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Florestan

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Everything posted by Florestan

  1. The Grand Organ of Westminster Abbey Daniel Cook Priory 2019, formato 44/24 *** E' un normale recital quello di Daniel Cook che inizia con la toccata di Purcell e prosegue tra originali e trascrizioni, attraverso Widor, Bach, Prokofiev (!) per finire con Vierne in un tripudio di ance e di gusto tipicamente britannico che ci permette di apprezzare l'organo che ha accompagnato gli eventi pubblici dell'Impero Britannico dal 1937 ad oggi. Bel disco, ben registrato, grandissima dinamica.
  2. Rachmaninov : Rapsodia su un tema di Paganini (trascrizione per organo e orchestra di Cameron Carpenter) Poulenc : Concerto per Organo e Orchestra Konzerthausorchester Berlin, direttore Christoph Eschenbach Vierne : il finale della Sinfonia per Organo n. 1 in Re minore Sony Classical 2019, formato 96/24 *** ha rinunciato alla criniera punk e ad un pò (non tutte) delle sue peculiari eccentricità Cameron Carpenter per questa incisione Sony che è forse la più "canonica" delle sue registrazioni all'attivo. Insomma non è "All you need is Bach" anche perchè lo sforzo per adattare all'organo la celeberrima Rapsodia di Rachmaninov non deve essere stato da poco e l'occasione, la location, il direttore, richiedevano un pò più di sobrietà. Ma l'organo specialissimo di Carpenter è sempre quello (un organo moderno, elettronico, modellato sopra a quello tipico a vapore delle occasioni pubbliche americane, ricchissimo di registrazioni e con un pieno strepitoso ma pur sempre capace di espressività sconosciute agli organi tradizionali) e l'istrionica capacità di ricamare sulla musica dell'esecutore se vogliamo, persino più ricca. E' un Rachmaninov che richiama le atmosfere dei bistrot di Parigi, molto meno russo di quanto lo vogliamo credere. Impensabili al pianoforte certe soluzioni (vedi Variazione XV) permesse da quest'organo. Viscerale in certi momenti (Var. XVII) , pastorale in altri (diametralmente opposta all'originale la XVIII). Una cavalcata trionfale in altri passaggi (XX). Intenso e solenne il concerto di Poulenc che si giova certamente della guida di Eschenbach (cui Carpenter tributa grandi ringraziamenti per averlo sostenuto in questo progetto) ma mai banale, nonostante sia una composizione certamente complicata da leggere. Il disco si chiude con il finale della prima sinfonia per organo di Vierne che è omerico tanto da sembrare uscire dalla cabina del capitano Nemo sul suo Nautilus. Insomma, non si smentisce questo estroverso mucista sempre border line, anche se qui è decisamente più calato nella sua parte di concertista tradizionale in una sala tradizionale come non ce n'è e di fronte ad un pubblico non troppo abituato ad istrionismi da tacchi alti e borchie. Io credo che anche ai più ortodossi amanti di Rachmaninov, questa versione della Rapsodia "Paganini" finirà per piacere. Mentre gli altri si avvicineranno - e questa è certo la missione che si è data Carpenter quando ha cominciato il suo percorso concertistico - a pagine certo non facilissimi ed eseguitissime come il concerto di Poulenc o le sinfonie (fantastiche !) per organo di Vierne. Insomma, non è del tutto vero che All you need is Bach. A volte ci vuole anche dell'altro. Cameron Carpenter davanti al suo organo, costruito su suo progetto originale e capace di una ricchezza espressiva impossibile per ogni organo tradizionale. Registrazione di ottimo livello che valorizza tutta la gamma dinamica dello strumento, compresi tutti i suoi straordinari registri .
  3. Bach : concerti per violino, sinfonia, sonate, ouverture Isabelle Faust Akademie fur alte musik Berlin Harmonia Mundi 2019, formato 96/24 *** Isabelle Faust partecipò con il suo maestro Poppen alla Bach Edition ella Hanssler Classik sotto la direzione del grande Helmuth Rilling. Allora come secondo violino nel doppio concerto BWV 1043 e come primo violino in quelli ricostruiti. i due CD vol 39 della Bach Edition del 2000 edita dalla Hassler Ritorna adesso con questo progetto personale in collaborazione con l'Akademie di Berlino composta da specialisti del barocco. Lo fa a completamento del suo percorso bachiano iniziato nel 2010-2012 con l'incisione delle sonate e partite a violiono solo e lo scorso anno con le sonate per violino e clavicembalo, sempre edite da Harmonia Mundi. Se era ricco il programma del 2018 con circa un'ora e mezza di musica, lo è di più questo, superando le 2 ore e venti. Oltre ai concerti per violino e a quelli ricostruiti (manca il controverso 1064R per tre violini) ci sono le sinfonie (da cantate) BWV 174, BWV 21, BWV 182 e BWV 1045, la sonata BWV 529 riscritta per due violini, la BWV 529 con oboe e violino e l'intera Ouverture n. 2 BWV 1067. Ci sarebbe da scrivere per ore della musica qui registrata e delle sue peculiarità di scelte interpretative (per esempio l'uso del violino al posto del flauto nella celebre Badinerie della Ouverture n.2, oppure del fatto che la sinfonia BWV 174 sia il primo movimento del 3° Concerto Brandeburghese), sono tutte lecite