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    una vignetta che descrive molto sintenticamente la capacità di Rachmaninov di suonare con ritmi elevatissimi di note per battuta, tratto distintivo della sua musica. C'è tanta aneddotica nella carriera musicale di Sergei Rachmaninov. Era di proporzioni gigantesche ma soprattutto aveva mani sproporzionate anche per la sua statura, tanto da isprirare studi genetici sull'origine delle sue manone. Fatto sta che fino alla seconda parte del '900 la sua musica era sostanzialmente ineseguibile per i pianisti incapaci di coprire le sue ottave a mano aperta e senza la stessa capacità di carico sulle spalle (ci sono, ovviamente, le geniali eccezioni di un piccoletto come Arthur Rubinstein ma al caro nonnetto risultava tutto facile e naturale, quindi non conta). Horowitz era certamente il tipo di pianista capace di suonare Rachmaninov alla Rachmaninov. Altri pianisti dovevano mettercela tutta per avvicinarsi. Non parliamo delle donne. Solo grazie allo sviluppo delle tecniche didattiche degli ultimi decenni, Rachmaninov è entrato stabilmente nel repertorio delle pianiste tanto che oggi è normale vedere uno scricciolo come la cara Yuja Wang mettersi in tasca il celebratissimo Rach 3. Ma nei primi decenni del '900 non era certamente così. Rachmaninov deve al suo fisico e alle composizioni adattate ad esso molta della sua celebrità. Così come alla sua vicenda personale che lo vede più concertista per necessità che compositore per scelta per buona parte della sua vita. Dividiamo idealmente la sua carriera in due, in Russia prima e poi, dopo la fuga all'estero per la Rivoluzione, la seconda vita negli Stati Uniti. Nato da famiglia ricca, mostra rapidamente un grande talento musicale che gli vale l'avvio a studi formali, prima a San Pietroburgo e poi a Mosca. Ma il padre sperpera rapidamente tutto il patrimonio è perfino la prosecuzione degli studi di Sergei diventa critica. Rachmaninov cresce nell'ultimo periodo d'oro della Russia Zarista, potendo frequentare direttamente grandi musicisti come Chaikowsky, Taneiev, Rubinstein, Arenski (alcuni dei quali suoi insegnanti al Conservatorio di Mosca). Gli esordi come compositore sinfonico non sono dei più fortunati ma riesce comunque a costruirsi una carriera, alternandosi come direttore d'orchestra - con una discreta fortuna anche in campo operistico - più che come pianista. Il nuovo secolo, la prosperità ottenuta dalla carriera concertistica, quella degli affetti familiari, i viaggi per l'Europa, riconciliarono la propensione verso la composizione, accantonata per anni. Il culmine se vogliamo arriva nel 1910 quando per il debutto del suo celeberrimo terzo concerto per pianoforte e orchestra, sceglie New York e debutta personalmente al piano sotto la direzione di Gustav Mahler. Di li a poco la pubblicazione di opere capitali come gli Etudes-Tableaux Op. 33 Ma la rivoluzione spariglia le carte in tavola e sotto la minaccia bolscevica per tutto il mondo di Rachmaninov, intimamente legato alla vecchia Russia, fugge - letteralmente - con il solo bagaglio leggero, verso la Scandinavia e di li a poco, dopo l'esecuzione della famiglia dello Zar, verso gli Stati Uniti. Di nuovo povero e con la necessità di provvedere all'agiatezza cui erano abituate la moglie e le due figlie, Rachmaninov - come tanti altri esuli russi presenti in America nel primo dopoguerra - si improvvisa una nuova carriera di pianista/compositore. Firma un buon contratto con Steinway e comincia a girare il Paese suonando le sue opere e il repertorio romantico a lui caro, Chopin, Liszt e del suo mondo perduto, rappresentato da Chiaikowsky. Cicli convulsi di concerti, sedute in sala di registrazione (contratto con la Victor, poi RCA, grazie al quale abbiamo tante registrazioni del Rachmaninov pianista degli anni '20 e '30), gli permettono di ricreare un ricco patrimonio che gli ridanno la tranquillità. Ma che gli fanno accantonare di nuovo la composizione. Intanto passano gli anni e se Rachmaninov è entrato nell'immaginario collettivo del pianista romantico per gli americani, intanto arrivano concorrenti formidabili e più giovani, pianisti come Horowitz e Rubinstein e compositori come Prokofiev e Strawinsky. La musica di Rachmaninov è indubbiamente vecchia scuola, nulla del '900 è permeato anche appena alla superficie della sua arte. Il paragone con il nuovo secolo comincia a diventare