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Florestan

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  1. Per completezza segnalo che nella benemerita edizione Decca/DG ex Philips, Mozart 225, nel volume dedicato alle composizioni di Mozart completate da altri : c'è il trio K 442 nella versione di ... "Wolfgang Amadeus" Stadler interpretato nell'occasione dal celebre Beaux Arts Trio.
  2. Mozart : - trio in sol maggiore K 496 - tre movimenti per trio, K 442, completati da Robert Levin Robert Levin, pianoforte Hilary Hahn, violino Alain Meunier, violoncello Le Palais des Dégustateurs 2019, disponibile in formato 96/24 *** Tra le tante partiture lasciate incomplete a vario titolo da Mozart, ci sono tre movimenti sciolti per trio composto da pianoforte, violino e violoncello, pubblicati nel catalogo Köchel al n. K 442. Sono esattamente : - un allegro in Re maggiore, composto da 169 battute, completo dall'inizio alla ripresa finale, composto non prima del 1787, pubblicato col numero 442/2 - un altro allegro, questo in Re minore, di sole 50 battute, probabilmente composto nel 1785, che ha la evidente forma sonata tipica dei primi movimenti, pubblicato col numero 442/1 - un minuetto in Sol maggiore, di 150 battute, del 1787, pensato in origine come movimento finale del Trio in Sol maggiore K 496, poi scartato e lasciato incompleto, K 442/3 Ciò ha dato origine all'equivoco che esistesse un Trio K. 442 ... un trio inesistente, proprio perchè composto da tre brani in chiavi differenti, equivoco convalidato dal completamento ad opera dell'allievo di Mozart, Stadler, su richiesta della vedova Constanze. Stadler era un musicista e un compositore molto quotato alla sua epoca, per noi è passato alla storia come estremamente capace di comporre alla maniera di Mozart. Tutto sommato il completamento di Stadler non è male, anche nelle parti aggiunte, probabilmente un lavoro migliore di quello di Sussmayer per il celeberrimo Requiem. E così per un certo periodo circolò un Trio K 442 che in parte è di Mozart, in parte no ma che certamente Mozart non pensò mai in questa forma e con questo scopo. Venne pure stampato ufficialmente con il numero di catalogo, come appartenente a Mozart. E' stata fatta ammenda solo di recente, ripubblicando l'originale di Mozart, pur incompleto, e ... l'originale di Stadler, a sua firma e con un intero movimento in Re maggiore completamente di Stadler. Robert Levin, oltre che ottimo pianista è anche un raffinato musicologo che conosce ogni pagina nota di Mozart, ha completato di recente i tre movimenti originali che vengono proposti come piatto principale di questo nuovo disco. Giusto insieme al trio K 496 la cui origine è vicina al minuetto K 442/3. Le parti aggiunte da Levin sono ben evidenziate e l'autore stesso ne parla come di un lavoro rispettoso ma naturalmente assemblato. Il risultato devo dire che è splendido, la musica di gran livello ma soprattutto l'esecuzione lo porta al pari dell'altro trio originale di Mozart, in una sorta di "equalizzazione" del tutto convincente. Levin suona con piglio, la Hahn lo asseconda con malizia, un pò in secondo piano - come all'origine in queste composizioni - il violoncello. I tre comunque pongono queste due composizioni tra quelle più serie di Mozart e non nel repertorio cameristico da passatempo casalingo. Una prova interessante ed originale che ci permette di ascoltare queste pagine di Mozart, altrimenti raramente eseguite se non a scopi accademici. Bella registrazione da parte di una etichetta che propone materiale molto originale e che adesso, grazie alla musica "liquida" viene portata anche alla nostra attenzione di ascoltatori generalisti. Ripeto, è un bell'ascolto, non una curiosità per specialisti o fanatici dell'integrale di Mozart.
