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Florestan

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Everything posted by Florestan

  1. la raccolta con le realmente leggendarie esecuzioni dal vivo da Lugano con tutti i suoi amici. Warner Classics 2018 (oltre 26 ore di musica straordinaria e spessissimo di raro ascolto con i giovani più promettenti d'Europa insieme agli amici di sempre)
  2. La raccolta riedita nel 2015 da DG che contiene tutte le registrazione per quella casa di Martha con Claudio 4 ore e 43 ai massimi livelli. Se penso a quello che propone DG questa settimana ...
  3. La toccata BWV 911 vale l'intero disco. Ma non è da meno la toccata Op. 11 di Prokofiev in questo :
  4. La più straordinaria pianista dopo Clara Schumann. Proviamo a segnare nei commenti i nostri dischi preferiti scelti tra la sua sconfinata discografia ? E' aperto a tutti, senza formalità
  5. Nielsen : Sinfonie n. 1 e n. 2 Seattle Symphony diretta da Thomas Dausgaard Via Qobuz Streaming *** Direzione energica di una orchestra mai sentita da parte di un danese doc alle prese con le prime due sinfonie di Carl Nielsen. Una registrazione di polso che speriamo sia seguita anche da quelle mancanti (3a e 4a sono già state pubblicate nel 2017). Il direttore lo avevo già adocchiato in una bella 2a di Brahms.
  6. Handel : Saul Philarmonia Baroque Orchestra & Chorale diretti da Nicholas McGegan Performance Live del 2019 Via Qobuz Streaming a 192/24 *** Esce ad altissima risoluzione e si preannuncia convincente fin dalle prime note questo Saul di McGegan, uno specialista assoluto del grande Sassone. Lo riascolterò con estrema attenzione.
  7. Beethoven : Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 e 4 Wilhelm Backhaus, pianoforte The Vienna Philarmonic Orchestra diretta da Hans Schmidt-Isserstedt Decca 2020, 44/24 via Qobuz Streaming *** E per fortuna che in Decca c'è ancora qualche produttore assennato che ristampa glorie immense come queste, orgogliosamente con una copertina d'epoca. Immancabile. Se non l'avete non sapete cosa vi siete persi.
  8. Ma no basta, dovete smetterla di fare questi dischi-popular non si capisce bene per attirare chi. Alla gente che non è interessata alla musica colta questi dischi non fanno né caldo né freddo, mentre a gente come noi, fa semplicemente rizzare i peli delle braccia vedere una violinista di primordine come la Batiashvili ... svilita in operazioni di questo genere. Io non lo ascolto anche se non mi costa un centesimo.
  9. Musica per viola e arpa Composizioni di Bax, Schubert, Saint-Saens, Britten Peijun Xu, viola Godelieve Schrama, arpa Profil/Hanssler 2020, via Qobuz streaming *** Oh, my God, che accoppiata originale, la voce cantilenosa della viola con la celestiale arpa in composizione pensate per altri strumenti. Interessantissimo negli impasti, non so quanto mi piaccia l'interpretazione. Ma l'ho messo tra i preferiti !
  10. SEICENTO! I primi virtuosi italiani del violino Imaginarium Ensemble, Enrico Onofri Passacaille 2020, via Qoabuz Streaming *** Rispetto al disco precedente, qui gli italiani fanno gli autarchici. Musiche da Kapsberger a Stradella, violino, flauto basso continuo anche all'organo. La musica che ha incantato il mondo. Registrazione chiarissima. Per specialisti.
