In a nutshell, I believe that, all in all, starting from flexibility combined with high sound quality, the possibility of working with any source, at this price Deva is given away! We hope that HIFIMAN will not change its mind and increase price. Does Ananda sound better? It's possible. But Ananda isn't for everyone.
  14. Thomas Adès, concerto per pianoforte e orchestra, Totentanz. Kirill Gerstein, pianoforte, Mark Stone, baritono, Christianne Stotij, mezzo-soprano. Boston Symphony Orchestra, direttore Thomas Adès. DG 2020 *** Thomas Adès è un artista poliedrico che ama esibirsi sia in veste di pianista, che di direttore d’orchestra, che di compositore. Lo avevamo ascoltato qualche mese fa accompagnare al piano Ian Bostridge in un’intensa lettura del Winterreise di Schubert (QUI), mentre più di recente lo avevamo ritrovato come direttore nelle prime sinfonie di Beethoven (QUI). In questo disco dell’etichetta DG compare invece nella duplice veste di compositore e direttore d’orchestra. Si tratta di registrazioni dal vivo che risalgono al 2019, il concerto per pianoforte con Kirill Gerstein, e al 2016, la Totentanz con Christianne Stotijn e Mark Stone. Adès è con ogni probabilità uno dei compositori contemporanei più eseguiti e più acclamati, certamente nei paesi anglosassoni, ma non solo. Il disco si apre con il concerto per pianoforte del 2018. Sin dalle prime battute appare chiaro che lo sguardo di Adès è rivolto ai modelli del passato: si possono sentire echi di Rachmaninov o di Tchaikovsky, di Bartòk nel secondo movimento, senza dimenticare lo swing frizzante di Gershwin. La scrittura è raffinata, ben assecondata da un Gerstein in forma smagliante, ed il risultato è assolutamente effervescente e spettacolare: possiamo immaginare l’entusiasmo del pubblico che ha assistito a questa esibizione. Se devo però dirvela tutta, al di là del piacere effimero dell’ascolto mi è rimasto poco: il continuo pastiche musicale, per quanto ottimamente organizzato, alla fine sa di maniera e ci dice poco di nuovo. Fosse stato scritto ottanta anni fa, il discorso sarebbe stato probabilmente diverso. Più interessante e più personale la seconda parte del programma con la Totentanz del 2013. Si tratta di una composizione per baritono, mezzo-soprano e orchestra. I testi sono tratti da un affresco del XV secolo ritrovato in una chiesa di Lubecca, poi distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che rappresentava diverse categorie sociali in ordine gerarchico discendente, cominciando dal Papa e terminando con un neonato. Tra un personaggio e l’altro c’era una rappresentazione della Morte danzante. Nell’opera di Adès la Morte è rappresentata dal baritono, mentre le figure umane dal mezzo-soprano. La partitura è densa e questa volta viene da fare un paragone con i lead orchestrali di Mahler. Ma sono pagine intense e emozionanti e non c’è nulla di manieristico a disturbarci. Christianne Stotijn riesce a caratterizzare i sedici personaggi umani con grande varietà e espressività, Mark Stone è perfetto nel suo ruolo lugubre e diabolico. Accompagnati da una Boston Symphony Orchestra assolutamente concentrata, ci guidano fino ad un finale che toglie il fiato. Arrivato alla soglia dei 50 anni Adès è nel pieno della sua maturità creativa e interpretativa. Ultimamente ce lo ha dimostrato in diverse registrazioni. Come compositore in diverse occasioni non ha catturato il mio gusto, ma questa Totentanz, in questa esecuzione, merita un ascolto attento. Thomas Adès, alla guida della Boston Symphony Orchestra con Christianne Stotijn e Mark Stone.
  15. Non contenti, insistono con questa nuova uscita : che contiene il Trio n. 4 Op. 11 Gassenhauser e la Sinfonia n. 6 arrangiata per trio con pianoforte. Sempre il Beethoven Trio Bonn. Ed io confermo il giudizio. Bravi, a tratti bravissimi, ma la riduzione per trio di queste sinfonie è povera di dinamica nonostante l'enorme sforzo. Forse però qui il risultato è più interessante, visto il ritmo più compassato in generale di questa sinfonia rispetto alla 2a che ho recensito sopra. I poverini durante la "tempesta" ci danno dentro quasi a tentare di produrre il volume dei Berliner. Strappano un 7+. Il trio invece è da 8 e mezzo. Ascoltato via Qobuz Streaming Unlimited.
  16. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Intendevo in combo e quando tornerà su prezzi più umani.