  3. James Macmillian : The confession of Isobel Gowdie (1990) Thomas Adès : Chamber Symphony Op. 2 (1990) Jennifer Higdon : Concerto per percussioni e orchestra (2005) Colin Currie, percussioni London Philarmonic Orchestra diretta da Marin Alsop Naxos 2009, formato CD *** il percussionista Colin Currie durante le riprese di questo disco qui in un'altra occasione e qui mentre armeggia con piatti e tamburi Jennifer Higdon e i suoi gatti nel suo studio Higdon e Alsop Alsop all'epoca di un workshop con Leonard Bernstein *** Ci sono due tratti distintivi di questo disco. La presenza costante del percussionista Colin Currie, virtuoso di fama mondiale, capace di caratterizzare da solo intere composizioni. La differente concezione della musica attuale tra Europa e Stati Uniti. Considero Jennifer Higdon un reale punto di riferimento per la musica contemporanea come viene pensata in America, per l'ascoltatore medio che frequenta le sale da concerto, non per gli intellettuali e i musicisti. In questo disco abbiamo tre composizioni recenti, due di compositori britannici, uno della Higdon. Praticamente inascoltabile "La Confessione di Isobel Gowdie di James Macmillian (scozzese con educazione inglese), una sorta di requiem per una povera donna costretta a confessare di essere una strega, concubina del demonio con indicibili torture e poi soffocata e bruciata sul rogo tra l'isteria della gente nel 1662. Ancora ancora l'iniziale lento, ma poi si va verso il rumore e l'orrore. Non posso immaginare i presenti in sala da concerto, se legati alla tradizione contrappuntistica europea come me ... La Chamber Symphony di Thomas Adès (londinese) è di matrice schonberghiana (e solo per questo, per me, da allontanare con l'acqua santiera a portata di mano ...). Ci sono tante velleità strutturali e l'aggiunta delle percussioni è certamente un elemento originale. Ma, per il mio gusto, lascia il tempo che trova. Veniamo invece alla ragione per l'acquisto di questo disco. Il Concerto per Percussioni e Orchestra - concepito nel 2005 su commissione di tre orchestre americane (Philadelphia, Indianapolis e Dallas) ha visto le tre rappresentazioni con Colin Currie alle percussioni. Currie è anche il protagonista di questa prima incisione (e prima rappresentazione europea) del concerto, oltre che il dedicatario (e non è solo un sospetto ma una certezza, evidentemente con un occhio anche alla stesura delle parti più solistiche) è anche l'autore della cadenza solistica del concerto. Pur essendo strutturato in un solo movimento ha una articolazione abbastanza "classica". Non vi aspettate la forma sonata, ovviamente, difficile da configurare con tre gruppi di percussioni disposte davanti al direttore d'orchestra, ma il confronto tra orchestra sinfonica (ben organizzata con sette contrabbassi, legni completi, ottoni) e solista. L'inizio è tutto incentrato sul solista che va in pianissimo e mano a mano seguita crescendo di volume per circa un paio di minuti. Interviene l'orchestra che espone un tema che seguita ad essere il leitmotiv della composizione e ne fa da collante e da linea guida. Su cui si incentra il virtuosismo esagerato di Colin Currie capace di tessere filo, maglia e ordito sia quando suona da solo che quando si contrappone all'orchestra. Suona marimba, vibrafono, "crotali", piatti, tamburi, rullanti, cassa e grancassa. Tempi sempre molto allegri, brillanti, attraenti per ogni genere di ascoltatore. Oddio, magari non per il patito di Haydn. Ma non di solo Haydn, Mozart e Clementi vive l'uomo. Anche l'orchestra, sotto la guida di Marin Alsop, consumata interprete della musica contemporanea e in stretto rapporto con l'autrice, si esprime al massimo livello. Il finale è entusiasmante con la ripresa del tema da parte degli ottoni e la marimba che risponde, accompagnata dai timpani dell'orchestra. Insomma, a me è piaciuto molto, come gli altri concerti della Higdon. Registrazione di elevato livello che rende giustizia anche nel pienissimo a tutte le sonorità in gioco. Insomma, un disco da 23 minuti buoni in tutto. Ma li vale.
  4. Si, é vero. Cose possibili con la tecnologia di oggi.
  5. E per chi lo volesse ancora diverso, segnalo questo disco : ECM dell'anno scorso in cui le suite sono portate sulla viola (non quella da gamba, quella da braccio !).