  11. London Calling Michael Oman, Amandine Beyer, ABC Via Qobuz Streamin, purtroppo manca il libretto *** Disco frizzante con compositori inglesi (Handel lo mettiamo tra gli inglesi ? E' di confine) tra 600-700 che chiamano i loro colleghi italiani in musica all'italiana che poi diventa inglese o alla scozzese. Frizzante come sempre Amadine Beyer. Disco piacevole ma mi sarebbe piaciuto poter leggere i dettagli nel libretto. Insomma, non anni '60, magari del '600
  12. Wagner : Die Walkure Axel Kober, Duisburger Philarmoniker Q 2020, QObuz Streaming *** Antiretorica, ok. Ma un pò troppo "asciutta" questa Valchiria che alla fine non lascia un ricordo di se. Probabilmente un pò troppo politicamente corretta ma io non sono uno specialista wagneriano, mi perdonerete. Voci adeguate ma alla fine non mi è piaciuta.
  13. Barricades : musiche di Couperin, de Visèe, Lambert, Marais, Charpentier, d'Anglebert, Forquerary e Rameau Thomas Dunford, archiliuto, Jean Rondeau, clavicembalo Erato 2020, formato 96/24 *** Disco delicato e bellissimo che tocca vette straordinarie quando alla strana coppia liuto-cembalo si unisce la viola, il soprano o il baritono. Alcune composizioni nascono per tiorba, altre per cembalo. Altre ancora per viola. I due le hanno riviste tanto bene da far credere che siano sempre state così in originale. C'è un gusto tutto francese negli accoppiamenti ma niente grandeur nell'ostentare il loro siecle d'or (a cavallo tra '600 e '700, cioé tra Luigi XIV e Luigi XV). Bellissimi soprattutto "Sans frayeur dans ce bois" di Charpentier e il finale "Je vous revois" di Rameau (da Les Fetes d'Hebe). Io in genere non digerisco bene la musica francese ma presa a piccole dosi, così e con queto garbo il piacere non manca. Il titolo viene dal brano d'apertura, il celeberrimo "Les Barricades Misterieuses" di Couperin che vede i due musicisti dimostrare la loro intesa. Sono chiaramente due amici ed entrambi della nuova generazione alla ricerca di strade nuove, fuori il più possibile dalle .... barricate erette dalla tradizione, piuttosto chiusa, francese che ha fatto della sua bandiera l'antitesi con lo stile tedesco. Disco realmente molto consigliato.
  14. Mahler : sinfonia n.9 Dusseldorf Symphoniker, Adam Fischer Tonhalle Dusseldorf 2020, formato 96/24, ascoltato via Qobuz. Si conclude i(o forse manca ancora la sesta ? Ho perso il contro tra Adàm e Ivàn) n modalità spettacolo l'integrale migliore del secolo delle sinfonie di Mahler. C'è tutta la poetica del compositore ma anche l'intima umanità di un direttore d'orchestra estremamente sensibile quanto antistar. Ogni nota, ogni passaggio, ogni fraseggio è terso e teso ma al contempo il quadro complessivo è mite, sereno, definitivamente orientato ad una meta superiore. Il senso metafisico della composizione ... d'addio è reso con delicatezza e sublime armonia, senza le cacofonie tipiche dei momenti più caotici della musica di Mahler. Se negli anni '80 avevo osannato l'edizione integrale di Inbal, oggi di fronte a questa integrale c'è poco da aggiungere. Siamo ai massimi livelli della storia. Del resto bisogna giustificarla oggi una ulteriore mahlerata con tutte le registrazioni che abbiamo rispetto ai tempi di Kubélik. Suono straordinariamente preciso e profondo, si sente ogni più piccola nuance. Un must have (come tutti gli altri dischi della serie). Sei proprio forte Adàm !
  15. Segnalo la ristampa fresca in 44/24 dei primi due concerti di Beethoven con Backhaus ascolto pulito che ricrea già di primo mattino. Resta la scelta #1
  16. Florestan