  17. Florestan

    Sonos Play:5

    Buongiorno. Bisogna abilitare il Media Server. Si fa andando negli Strumenti>Strumenti Avanzati>Server Multimedia Qui ci sono le istruzioni. Una volta abilitato ed impostato, compariranno tra le Attività di JRiver (a sinistra, in alto) anche tutti i dispositivi multimediali connessi in rete (ma proprio tutti, anche la Smart TV) e si potrà scegliere su cosa indirizzare il suono della libreria locale o remota.
  18. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Ananda. Jade richiede l'amplificatore e una catena tutta bilanciata (che io ho già, lo Stax). Comunque le chiederò entrambe in prova ad HIFIMAN, vediamo se me le mandano
  19. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Letto, cuffia molto interessante anche solo per il fatto di poterla usare senza cavo. Io non ho ancora apportato interventi di equalizzazione alla Sundara ma se mi dici che la Deva è poco meglio non penso che la terrò in considerazione come un ipotetico prossimo acquisto, ormai ho capito che per avere un considerevole aumento di prestazioni devo passare di livello. In mente ora ho la jade II 😵
  20. roberto

    Sonos Play:5

    Buon giorno, potrebbe indicarmi i due passaggi con cui ha mandato in riproduzione la musica su una coppia di altoparlanti Sonos che suonano in stereo? Come programma utilizzo anche io Jriver. Grazie
  21. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Bene. Pensa che invece io sto pensando di provare le classiche DT-880 che non ho mai ascoltato Hai letto il test delle nuove HIFIMAN Deva ? Per me sono meglio delle Sundara, così come escono dalla scatola
  22. Glitch

    HIFIMAN Sundara

    Torno qui dopo un po' di tempo con in testa un paio di Amiron, alla fine ho dovuto comprare un paio di cuffie da 500 euro per rendermi conto di quanto le Sundara suonassero bene. Sarebbe sbagliato bocciare le tedesche, ma sono molto diverse e non riesco proprio ad apprezzarle queste premium di casa beyer senza contare la maggior comodità a favore della cinese. Ancora 10/15 giorni e poi farò le dovute considerazioni. ps. in questo ultimo periodo ho potuto provare le sundara con un sp200 dal lato amplificazione e a parer mio in quanto a qualità se la gioca con il topping, rimane solo una minor disponibilità in fatto di corrente erogata.
  23. Beethoven : sonate n. 1,2,3,4 Wilhelm Backhaus, pianoforte Decca rimasterizzazione in 96/24 2020, ascoltato via Qobuz streaming *** Il Beethoven di Backhaus per me è come la Bibbia, ogni lettura è rivelatrice e non ci sono confronti possibili, tutte le altre versioni vengono dopo. Qui la qualità del suono anni '60, il leggendario Decca Sound, è ripulito ed ampliato di dinamica e, se possibile, ancora più vivo. Un must have anche se avete tutte le altre edizioni.
  24. Florestan

    AKG K712 Pro

    AKG K712 Pro Le AKG K712 Pro rappresentano ancora oggi il prodotto di fascia media appena inferiore alle due, inarrivabili (per prezzo) ammiraglie serie 8. Anche se si trovano a prezzi molto inferiori, scontando il fatto che la presentazione oramai risale ad almeno 6 anni fa, il prezzo di lancio era intorno ai 450-500 euro. Di fatto sono, almeno per estetica, la versione per utilizzi professionali delle K701/702, appena precedenti. Ma sono molto diverse per costruzione e stile dalle classiche AKG che popolano tutti gli studi televisi e radiofonici del mondo. AKG Reference Headphones : di fatto, a parte i colori, del tutto identico alle K701 anche nei dettagli, come il numero di matricola, le fettucce in plastica trasparente che fanno da elastico tra l'archetto e i padiglioni. Stesso discorso per le due guide di scorrimento tubolari. ma come K812 e K872 sono costruite in Slovacchia, non in Austria (mentre i modelli consumer sono fatti in Cina). Diversamente dai modelli da Studio (tipo le inossidabili K240) l'imbottitura per le orecchie è vellutata e non in similpelle. Alla lunga cede e si ammoscia con l'uso. Ma sono chiaramente sostituibili. alla fine se proprio vogliamo trovare un vero elemento PRO è il cavetto staccabile, lungo una esagerazione, di un arancione vivace che si collega al lato sinistro con un una spina a tre PIN (non XLR) che permette esclusivamente un attacco sbilanciato. dall'altro lato un bel connettore dorato 3.5/6.3mm a vite, ben fermo. se piace