  6. Bach : le sei suite per violoncello trascritte per violino Rachel Podger Channel Classics 2019, 2 SACD oppure file in formato 44/24 *** Tralasciamo il solito dibattito se sia lecito o meno trascrivere Bach. Domandarsi se Bach l'avrebbe fatto è puro onanismo. Bach trascriveva le sue composizioni, quelle degli altri, quelle che gli passavano davanti alle mani e rielaborava ogni materiale possibile a seconda delle necessità di formazione, di strumento, di ... richiesta. Difendere il segno di Bach così come ci è arrivato è quindi una battaglia di retroguardia, considerando le migliaia di pagine di Bach che non ci sono pervenute oppure sono nascoste e dimenticate chissà dove in attesa - si spera - di vedere la luce. La musica di Bach è quasi sempre del tutto avulsa dallo strumento. Se ci sono abbastanza tasti o corde, la polifonia è compiuta, se non ci sono, è simulata ed é lasciato all'ascoltare aggiungere quanto manca. Questo significa che è relativamente "semplice" e sempre lecito, portare anche una suite o una sonata scritta per uno strumento a quattro corde su un organo moderno a 5 manuali e pedaliera completa. Purchè si rispetti la musica e il suo senso. Che deve essere compreso ancora prima di sedersi a cercare di elaborarne il testo. durante le registrazioni effettuate lo scorso autunno Andiamo oltre quindi. In oltre due ore in questa registrazione, Rachel Podger riporta in vita lo spirito delle suite di danze contenute in queste pagine. I preludi invece richiamano direttamente quelli del Clavicembalo ben Temperato. In questo sfrutta la relativa maggiore leggerezza del suo strumento rispetto al violoncello o alla viola da gamba, "apparecchi" certamente più macchinosi e per cui solo Bach è riuscito a compiere il miracolo di scrivere queste pagine (provate dopo aver ascoltato questo disco a passare ad una versione per viola da gamba e vi renderete conto della differenza esecutiva necessaria e di come sembrino differenti le stesse suite ...) Fatto questo il lavoro è tutto in discesa. Vi chiederete ma il risultato è simile alle Partite e Sonate per Violino solo ? Ni. Solo in parte, perchè davvero è la leggerezza delle armonie che viene messa in luce. Anche nella 5a suite che è stata pensata in origine per una viola a 5 corde ... Lascio agli specialisti le tematiche sulle accordature (o scordature, come nel caso appunto della 5a) che possono rendere il suono più brillante o più scuro. Godiamoci il risultato anche se ammetto che si notano ad orecchio tra una suite e l'altra. Il suono ... Il Pesarinius del 1739 che suona la Podger ha un timbro molto chiaro che ben si sposa con le peculiarità della perfetta ripresa in formato DSD per cui Channel Classics è famosa. Disco consigliato a tutti quelli che ... trovano noiose le suite per violoncello di Bach. E complimenti alla Signora Podger che in generale non mi cattura alla follia ...
  7. Brahms : Sinfonia n. 4 Segerstam : Sinfonia n. 4 295 Turku Philarmonic Orchestra Alba 2019, 96/24 *** E' giocato sui due barbuti in copertina questo disco. Leif Segerstam è il decano dei direttori d'orchestra finlandesi ed è molto ben considerato in patria. Io lo conoscevo come accompagnatore di solisti in musiche scandinave ma non sapevo fosse anche un compositore estremamente prolifico (oltre 300 sinfonie all'attivo). Ecco, diciamo che se sono tutte come questa (le sue sinfonie), cacofoniche e ... veramente brutte, possiamo pure risparmiarcele. In quanto a questo Brahms, molto compassato, vecchio anzichè maturo, carente dei ritmi necessari ad una composizione così sensazionale, non credo che aggiunga moltissimo alla già sterminata letteratura discografica disponibile. Registrazione nella norma con dinamiche apprezzabili.
  8. Johannes Brahms : le cinque sonate per violino e pianoforte Vol. 1 Ulf Wallin e Roland Pontinen BIS 2019, 96/24 *** Preannuncia una serie di dischi questo primo volume di sonate che comincia con la versione per violino dell'Op. 120 pensata per clarinetto o viola. Devo ammettere che questo Brahms finlandese però non mi dice molto ... manca di fuoco, di passione. Non c'è una nota di Brahms secondo me in tutto l'intero disco ...