e sarebbe state approvate da Bach stesso. Sebbene io preferisca l'edizione per organo (ovviamente) della Triosonate BWV 527 con l'oboe non è affatto male e l'aggiunta di violino ci sta. Ma (l'equilibrio dell'organo con l'uso del pedale è un'altra cosa). In generale trovo i tempi rapidi e "alla tedesca", quanto sia giusta questa affermazione è discutibile a priori. E' musica tedesca ma tipicamente "all'italiana". Quanto fosse la prassi esecutiva italiana nelle corti principesche della Germania Centrale noi non lo sappiamo. E in ogni caso questa interpretazione è di oggi e deve essere autentica per noi. Non mi fa impazzire la Sinfonia BWV 21, ci sono edizioni più interessanti - per pathos e impressione - degli specialisti delle cantate. Ma nel complesso l'equilibrio nei concerti è di primo livello. E anche la registrazione lo è, anni luce meglio di quella delle sonate per violino e cembalo del 2018, riprese con il microfono sulla testa della Faust, qui invece non c'è enfasi e il suono è senza sbavature in ogni situazione, pur tenendo a mente che ci sono svariati cambi di compagine e la registrazione deve aver richiesto parecchio tempo e differenti impostazioni microfoniche. Qui i bassi ci sono e sono belli intensi, cosa che non si può dire di tutte le registrazioni di questo repertorio, anche di marchi molto blasonati. Dicevo che i tempi sono in generale molto rapidi. Questo va bene ma non sempre perchè diventa più difficile aggiungere fioriture ed abbellimenti, sempre necessari nel concerto per violino "all'italiana". E in effetti la Faust sceglie velocità differenti, al di là delle indicazioni dell'autore. Ad esempio nel 1052R le accelerazioni sono possibili per la scelta di un tempo generalmente più comodo. Cosa che non è a mio avviso della stessa efficacia con la velocità dell'iniziale 1056R. Potrebbe essere semplicemente una questione di editing, magari una scelta differente non mi avrebbe fatto esclamare al primo ascolto che "La bella addormentata" (il soprannome dello Stradivari di Isabelle) "si è svegliata male oggi". Ma nella realtà qui non usa il suo Stradivari ma uno Jacobus Stainer del 1658, probabilmente ritenuto più intonato a questo repertorio. Per niente. Approfondendo l'ascolto - e pur in un generale rigore tedesco - c'è coerenza ma anche la giusta cura nel sottolineare i passaggi necessari e, quando è necessario, rallentare. Ma quel tipo di virtuosismo richiede di andare veloci e far vedere quanto è bravo il primo violino (1056R : presto finale). In estrema sintesi, è una edizione di grande pregio che si riscatta più la si ascolta. Probabilmente il mio nuovo riferimento e mi scuso con la Faust e i suoi amici berlinesi di averli criticati appena sentito il primo attacco. Era solo una prima impressione.
  4. Sibelius Sinfonia n.1 Orchestre Métropolitain de Montréal Yannick Nézet-Sèguin Atma Classique 2019, 96/24 *** E' di Montréal Yannick Nézet-Sèguin quindi si capisce questa concessione fuori dall'esclusiva con Universal (DG) con l'orchestra della sua città. Sinceramente io non capisco questa grande enfasi sul "maestro" canadese, senza malizia. Non ho ancora trovato una registrazione rimarchevole e questa non fa eccezione. Al di là dei tempi (lasciamo perdere i 10 minuti di Bernstein ma le altre più recenti registrazioni hanno 11:17 per il primo movimento, contro i 12:23 del canadese, il che porta a trascinare 3-4-5 minuti in più per l'intera sinfonia) manca proprio l'atmosfera di Sibelius in questa interpretazione (eppure il Canada dovrebbe ricordare in grande la Finlandia). Non c'è dinamica, non ci sono accelerazioni, gli archi suonano monotoni quando invece dovrebbero vibrare e scintillare. Insomma, c'è di meglio, molto meglio. Programma povero, in genere le sinfonie di Sibelius vengono abbinate ma in ogni caso la proposta discografica oggi prevede almeno 70 minuti di musica. Eppure il disco costa comunque 15 dollari in download ...
  5. Chaikovsky, integrale delle opere per pianoforte solo. Valentina Lisitsa, pianoforte Decca 2019, formato 96/24 *** Innanzitutto vi avviso, sono 11 ore di musica e ci sono anche tante chicche inusitate, come ad esempio la versione pianistica della detestabilissima Ouverture 1812 (si avete capito bene, quella con i cannoni !) e perfino una fuga a 4 voci (di Chaikosky, avete capito bene ...). Il repertorio è quello che è ma l'interprete ci mette l'amore di una madre per il proprio figlio prediletto. Tanto mi basta per portarle rispetto. Pianoforte chiarissimo
  6. Carl Philipp Emanuel Bach ABSCHIED Vittorio Forte, pianoforte Odradek 2019, formato 96/24 *** Non sono particolarmente legato ad Emanuel Bach che mi sembra amasse un pò troppo essere "leggero" forse in antagonismo al padre, più che altro per la moda del periodo ma questo disco mostra il grande amore dell'interprete per la sua musica e tanto ci deve bastare. Il Rondò "Abschied von meinenm Silbermannischen Claviere" è stato pubblicato solo nel 1986 e questo, insieme alle variazioni sull Folia de la Espagna (il finale del disco) secondo me già bastano a consigliare il disco. Bella registrazione fatta in studio, in Kansas.