    Handel : Semele

    la meravigliosa Carolyn Sampson, (applausi)
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    Handel : Semele

    La Cecilia :
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    Handel : Semele

    teatralizzata :
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    Handel : Semele

    Ian Bostridge con tutta la Gloria d'Albione :
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    Handel : Semele

    L'edizione ricchissima del 1993 e Kathleen Battle in versione "usignolo" :
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    Handel : Semele

    Dall'edizione del 1983
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    Handel : Semele

    Handel : Semele Monteverdi Choir English Baroque Soloists Sir John Eliot Gardiner Soli Deo Gloria 2020, disponibile in formato CD e flac ad alta definizione sul sito SDG *** Nel 1983 con la medesima compagine, Sir John firmava la prima edizione dell'oratorio Semele di Handel. Ritorna sui suoi passi a distanza di ben 37 anni e dopo una stagione 2019 di concerti (tra cui a Santa Cecilia esattamente un anno fa) esce con questa nuova registrazione che su 3 DC o 68 file, propone una fresca rilettura di due ore e 35 minuti. Come sostenitore del Monteverdi Choir ho potuto acquistarla in anteprima perchè il disco sarà disponibile al pubblico solo il mese prossimo. Il Semele ha una storia non del tutto originale tra le mille opere di Handel. E' in inglese perchè sul finire degli anni '30 del 700 i londinesi ne avevano le tasche piene dell'italiano e degli italiani. E Handel che leggeva le foglie di té corse ai ripari gradualmente passando alla lingua inglese e agli oratori. E' il periodo del ritorno al sacro che culminerà con l'Ode a Santa Cecilia e al Messiah. E ad una serie di oratori sacri che ebbero discreto successo. Ma Semele no. Perchè il pubblico si aspettava un'altra storia biblica mentre i personaggi di questo oratorio sono pagani e dei dell'Olimpo. Perchè il tema è di fondo erotico con accenni farseschi o buffi. La musica è impegnativa e benchè ricca di momenti lirici di grandissimo livello, manca dei voli del periodo d'oro di Handel dei decenni prima. Non è di fatto un oratorio con i suoi recitativi eleganti e non è un'opera con i suoi 13 interventi del coro. La si rappresentava sul palco, senza scene. Mentre avrebbe meritato scene fastose. La prima donna, La Francesina (di cui parliamo in altra recensione proprio oggi, casualità non troppo casuale) doveva certo avere grandi doti anche se certa critica tendeva a demolirla letteralmente (ma in verità non ne abbiamo prove) però non era una superstar come la Bordoni e la Cuzzoni. Morale il Semele non venne rappresentato più nemmeno da Handel e fu dimenticato fino al 1957 per una ripresa che lo ha piano piano rivalutato fino agli ultimi anni con una ricca rappresentazione che culmina con questa di Gardiner e le sue compagini. E' un'opera impegnativa come dicevo (io la considero un'opera, non un oratorio), la musica è estremamente raffinata. E Gardiner per me non è un vero operista ma più un fine cesellatore al servizio della musica. Insomma i pareri saranno contrastanti, almeno per chi la ascolta per la prima volta in disco e non era alla Scala o Santa Cecilia l'anno scoro. Ma è un disco di rara bellezza con momenti splendidi. Il garbo è quasi "francese" ma l'eloquio praticamente .... "italiano" tradotto in inglese. E nonostante le pronunce terribili di certe cantanti dei nomi mitologici, bello come il Sogno di Mezza Estate. Forse abbiamo altri edizioni a disposizione e interpretazioni di arie famose più ispirate nella voce (penso a Endless Pleasure di Semele e Wherev'er you walk di Jove che sono nei repertori di molti cantanti celebri). E forse una Francesina più suadente l'avremmo apprezzata. Un Giove più possente e severo, forse. Ma il complesso è sublime e ci sono momenti degni di Serse. Insomma, un disco prezioso, una scelta in più e un ritorno dell'ultimo più asciutto e ricercato Gardiner che apprezziamo moltissimo.
