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Florestan

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Everything posted by Florestan

  1. Johannes Brahms, opere complete per organo Robert Bates Pro Organo 2019, formato cd *** Bel disco che fornisce la chiave completa delle composizioni organistiche dell'ateo (?) Brahms, intrise di citazioni bachiane e di testi luterani (qui cantati da una voce sopranile).
  2. Ben arrivato Giovanni, ti apro le porte del regno così puoi entrare in redazione
  3. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Hanno una impostazione secca e neutrale, con bassi (molto) magri e alti frizzanti ma voci un pò indietro e generalmente parlando, bassa sensibilità. Se identifichi un genere musicale che richiede queste caratteristiche troverai la loro giusta collocazione. Ma secondo me non sono le cuffie per te. Vai sul dinamico, semiaperto o chiuso (se le reggi). Magari prova anche le Grado, oltre alle Beyerdynamic. Ti ricordo che questo è un sito che si occupa prevalentemente di musica classica, di quella registrata al meglio.
  4. Beethoven : Le nove sinfonie Danish Chamber Orschestra, Danish National Concert Choir Adam Fischer Naxos 2019, 96/24 *** L'instancabile Adam Fischer stampa a sopresa una integrale delle sinfonie di Beethoven con tempi beethoveniani. Molto energica, ancora da ascoltare bene. Suono terso e chiaro, molto pulito. Orchestra di primordine. Ci torneremo su.
  5. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Ed hai mai provato delle Beyerdynamic (tipo le DT-880) o delle Audiotechica ? Perchè le HIFIMAN Sundara con la musica che ascolti tu non ci azzeccano nulla (e nemmeno le Sennheiser, in linea di massima ...) Magari le HE-560 o le HE-6 ma in geenerale meglio le dinamiche. Focal magari, o anche Denon.
  6. Albrecht Mayer, Longing for Paradise musiche di Strauss, Elgar, Ravel, Goosens DG 2019, 96/24 *** Albrech Mayer, oboe principale dei Berliner Philarmoniker non ha bisogno di presentazioni e sinceramente nemmeno di titoli a programma come questo (io questo paradiso non lo vedo proprio, nemmeno a sforzarmi). Per non parlare dell'abbigliamento stile Arciduca Rodolfo a Mayerling ... Per il resto bella musica (anche la trascrizione di Ravel) molto ben eseguita. Un bel disco, ben registrato.
  7. An English Coronation 1902-1953 Gabrieli Consort, McCreesch Signum Records 2019, 96/24 *** In 2:40'' tutte le musiche delle incoronazioni della corona britannica da Edordo VII nel 1902 a Elisabetta Seconda nel 1953. Un dispiego di forze musicali enorme e momenti di vera emozione musicale. Composizioni di tutte le epoche da Gibbons fino a Walton. Un disco magnifico ma non per tutti i palati.
  8. Ti piacerebbe scrivere di musica classica? Variazionigoldberg.it sta crescendo ed ha bisogno di nuovi collaboratori che contribuiscano con nuovi articoli alla vita del sito. Se ti piace la musica classica e ti interessa condividere questa tua passione, questa potrebbe essere l’occasione giusta. Cosa chiediamo: Buona conoscenza della storia della musica. Buona conoscenza della discografia esistente. Disponibilità a scrivere regolarmente articoli e recensioni (almeno in buon italiano ) Possibilmente una presenza attiva sui social media E’ previsto un compenso? No, questo non è un sito commerciale: non abbiamo contatti con le case discografiche. Quello che facciamo lo facciamo per pura passione e per la nostra soddisfazione personale. Abbiamo già qualche riscontro da parte di alcuni artisti recensiti. E questo spesso ci basta, insieme al piacere di offrire i nostri consigli a chi si voglia orientare sull'ampio panorama discografico prima di fare i suoi acquisti. Se sei interessato a collaborare con noi, puoi contattarci rispondendo qui di seguito oppure via messaggio privato Raccontaci la tua esperienza e le tue motivazioni, valuteremo con molta attenzione ogni proposta. Grazie in anticipo a chi vorrà soffermarsi su questo annuncio ! ________________________________________________ La redazione di Variazioni Goldberg
  9. Richard Strauss - Burleske per pianoforte e orchestra Michael Mchale, pianoforte - Duett-Concertino per clarinetto, fagotto arpa e orchestra d'archi Julie Price, fagotto, Michael Collins, clarinetto - Romanze in mi bemolle maggiore per clarinetto e orchestra Michael Collins, clarinetto - concerto per violino e orchestra in re minore Tasmin Little, violino BBC Symphony Orchestra diretta da Michael Collins Chandos 2019, disponibile in 48/24 *** Michael Collins, clarinetto e direttore d'orchestra in questo disco Chandos Julie Price protagonista del brillantissimo Duetto Concertante per clarinetto e fagotto insieme a Michael Collins Riichard Strauss è certamente famoso per le sue opere liriche che hanno segnato l'epoca post-wagneriana a cavallo tra '800 e '900. E chiaramente per i suoi poemi sinfonici celebrati dal cinema. Ci dimentichiamo spesso che è stato anche un brillante compositore di musica concertistica, forte della sua profonda conoscenza delle dinamiche d'orchestra e di tutti i possibili strumenti solistici. E anche nella musica solistica e cameristica ha lasciato il segno in un'epoca in profonda trasformazione. E' musica post-romantica che cerca di allontanarsi dal solco brahmsiano ma resta comunque musica tradizionale anche quando sperimenta. In questo bellissimo disco Chandos abbiamo ottimi solisti britannici che si mettono al servizio di pagine non notissime, se togliamo il celebre Burleske. Cominciando dal Duett-Concertino che è una delle ultime pagine composte da Strauss. Completato a fine 1947, nell'idea precedente era un concerto doppio tradizionale ma è diventata una fiaba di fate, dove il clarinetto idealmente rappresenta una principessa e il fagotto un orso che ovviamente si trasforma in principe come nelle più belle storie di Hans Christian Handersen. E' una composizione di grandissima