  7. Alfredo Casella Concerto per archi, pianoforte, timpani e batteria Paganiniana Scarlattiana Orchestra della Toscana diretta da Daniele Rustioni Alessandro Taverna Pianoforte Sony Italia 2019, formato 96/24 *** Disco tutto italiano, compositore, programma, musicisti, sala, registrazione, progetto musicale e grafico, produzione CD, note. Registrazione di grande impatto con grande escursione dinamica, forse un pò sbilanciata sui medi ma comunque adeguata al programma. Sono tre composizioni importanti, io conosco bene i due "pastiche" mentre il concerto lo devo ascoltare meglio. Un disco interessante per chi segue il panorama musicale italiano del '900.
  8. Berlioz ha trovato un manoscritto di uno sconosciuto e l'ha pubblicato a suo nome come Sinfonia Fantastica, aggiungendo di suo solo il sottotitolo, "episodi della vita di un artista", come elemento autobiografico. Ma il bluff gli riuscì così bene da convincere Paganini a donargli una somma di denaro tale da permettergli di vivere abbastanza a lungo da ritentare più volte di ripetere - senza molto successo - il colpaccio, riscrivendo la stressa polpa incolore con cui aveva precedentemente tentato di "sfondare". Bach odiava il Fa ma non voleva che si sapesse. Per questo il suo "temperamento" della tastiera di fatto copre il fa naturale con un ipotetico mi diesis ( ) e il fa diesis con un ... sol bemolle
  9. Questo è normale quando c'è il riassortimento dei nuovi prodotti. E Amazon fa bene a mettere a disposizione tutto il catalogo consentendo agli acquirenti di scegliere in base alle proprie esigenze.
  10. Credo che il woofer singolo - che è sempre caricato in bass reflex - sia simile m apiù piccolo (3 pollici o giù di li contro 5.5) e anche i due tweeter. Penso che l'amplificazione sia da 30 W sul woofer e da 2x15W sui due tweeter. L'ACTON II è certamente pensato proprio per lo scopo di cui parli : ma intanto è uscita anche la versione dotata VOICE di Amazon Alexa che per pochi "neuri" in più consente molta più flessibilità e ... libertà dalle interferenze del bluetooth l'ingresso nel mondo Amazon significa la connessione con la libreria musicale di Amazon Prime. Altro che smarfoon ... ecco la nuova linea entry con connessione Alexa e Google Assistant
  11. Gustav Mahler Sinfonia n. 3 Abba Larsson, contralto Clara Schumann Jugendchor Coro femminile dello Stadtischer Musikverein di Dusseldorf Dusseldorfer Symphoniker Adam Fischer AVI 2018, formato 48/24 *** Mi pare che in concerto Adam Fischer abbia già completato il ciclo ma esce sul finire del 2018 questo quinto disco registrato però nel 2017, praticamente in contemporanea con la 5a sinfonia. il progetto è patrocinato dalla Tonhalle di Dusseldorf e prodotto insieme alla radio Deutschelandfunk. il contralto è la svedese Anna Larsson, cantante di grande esperienza con all'attivo la seconda e la terza di Mahler con Abbado nel 1997 e nel 2008, la terza ancora con Gergiev nel 2012, il Ring con Thielemann, una splendida Alto Rapsodie di Brahms con Dausgard per la Bis e specializzata nel repertorio tedesco tardoromantico ma non solo. Anna Larsson Adam Fischer - da non confondere col più noto fratello Ivan che incidentalmente sta anche egli completando il ciclo mahleriano con la Budapest Orchestra e la Channel Classic - é un allegro settantenne che ha passato anni a registrare l'integrale delle sinfonie di Haydn (Nimbus/Brilliant) e di Mozart (Dacapo) ed ha all'attivo l'album dedicato a Salieri della Cecilia nazionale. Questo quinto volume dell'integrale mahleriana si caratterizza per l'estrema coerenza con gli altri e la grandissima qualità e dinamica "tellurica" delle registrazioni. Sinceramente credo che non sapremo mai quale dei due fratelli giungerà al punto più alto di questa gara familiare, personalmente trovo molto difficile confrontare in dettaglio differenti integrali di Mahler (c'è anche la ventura che io non abbia mai ascoltato per intero né la 2a né l'8a e quindi non potrei nemmeno onestamente farlo). Trovo la direzione di Adam nel complesso più personale - non che quella di Ivan non lo sia, intendiamoci - e senza eccessi. Questa terza in particolare mi ha colpito per avere scelto di descrivere un quadro estremamente nitido e del tutto privo di sensazionalismi. I quasi 34 minuti del primo movimento dipingono una marcia ritmata, militare ma composta, lasciando parlare gli strumenti senza farli ... latrare. Il finale è intimo, il secondo semplicemente delizioso. I due movimenti corali perfetti con la Larsson cui credo non ci sia bisogno di insegnare nulla. Volendo tirare le somme, una interpretazione che sintetizza anche tutte le altre dello stesso ciclo. Molto focalizzata, basata sui ritmi più che sulle dinamiche, con tempi tranquilli, evitando per quanto possibile quelle sguaiatezze tipiche del sinfonismo di Mahler. L'amore di Adam Fischer (e della famiglia Fischer) per Mahler è palese in ogni nota e credo che questo dovebbe essere il presupposto primo per registrare ancora capolavori che oramai vantano discofrafie sconfinate. Come sia, siamo nel campo delle opinioni ma io credo che alla fine avremo due cicli degni di stare vicini a quelli di Kubelik e di Inbal. Per la terza il mio riferimento era quella di Abbado registrata dal vivo a Lucerna (con la stessa cantante). Questa è più intima e cantabile e registrata decisamente un paio di gradini sopra. Chi l'avrebbe mai detto che a Dusseldorf ... !