l'estetica, non sono poi male. All'apparenza sembra che si debbano rompere al primo impiego ma è una sensazione comune per tutte le AKG non destinate agli studi di registrazione. Alla prova dei fatti le mie hanno tanti anni e resistono bene (non parliamo della K340 che il mese prossimo festeggiano i 37 anni di attività). fin qui l'estetica. Adesso le caratteristiche di targa dichiarate dal produttore : tipo : aperto, sovra/circumaurale sensibilità : 105 dB SPL/V impedenza : 62 Ohm cavo : staccabile con connettore a tre pin, lungo 3 metri potenza massima : 200 mW peso : 235 grammi applicazioni : studio-mixing, ascolto hi-fi Nel complesso nulla di diverso dal solito per chi conosce AKG. L'impedenza appena più alta del solito non costituisce comunque un problema per nessun dispositivo e la sensibilità offerta compensa un pò la potenza massima non proprio esaltante. Un aspetto che nell'ascolto verrà messo in evidenza. MISURE : al mio "banco di misura" volante hanno mostrato una risposta in frequenza molto estesa fino in basso, un evidente rigonfiamento intorno ai 280 Hz e un'andamento molto tormentato e ondulato sui medi e sugli alti. In particolare un grosso avvallamento sui 1300 HZ e poi una serie di esaltazioni e di attenuazioni che fanno salire la sensibilità della criticissima gamma 2K-10K moldi decibel sopra alla linea mediana. L'ascolto e soprattutto il confronto incrociato con altre cuffie di diversa impostazione hanno confermato l'impressione di grande estensione verso il basso ma con una decisa mascheratura dell'estremo inferiore da parte di un medio-basso troppo gonfio: E una freddezza generale che caratterizza molto ogni registrazione di ogni genere, soprattutto sulle voci e sugli strumenti ad arco e a fiato che suonano nelle gamme tra i 1000 e i 5000 Hz. Mentre è meravigliosa l'ampiezza dell'immagine sonora offerta, per nulla concentrata dentro la testa ma molto proiettata all'esterno. Per cuffie di questa fascia di prezzo si vedono potenzialità interessanti ma l'ascolto "fuori dalla scatola" può risultare deludente. Anche a me che, per affetto, sono sempre stato un estimatore del marchio austriaco. Ma per fortuna che oggi abbiamo a disposizione strumenti che ci aiutano a migliorare ciò che di buono c'è di base, attenuando difetti ed asprezze, sempre presenti in ogni paio di cuffie (teniamo a mente che non esistono le cuffie perfette, nemmeno quelle da 20.000 euro sono altro che dei compromessi più o meno spostati verso l'alto). EQUALIZZAZIONE : Se è vero che con l'equalizzazione non si può cambiare totalmente il carattere di un trasduttore, è sempre possibile allinearlo almeno all'ideale. Qui ho operato come al solito, impostando un target che allinea la risposta con un andamento calante dai 1000 Hz in su, cercando di eliminare per quanto possibile i picchi. Con un numero relativamente ristretto di filtri parametrici (frequenza, ampiezza, guadagno) é stato possibile ottenere un buon risultato. In questo diagramma vedete in blu il target (curva Harman che flette da 1000 Hz in su e "vorrebbe" crescere da 100 Hz in giù), in verde più scuro la risposta originale, in verde più chiaro quella corretta. Le impostazioni inserite del DPS studio di JRiver 26 i filtri calcolati da REM con queste impostazioni, le note di ascolto. ASCOLTO : attivando e disattivando la correzione il differente modo di porgersi delle cuffie salta immediatamente all'occhio. Resta l'impostazione mitteleuropea ma il basso adesso non è più mascherato ed arriva fino in basso. E' evidente sia nel pedale della Passacaglia di Bach (Koopman, Teldec) che nel terzo movimento della 5a di Beethoven (Chailly, Decca) nei passaggi tra le varie sezioni degli archi. Ogni nota, ogni strumento, ogni voce è al suo posto. Togliendo i filtri aumenta il frastuono e il volume di suono ma si perde buona parte del dettaglio. La voce barocca è limpida e ben caratterizza, non in evidenza come in certe planari o nelle elettrostatiche ma credo che nessuno cercasse questo, almeno che nessuno tentasse di trapassarci i timpani. E qui la dolcezza é il tratto distintivo, tanto che si va ad alzare il volume fino a limiti poco raccomandabili (Anne Sofie Von Otter, Monteverdi, "Si dolce e l'tormento"). Tornando su generi più energetici, la Valchiria nella indimenticabile performance di Karajan