grazia, con materiale melodico ricchissimo e dove le due tonalità di questi due meravigliosi strumenti si fondono insieme all'orchestra conducendoci per mano, mano nella mano. Dopo i primi due movimenti molto lirici, il rondò finale completa l'opera mantenendo atmosfere alpine e rupestri, molto suggestive. Bravissimi tutti gli interpreti ad assecondare il concetto del compositore, senza alcuna forzature. In fondo sia Julie Price che Michael Collins hanno una lunga carriera alle spalle e non hanno nulla da dimostrare. Quasi operistica la Romanza giovanile per clarinetto e orchestra, di toni e atmosfere dichiaratamente mozartiane. Già a 15 anni Strauss dimostra grande equilibrio nel miscelare suoni e dinamiche, già nello stile che consoliderà da grande. La composizione è brillante, veramente da concerto e non da sala, il che dimostra anche le velleità del giovane compositore (siamo nel 1879 con Brahms in pieno spolvero ...). Tasmin Little conduce il concerto per violino e orchestra composto due anni dopo e la cui prima esecuzione è del 1882. E' un concerto nella tradizione di Mendelssohn e di Brahms con un inizio molto veemente che poi prosegue con un primo tema molto coinvolgente, accompagnata da accordi ritmati. Tasmin Little ha una sensibilità straordinaria che ne fanno secondo me l'interprete ideale per tutto il repertorio di fine dei decenni a cavallo del cambio-secolo. E questo concerto sembra dipinto su di lui perchè mancano totalmente episodi che richiedano interventi ruvidi mentre sono ricchissimi quelli di pieno lirismo con cambi di scene sempre molto delicati. E' un concerto molto lontano da quello di Brahms ma ne ha i colori. Mancano i temi malinconi di Mendelssohn ma il materiale tematico è di una ricchezza e di una varietà straordinarie. Il secondo movimento in particolare. Mentre il finale è un rondò dove il solista suona in punta di dita, veloce ma senza forzare con l'orchestra che pizzica prima di entrare di forza. lei è sensazionale e approfittiamo anche per farle gli auguri per il compleanno appena passato Arriviamo al Burleske, la composizione più straordinaria di Strauss, a mio parere e forse tra le più originali della storia del concerto per pianoforte. Nasce nella testa di Strauss a Meiningen dove diventa assistente del celebre direttore Hans Von Bulow che gli presenta Johannes Brahms. La composizione è piena di Brahmsschwarmerei ovvero di Entusiasmo Brahmsiano, qualche cosa che non si può imitare e che si deve possedere. Ne aveva in abbondanza Strauss che costruisce in un solo movimento di 20 minuti una sorta di concerto per pianoforte, timpani e orchestra, una crasi tra i due concerti di Brahms, senza metterci i toni scuri del 1° (estranei all'indole olimpica di Richard) né quelli aulici del 2° (unici in tutta la storia della musica) ma iniettando la brillantezza di un carattere aperto nei suoi 22 anni. Prima esecuzione con Eugen d'Albert al piano - il più famoso concertista dell'epoca e non a caso grande amico di Johannes Brahms, perchè è in questo humus che questa composizione è nata. Bulow si rifiutò di dirigerlo perchè lo ritenevo un pezzo di una difficoltà impossibile ed inutile da studiare. Cosa che per Strauss apparve una sfida, prima di quelle più celebri con Mahler. E ovviamente diresse il suo pezzo da solo. Il lungo e fitto dialogo tra il piano e l'orchestra viene scandito dai colpi di timpano per tutta la composizione, quasi a dirgli qualche volta stai zitto, quando prende il sopravvento ed esclude l'orchestra dal fraseggio, senza che ci siano delle cadenze formali. In questo sta probabilmente il carattere di Burla, tipico di Strauss, comune con alcuni dei suoi poemi sinfonici. Il solista deve possedere il carattere necessario per interpretare con il giusto piglio una composizione realmente molto complessa ed impegnativa e che richiede tanti cambi di passo. Non a caso tra i pochi pianisti ad avere in repertorio il Burleske di Strauss c'è Martha Argerich oltre a Byron Jains e Sviatoslav Richter, pianisti cui certo non difetta il carattere. Questa edizione che è quella sonicamente migliore in mio possesso, dura 2 minuti pieni di più di quella storica, diretta dallo stesso Strauss a Londra nel 1947 (Testament), qualche secondo meno di quella di Byron Jani e Fritz Reiner del 1957, un minuto in più di quella - bellissima - di Marc-André Hamelin per l'Hyperion. Ma è anche quella più intonata al resto del programma e nel complesso in questo momento tendo a preferirla e a consigliarla (ne possiedo altre ma al momento non esagererei con i confronti). Concludendo un bellissimo disco, nella tradizione Chandos cui ogni proposta è sempre di grandissima qualità. Qui siamo lontani dalla tradizione britannica cui la casa è sempre legata ma i suoi musicisti mettono le loro migliori qualità al servizio di musica che non esito a definire meravigliosa, sebbene non contenga messaggi filosofici trascendentali ... Suono e ripresa perfetti. Disco consigliatissimo sotto tutti i punti di vista.
  10. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    1) con l'heavy metal, l'hard-rock o la techno non noterai mai alcuna differenza : sarebbe impossibile. Hai provato ad ascoltare una voce umana non amplificata o un violino, un liuto, un clarinetto ? Spesso, è più una questione di orecchie ... ma ribadisco le magnetoplanari HIFIMAN sono cuffie per musica acustica unplugged. 2) fai l'ordine con il configuratore, poi metti nelle note un messaggio per il tipo dicendo che ti serve per le Sundara e che non sei sicuro di aver scelto bene, vedrai che sarà lui a scriverti prima di costruirti il cavo (sono on-demand e ci vuole tipo 10-12 giorni prima che te lo spedisca). Ma prima assicurati che queste cuffie siano quello che fa per te. Se non ti piacciono è inutile spendere dei soldi in un cavo che dovresti rivendere con le cuffie stesse perchè inutilizzabili con altre cuffie.