difficoltoso. Specialmente considerando la nuova generazione di compositori americani che si va affacciando alla ribalta e che si afferma piano piano. Immaginiamoci l'imbarazzo di Sergei, cresciuto con le sinfonie e le opere di Chaikowsky, alle prese con Gershwin, con Copland, con Barber ed Ives ... Per rispondere in parte alle critiche che gli danno del finito, riprende alcune vecchie composizioni e le riarticola. Ne completa alcune. Si ostina a voler dimostrare di essere capace di ciò che gli viene contestato, fabbricando nuove composizioni aggiornate. Intendiamoci, nulla di questo turba un grand'uomo della sua levatura - che intanto si gode le sue sostanze con lunghi soggiorni in Europa - specialmente in Svizzera, sognando di trasferirsi con la famiglia. Ma giunge una nuova guerra mondiale, e la malattia, la morte. Rachmaninov resta intimamente legato alla Grande Russia zarista pre-rivoluzionaria e patrizia, quella nostalgica sognata dagli esuli post-rivoluzione e descritta nel film Anastasia. Negli Stati Uniti rappresenta in quegli anni la quintessenza della passione musicale romantica, con i suoi concerti tra i più rappresentati nelle sale, fino ad oltre gli anni '50. Voglio sottolineare questo aspetto con la citazione che ne fa Billy Wilder nel suo film del 1955 "Quando la moglie è in vacanza" (The Seven Year Itch) dove un marito nella crisi del settimo anno, libero dalla moglie, ricorre al "Secondo Concerto per pianoforte di Rachmaninov" per suscitare irrefrenabili ... fremiti alla procace vicina Marylin Monroe. Qui c'è un estratto godibilissimo del film, con i nostri doppiatori italiani dell'epoca. Il tono è certamente ironico, non lo è il senso attribuito alla musica del nostro compositore. *** Guida all'ascolto Mi scuserete per questa lunga anticipazione biografica, mi è venuta di getto e credo sia necessaria perchè le vicende private di Rachmaninov e la natura del suo successo planetario ne hanno condizionato per sempre sia la verve compositiva che le scelte interpretative. In effetti ci ha lasciato un numero abbastanza ridotto di composizioni, non tutte dello stesso livello, non tutte con le stesse fortune. Qui da noi, per esempio, il Rachmaninov sinfonista è quasi del tutto sconosciuto. Eppure possiamo assimilarlo al Chaikovsky dell'Onegin o del Manfred, del tutto in linea con quello pianistico. Ma del tutto al di fuori del "personaggio" Rachmaninov e quindi non di moda. Volendo, ricorrendo al cofanetto della Decca, è possibile avere praticamente tutto insieme e con una spesa contenuta.- in 32 CD venduti su Amazon a 59 euro abbiamo un completo spaccato della sua opera, con il contributo di grandi musicisti che non è il caso di sottolineare ulteriormente. Sarebbe già una buona scelta ma non ci permetterebbe di offrire spunti di lettura alternativi e magari contrapposti, come invece ci piace fare sulle nostre pagine. E poi per noi è più un gioco che una necessità ... scegliere 10 dischi 10 ! 1) SINFONICA Sinfonia n. 2 - EMI 1973, André Previn, London Symphony Orchestra anche oggi rappresenta la prima scelta obbligata. Questa interpretazione è una gita in mare, attraverso onde e mare grosso ma con la certezza di un ritorno sicuro in porto. In varie edizioni esistono anche le altre 2 sinfonie (pensiamo che la 1a, quella che ha rinunciare Rachmaninov per la prima volta alla composizione, data 1894, la seconda è del 1908, la terza è del 1936. Si aggiungono anche le Danze Sinfoniche (1940) e L'isola dei Morti (1908). Di quest'ultima c'è una bella registrazione di Fritz Reiner, una inascoltabile (per il rumore di fondo) dello stesso Rachmaninvo, una molto misteriosa nell'integrale di Mariss Jansons EMI che ritengo l'alternativa prima a Previn. 2) CAMERISTICA Veramente poca cosa la musica da camera che ci ha lasciato Rachmaninov e sinceramente non andrei oltre la sonata per violoncello e pianoforte (1901). prenderei tra le tante disponibili quella del 2007 con un vivace Lugansky che accompagna il suo connazionale Alexander Kniazev. aggiungerei poi i due trii elegiaci (1892 e 1893) con il Beaux Arts Trio 3) CONCERTI il piatto forte sono naturalmente i quattro concerti per pianoforte. I più importanti sono il 2° e il 3°. Volendo resta in tema del Rachmaninov "americano" del film di Billy Wilder, che credo sia il più genuino e vicino allo stereotipo del ... chiaro di luna e il candelabro, potete scegliere una versione qualsiasi, purchè