con i Berliner è esemplare e si può assistere all'esplosione di tutto l'arco orchestrale con una performance quasi da diffusori e non da cuffie. Qui veramente questo trasduttore ha pochi rivali in questa fascia. Contrabbassi rugosi, potenti, in evidenza. Ed ecco che arriva Sigmund, ferito e braccato ... Stessa impressione di potenza, di estensione sia in frequenza che in ampiezza, per il classico dei Dire Straits, Brothers in Arms. La voce di Knopfler è leggermente roca ma non troppo. Ma è il fronte proprio ampio che soddisfa le orecchie. Togliendo i filtri sembra che le cuffie si dividano in due, e che la destra non sappia cosa sta facendo la sinistra. Buono il pianoforte anche se manca un pò della possanza che si vorrebbe ascoltare quando Giltburg va alla marcia nel 23/5 di Rachmaninov. In generale - con l'equalizzazione - diventano cuffie raffinate, con una grande estensione in frequenza e senza più caratterizzazioni. Ottime per ascolti prolungati senza alcun accenno di stanchezza. Non hanno quella magia che si può trovare in oggetti superiori e in questo non c'è da meravigliarsi. Senza equalizzazione il suono invece è, senza troppi mezzi termini, sgangherato, e l'orecchio educato dopo pochi minuti si renderà conto che la risposta non è del tutto adatta ad un ascolto hi-end. Non saprei dire se certe scelte siano state fatte per cause tecniche indotte dal driver impiegato o se invece sia ricercato per favorire determinati ambiti (il missaggio ? Non ho esperienza al riguardo). Se posso dire però, per un modello pro, la tenuta in potenza è un pò limitata. Non in termini assoluti ma con l'equalizzazione ovviamente sia l'amplificatore (e con il mio non ci sono problemi) che il driver è sollecitato in determinate frequenze e qui può capitare di sentire qualche accenno di clipping. A volumi elevati, certo, ma con questo tipo di curva il livello deve essere quasi pari "al vivo", altrimenti si perde tutto il bello. COMFORT : Leggerissime, non pesano sulla testa nemmeno per ore. I padiglioni però poggiano leggermente sulle mie orecchie e questo alla lunga mi infastidisce. Il peso è comunque ben distribuito, senza squilibri. Nessun problema nemmeno in termini di calore o sudore. CONCLUSIONI : Sinceramente il termine PRO mi pare non del tutto meritato, così come il prezzo di listino richiesto, invero eccessivo e non giustificato se non dall'estensione verso il basso dei trasduttori. Cosi come arrivano le cuffie non mi sembrano soddisfacenti per un ascolto hi-end e l'equalizzazione mi pare indispensabile. Una volta "domata" la risposta, il discorso cambia e diventano un oggetto raffinato per intenditori. Nella musica con un ampio fronte stereofonico ed alta dinamica, specie con passaggi su frequenze ad ampio spettro, sono cuffie spettacolari. A costo di tenere il volume su livelli al limite della salute delle vostre orecchie e della tenuta dei driver in determinati momenti. Al prezzo cui vengono offerte oggi, però, possono costituire un affare, magari anche solo per aggiungere una AKG alla vostra collezione. Io ce le ho ed ho intenzione di tenerle per quando ho voglia di un sapore diverso dalle mie solite planari
  25. Earlier
  26. Florestan

    HIFIMAN Deva

    English Version : HIFIMAN Deva è il secondo modello di cuffie bluetooth del marchio, dopo Ananda. Si avvale dello stesso approccio e punta alla flessibilità di impiego, potendo essere utilizzata in ogni campo : via cavo, con il collegamento tradizionale ad un amplificatore per cuffie via cavo USB come periferica collegata ad sistema pc/Mac wireless, collegata in Bluetooth 5.0 l'opzione bluetooth va in scena grazie ad un dongle aggiuntivo che sostituisce fisicamente il cavo audio tradizionale ed integra la porta USB che funge anche da ricarica, oltre ai comandi di connessione. E fin qui niente di straordinario. Ma quando aggiungiamo che si tratta - come gli altri modelli premium di HIFIMAN di un modello planare che utilizza la nuova versione del diaframma "supernano" per i suoi driver circolari e guardiamo il prezzo richiesto, sostanzialmente entry-level per il listino HIFIMAN, allora possiamo anche chiamarlo miracolo. Peraltro, mentre Ananda BT non ha opzione di collegamente fisico via cavo analogico, mentre Deva si, per tutti i casi in cui non c'è la possibilità di sfruttare una