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Kathleen Ferrier – “La fortuna non mi è stata amica”


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 Così titolava un articolo della rivista “Musica” dedicato alla contralto inglese morta nel 1953 a soli 41 anni.  Si trattava di un numero risalente agli anni ottanta e quel titolo, non so per quale motivo, mi è rimasto sempre in mente. Per questo sono contento di poter scrivere queste poche righe sulla grande cantante inglese.

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Nata nel 1912 nell’Inghilterra nord-occidentale, padre insegnante e madre casalinga con frustrate ambizioni musicali, intraprese inizialmente lo studio del pianoforte e solo intorno ai 20 anni si dedicò al canto, continuando comunque a suonare il piano. Guadagnò una certa notorietà in patria alla fine degli anni 30 come cantante di oratori e Lieder, ma divenne una gloria nazionale durante gli anni bui della guerra. A quel periodo risalgono le sue prime registrazioni con la Columbia/Emi, sotto la supervisione di Walter Legge con il quale però entrò subito in conflitto e conseguente passaggio alla Decca.

I suoi primo mentori furono il direttore Malcom Sargent e Benjamin Britten che per lei scrisse la parte della protagonista nella sua opera “The rape of Lucretia” (Glyndebourne, 1946). In effetti quest’ultima, insieme all’Orfeo ed Euridice di Gluck sono le uniche opere liriche cantate dalla Ferrier; sentiva di non essere in grado di muoversi disinvoltamente sul palcoscenico. A proposito di Orfeo, una volta ascoltata la Ferrier, tutti gli altri Orfeo, sia donne che uomini, vi appariranno inappropriati.

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Kathleen Ferrier nel ruolo di Orfeo

Nel 1948 l’incontro con Bruno Walter al Festival di Edimburgo fu un’autentica rivelazione per il maestro tedesco e la certificazione della statura eccezionale dell’artista. Cominciò così una serie di tournée in Europa e America fino a quando nel 1951 le venne diagnosticato un tumore al seno. Ebbe inizio così un calvario di operazioni, radioterapie e sofferenze che sarebbe terminata due anni dopo con la morte prematura di questa grandissima cantante. Nonostante la malattia riuscì anche negli ultimi 2 anni a compiere delle tournée e a registrare dischi come il celeberrimo Canto della terra coi Wiener Philharmoniker.

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Carriera fulminate e brevissima, ma fama duratura; perché? Cosa rende la Ferrier così unica da incantare il vecchio Walter, uno dei più grandi direttori e musicisti del 900 e considerarla ancora oggi il più grande contralto del novecento?

È difficile ai giorni nostri parlare di contralto; da Rossini in poi quasi tutti i ruoli lirici femminile "gravi2 erano coperti dal mezzo-soprano (o dal contraltista). Già negli anni 60 cantanti come la Simionato o la Ludwig sono classificate come mezzo-soprano e non contralto. A quest'ultimo non rimaneva dunque che la musica barocca e l’interpretazione di Lieder. Non è un caso quindi che il repertorio della Ferrier fosse limitato alla musica sacra di Bach, a Handel e alla musica vocale del Romanticismo tedesco: Schubert, Schumann, Brahms e Mahler. Ecco, forse la Ferrier è stata l’ultimo grande contralto della storia della musica, caratterizzato da una naturalezza e facilità nello scendere in basso, una omogeneità e tenuta in ogni nota della sua incredibile estensione che non ricordo di avere più ascoltato; non ci saranno più esecuzioni dei Lieder di Mahler paragonabili a quelle della Ferrier.

Un'altra caratteristica sorprendente era la sua facilità di canto, mai una forzatura, mai un'esitazione e con una partecipazione emotiva sempre altissima ma mai di effetto.

Un paio di esempi particolarmente efficaci:

Dai Ruckert Lieder, “Ich bin der Welt abhanden gekommen”  

e una canzone popolare del nord dell’Inghilterra in cui la Ferrier dimostra le impressionanti doti di estensione e tessitura vocale.  

Per chi vuole approfondire l’argomento, consiglio la visione di questo documentario.

  https://www.youtube.com/watch?v=wR0hm-nC3Uk

Come scrisse Bruno Walter poco dopo la morte di questa grande artista: ”La mia più grande esperienza musicale è aver conosciuto Kathleen Ferrier e Gustav Mahler, in quest’ordine”. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

 

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