  11. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Spinotto da 3.5mm, è specifico per Sundara, Ananda, Arya e ultima generazione. Comunque io al tuo posto contatterei il tipo per chiedere esattamente quello che ti serve.
  12. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Per esperienza ti consiglio di contattarli prima di perfezionare l'ordine. L'ultima volta mi hanno detto che avrebbero riordinato le tante opzioni per i connettori HIFIMAN ma poi non sono tornato a guardare. Le Sundara hanno il connettore di ultima generazione. Per quanto riguarda lato PRE, XLR singolo a 4 pin, quelli separati sul posteriore sono per i diffusori attivi o per l'amplificatore di potenza. Normalmente la circuiteria è differente (perchè è diversa l'impedenza di ingresso e la capacità di accettazione di corrente).
  13. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Boh, naturalmente ognuno ha le orecchie che si merita ! Io vedo le magnetoplanari come alternative democratiche alle elettrostatiche, tutte cuffie neutrali che trovano ragione d'essere nella musica unplugged. Detto questo, visto che sia tu che io abbiamo la possibilità di scegliere le cuffie adatte al genere che vogliamo ascoltare di volta in volta, niente di male. Intanto giochi con le Sundara, poi ti comprerai quache cosa d'altro, senza stare troppo a leggere il parere degli altri per valutare con le tue orecchie cosa rende al meglio la musica che più ti piace. E in base a quello che stai ascoltando, prenderai di volta in volta le cuffie più adatte Per quanto riguarda la sorgente, la cosa più compatta e al tempo stesso più flessibile che ci sia è un bel notebook con sopra JRiver (o Audirvana). Connesso via USB (schermato) al DAC/PRE. Il DAP solo in viaggio o in ufficio. A mio parere basta un modello decente ma non esagerato, con cuffie portatili senza troppe pretese, magari di quelle che si piegano.
  14. Grazie per la segnalazione e benvenuto. Purtroppo - almeno per i miei standard - l'ascolto da Youtube è in generale così poco qualitativo (e spesso ... temporaneo perchè sovente i filmati vengono poi rimossi) che non mi permetto di dare dei giudizi di esecuzione in una qualche maniera asseveranti. Mentre del disco di Mazzocchin (che vedo reperibile qui) non avevo notizia.
  15. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Intendevo dire che un DAP ha un senso solo come sorgente portatile e in questo senso ... non ha senso spendere migliaia di euri per un DAP. E questo vale sia che si utilizzi il suo amplificatore incorporato che uno dedicato (da 62 euro ? Va bene per auricolari ....). Se parliamo di sorgenti di livello adeguato a cuffie di fascia media e alta, allora dobbiamo pensare ad altro. E lo stesso vale per l'amplificatore. Desktop, intendo. E' inutile fare nomi, ognuno ha sempre i propri figli prediletti ma basta intenderci per classi omogenee. Per cuffie da 500-1000 euro, ci vorrà una sorgente da ... tendenzialmente 1000 euro. Ma non per una questione di snobismo, semplicemente, come hai notato tu, per estrarre quelle sottili "nuance" che strumenti di qualità superiore consentono solo se accoppiati a loro pari classe. Sul metal perdonami ma non ti seguo. Sceglierei delle cuffie PRO, tipo AKG 240 MK II. E forse sarebbe già troppo (meglio un paio di casse vintage a reflex+tromba ...).
  16. Però insisto : Palestrina Carlo Gesualdo era difficile !
  17. Ah, che bella pensata. Però il più è delegato all'abilità del vignettista, perchè alcuni di questi visi non sono riuscitissimi. Io ci provo : vagamente Chopin ? Gustav Mahler vagamente Rachmaninov il ghigno è quello di George Gerschwin Strawinsky Claudio Monteverdi .... Kachaturian ? Felix Mendelssohn ... potrebbe essere Rimsky Korsakov ? Camille Saint-Saens Franz Joseph Haydn Dubbio amletico : Pierluigi da Palestrina o il Principe Carlo Gesualdo da Venosa ? So eguali ! Claude Debussy Gioacchino Rossini Modest Mussorgsky Boh ! Puccini con il doppio mento ? Diaghilev ? Non ne ho idea ....