connessione wireless o per quando vogliamo gustarci il suono di un amplificatore analogico. Sostanzialmente Deva si inserisce sotto a Sundara e sostituisce idealmente la gloriosa HE-400 almeno in termini di prezzo di acquisto e di segmento. Ma con una flessibilità di impiego sostanzialmente migliorata. Ricordiamo però che Sundara e HE-400 di listino facevano 450 euro salvo promozioni in corso, mentre le Deva partono da 349 euro. Caratteristiche di base : cuffie ortodinamiche a diaframmi planari, circumaurali, aperte impedenza :18 Ohm peso : 360 grammi sensibilità : 93.5 dB innesto cavo separato TRRS 3.5 mm il dongle Bluemini aggiuntivo integra in appena 25 grammi di peso un ricevitore Bluetooth, uno USB con ingresso di tipo C, un DAC e un amplificatore da 230 mw, oltre alla batteria in grado di assicurare circa 7-10 ore di impiego pratico. La decodifica avviene fino a 192 KHz/24 bit via USB e 96/24 via BT. Il chip impiegato è un Qualcomm CSR8675. Dal sito HIFIMAN, il diagramma del nuovo sottilissimo diaframma (comune con altre cuffie di fascia superiore dell'ultima generazione di HIFIMAN) dettagli del Bluemini, il dongle responsabile di tutta la parte wireless delle HIFIMAN Deva. Integrazione di livello assoluto a testimonianza dei soli 25 grammi complessivi di peso, connessione e involucro plastico compresi. Unboxing : La classica scatola nera HIFIMAN, molto solida che sia di fronte che dietro riporta le novità del "pacchetto", come la ricezione Bluetooth e la relativa codifica. Anche nell'interno la confezione è premium, analoga a quella delle HE-400 la cavetteria disponibile (cavo audio con jack adattatore da 3.5 a 6.3mm, cavo USB morbido USB-A/USB-C da 2 metri) e il dongle che rende "attive" le cuffie il manuale dell'utente l'estetica si rifà nei colori a quella delle HE-1000 ma la forma dei padiglioni e la meccanica è analoga a Sundara ed HE-400. L'uso della finitura argento e nocciola certamente le rende moderne e vivaci. i padiglioni sono articolati con un giunto cardanico che rende mobile quanto basta il tutto perchè siano comode da indossare. L'archetto è morbido, imbottito e ben robusto. Se vogliamo trovare un appunto da fare ... le viti a vista. Che però rendono comodissima l'eventuale sostituzione di una parte danneggiata. sono cuffie aperte, ovviamente, come tutte le planari di questa serie e la parte esterna del padiglione è ben protetto da una griglia metallica a nido d'ape. il marchio DEVA è orgogliosamente esibito come negli altri modelli HIFIMAN. alla massima estensione della regolazione dell'archetto. A prova di teste "importanti". l'interno è morbifo a contatto con la pelle. Il materiale sembra adatto anche ad usi prolungati. Io le ho usate mentre facevo una pedalata, senza sudare. Notate la lettera che evidenzia il canale Sinistro e ancora lo snodo cardanico dell'archetto. da quella scanalatura (sotto la lettera L) passa il cavo di collegamento all'altro padiglione. E' ben recesso quindi non prevedo che possa in qualche maniera essere danneggiato nell'uso. sempre nel padiglione sinistro l'unica connessione esterna, utilizzabile sia per il collegamento via cavo all'amplificatore che per inserire il dongle ancora l'esterno con il dongle montato, questa volta l'altro lato la parte di connessione, i led di conferma, i tasti di controllo Nel complesso l'impressione è ottima. Appena sotto, come costruzione, alle altre cuffie HIFIMAN che conosco, tipo Sundara e HE-400, ma comunque di livello superiore alla media delle cuffie di altri produttori. Se in passato HIFIMAN è stata criticata - non per il suono dei suoi prodotti ma - per la costruzione e i dettagli, già con la V2 della precedente generazione e con le nuove cuffie a partire da Sundara, le cose sono nettamente migliorate. Ricordiamoci sempre il prezzo di acquisto che per un paio di planari con il Bluetooth, potrebbero far lievitare il prezzo ad altri livelli ... Se posso fare solo un piccolissimo appunto, va all'adattatore jack da 6.3mm, benchè perfettamente funzionante, si innesta a pressione ma resta un pò staccato ed è poco pratico poi da sfilare. In altri modelli ho sempre apprezzato quello avvitabile. Ma è una cosa di poco conto. Misura : Collegate all'amplificatore dopo un breve ascolto per farmi un'idea, ho approfittato per misurare la risposta in frequenza