  12. Si. E in più si interfacciano facilmente con i vari sistemi di streaming online il tutto in un unico apparecchio plug-&-play abbastanza semplice da configurare (per chi ha dimestichezza con app e wifi).
  13. il Marshall Woburn multiroom oggetto di questa prova, in mezzo alle mie cuffie Marshall ... Marshall ... Marshall ... Marshall ? Se a sentire nominare Marshall vi sono venuti in mente gli amplificatori per strumenti musicali da palco e da studio, avete perfettamente ragione. E' la stessa cosa che ho pensato anche io mentre ero in visita ad Mtrading che si occupa della distribuzione di prodotti home dello stesso marchio nella realtà qui stiamo parlando di apparecchi prodotti sotto un cappello diverso, precisamente Marshall Headphones e pensati, per l'appunto, per applicazioni personali. In particolare qui parliamo di speaker amplificati utilizzabili sia con connessione tradizionale (il cavo) che senza cavo (con connessione bluetooth e/o wifi). nello specifico qui abbiamo due famiglie di speaker sostanzialmente simili, tutti, anche il più piccolo, che richiamano l'iconico aspetto degli amplificatori/speaker Marshall che troviamo nei negozi per strumenti musicali. Le due famiglie si differenziano per la possibilità di collegamento. Con 50 euro di differenza si può scegliere tra la connessione solo bluetooth, oppure per quella più completa in wifi. Diciamo che il bluetooth, semplicissimo da utilizzare, si presta a soluzioni personali di connessione con i propri dispositivi (tablet, smartphone, tv) mentre il wifi consente impieghi più evoluti e a anche distribuiti, come soluzioni combinate nello stesso ambiente o in ambienti differenti, a seconda delle necessità. una possibile distribuzioni di speaker Marshall Multiroom, anche di modello differente a seconda delle necessità di sonorizzazione delle singole stanze di un ipotetico appartamento tipo. Tutti controllabili in sincrono da una singola sorgente. Per questo test ho ricevuto il top di gamma, il Woburn multi-room. Avendone solo uno nella realtà io l'ho ovviamente impiegato come un singolo speaker. L'ho trovato "programmato" per rispondere alla voce "soggiorno", facendomi così immaginare il caso di una abitazione, anche su livelli distinti, cui possano rispondere, ovviamente in wifi, superando i vincoli di "visibilità" diretta e di portata ridotta del blue-tooth, anche attraverso pareti e pavimenti. Il mio modello è nella classica finitura nera, ma esistono anche quelli in beige per un più flessibile inserimento tra ambienti di stile diverso. Sembrano pensati per un loft di Soho o di Brooklyn ? Ma certo, cosa c'è di più iconico di uno speaker Marshall. Caratteristiche e aspetto esterno lo scatolone è gigante e già alla prima presa si nota la consistenza. Questo speaker è fatto di sostanza, pesa 8 chilogrammi 8. l'aspetto replica effettivamente sia nelle forme che nella consistenza e soluzioni gli amplificatori Marshall. Tutte le superfici sono ricoperte di materiale vinilico morbido ma al tempo stesso robusto. I piedini sono solidi. Ogni spigolo smussato. I comandi sono sopra, in un incavo che li mette al riparo dagli urti e sembrano effettivamente di ottone ricavato dal pieno. Le indicazioni, le serigrafie e i led sono bel leggibili. Accanto alle manopole c'è anche un ingresso AUX per collegare eventualmente via cavo diretto un dispositivo audio con una uscita con il normale jack da 3.5mm. La griglia anteriore è un capolavoro con la sua cornicetta dorata ed oltre a proteggere adeguatamente gli altoparlanti (tutti presenti sul frontale : due woofer da 5.5 pollici e due tweeter abbinati) donano allo speaker il classico aspetto che è al tempo stesso rétro e senza tempo. Io lo immagino poggiato su un frigorifero Kennedy o Generl Electric bombato ad un'anta sola, beige, in un loft invaso dalla luce del mattino. il retro è caratterizzato dalle tante viti a vista - retaggio della costruzione professionale - e dai due fori reflex dell'accordo dei due woofer. più in basso il reparto connessioni fisiche viene completato da due ingressi RCA e una presa USB. L'alimentazione è integrata - quindi niente trasformatori volanti - con uno spinotto tipico di questo genere di apparecchi. perdonatemi se in queste foto non ho tolto la polvere. Volevo dare l'impressione dell'apparecchio rustico che lavora in ogni condizione. dettaglio di uno dei due raccordi reflex. Al tatto la consistenza della finitura superficiale ricorda quella dei rivestimenti interni delle automobili, ma estremamente più robusta e del tutto indifferente ai graffi. Per intenderci sulle dimensioni, una foto artistica con davanti allo speaker un modellino Mercedes in scala 1/18 (circa 22 cm di lunghezza). Non stiamo parlando di una cassa ma di un "cassone" ! Ancora un dettaglio - bellissimo ! - della sezione di controllo con le solide e pratiche manopole dorate All'aspetto robusto e duraturo, fa eco un elenco di caratteristiche che fanno somigliare questo speaker più ad un monitor professionale che ad un altoparlante casalingo. Se avete presente certe realizzazioni giapponesi, anche di marchi famosi del mondo dell'hifi, le proporzioni sono tali da far pensare a certe teen-ager emaciate che non vedono il sole dalla nascita, al confronto di una californiana tutta palestra e tavola da surf con i Rayban e la canotta che mette in mostra i muscoli dell'addome perfettamente scolpiti. Abbiamo detto 8 chilogrammi di peso, 40x30x20 cm, 110 watt totali in classe D (2x40 