alla guida ci sia Fritz Reiner e al piano uno a scelta tra Horowitz, Van Cliburn o Byron Janis. in questo momento sono ... nel momento Van Cliburn e quindi scelgo questa registrazione con il mitico e inarrivabile Fritz Reinr con la altrettanto mitica Chicago Symphony registrati dalla stessa etichetta per cui registrava Rachmaninov, la RCA Victor Red Seal ... Naturalmente il suono non sarà quello cui siamo abituati noi oggi, ma l'atmosfera sarà magicamente quella dell'epoca, e irripetibile diversamente. La scelta maestra più vicina a noi resta ancora la lettura di Vladimir Ashkenazy con Andrè Previn degli anni '70 per la Decca con la London Symphony. Interpretazione autorevole e un vero classico moderno. Ashkenazy peraltro ha registrato l'integrale anche per pianoforte solo. Venendo ai giorni nostri, non vedo altra soluzione che non sia quella offerta dal "giovane" Lugansky ad inizio anni '2000 con Sakari Oramo e la City Of Birmingham Symphony Orchestra e che include anche altre composizioni importanti come le variazioni e la rapsodia "Paganini". Eviterei edizioni mediatiche tipo quelle di David Helfgott (dal film Shine). Naturalmente la discografia di questi concerti è sterminata e ognuno avrà la sua preferenza. Potete anche ascoltarli tutti, ma qui ci limitiamo a questi. Aggiungo in coda la Rapsodia Paganini, brano che io adoro in tutte le sue edizioni e trasposizioni e che non mi stancherei mai di ascoltare, fosse suonato anche da un carillon. In questo caso scelgo la versione di Yuja Wang con il mai troppo compianto Claudio Abbado al di là della copertina stucchevole (ma si narra della corsa notturna di Rachmaninov in slitta a cavalli, sotto la neve, per passare la frontiera nel 1917 ... ), il furetto Yuja si trova perfettamente a suo agio in questi funambolici passaggi e la Mahler Chamber Orchestra è perfetta ad accompagnare la partitura "moderna" del Rachmaninov americano. 4) PIANOFORTE SOLO Ma perdonatemi se ho lasciato in fondo quello che non deve essere trascurato dell'opera di Rachmaninov, il corpus primo, alcune delle composizioni che porterei peraltro nella classica isola deserta. Lascerei il resto, ma non a) le due sonate per pianoforte (1908 e 1913) per fortuna c'è una buona scelta e si può spaziare. Ci sono anche registrazioni della prima e della seconda versione rivista della sonata n.2 (edizione originale del 1913 eseguita a Kursk da Rachmaninov, edizione rivista eseguita a Portland nel 1931 sempre dal Rachmaninov. Edizione del 1940 di Horowitz che combina le due, per sovrammercato). Della seconda sonata trovo di straoridnaria potenza e d'intensità quella esibita dal gigantesco John Ogdon presente in una raccolta antologica b) gli Etudes-Tableaux op. 33 e Op. 39 (1911 e 1916) una visione all'inglese, molto recente, analitica e molto ben incisa. segnalo per curiosità che di alcuni Etudes-Tableaux esistono versioni orchestrate da Respighi di grandissima ricchezza tonale ed espressiva c) Preludes Op. 23 e op. 32 (1903 e 1908) d) six moments musicaux Op. 16 (1896) la versione di Ashkenazy è particolarmente ispirata ed include anche i Morceaux de Fantasie. Ma non escluderei in questo novero anche le interpretazioni di Lugansky e di Giltburg. e) le variazioni Corelli (1931) No, le variazioni su un tema di Corelli non sono le variazioni Goldberg né le Variazioni Paganini di Brahms ma sono e restano un caposaldo del pianismo universale. Le edizioni disponibili sono innumerevoli e tutte di grande livello. Sono in imbarazzo ... Ashkenazy, Lugansky, Ogdon, Lugansky, Grimaud, Trifonov, Giltburg, Shelley, Cherkassy ... in questo momento preferisco la meravigliosa Helene Grimaud degli esordi. Ma insieme al secondo Lugansky. f) e volendo le variazioni Chopin (1903) composizione un pò contorta e difficile da posizionare. la mia preferenza va a quella intensissima di un ispiratissimo Trifonov che a metà brano va letteralmente in estasi e si libra oltre la tastiera. Come vedete tutte composizioni temporalmente vicine, tranne le variazioni Corelli. Rimarrebbero fuori composizioni comunque interessanti ma indubbiamente minori come le due suite per due pianoforti, i Morceaux per due pianoforti e la serie delle trascrizioni e parafrasi di Rachmaninov su opere di altri compositori. Delle Opere Liriche di Rachmaninov non so proprio nulla e quindi non mi attardo oltre. E Buon ascolto !
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