utilizzando le mie "orecchi" miniDsp : la risposta mi ha subito confermato quanto il primo ascolto mi stava anticipando. Una resa molto completa per tutta la gamma, con un basso molto articolato, un medio molto chiaro e una gamma altissima per nulla aggressiva. risposta in frequenza pilotando le cuffie con il preamplificatore Audio-GD R28 ma la vera sorpresa è stata la misura impiegando la connessione USB-C via dongle HIFIMAN. Considerata la differenza di potenza in gioco (il mio amplificatore spara fino a 7.5 Watt su 32 Ohm, mentre qui abbiamo 230 mw), sinceramente non mi aspettavo di vedere quasi una fotocopia : risposta in frequenza pilotando le cuffie con il preamplificatore Audio-GD R28 (in rosso) e pilotando le cuffie con il dongle in dotazione, collegate al mio pc via USB-C (in verde) al netto delle differenze indotte da errori di misurazione, noto un leggero vantaggio sul basso nella misura con l'amplificatore desktop (in rosso) rispetto all'amplificatore del dongle (in verde) che si rifà invece allineando perfettamente l'attenuazione che invece vediamo nella risposta con l'amplificatore tra i 1500 2 i 2000 Hz, una sezione molto importante della gamma audio. Insomma, vuoi per l'ottimizzazione studiata dai tecnici, vuoi per la bassissima impedenza di queste cuffie, quell'affarino da 25 grammi riesce a far brillare delle cuffie che rispetto alla media hanno una sensibilità piuttosto bassa. Comfort : Pesano pochi grammi meno delle Sundara e la conformazione è simile. I padiglioni sono più comodi di quelli delle HE-400 ma non quanto quelli, più grandi delle Sundara. Con il Bluemini installato, anche se pesa solo 25 grammi, si sente lo sbilanciamento sull'orecchio sinistro. Ma non è un disagio insopportabile, dopo un pò non ci si pensa più. La pressione sulla testa e sulle orecchie non è impegnativa anche per lunghe sessioni di ascolto. In wireless non ci sono problemi anche muovendosi liberamente. I controlli sono facilmente accessibili ed è piacevole il suono di conferma. I pulsanti sono due, uno, più grande, serve per accensione, spegnimento e accoppiamento Bluetooth. Quello più piccolo vicino alla presa USB serve invece per attivare la ricarica. Perchè lasciando semplicemente collegate le cuffie la ricarica non si attiva. E naturalmente non si ricaricano mentre stanno suonando. Bella ed elegante con le sue tonalità a contrasto, calando la luce assume una forma più scura e ben si intona in un ambiente rivestito di legno in un contrasto tra hi-tech e stile. Un applauso ai designer HIFIMAN. Prova di ascolto : Ho ascoltato a lungo queste cuffie, sia in connessione analogica che in via USB che in Bluetooth. E poi ho voluto confrontarle, per dare un'idea a chi mi legge, con due cuffie molto differenti. Le mie Arya, modello HIFIMAN di fascia alta, il mio riferimento, e le AKG K712 Pro, cuffie di tipo monitor professionale, dinamico che all'epoca del lancio erano da considerare di fascia superiore, seppur di poco, alle Deva. Dico subito che l'impostazione del suono mi ricorda tanto le HE-400i V2 che ho avuto fino ad inizio anno. Il corpo sulla gamma bassa c'è tutto, così come l'estensione ben articolata. Il medio è chiaro e ben delineato mentre le alte e le altissime frequenze non sono mai fastidiose. Se vogliamo non c'è alcuna enfasi su nessuna gamma sonora ma il suono che ne esce è raffinato, chiaramente da sistema planare e mi piace più, nel complesso, delle Sundara che ho provato l'anno scorso. Dove quelle sono asciutte e necessitano di una discreta equalizzazione per equilibrarne il suono, queste sono già ottime come escono dalla scatola. La scena sonora è buona e non c'è quel fastidioso effetto di suono dentro alla testa. Non siamo a livelli di tridimensionalità esagerati ma direi che ci siamo. E molto bene. La gamma media, come dicevo, è dolce ma chiara, non ci sono tentativi furbi di addolcirla. Anche il volume prodotto è più che sufficiente e con la media delle registrazioni che ho usato, non c'è stato bisogno che raramente di andare oltre metà volume. Avendo abbastanza corpo sonoro da ... non poterlo sopportare a lunghissimo. Le voci femminili ben registrate mi pare che abbiamo tutto da guadagnare da queste cuffie. Come sapete, io ascolto al 99% musica classica ma queste cuffie vanno praticamente bene con ogni genere. Ma anche in