  23. La Francesina, l'usignolo di Handel Sophie Junker, soprano Handel, arie da opera scritte per Elisabeth Du Parc Aparte 2020, formato HD *** Elisabeth Duparc, detta La Francesina indicata proprio così di pugno dal NH Friedrich Handel sulla partitura del Faramondo é stata l'ultima star di Handel. Dopo il 1735 il pubblico londinese ne aveva le tasche piene sia dell'opera italiana che delle bizze di certi cantanti, dopo aver vissuto nella mondanità delle vicende di Farinelli e del Senesino, della Cuzzoni e delle sue liti con la Bordoni. Handel che ne era ben consapevole abbandono gradualmente l'opera per trasferire il suo impegno negli oratori in inglese. L'usignolo di Handel, era adesso una cantante francese, appunto Elisabeth Duparc, soprannominata però La Francesina in tutta Europa perchè, ovviamente, si era formata in Italia ed aveva debuttato qui da noi con Riccardo Broschi, casualmente il fratello più grande di Farinelli. Di origini sconosciute, il nome era d'arte, non si conosce la data di nascita. Probabilmente inizio con la danza e poi si diede al canto, approfittando del momento. Alcuni critici ne parlano come una cantante di scarso valore ma non abbiamo prove se non nella qualità delle arie scritte per lei. Nulla di nuovo sotto al sole dello show-business anche nel primissimo settecento. Le mode, le tendenze, la necessità degli impresari e dei cantanti, sono sempre esistite da quando è nato il teatro e il teatro d'Opera. Delle sue reali capacità si sa in verità ben poco, ma in qualche modo Handel se ne invaghì tanto da dedicarle altrettanta musica delle sue precedenti fiamme. Sarà al debutto del Faramondo e dell'Alessandro Severo nel 1738, del Serse, del Giove in Argo e di Israele in Egitto nel 1739, Imeneo nel 1740, Deidamia nel 1741. Di ruolo importante ne L'allegro, il Penseroso e il Moderato. E ovviamente in Semele. E poi ancora nel Sansone, Miscele, Giuseppe e i suo Fratelli, Ercole, Baldassarre, Hercules, Belshazzar, Deborah, Samson. Nel Messiah ... nell'Ode a Santa Cecilia ... Quindi o il vecchio Handel aveva perso la testa oppure la stoffa c'era. Siamo nella fase finale dell'inventiva di Handel e non nei ruggenti anni '20 ma comunque anche qui i capolavori si sprecano, peraltro con una architettura musicale più sofisticata ed articolata dei tempi di Farinelli che con un trillo sovracuto faceva venire giù il teatro a prescindere da chi avesse scritto la musica. E si sente nel programma di questo bellissimo disco dedicato alla Francesina da Sophie Junker, un usignolo del giorno d'oggi che già abbiamo incontrato in opere in italiano e italiane del primo settecento. La voce è chiara, espressiva, abbastanza potente, la tecnica è ottima e anche la dizione sia in italiano che in inglese sono ben superiori alla media. Pecca forse un pò nel registro drammatico ma in verità questo disco é avaro di arie gravi. Del resto un usignolo deve portare felicità non pena. stranamente in questo disco sono trascurate alcune delle arie più famose ed importanti delle opere in cui è stata protagonista La Francesina. Forse la scelta era tanto vasta che si è finito per privilegiare il menù più che la sensazione. Credo sia un peccato ma prendiamola così. Il disco è bellissimo e anche la voce chiara della Junker lo è. Lo stesso vale per la registrazione e per l'intonazione. Che altro chiedere di più ? Un bis con il resto
  24. Chaikovsky : Sinfonia n. 4 Leshnoff : concerto doppio per clarinetto e fagotto (e orchestra) Manfred Honeck, Pittsburgh Symphony Orchestra Reference Recordings 2020, formato HD *** Ovviamente la registrazione (live) è spettacolare come ci si attende sempre da RR. La quarta di Chaikovsky è una sinfonia sempre ingiustamente trascurata, eppure é una perla. Manfred Honeck è uno degli ultimi direttori vecchia scuola, solido come una corazza di testuggine ma capace di portare una formazione gloriosa come la Pittsburgh ai vecchi splendori. Ma la sorpresa di questo disco è il doppio concerto (2017) di Leshnoff, che non solo si lascia ascoltare ma è pure bello. Disco da possedere a tutti i costi !
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