  18. Mozart, concerti per pianforte e orchestra n. 11, 15 e 27 arrangiati per accordion e orchestra Viviane Chassot, accordion Camera Bern Sony 2019 *** Non è nuova a questi esperimenti - lo ha già fatto con Haydn, sempre per Sony - e lo fa nei concerti con Scarlatti, Bach etc. Intendiamoci, Viviane Chassot é una formidabile fisarmonicista svizzera, con una tecnica cristallina e un'articolazione delle dita che le consentono di suonare ciò che vuole. E in fondo i tre concerti per pianforte e orchestra qui presentati sono talmente celebri e allegri che il suo sorriso accattivante li rende se è possibile ancora più solari Manca naturalmente l'equilibrio tra uno strumento solista pensato per suonare in piccoli ambiti e un'orchestra che anche ridotta al minimo produce comunque un suono esuberante. La ripresa ravvicinata aiuta ma più di tanto non può. Un ascolto comunque piacevole che però difficilmente mi lascerà un segno tale da ripetere l'esperienza se non per mostrare la curiosità agli amici. Ma il bello è anche questo. Lei, certamente, è bravissima e Sony ... furbissima
  19. Florestan

    Madame Schumann

    Madame Schumann Musiche di Clara e Robert Schumann, Scarlatti, Handel, Schubert, Mendelssohn, Chopin, Gluck Ragna Schirmer, pianoforte Berlin Classics 2019, formato CD *** Il 13 settembre 2019 saranno duecento anni tondi dalla nascita di Clara Schumann, nata Wieck. Figlia, moglie, madre, musa ispiratrice per l'immaginario collettivo degli appassionati di musica romantica ma soprattutto il prototipo della donna concertista che si permette di mettere in programma le sue composizioni in un mondo per soli uomini che prevedeva per la donna il solo ruolo di cercare di fare il miglior matrimonio possibile o, in caso contrario, di fare l'istitutrice per i figli degli altri. Clara Wieck nel 1839 Questo disco è un omaggio alla concertista e alla compositrice e idealmente replica un recital tenuto proprio dalla stessa Clara durante un tour in Inghilterra nel 1872. In questo recital la pianista viene presentata come Madame Schumann nel programma stampato in oltre mille copie, a testimonianza della grande celebrità riconosciuta per tutta Europa. Clara Schumann in un ritratto degli anni '50 del XIX secolo Nel recital, il Quartetto per Pianoforte ed Archi Op. 47 di Robert, il Trio Op. 17 di Clara, le Kinderzsenen di Robert (dedicate alla moglie), un lieder di Schubert, uno di Schumann, due brani di Chopin, uno di Mendelssohn, una sonata di Domenico Scarlatti. Nulla di Johannes Brahms, ma la sua mano si legge nell'arrangiamento della gavotta di Gluck e nella scelta di tre pezzi da una suite per cembalo di Handel, compositore che Brahms conosceva a memoria e il cui amore condivideva certamente con Clara. Due parole in più sulla scelta dei brani che rappresentano il mondo di Clara Schumann. Un recital molto simile era stato presentato dagli Schumann nella casa berlinese di Fanny Hensel-Mendelssohn nel 1847 e questo programma "inglese" ne rappresenta la replica, nella memoria del marito. Clara cominciò lo studio del pianoforte con il padre all'età di quattro anni. Il padre era un famoso didatta e tra i suoi studenti aveva Robert Schumann. Aveva certamente il temperamento e le doti della grande solista ma era piccola e gracile. Per tutta la vita ebbe problemi fisici dovuti allo sforzo impresso nel suonare. Problemi che si acuirono dopo la morte del marito quando per sostenere i suoi sette figli riprese a pieno l'attività concertistica con impegno sovrumano (si parla di un momento nella stagione del 1854 con 22 concerti in due mesi). Sopportò il dolore con disciplina fino al culmine nel 1875 quando il solo pensiero di sedersi al pianoforte le provocava rifiuto e dovette smettere di suonare. Per superare in parte il problema accettò cure alternative basate su un approccio psicologico e su fisioterapia sperimentale che le permisero di proseguire l'attività concertistica quasi fino agli ultimi. Ma dovette anche limitare il proprio repertorio a ciò che non l'affaticava eccessivamente, escludendo, per esempio, tutta la musica di Brahms con cui suonava solamente in occasioni private, in casa, a quattro mani o a due pianoforti, perchè richiedeva troppo sforzo Anche questo spiega in parte la scelta dei brani scelti per questo lungo recital (due ore di musica). Il mio pensiero va a quella che doveva essere la vita di un concertista dell'epoca, che suonava in tour in Europa con questi ritmi. Oltre alle case malsane, i trasporti in carrozza, in nave o con i treni a carbone, lenti e scomodi. Le luci ad olio e solo più avanti i lumi a gas (ragione per cui molti concerti erano dati in matineè). Le frontiere, le guerre, i moti rivoluzionari. Le malattie tipiche del periodo, acuite dall'assenza dei medicinali che oggi sono di base. Insomma, ci voleva una volontà d'acciaio quando il fisico non reggeva e suonare doveva essere veramente una prova di stoicismo. Ragna Schirmer che presta la sua arte (e il suo volto nella copertina) in questo omaggio discografico è una appassionata studiosa dell'opera e della vita di Clara Schumann (sempre per la stessa etichetta ha pubblicato un disco che si intitola più semplicemente "Clara" in cui interpreta il Concerto per Pianoforte Op. 7 di Clara Schumann insieme al 4° concerto di Beethoven con le cadenze della stessa Clara ). Devo dire che questa passione si sente in ogni nota del disco. E se i punti più elevati sono raggiunti - a mio pensare - piuttosto nella parte cameristica del disco - nel Quartetto iniziale di Robert Schumann e poi nel Trio di Clara Schumann - che in quella solistica, la suggestione creata è tale che ad un certo punto dell'ascolto io ho cominciato ad essere convinto di ascoltare Clara Schumann e non Ragna Schirmer. Tanto che il disco scorre veloce, sebbene non si tratti di interpretazioni del tutto memorabili e il pianoforte non sia intonato con l'epoca. Ma c'è una grandissima sensibilità e un garbo ammirevoli. Probabilmente anche la volontà di offrire uno stile non del nostro tempo ma di quello di Clara, anche in quello che un pubblico comune poteva accettare in una donna al pianoforte. Insomma, un disco non fondamentale sul piano puramente interpretativo (anche se, ribadisco, la parte cameristica è di ottimo profilo) ma molto interessante su quello artistico. Confidiamo anche in altri tributi a questa grande dama della musica nell'anno del suo bicentenario.