  9. The Fellini Album La musica da film di Nino Rota Filarmonica della Scala RIccardo Chailly Decca 2019, 96/24 *** Può piacere o meno, sono musiche che fanno parte della nostra quotidianità e della nostra storia. Qui interpretate in modo impeccabile e registrate magistralmente.
  10. Schumann, Saint-Saens, Gliere, musica per corno e orchestra Markus Maskuniitty Philarmonic Orchestra diretta da Sakari Oramo Ondine 2019, 96/24 *** Disco strepitoso che presenta al meglio il corno e la grande orchestra per un arco di circa 100 anni. Intanto ve lo consiglio - se amate il corno e la musica romantica - ma meriterà una recensione più approfondita.
  11. Mahler : Sinfonia n. 9 Bamberger Symphoniker Herberth Blomstedt BR Klassik 2019, 96/24 *** Ho letto che Haitink si è ritirato. A 91 anni credo che Blomstedt sia il più anziano direttore in attività. Tanto di cappello. In questa edizione - molto ben registrata come da prassi per BR Klassik per conto della Bamberger - si sente ancora molto bene il manico. Interpretazione molto lucida, nitida, precisa con ogni nota scandita perfettamente. La 9a di Mahler è una sinfonia abbastanza complicata da rendere al meglio.
  12. Chaikovsky : Sinfonia n. 6 Berliner Philarmoniker Kirill Petrenko Berliner PHilarmoniker Recordings 2019, 96/24 *** E' il concerto di insediamento del nuovo direttore dei Berliner Philarmoniker. Pare che sia stato un successone con grande trasporto sia degli orchestrali che del pubblico. Ci credo, io non arrivo a valutarlo quanto certa critica, non sono peraltro un grande fan di questo Petrenko (mentre lo sono di Vassily, il Petrenko "inglese"). Comunque una prova di livello, anche molto ben registrata.
  13. Florestan

    HIFIMAN HE400i V2

    WORK IN PROGRESS risposta in frequenza distorsione
  14. Florestan

    American Rapture

    "American Rapture" Jennifer Higdon : concerto per arpa e orchestra (prima assoluta, dedicato a Yolanda Kondossis)Samuel Barber : Sinfonia n. 1 Op. 9 in un movimentoPatrick Harlin : Rapture (versione per orchestra)Yolanda Kondonassis - Arpa The Rochester Philharmonic Orchestra Ward Stare - Direttore Azica Records 2019, 96/24 *** L'arpista Yolanda Kondossis, interprete del concerto per arpa e orchestra di Jennifer Hogdon La musica contemporanea oggi si divide in diversi filoni. C'è quella celebrale - tipo le composizioni di Esa-Pekka Salonen - che io non riesco a capire e sinceramente nemmeno ad ascoltare. C'è quella in stile cross-over che cerca di legare uno spirito classico con uno un pò più pop, per così dire. E c'è quella che cerca di esprime lo spirito del nostro tempo mantenendo la musica vicina - per quanto possibile - agli ascoltatori. E' certamente di questo filone la musica americana e in particolar modo quella di questo disco molto interessante, che contiene peraltro due prime assolute. Veniamo innanzitutto al titolo. Rapture sarebbe la sensazione che provano gli speleologi quando trascorrono periodi molto lunghi sotto terra nelle grotte o nelle caverne. Io naturalmente non ho mai provato queste situazione ed essendo piuttosto claustrofobo mi auguro sinceramente di non provarla mai. Il brano - qui eseguito per orchestra per la prima volta - va in crescendo fino ad un finale veramente impegnativo, che vede praticamente la disgregazione del linguaggio sonoro. Non sono convinto di averlo ben compreso, probabilmente bisognerebbe avere una buona introduzione dall'autore (qui il suo sito). Stiamo comunque parlando di avanguardia (Harlin ha conseguito il dottorato nel 2016 e la sua musica tratta sostanzialmente di soundscape, se intendiamo quello che lui intende). Un brano recentissimo, non mi cattura particolarmente ma certamente c'è sia originalità che innovazione. Il pezzo forte del disco probabilmente doveva essere la prima sinfonia di Samuel Barber inserita tra le due composizioni in prima assoluta probabilmente per rassicurare l'ascoltatore e l'acquirente, essendo del 1936. E' una composizione pienamente sinfonica in un solo movimento che dura circa 22 minuti. Si ispira nella struttura