watt per i due woofer e 2x15 watt per i due tweeter : in realizzazioni simile a volte si trovano 15 watt in tutto), alimentazione autoswitching integrata (100-240 V). Wifi a 2.4/5 GHz, bluetooth, connessione compatibile con lo standard 802.11 b/g/a/n, connettività Airplay, Chromecast, Spotify integrati. disposizione degli altoparlanti sotto alla griglia di protezione. Suono Dunque, in estremam sintesi suonano forte. Molto forte. Anche con il volume al minimo sono potentissime e fanno pensare alla capicità di sonorizzare ambienti molto ampi anche in occasioni di party o piccole feste (ma in caso non bastasse uno solo ... si può esagerare aggiungendone un altro sincronizzato con il primo, lo sapete vero ?). Il suono è di chiara impostazione USA : bassi potenti ed evidenti, alti in ritirata, medi un pò nascosti. Una volta ascoltati ho voluto misurarli con gli strumenti che uso normalmente per l'HI-FI per capire specialmente le capacità di intervento dei controlli di tono. Misure di risposta in frequenza Microfono miniDSP Umik-1 posto a circa un metro davanti al diffusore. Diffusore posto su piedestallo a circa 120cm da terra e 120 cm dalle pareti più vicine controlli dei bassi e degli alti sul massimo andamento ammorbidito secondo principi di psicoacustica qui i controlli dei bassi ai minimi bassi e alti ai minimi bassi a +4, alti +6 e devo dire che le misure rispecchiano esattamente le mie impressioni di un basso immanente e una risposta calante nel complesso. L'intervento dei controlli di tono è piuttosto flessibile e questo consente di ritagliarsi la risposta che è più congeniale ai nostri gusti e al genere musicale che ascoltiamo (io li ho provati con del buon vecchio rock anni '80 !). Posato a terra il basso è proprio esagerato e la presenza degli accordi reflex sul posteriore dello speaker mi porta a pensare che addossato ad una parete non renderà al massimo, salvo che non ci piacciano in misura smodata i bassi. Idealmente lo vedo posizionato il più possibile lontano da parte e da una altezza di almeno un metro dal pavimento. Perfettamente a suo agio sopra ad un mobile in uno spazio piuttosto grande. Sinceramente per ambienti piccoli, più tipici dei nostri mono e bilocali, credo sia più sensato indirizzarsi verso i due modelli più piccoli che immagino manterranno le stesse impostazioni ma con un pò meno di basso. Ovviamente non si deve leggere come critica, il suono è veramente molto forte, chiaro, vecchia scuola (intesa in senso positivo). Ma questo è un sito dove prima di ogni cosa apprezziamo la buona musica e la riproduzione al meglio della stessa nei nostri impianti. Ed immaginando questo Marshall Woburn come unico sistema di diffusione della casa, mi piace anticipare ai potenziali acquirenti anche quelle che saranno le migliori soluzioni di posizionamento. il trio degli speaker Marshall bluetooth/multiroom/wi-fi Un ultima parola sulla connettività e sulle applicazioni. Come ho anticipato, avendo un solo apparecchio, non ho potuto simulare una reale situazione multiroom. In bluetooth nessun problema. Sia dall'iPhone che da un tablet Android, connessione immediata e speaker utilizzato come semplice estensione del sistema in maniera del tutto trasparente. Idem per quanto riguarda Airplay e Chromecast via APP di terzi. Un pò meno bene per la gestione e connessione con le APP proprietarie di Marshall che mi sono sembrate un pò meno user friendly. Probabilmente un aspetto da migliorare per il futuro. Compito relativamente facile -se riscontrato necessario in generale - in quanto semplice aggiormanento software senza interventi sullo speaker. Andando al complessivo dell'esperienza d'uso direi : A favore sicuramente l'aspetto se trovate accattivante questo stile (io certamente si, rispetto, ad esempio, alle soluzioni "efebiche" di concorrenti tipo Sonos o Denon o altri marchi hifi) la costruzione e la robustezza di livello realmente professionale (un termine che qui non è affatto usurpato, avendo il marchio quelle radici li !) potenza e suono (specie se indirizzati ad ambienti medio-grandi e generi che privilegiano la risposta sui bassi come il rock tradizionale, l'heavy metal, la musica sinfonica e il jazz delle grandi orchestre) la connettività e l'alimentazione separata disponibilità presso la grande distribuzione online e nelle principali catene di elettronica di consumo A sfavore la mancanza di alcuni comandi fisici e la necessità di programmazione via software di funzioni basilari, in generale il sistema di selezione delle sorgenti non mi ha convinto del tutto le APP Marshall mi sembrano perfettibili il prezzo è decisamente adeguato (4 altoparlanti, 4 amplificatori, un mobile degno di un sistema professionale) ma pensare ad un sistema multi-room con questi pezzi è decisamente un investimento le dimensioni di questo apparecchio vanno valutate attentamente prima dell'acquisto e per certi ambienti o utilizzi prettamente personali, sarà meglio indirizzarsi verso i modelli più compatti, probabilmente meglio posizionabili nel proprio spazio di ascolto ma in estrema sintesi considero i punti a favore di gran lunga più importanti dei limiti che ho notato, magari del tutto legati al mio approccio o abitudini d'uso di apparecchiature audio. Sono certo che molti se ne innamoreranno al primo sguardo, senza nemmeno ascoltarli. Mentre altri li detesteranno proprio per quell'essere sfacciatamente Born in U.S.A. E complimenti a Marshall e ad Mtrading che li distribuisce in Italy.