  20. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Credo di aver detto abbastanza chiaramente che : 1) a me non piacciono molto, trovo più divertenti le precedenti HE 400i V2, le Sundara le posso ascoltare solo se adeguatamente equalizzate sui medi e sugli alti (e un filo pompate sui bassi) 2) il prezzo corretto credo sia 349 euro, quanto era l'offerta lo scorso inverno ma comunque le magnetoplanari sotto un certo prezzo non si possono proprio fare in ogni caso, cuffie di questo genere non credo siano adatte ad un uso con un DAP, sostanzialmente uno spreco di soldi, su un apparecchio del genere io non spenderei più di 100-150 euro, quale che sia la cuffia. Per un paio di cuffie serie ci vuole un amplificatore serio con capacità di produrre generosa corrente di qualità. E naturalmente dipende dal genere musicale, le HIFIMAN in generale non si adattano alla musica corrente, piuttosto alla classica o a quella acustica. E le differenze sono nuance sugli strumenti musicali, non sull'impatto. Sicuramente è inutile aspettarsi un grande punch, bassi scuri etc. etc. Ma in fondo nemmeno dalle Sennheiser HD598, o no ? Ovviamente, come per qualsiasi apparecchio di riproduzione musicale, siamo nel campo dei gusti personali, l'oggettività non fa parte di questo mondo Buoni ascolti !
  21. Il giardino dei sospiri musiche di Benedetto Marcello, Leonardo Vinci, Francesco Gasparini, Domenico Sarri, Leonardo Leo e Friedrich Handel Magdalena Kozena, mezzosoprano Collegium 170 diretto da Vaclav Luks Pentatone 2019, formato 96/24 *** Certamente molto gradito il ritorno all'originario barocco da parte della superstar Magdalena Kozena, terreno ben conosciuto da cui è partita la sua carriera venti e più anni fa. Ma se allora la sua dolce voce d'angelo incantava per levità e candore nella bellissima aria "Kommt, ihr angefochtnen Sünder" dalla cantata BWV 30 di Bach, tanto da essere una credibilissima Magdalena Bach nello spassoso video che la vede prestare la voce al discolo figlio che si finge malato oggi ad oltre 20 anni di distanza la Signora Rattle sembra un'altra cantante. E' sparito il timbro chiaro e angelico, pulito che mi ha fatto innamorare della sua parte nelle cantate pre-ciclo del pellegrinaggio di Gardiner e che ancora mi fanno lacrimare e rizzare i pori della nuca, sostituito purtroppo da un tono monocorde e a tratti isterico. Non me ne voglia Magdalena, le porto grandissimo rispetto, quasi amore, ma non può bastare la scelta del più ricercato repertorio barocco (e in questo nuovo disco abbiamo delle perle che meritano un ascolto ben più che causale) : servirebbe un sano riesame autocritico. Beninteso, la voce ancora ci sarebbe, anzi, è, se vogliamo, più potente. Ma è il tono che è tardo-ottocentesco ed impostato del tutto inadatto alla nostra musica a cavallo tra '600-'700. Tanto che si stenta a capire le parole. L'Arianna Abbandonata del grande Benedetto Marcello è una gemma spettacolare. L'aria "Come mai puoi" sembrava messa li apposta per riportare a casa Magdalena, e all'inizio sembrava pure. Ma ... Come mai puoi lasciarmi piangere ... solo perchè il tuo canto non mi commuove più ? Alla ripresa infatti, il tono si alza e si perde subito l'effetto. Diventa quasi un inno di battaglia, anzichè una supplica. Peccato perchè la musica è degna del miglior Handel. Già, è Bendetto Marcello. Nelle Ombre di Francesco Gasparini, purtroppo è impietoso il confronto con la recente registrazione della nostra Roberta Invernizzi. Che non solo si fa capire ma che modula la voce come purtroppo la Kozena non può o non sa più fare. Ma perfino Blandine Staskiewicz che di certo madrelingua non è, nello stesso brano è perfettamente chiara oltre che dinamica, frizzante, drammatica senza essere greve, nel disco del 2018 che con il titolo meno sognante di Oratorio concentra altrettanta buona musica italiana di inizio '700 e con un gusto di grande levatura che è però passato piuttosto inosservato dalla critica. Ve lo segnalo in luogo di quello oggetto di questa recensione : La nostra si riscatta con Leonardo Leo e il suo più leggero "or che da sol difesa", dove la sua articolazione diventa più flessibile e senza forzature. Forse ci voleva più tempo per riappropriarsi dello stile settecentesco ? Purtroppo invece non va meglio con l'Handel finale. Dopo l'Ouverture dell'Agrippina c'è la cantata dell'Handel "romano", "Qual ti riveggio, oh Dio" e. ahime, anche qui il confronto con la Milanesi è impietosto (ma anche la leggerezza e ricchezza armonica de La Risonanza di Bonizzoni se è per questo). Ci restano i fiori secchi. Incauto tributo ... qui con una Kozena invero un pò perplessa. comprendo le parole della Kozena nel libretto che si dice entusiasta di questo ritorno "come aprire la porta della casa dei nonni e risentire tutte le fragranze di un tempo". Ma avremmo gradito che si fosse sforzata di più di rendere anche noi partecipi di queste sue sensazioni. Perchè i fiori secchi non bastano. Per carità la parte strumentale sarebbe anche di buon livello. La scelta del repertorio intonata. Il disco non è da buttare. Ma non è una questione di rughe. E' proprio aver perso in larga parte le proprie radici originarie, una cosa che critico molto spesso anche al marito, che oggi è un personaggio del jet-set e non è più l'istrionico e spontaneo direttore di Birmingham con le bretelle e i riccioloni. Ma noi che abbiamo amato la giovane Magdalena restiamo in fedele attesa. In estrema sintesi, in catalogo c'è tanto altro ... di meglio, questo disco è da riservare ai fans della Kozena. Registrazione chiara e limpida come da costume Pentatone. La voce non è in evidenza e ciò probabilmente non aiuta gli equilibri complessivi, anche se la formazione strumentale è abbastanza ridotta numericamente. PS. forse sono stato un pò cattivo, lo ammetto. Ma non c'è critico più severo di un amante deluso ... eh qui sono più sospiri che giardini ... Segnalo comunque la presenza di note in italiano originali. Grazie Pentatone !