alla settima di Sibelius e certamente ne ha la modulazione (di fatto ci sono i tradizionali 4 tempi, condensati in un unico movimento). ma senza la ricchezza inventiva e la passionalità tipica del finlandese. Appare di tutta evidenza che dal punto formale ed intellettuale sia qualcosa che sta certamente su un piano ben differente rispetto al resto del disco. Non ci sono dubbi che la compagine di Rochester (siamo nella Kodak Hall, nata sotto il patrocinio della fu la fondazione Kodak) dia il meglio di se in questa sinfonia. Ma è comunque una composizione ostica, decisamente meno immediata di quanto pensiamo usualmente di Barber (che è un compositore, lo confesso, che non frequento quotidianamente). Invece mi ha attratto di questo disco il concerto per arpa e orchestra di Jennifer Higdon (classe 1962) che secondo me fa il paio col suo bel concerto per violino. Quello dedicato a Hillary Hanh nel 2009 e pluripremiato e celebrato, questo dedicato all'arpista Kondossis, solista in questa prima assoluta. E' una composizione in quattro movimenti estremamente frizzanti già a partire dai titoli (First Light, Joy Ride, Lullaby, Rap Knock). La stesura della trama orchestrale è abbastanza tradizionale per il 2018 e l'ingresso dell'arpa perfettamente strutturato, così come il fraseggio con gli archi e i legni, il tutto sottolineato dalle ricchissime percussioni. La cavalcata del secondo movimento ha un chè di bartokiano ma senza alcuna asperità meccanica, diciamo che ci sono gli echi del compositore ungherese ma nel mood complessivo del concerto in cui si legge la firma della Higdon, oramai abbastanza riconoscibile. La parte dell'arpa è tutt'altro che semplice e non deve essere stato nemmeno uno schermo durante le prove mettere a punto quei ritmi e quegli interventi a tempo. Lullaby è l'adagio seguente che inizia con l'arpa sola. Più che una ninnananna diciamo che è un momento di intimità. L'intervento del violoncello e del flauto si intrecciano con l'arpa che mantiene però il dominio della melodia. Probabilmente è il più tradizionale dei concerti della Higdon ma non vi immaginate di essere all'interno della strutturazione sonatistica di Haydn. Ci sono intuizioni sonore che si susseguono e questa lullaby è piuttosto una danza di esserini fatati più piccoli di un ditale che lasciano una scia di stelline per una stanza assolata. Il Rap percussivo finale stravolge completamente tutta la composizione e la porta ad un livello di originalità abbastanza inaspettato. Ci sono accenni di temi di danze latine insieme a passaggi jazzistici, l'orchestra e le sue parti tendono all'anarchia con l'arpa che cerca di ricucire la struttura. Le percussioni sono aumentate di numero e di importanza e l'arpista qualche volta deve alzare la voce anche bussando sulla tavola in legno. Sul finale, quando la coesione sembra venire meno e l'arpa non ce la fa più a tenere a freno il resto della compagnia, si sente qualche cosa che ricorda un pò il Barber che segue. E probabilmente da qui è venuta la scelta del programma di questo disco. Tenendo a mente che stiamo parlando di un concerto in prima assoluta, composto nel 2018 (e che comunque non parliamo di capolavori assoluti) credo che Jennifer Higdon sia un compositore estremamente interessante nel panorama odierno, capace di produrre musica vivace, originale, che riesce a raggiungere l'ascoltatore. In America le sue rappresentazioni hanno successo e non stento ad immaginare che anche questa sua nuova prova ne avrà. La registrazione è di buon livello, forse un filino secca ma nel complesso l'orchestra ne viene fuori bene. Arpa e solisti in buona evidenza senza apparire 10 metri davanti agli altri. Un disco che vi suggerisco, anche per cambiare musica, al posto dell'ennesimo quartetto di ultime sinfonie di Mozart o di concerti a programma di Vivaldi
  15. E riascoltata adesso vale il disco veemente, assertiva, potente. Forse un filo veloce (e se lo dico io ... ) Ma Liszt sicuramente l'avrebbe suonata così. Grande Piemontesi !
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