  14. Ammetto che persino io che assimilo - in generale - Bartòk al rumore delle officine meccaniche, ho trovato di grandissima levatura questa edizione tanto da tenere in grande considerazione questi 4 originali concertisti. Il suono effettivamente é di grandissimo livello a conferma che la qualità delle registrazioni può essere resa eccezionale anche per le etichette più piccole (cosa che autorizza a pensare che gli svarioni di certe realizzazioni delle major siano oggetto di appalti esterni in economia).
  15. Effettivamente avendo io ascoltato quel CD di Horowitz fino a consumarlo, ho amato alla follia la sonata Op. 14, specie il suo grandioso inizio che si spegne per passare a ... non ho mai capito esattamente cosa. Mi immagino il "nonno" condiscendente Vladimir che ascolta questo giovane francese che vuole condividere con lui un punto di vista ancora da maturare. Ho ascoltato solo distrattamente questo disco di Bavouzet, che lo ammetto, sinora ho veramente apprezzato a pieno solo in Debussy e in Prokofiev e trovato un pò banalotto nel resto (colpa mia, ne sono sicuro, perchè è certamente un pianista con i fiocchi).
  16. Johann Sebastian Bach Sonn und Schild Cantate BWV 4, 79 e 80 Collegium Vocale Gent diretto da Philippe Herreweghe PHI 2018, formato 96/24 *** Questa nuova raccolta di cantate bachiane della PHI prende il titolo dalla cantata BWV 79, Sonn und Shild ("luce e scudo"). Pur di epoche distanti tra loro sono legate dai versi luterani. Bach fin dall'infanzia venne influenzato dagli insegnamenti di Lutero e per larga parte della sua vita uniformò il suo ruolo alle predicazioni dell'artefice della Riforma. Ein feste Burg ist unser Gott é un inno composto da Lutero (Augsburg 1529) basato sul Salmo 46 dell'Antico Testamento. "Il nostro Dio è una solida rocca" ha un testo piuttosto bellicoso con richiami ad armi, bastioni, sbarramenti contro le legioni del demonio tentatore. Composta a Lipsia nel 1725 in occasione della festa della Riforma. Come la successiva Gott der Herr ist Sonn und Schild (rispettivamente BWV 80 e 79 : come sappiamo la catalogazione delle opere di Bach e in particolare delle cantate non è cronologica ma casuale, legata al momento di stampa tipografica nell'800) é influenzata dal particolare contesto storico. Pur nell'ambito della regola che aveva portato alla fine delle guerre di religione in Germania riassunta con la famosa "Cuius regio, eius religio", la ragion di stato aveva le sue scappatoie e il protestante Elettore di Sassonia, per accettare il trono della cattolica Polonia (unificando nominalmente i due reami ma non de facto) dovette convertirsi in gran segreto alla religione cattolica già nel 1697. Celebrare la Riforma in grande pompa con un Principe che si era fatto Cattolico poteva creare qualche malumore, specie in un'epoca che era minata dallo scoppiare di guerre di successione con ogni pretesto. In ogni caso la religione ufficiale della Sassonia restava protestante e luterana, e il capo ufficiale della sua chiesa il principe elettore che intanto era re cattolico della cattolica - e confinante - Polonia. Lipsia evidentemente non era Dresda ma un pò di cautela, sia nella scelta delle parole nei sermoni che dei testi delle opere sacre era necessaria. Per cui una gran messe di invettive contro i demoni tentatori evitando critiche e giaculatorie verso Roma e i "papisti". Questa introduzione per giustificare in qualche modo la sonorità ridotta, a partire dagli organici, di queste cantate, mantenuta - giustamente - da Herreweghe nelle registrazioni di cui stiamo parlando nella loro stesura originale. Solo negli anni a seguire Bach stesso e poi il figlio Friedmann riprenderanno queste cantate incrementando il suono con l'aggiunta di raddoppi, di flauti traversi e di quanto possa aumentare il volume di suono per occasioni differenti. Ciò non significa che siano tre cantate "povere", tutt'altro. La Cantata BWV 80 inizia con un fugato corale estremamente complesso e brillante. Mentre nella BWV 79 l'uso dei timpani dà un ritmo che con i soli oboi sarebbe stato troppo pastorale e forse lontano dal testo. il Collegium Vocale Gent Non è di diverso tono la celeberrima Christ lag in Todesbanden, BWV 4, che nella realtà è una cantata giovanile, proposta da Bach all'audizione per un posto di organista nella città di Muhlhausen nel lunedì di Pasqua del 1707 (a soli 22 anni). Basata sempre su un corale di Lutero per il periodo pasquale ("Cristo giace nel