  22. Florestan

    Gli imperdibili

    Rachmaninov : Sinfonia n. 2 London Symphony Orchestra André Previn EMI 1973, rimasterizzazione in SACD *** Del Rachmaninov sinfonista trascuriamo l'opera ed è un peccato. Negli ultimi tempi si sono viste alcune riprese, bene. Ma sinceramente è difficile andare oltre la perfetta sintesi che ne dà - pur nei 59 minuti pieni - André Previn in questa sua seconda sinfonia registrati ai tempi felici in cui guidava la London Symphony (periodo coevo ai celeberrimi concerti per pianoforte registrati con Vladimir Ashkenazy e che ancora oggi stanno nella discografia ideale del russo). E' un mondo lontano eppure vivo, palpitante. La russa zarista che ignara del domani apre la finestra al nuovo secolo e si incammina verso la fine. Rachmaninov, pur legato alla poetica di Chaikowsky e alla struttura musicale di Chopin, non indugia mai in nessun momento di ogni sua composizione, alla disperazione. La sua è sempre musica virile, dell'uomo forte che si confronta col destino, senza dare mai per scontato un finale già scritto. La seconda sinfonia è del 1908, Rachmaninov aveva un discreto successo come direttore d'opera e dirigeva correntemente le opere contemporanee russe e quelle tardoromantiche occidentali. Lasciato il Bolshoi per il ritorno di fiamma verso la composizione - precedentemente spentosi a causa dello scarso successo proprio della precedente prima sinfonia - si trasferisce con la moglie a Dresda e qui riprende a scrivere alcuni dei suoi capolavori. Il completamento di questa sinfonia non è stata cosa semplice perchè l'autore si sentiva insicuro nonostante il grande successo del secondo concerto per pianoforte. Lunga, forse troppo lunga per il pubblico russo, fu rimaneggiata e proposta spesso in edizione accorciata (da 59 a 35 minuti). Proprio André Previn riprese l'edizione integrale originale, in tutto il suo splendore. La composizione è intrisa di forma sonata e di contrappunto, addirittura utilizzando spesso il fugato. Rachmaninov non era quello "sciopén" russo che certi hanno cercato di farci credere e sinceramente non aveva molto di più da dimostrare, in un'epoca in cui la tradizione della musica occidentale tardo-settecentesca si stava completamente dissolvendo. Ricordiamoci che nel 1908 Mahler ha già dato vita al corpus delle sue sinfonie, Sibelius ha iniziato una nuova tradizione post-romantica scandinava e che tra non molto anche in russia sarebbero arrivate le nuove idee. Rachmaninov per tutta la vita resterà legato a quanto amato e posseduto in gioventù. Sinceramente è un peccato che abbia dovuto così a lungo guadagnarsi la pagnotta come guitto di scena per ricchi nababbi americani. Sarebbe diventato anzichè l'araldo del pianismo Chopin-Liszt, il prosecutore della musica di Chaikowsky. Ma così non è andata. Restano le sue sinfonie, suite e poemi sinfonici. Qui in forma sontuosa, rappresentate dal grande André Previn che proprio ad inizio di quest'anno ci ha lasciati per andare a raggiungere Chaikowsky, Rubinstein e Rachmaninov nel paradiso dei grandi sinfonisti.
  23. una vignetta che descrive molto sintenticamente la capacità di Rachmaninov di suonare con ritmi elevatissimi di note per battuta, tratto distintivo della sua musica. C'è tanta aneddotica nella carriera musicale di Sergei Rachmaninov. Era di proporzioni gigantesche ma soprattutto aveva mani sproporzionate anche per la sua statura, tanto da isprirare studi genetici sull'origine delle sue manone. Fatto sta che fino alla seconda parte del '900 la sua musica era sostanzialmente ineseguibile per i pianisti incapaci di coprire le sue ottave a mano aperta e senza la stessa capacità di carico sulle spalle (ci sono, ovviamente, le geniali eccezioni di un piccoletto come Arthur Rubinstein ma al caro nonnetto risultava tutto facile e naturale, quindi non conta). Horowitz era certamente il tipo di pianista capace di suonare Rachmaninov alla Rachmaninov. Altri pianisti dovevano mettercela tutta per avvicinarsi. Non parliamo delle donne. Solo grazie allo sviluppo delle tecniche didattiche degli ultimi decenni, Rachmaninov è entrato stabilmente nel repertorio delle pianiste tanto che oggi è normale vedere uno scricciolo come la cara Yuja Wang mettersi in tasca il celebratissimo Rach 3. Ma nei primi decenni del '900 non era certamente così. Rachmaninov deve al suo fisico e alle composizioni adattate ad esso molta della sua celebrità. Così come alla sua vicenda personale che lo vede più concertista per necessità che compositore per scelta per buona parte della sua vita. Dividiamo idealmente la sua carriera in due, in Russia prima e poi, dopo la fuga all'estero per la Rivoluzione, la seconda vita negli Stati Uniti. Nato da famiglia ricca, mostra rapidamente un grande talento musicale che gli vale l'avvio a studi formali, prima a San Pietroburgo e poi a Mosca. Ma il padre sperpera rapidamente tutto il patrimonio è perfino la prosecuzione degli studi di Sergei diventa critica. Rachmaninov cresce nell'ultimo periodo d'oro della Russia Zarista, potendo frequentare direttamente grandi musicisti come Chaikowsky, Taneiev, Rubinstein, Arenski (alcuni dei quali suoi insegnanti al Conservatorio di Mosca). Gli esordi come compositore sinfonico non sono dei più fortunati ma riesce comunque a costruirsi una carriera, alternandosi come direttore d'orchestra - con una discreta fortuna anche in campo operistico - più che come pianista. Il