impieghi meno "nobili" tipo Skype, i videogiochi con effetti sonori, i film, l'equilibrio di fondo, senza enfasi eccessive ma anche senza carenze di gamma, permettono una fruizione sempre adeguata alle aspettative. La batteria di ascolto che vede al confronto HIFIMAN Deva, AKG K712 Pro e HIFIMAN Arya. HIFIMAN Deva : L'ultimo disco di Silje Nergaard (jazz-vocal) mette in grandissima evidenza la voce della cantante ma con il pianoforte ben presente. Meglio ancora nel disco con accompagnamento ritmico del 2000 "Port of Call", dove la voce si evidenzia su un bel basso e sotto all'accompagnamento ritmico. AKG K712 Pro : pianoforte molto freddo ma realistico, si sente il respiro tra una frase e l'altra. Siamo all'apoteosi del suono "monitor" così come concepito da AKG. Nel trio, finalmente c'è basso serio mentre la voce "impertinente" di Silje sovrasta rullanti e piatti. La più interessante performance delle K712 in questa prova d'ascolto. HIFIMAN Arya: Più dolce delle altre, basso esteso fino all'estremo ma meno pieno delle altre due. Lei però è da baciare ! Sibilanti che nelle altre due cuffie non ci sono. HIFIMAN Deva : Mark Knopfler non si fa tanto desiderare e dopo l'ingresso con la chitarra c'è la sua voce roca. Viene voglia di alzare il volume. E' un disco del 1985 ma molto ben registrato (e qui rimasterizzato). Bassi, medi, alti, perfettamente calibrati. Non si riesce a smettere di ascoltarlo AKG K712 Pro : meno coinvolgente nel complesso ma la voce di Knopfler è più separata dal resto, percussioni in grandissima evidenza, chitarra ancora di più. Il suono è freddo, diverso, non necessariamente spiacevole. Una interpretazione diametralmente opposta. HIFIMAN Arya: Brothers in arms, dolce e morbida con la ritmica alta sulla testa. Suono compatto, denso, convincente. HIFIMAN Deva : Il violino milanese Testore del 1751 che suona Franziska Pietsch ha una voce metallica, fredda che contrasta molto con i toni mediterranei della sonata per violino di Ravel. Il pianoforte che l'accompagna è meno brillante perchè suonato in modo da non sovrastare il violino. AKG K712 Pro : resa simile ma devo alzare il volume per sentire lo stesso equilibrio. Il violino è più chiaro, meno metallico, più in evidenza. Però il suono è elegante, leggero. HIFIMAN Arya: anche qui il violino non è metallico come con le Deva, anzi, è dolce, e il pianoforte è dolcissimo. Il suono è veloce, delicato. HIFIMAN Deva : L'ultima follia di Teodor Currentzis e la sua visione della Quinta Sinfonia di Beethoven. Equilibrio tonale perfetto con evidenza di bassi e un pieno orchestrale maestoso. Buona l'estensione della scena sonora verso l'esterno. AKG K712 Pro : c'è meno impatto sebbene il volume sia più alto. La tessitura dei violini però è precisissima, così come le armoniche superiori dei fiati. E come se ci fosse una lente di ingrandimento sulla parte destra delle spettro e quella sinistra fosse un pò compressa. HIFIMAN Arya: suono ampio, da sala da concerto, senza essere artificiosamente spettacolare. Nel terzo movimento si sente ogni singolo strumento. HIFIMAN Deva : Il Bach "spectacular" di Ton Koopman in edizione 96/24 è brillante, chiaro, veloce. Si vorrebbe forse un pò più di pedale ma quello non manca certo nella Passacaglia in Do minore che chiude il disco. AKG K712 Pro : Il basso c'è ma è indietro. Invece è presente l'altissimo. Il suono è squilibrato e si vorrebbe intervenire sull'equalizzatore. Solo che per evitare ogni forma di contaminazione ho voluto fare questo confronto senza alcun filtro in mezzo, usando direttamente il driver audio corrispondente. HIFIMAN Arya: Eccellente l'organo, il basso c'è ma è il pieno che evidenzia uno spessore concreto in cui si sente ogni singola voce. HIFIMAN Deva : Chiudo con A star is born di Lady Gaga. La chitarra è qui da qualche parte. La voce dell'insospettabile Bradley Cooper mi sembra un filo troppo nasale, un pò sbilanciata sui medio-alti. Lady Gaga è perfetta, emozionante, con un filo di eco e il violino di sottofondo. Basso privo di code e di riverberi. E lei sale sulle scale verso il cielo. AKG K712 Pro : Shallow è meno emozionante, più monitor con le AKG. La chitarra è chiara, la voce di Bradley più sottile più di gola. Lady Gaga si stacca dal resto della musica. Ma è indietro rispetto a prima. E ancora il resto è tutto