sudario", Todesbaden letteralmente le bende e gli unguenti con cui venivano addobbati i defunti prima della sepoltura) e modellata su una cantata precedente, dello stesso testo di Pachelbel. Ma è molto diversa la struttura che inizia con una "sinfonia" molto solenne anche se di breve durata per poi proseguire immediatamente con un corale e con le consuete alternanze tra coro e solisti. Bach mostra grande sensibilità compositiva, nonostante la giovane età e il debito con una struttura più arcaica di quella contemporanea, che ha preso a modello. Rispetto alle altre versioni registrate che possediamo, la versione di Herreweghe incisa in questo disco è molto più asciutta ed immanente, sfruttando proprio la più contenuta formazione. Ma proprio su questo sorprende l'ingresso del coro nel primo verso che dà il titolo alla cantata (confrontare qui con Gardiner, ad esempio). Tornando alle due precedenti cantate, il momento principale di questa eccellente incisione mi sembra proprio il corale iniziale della BWV 80 con il coro protagonista e gli accenti posti dalle trombe. Serve un volume adeguato per apprezzare bene questa musica che non può che catturare l'attenzione dell'appassionato di musica sacra barocca. Philippe Herreweghe Herreweghe è un consumato interprete di questo repertorio e il Collegium Vocale da lui fondato si avvia verso i suoi primi 50 anni di attività. La perfetta amalgama di questo complesso consente ad Herreweghe di giocare tutto sul ritmo e sulla precisione di intervento delle parti, specie nei raddoppi. Qualche piccola imprecisione di intonazione si può perdonare nell'uso di strumenti veramente d'epoca. La ripresa, ad opera della PHI, etichetta fondata da Herreweghe stesso per avere mano completamente libera nelle scelte artistiche (soluzione che ha deciso di seguire anche lo stesso Gardiner, oggi non più inflenzata dalle linee editoriali del gruppo Universal) asseconda chiaramente lo stile del complesso di Gent, con voci chiare e perfettamente identificabili, strumenti puliti, anche nei bassi e nell'organo del continuo, assenza di alone e riverbero nella scena. il risultato è a mio parere sensazionale e tale da far guardare con grandissimo interesse ad ogni altra proposta di questa etichetta, per chi non la conoscesse. Siamo a livelli sinceramente non riscontrabili nei confronti in mio possesso, se non in parte (ho in mente Gardiner, Suzuki, Koopman e Kujiken come confronto) : qui c'è ritmo e sostanza, meno solennità e pompa. Alle radici della musica, al di là del contesto. Evidentemente a Gent il nostro Bach lo conoscono molto bene. Disco dell'anno 2018 per il genere vocale/sacro secondo il nostro sito.
  17. Ho trovato la seconda sinfonia di Stenhammar realmente sorprendente. Oltre alla musica, la direzione di Lindberg e il piglio dei suoi orchestrali la rendono speciale. Al confronto con la stessa registrazione di Blomstedt uscita qualche mese dopo, sembra un'altra composizione. Parimenti coinvolgente il disco Deux con i due folletti Patrizia e Polina, memorabile in un anno che è stato veramente molto generoso di nuove emissioni. Bello oltre misura il disco di Gasparini con una compagine che veramente mostra di amare (e farci amare) quella musica. Non abbiamo certamente potuto ascoltare tutto ed è facile che ci siano delle omissioni nella nostra lista. Che vuole restare solo e sinceramente il meglio di quanto abbiamo potuto ascoltare secondo il nostro soggettivissimo gusto e punto di vista.
  18. Florestan

    Gli imperdibili

    Puccini, La Boheme Callas, Di Stefano, Panerai, Moffo Orchestra del Teatro alla Scala di Milano diretta da Antonino Votto *** Come sopra, di uno struggimento indimenticabili i duetti tra Di Stefano qui in dimensione mondiale (la sua "Che gelida manina" ha pochi rivali) e Maria Callas. Anche in questo caso meglio puntare direttamente alla nuova versione Warner rimasterizzata partendo dai nastri originali perfettamente restaurati.
  19. Florestan

    Gli imperdibili

    Puccini, Tosca Callas, Di Stefano, Gobbi, Orchestra del Teatro alla Scala di Milano diretta da Victor De Sabata Emi, disponibile adesso sotto l'etichetta Warner (che ne ha rilevato l'intero catalogo) in una sensazionale rimasterizzazione in formato 96/24 che ne ha - se possibile - ancora migliorato il valore. *** Inimmaginabile un'altra Tosca che non si ponga in relazione a questo riferimento. Pathos, passione, anima in ogni momento, con Tito Gobbi (e De Sabata) sopra tutti.