nuovo secolo, la prosperità ottenuta dalla carriera concertistica, quella degli affetti familiari, i viaggi per l'Europa, riconciliarono la propensione verso la composizione, accantonata per anni. Il culmine se vogliamo arriva nel 1910 quando per il debutto del suo celeberrimo terzo concerto per pianoforte e orchestra, sceglie New York e debutta personalmente al piano sotto la direzione di Gustav Mahler. Di li a poco la pubblicazione di opere capitali come gli Etudes-Tableaux Op. 33 Ma la rivoluzione spariglia le carte in tavola e sotto la minaccia bolscevica per tutto il mondo di Rachmaninov, intimamente legato alla vecchia Russia, fugge - letteralmente - con il solo bagaglio leggero, verso la Scandinavia e di li a poco, dopo l'esecuzione della famiglia dello Zar, verso gli Stati Uniti. Di nuovo povero e con la necessità di provvedere all'agiatezza cui erano abituate la moglie e le due figlie, Rachmaninov - come tanti altri esuli russi presenti in America nel primo dopoguerra - si improvvisa una nuova carriera di pianista/compositore. Firma un buon contratto con Steinway e comincia a girare il Paese suonando le sue opere e il repertorio romantico a lui caro, Chopin, Liszt e del suo mondo perduto, rappresentato da Chiaikowsky. Cicli convulsi di concerti, sedute in sala di registrazione (contratto con la Victor, poi RCA, grazie al quale abbiamo tante registrazioni del Rachmaninov pianista degli anni '20 e '30), gli permettono di ricreare un ricco patrimonio che gli ridanno la tranquillità. Ma che gli fanno accantonare di nuovo la composizione. Intanto passano gli anni e se Rachmaninov è entrato nell'immaginario collettivo del pianista romantico per gli americani, intanto arrivano concorrenti formidabili e più giovani, pianisti come Horowitz e Rubinstein e compositori come Prokofiev e Strawinsky. La musica di Rachmaninov è indubbiamente vecchia scuola, nulla del '900 è permeato anche appena alla superficie della sua arte. Il paragone con il nuovo secolo comincia a diventare difficoltoso. Specialmente considerando la nuova generazione di compositori americani che si va affacciando alla ribalta e che si afferma piano piano. Immaginiamoci l'imbarazzo di Sergei, cresciuto con le sinfonie e le opere di Chaikowsky, alle prese con Gershwin, con Copland, con Barber ed Ives ... Per rispondere in parte alle critiche che gli danno del finito, riprende alcune vecchie composizioni e le riarticola. Ne completa alcune. Si ostina a voler dimostrare di essere capace di ciò che gli viene contestato, fabbricando nuove composizioni aggiornate. Intendiamoci, nulla di questo turba un grand'uomo della sua levatura - che intanto si gode le sue sostanze con lunghi soggiorni in Europa - specialmente in Svizzera, sognando di trasferirsi con la famiglia. Ma giunge una nuova guerra mondiale, e la malattia, la morte. Rachmaninov resta intimamente legato alla Grande Russia zarista pre-rivoluzionaria e patrizia, quella nostalgica sognata dagli esuli post-rivoluzione e descritta nel film Anastasia. Negli Stati Uniti rappresenta in quegli anni la quintessenza della passione musicale romantica, con i suoi concerti tra i più rappresentati nelle sale, fino ad oltre gli anni '50. Voglio sottolineare questo aspetto con la citazione che ne fa Billy Wilder nel suo film del 1955 "Quando la moglie è in vacanza" (The Seven Year Itch) dove un marito nella crisi del settimo anno, libero dalla moglie, ricorre al "Secondo Concerto per pianoforte di Rachmaninov" per suscitare irrefrenabili ... fremiti alla procace vicina Marylin Monroe. Qui c'è un estratto godibilissimo del film, con i nostri doppiatori italiani dell'epoca. Il tono è certamente ironico, non lo è il senso attribuito alla musica del nostro compositore. *** Guida all'ascolto Mi scuserete per questa lunga anticipazione biografica, mi è venuta di getto e credo sia necessaria perchè le vicende private di Rachmaninov e la natura del suo successo planetario ne hanno condizionato per sempre sia la verve compositiva che le scelte interpretative. In effetti ci ha lasciato un numero abbastanza ridotto di composizioni, non tutte dello stesso livello, non tutte con le stesse fortune. Qui da noi, per esempio, il Rachmaninov sinfonista è quasi del tutto sconosciuto. Eppure possiamo assimilarlo al Chaikovsky dell'Onegin o del Manfred, del tutto in linea con quello pianistico. Ma del tutto al di fuori del "personaggio" Rachmaninov e quindi non di moda. Volendo, ricorrendo al cofanetto della Decca, è possibile avere praticamente tutto insieme e con una spesa contenuta.- in 32 CD venduti su Amazon a 59 euro abbiamo un completo spaccato della sua opera, con il contributo di grandi musicisti che non è il caso di sottolineare ulteriormente. Sarebbe già una buona scelta ma non ci permetterebbe di offrire spunti di lettura alternativi e magari contrapposti, come invece ci piace fare sulle nostre pagine. E poi per noi è più un gioco che una necessità ... scegliere 10 dischi 10 ! 1) SINFONICA Sinfonia n. 2 - EMI 1973, André Previn, London Symphony Orchestra anche oggi rappresenta la prima scelta obbligata. Questa interpretazione è una gita in mare, attraverso onde e mare grosso ma con la certezza di un ritorno sicuro in porto. In varie edizioni esistono anche le altre 2 sinfonie (pensiamo che la 1a, quella che ha rinunciare Rachmaninov per la prima volta alla composizione, data 1894, la seconda è del 1908, la terza è del 1936. Si aggiungono anche le Danze Sinfoniche (1940) e L'isola dei Morti (1908). Di quest'ultima c'è una bella registrazione di Fritz Reiner, una inascoltabile (per il rumore di fondo) dello stesso Rachmaninvo, una molto misteriosa nell'integrale di Mariss Jansons EMI che ritengo l'alternativa prima a Previn. 