più sottile. HIFIMAN Arya: la scena è lo stadio, larghissima, ampia, aperta. La voce di Bradley finalmente quella che ricordavo nel film. La chitarra non così in evidenza ma delicatissima, insomma non sfigura con Lady Gaga che quando entra strappa i dovuti applausi. Anche qui, lei può cantare quanto più in alto vuole, Arya la segue anche più su. Le due voci insieme sono ben amalgamate. Tirando le fila e con la naturale soggettività di un confronto del genere posso dire che le HIFIMAN Deva offrono una prestazione equilibrata in ogni tipo di musica, con un suono che tende al pieno, privilegiando basso e medio, con le altre non troppo evidenti e sempre senza sibilanti. La performance è più accattivante di quella della K712 di AKG che hanno proprio una impostazione differente, con il medio indietro e l'alto crescente. E' il suono monitor mitteleuropeo, pensato per non appesantire l'udito in sessioni di lavoro/ascolto, lunghissime. Rispetto alle Arya - che ricordiamo, costano 5 volte tanto - sono sulle prime più spettacolari e più accattivanti. In una commutazione rapida potrebbero spesso piacere di più. Ma il suono delle Arya è più raffinato per orecchie educate, la trama di medio e alto é di una grana di una classe superiore e il basso è più esteso anche se sembra meno possente. Nel caso dell'organo, per esempio, non c'è confronto. Ma anche nella musica da camera e sulla voce femminile ben registrata. Ma non tutti saranno capaci di capirlo senza un ascolto prolungato. Cosa che promette benissimo per le Deva visto che per comprarle non si deve prosciugare il conto in banca. La cosa sorprendente invece è che nel confronto ho usato l'amplificatore per le due cuffie tradizionali e il Bluemini per le Deva. Ma era la Deva che suonava sempre più forte. Con un filo di corrente queste cuffie si permettono anche di fare la voce grossa. Interfacciamento : Le ho usate con l'amplificatore in modalità ad alta corrente. Neanche una piega (e i watt che è capace di erogare quello sono tanti). Con l'iPhone e con il tablet Android in Bluetooth. Con il computer desktop usando servizi di streaming. Con il Fiio X5 e il suo amplificatore incorporato. Risultano sempre un carico facile capace di suonare forte se si vuole. Credo che non saranno mai un problema per nessuno in nessuna circostanza. Conclusioni : PREGI sono belle e ben costruite capaci di un suono di classe come tutte le planari HIFIMAN sono flessibili, in grado di essere collegate sia con il cavo che wireless sono semplici da usare e non richiedono procedure complesse. Quando si vuole ascoltare musica sono li pronte ad accontentarti il suono è chiaro, potente, basta un filo di corrente per farle suonare forte. L'impostazione sonora dovrebbe soddisfare tutti quelli che hanno orecchie buone. Un pochino roche con una risposta che sembra pennellata sulla curva Harman non richiedono assolutamente nessuna equalizzazione : suonano bene al naturale e tolte dalla scatola non mi sembra che abbiano richiesto un rodaggio. Dopo tante ore di impiego suonano ancora uguale rapporto prezzo/prestazione semplicemente eccezionale. Anzi, miracoloso. Non costano poco in assoluto ma con questi soldi è già difficile trovare delle planari decenti, figuriamoci wireless e di questa qualità DIFETTI il dongle Bluemini è piccolo, compatto, leggero ma comunque un pò squilibra la tenuta sulla testa non sono comode come le Sundara e molto più scomode delle altre due cuffie con cui le ho confrontate (ma c'è di peggio, molto peggio, ve lo assicuro) il cavetto USB in dotazione è bello, molto morbido, forse potrebbe essere un metro più lungo per dare un pò più di libertà. Ma probabilmente sono cuffie che sono state concepite per un uso wireless prevalentemente l'adattatore jack da 6.3 mm non mi ha convinto, non è a vite, si infila ma sembra che non sia del tutto a posto. Solo una questione estetica che di sostanza. Ma ci sta anche questo. In estrema sintesi, credo che tutto sommato, partendo dalla flessibilità unita all'alta qualità del suono, la possibilità di funzionare con qualsiasi sorgente, a questo prezzo siano regalate e una eccezionale offerta. Speriamo che HIFIMAN non ci ripensi e ne aumenti il prezzo. Le Ananda suonano meglio ? E' possibile. Ma quelle non sono per tutti.
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