  20. Si, direi, disco candidabile al peggiore dell'anno, con buona pace di certi critici che ci vedono chissacché ...
  21. Brahms : Intermezzo Op. 118 n.2, arr. per pianoforte e clarinetto di Popov 5 Lieder, Op. 105 - 1. Wie Melodien zieht es mi (trascr. Ottensamer) Mendelssohn : romanze senza parole op. 30, 67, 85, varie scelte ( trascr. Ottensamer) Andreas Ottensamer, clarinetto, Yuja Wang, pianoforte Carl Maria Von Weber Concerto per clarinetto e orchestra n.1 Op. 73 Berliner Philarmoniker, dir. Mariss Jansons Gran Duo Concertante per clarinetto e pianoforte Op. 48 Yuja Wang, pianoforte Deutsche Grammophon 2019, formato 96/24 *** Compirà trenta anni solo il prossimo 4 aprile Andreas Ottensamer ma è già il clarinetto principale dei Berliner Philarmoniker dopo essere stato nelle due compagini di Vienna (il fratello più grande è attualmente clarinetto principale della Filarmonica di Vienna) e membro della Gustav Mahler Jugendorchester. Ha già all'attivo più di una collaborazione (tra cui l'incursione nel pop con il disco di Tori Amos Night of Hunters del 2011) e questo è già il suo terzo cd solistico con la DG, dopo quello d'esordio del 2013. Nel 2015 è uscito un disco tutto mozartiano per la Decca mentre nel 2017 ancora con la DG ha esplorato le "connessioni ungheresi" di Brahms. E' normale che la DG offra questa opportunità ad un solista che è già un affermato musicista e che dovrà interrogarsi su quali traguardi fissare per il prosieguo della sua carriera. In questa nuova proposta del 2019 la Deutsche Grammophon sceglie dalla sua scuderia di artisti, una partner eccezionale come Yuja Wang e mette alla raccolta un titolo tematico che dovrebbe individuare il crepuscolo come momento musicale ("Blue Hour"). Crepuscolare lo è certamente il brano di inizio, ancora brahmsiano, il celeberrimo e sensazionale Intermezzo in la maggiore "Andante teneramente", pensato per pianoforte solo e qui adattato al canto aggiunto del clarinetto. E che nella proposta multimediale DG vede i due solisti su un galleggiante alla deriva nell'acqua mentre cala il crepuscolo. Si presta perfettamente allo scopo anche il Lieder, Op. 105 - n.1 " Wie Melodien zieht es mir", perfettamente trascritto per questa idea dallo stesso Ottensamer e la stessa cosa, penso delle romanze senza parole di Mendelssohn, scelte dalle varie raccolte e trascritti ancora da Andreas. Queste composizioni sono autentiche gemme musicali e se sono state pensate senza la voce del cantato, essendo comunque delle romanze nella concezione, ci sentiamo autorizzati ad immaginarle - e quindi ascoltarle - con la voce in primo piano che il clarinetto interpreta perfettamente. Yaja Wang che mostra di conoscere perfettamente questa musica, si ritaglia qui un ruolo modesto, come é sempre quando accompagna sempre magistralmente altri colleghi. E in questo dimostra - se ce ne fosse ancora bisogno - che il suo spessore musicale va ben oltre i decolleté, le minigonne e i tacchi Louboutin. Trovo meno convincente la scelta di inserire due brani di Carl Maria Von Weber che già in origine prevedono il clarinetto (ovviamente il concerto per clarinetto e orchestra, Op. 73 oltre al gran duo concertante op. 48) non perchè non siano all'altezza o sia inadeguata l'interpretazione (c'è l'intera orchestra dei Berliner ad accompagnare il suo solista sotto la guida del grande Maris Jansons, mentre nel duo, naturalmente la nostra Yuja) ma perchè vedo Von Weber sempre molto solare e decisamente molto distante dalle atmosfere crepuscolari da blue hour della coppia Felix-Johannes. Comunque nel complesso è un ottimo disco, tolta la sponsorship - per altro meritata - al nostro clarinettista che si fa ascoltare molto volentieri. (A questo punto devo riascoltare il disco di Brahms dello scorso anno perchè in questo momento non lo rammento bene : sarà una cosa indicativa ? Ma no, Andreas è molto bravo solo che qui la presenza di Yuja é un plus sensazionale) Peraltro io adoro il clarinetto, è lo strumento a fiato che più mi è affine. Registrazione di livello adeguato.
  22. Edward Elgar ouverture da concerto "In the south (Alassio)" Serenade per string Orchestra Op. 20 Variazioni su un tema orignale Op. 36 "Enigma" Royal Philarmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko Onyx 2019, 96/24 *** L'uomo di Leningrado ha da tempo preso le misure alla musica inglese che sta registrando con la sua Royal Philarmonic. Alle due sinfonie di Elgar si aggiunge questo nuovo disco del 2019. L'interpretazione non segue i tempi - abbiamo le registrazioni storiche della Emi - di Elgar e nemmeno quelli di Barbirolli. Se vogliamo siamo in un mondo intermedio, più vicino al nostro tempo. Certo l'eredità "britannica" di queste pagine celeberrime, registrate praticamente da ogni grande direttore inglese non è facile da portare, specie se sei russo. Ma Petrenko è nato nell'Unione Sovietica e si è formato con quella scuola (Termikarov e Jansons), si sente in qualche passaggio ma ha anche assorbito l'asciutta rigorosità formale di Esa-Pekka Salonen e la sta mettendo a frutto. Questa interpretazione è permeata di ritmo e di forza, con le parti solistiche ben in evidenza ma con tutta l'orchestra che mantiene una sua perfetta coerenza, su pagine che certamente ha suonato innumerevoli volte. Un bene e un limite allo stesso tempo, in quanto è sempre difficile andare a proporre una view originale in questi casi. Secondo me ci riesce, già dalle prime note dell'ouverture "Alassio", mettendo tanto calore in questa musica, magari non esattamente mediterraneo ma è la musica di un inglese suonata da inglesi diretti da un russo, che si vorrà mai di diverso ? Bellissima la serenata per archi, portata anche qui con grande ritmo. Queste composizioni è facile che risultino monocorde se manca coesione interna e ritmo perchè spesso ci si dimentica di cosa sia una serenata. Ma qui non siamo in queste circostanze. Passiamo effettivamente dal "piacevole" al "frizzante". Certamente è una serenata "estiva". Intensa, sugli stessi tempi esatti della classica lettura di Barbirolli - ma come dicevo decisamente meno monumentale - la lettura del pezzo forte del disco, le Enigma. Il tema è delicato ma già la prima variazione ci porta verso un mondo tutto suo, melodico ma ma triste. Drammatico il passaggio iniziale della breve toccata che segue. Ma subito si riprende in un ritmo più lento ed ondeggiante. Ciakovskiana la V e via via verso il finale, molto veemente che si chiude in crescendo. Bel disco, se vi piace la musica inglese letta in modo per quanto possible neutrale da un direttore abituato a Chostakovich, Rachmaninov, Prokofiev e Chaikovsky (a proposito, vi segnalo le sinfonie di Chaikovsky di Petrenko, sempre con la Liverpool). Bella registrazione, potente, equilibrata, dinamica.
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