2) CAMERISTICA Veramente poca cosa la musica da camera che ci ha lasciato Rachmaninov e sinceramente non andrei oltre la sonata per violoncello e pianoforte (1901). prenderei tra le tante disponibili quella del 2007 con un vivace Lugansky che accompagna il suo connazionale Alexander Kniazev. aggiungerei poi i due trii elegiaci (1892 e 1893) con il Beaux Arts Trio 3) CONCERTI il piatto forte sono naturalmente i quattro concerti per pianoforte. I più importanti sono il 2° e il 3°. Volendo resta in tema del Rachmaninov "americano" del film di Billy Wilder, che credo sia il più genuino e vicino allo stereotipo del ... chiaro di luna e il candelabro, potete scegliere una versione qualsiasi, purchè alla guida ci sia Fritz Reiner e al piano uno a scelta tra Horowitz, Van Cliburn o Byron Janis. in questo momento sono ... nel momento Van Cliburn e quindi scelgo questa registrazione con il mitico e inarrivabile Fritz Reinr con la altrettanto mitica Chicago Symphony registrati dalla stessa etichetta per cui registrava Rachmaninov, la RCA Victor Red Seal ... Naturalmente il suono non sarà quello cui siamo abituati noi oggi, ma l'atmosfera sarà magicamente quella dell'epoca, e irripetibile diversamente. La scelta maestra più vicina a noi resta ancora la lettura di Vladimir Ashkenazy con Andrè Previn degli anni '70 per la Decca con la London Symphony. Interpretazione autorevole e un vero classico moderno. Ashkenazy peraltro ha registrato l'integrale anche per pianoforte solo. Venendo ai giorni nostri, non vedo altra soluzione che non sia quella offerta dal "giovane" Lugansky ad inizio anni '2000 con Sakari Oramo e la City Of Birmingham Symphony Orchestra e che include anche altre composizioni importanti come le variazioni e la rapsodia "Paganini". Eviterei edizioni mediatiche tipo quelle di David Helfgott (dal film Shine). Naturalmente la discografia di questi concerti è sterminata e ognuno avrà la sua preferenza. Potete anche ascoltarli tutti, ma qui ci limitiamo a questi. Aggiungo in coda la Rapsodia Paganini, brano che io adoro in tutte le sue edizioni e trasposizioni e che non mi stancherei mai di ascoltare, fosse suonato anche da un carillon. In questo caso scelgo la versione di Yuja Wang con il mai troppo compianto Claudio Abbado al di là della copertina stucchevole (ma si narra della corsa notturna di Rachmaninov in slitta a cavalli, sotto la neve, per passare la frontiera nel 1917 ... ), il furetto Yuja si trova perfettamente a suo agio in questi funambolici passaggi e la Mahler Chamber Orchestra è perfetta ad accompagnare la partitura "moderna" del Rachmaninov americano. 4) PIANOFORTE SOLO Ma perdonatemi se ho lasciato in fondo quello che non deve essere trascurato dell'opera di Rachmaninov, il corpus primo, alcune delle composizioni che porterei peraltro nella classica isola deserta. Lascerei il resto, ma non a) le due sonate per pianoforte (1908 e 1913) per fortuna c'è una buona scelta e si può spaziare. Ci sono anche registrazioni della prima e della seconda versione rivista della sonata n.2 (edizione originale del 1913 eseguita a Kursk da Rachmaninov, edizione rivista eseguita a Portland nel 1931 sempre dal Rachmaninov. Edizione del 1940 di Horowitz che combina le due, per sovrammercato). Della seconda sonata trovo di straoridnaria potenza e d'intensità quella esibita dal gigantesco John Ogdon presente in una raccolta antologica b) gli Etudes-Tableaux op. 33 e Op. 39 (1911 e 1916) una visione all'inglese, molto recente, analitica e molto ben incisa. segnalo per curiosità che di alcuni Etudes-Tableaux esistono versioni orchestrate da Respighi di grandissima ricchezza tonale ed espressiva c) Preludes Op. 23 e op. 32 (1903 e 1908) d) six moments musicaux Op. 16 (1896) la versione di Ashkenazy è particolarmente ispirata ed include anche i Morceaux de Fantasie. Ma non escluderei in questo novero anche le interpretazioni di Lugansky e di Giltburg. e) le variazioni Corelli (1931) No, le variazioni su un tema di Corelli non sono le variazioni Goldberg né le Variazioni Paganini di Brahms ma sono e restano un caposaldo del pianismo universale. Le edizioni disponibili sono innumerevoli e tutte di grande livello. Sono in imbarazzo ... Ashkenazy, Lugansky, Ogdon, Lugansky, Grimaud, Trifonov, Giltburg, Shelley, Cherkassy ... in questo momento preferisco la meravigliosa Helene Grimaud degli esordi. Ma insieme al secondo Lugansky. f) e volendo le variazioni Chopin (1903) composizione un pò contorta e difficile da posizionare. la mia preferenza va a quella intensissima di un ispiratissimo Trifonov che a metà brano va letteralmente in estasi e si libra oltre la tastiera. Come vedete tutte composizioni temporalmente vicine, tranne le variazioni Corelli. Rimarrebbero fuori composizioni comunque interessanti ma indubbiamente minori come le due suite per due pianoforti, i Morceaux per due pianoforti e la serie delle trascrizioni e parafrasi di Rachmaninov su opere di altri compositori. Delle Opere Liriche di Rachmaninov non so proprio nulla e quindi non mi attardo oltre. E Buon ascolto !
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