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max aquila

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Everything posted by max aquila

  1. max aquila

    AKG K340 : l'ibrida

    Ma le K712pro con cui le mostri in foto, quali caratteristiche possono accomunarle alle tue K340, sempre che ve ne siano data la differenza costruttiva?
  2. Vengo da lontano e mi ha sempre fatto compagnia la musica, dovunque mi trovassi, qualunque essa fosse, non necessariamente la Mia musica. In una simile condizione immaginerete che io sia sempre andato in giro, per città, monti e per valli con le cuffie alle orecchie, per consentirmene l'ascolto, vero? E invece no: detesto la costrizione imposta da ogni cuffia, quella di trovarsi con una struttura addosso, in testa, in giro (vale anche per gli occhiali). Ma in cuffia ho ascoltato tanto, per necessità, per non disturbare, fino dalle origini della mia passione di ascolto della musica: a casa. Da un decennio vivo da solo, quindi il problema non si è più posto, ma grazie a questo sito e alle sue recensioni sia della Musica sia degli attrezzi che ne consentono l'ascolto, mi è tornato il desiderio di provare e grazie ai suggerimenti di Florestan, mi sono procurato due cuffie poco più che entry level per i rispettivi marchi, ognuna delle quali rappresentativa di un percorso per le due Case. La AKG K240 mk II e la Sennheiser HD599, che si differenziano peraltro nella fascia di prezzo, inferiore ai 70 euro la prima, attestata oltre il doppio, la seconda. Si tratta di due modelli semiaperti e cablati, di impostazione differente: da studio, operativa, la AKG, più strutturata e definita nei padiglioni la Sennheiser che sconta in partenza un peso superiore di poco (250g senza cavo contro i 230 dell' AKG) ma che per materiali e costruzione, dà l'impressione di essere ben più pesante. La dotazione di entrambe è simile, si tratta di modelli con cavo sostituibile e vengono vendute con doppio cavo a jack e minijack (6,3 e 3,5mm), diversificati per l'attacco alla cuffia, un mini XLR nella AKG, molto ben realizzato, con pulsante di sblocco e pin dorati mentre nella Sennheiser troviamo un mini jack TRRS da 2,5mm munito di specifica baionetta di bloccaggio (più difficile da trovare per eventuale sostituzione con cavi più performanti) ugualmente curato nella doratura, un pò meno per la precisione del bloccaggio/sbloccaggio. Per entrambe, come detto, un secondo cavo che nel caso della Sennheiser è anch'esso liscio, ma con jack da 3,5mm (però da soli 1,5m), mentre per l' AKG è spiralato ma sempre con mini jack, pensando la K240mkii probabilmente incline anche ad un utilizzo itinerante e dedicato a smartphone o DAC. Ovviamente presenti i rispettivi gli adattatori di formato. Nella AKG anche una coppia di cuscinetti di ricambio per gli auricolari, spugnosi in velour, insieme a quelli in similpelle premontati. Cominciamo proprio dalla mia prima AKG: Semplice ed elegante nella sua struttura essenziale: l'archetto e velocissimo e auto regolante sulla testa, gli auricolari cardanici si orientano orizzontalmente e verticalmente consentendo il massimo dell'adattabilità ai miei sensibili, delicati ed intolleranti, padiglioni auricolari. La similpelle dei tamponi non dà sensazione di eccessivo calore, all'inizio dell'ascolto, ma di naturalezza di contatto. Le cuciture non interferiscono mai con la mia pelle, schiacciando gli auricolari contro le orecchie non si produce una significativa sensazione di maggior chiusura: ergo, la pressione del sistema sulle tempie è esattamente calibrata. Bella estetica col blu cobalto a contrasto col nero e gli ologrammi delle scritte sui tondini ai lati dell'archetto. Decisamente una cuffia da tirarsi sulla testa, senza tanto pensare a sistemarla e clamparla al device origine del suono: DAC, mixer, smartphone che sia. Metto su musica leggera (De Gregori, Rimmel) e la voce di Francesco si allinea tra chitarra e tastiera, aumento il volume subito, si... ecco che arriva la batteria e resta ben simmetrica al resto, ma rullante e tom, quando sollecitati si presentano a esigere il conto, diventando protagonisti. Aumento ancora il volume e mi aspetto alterazioni che non arrivano: resta tutto in linea. Bene. Cambio genere e voglio restare selettivamente sul pianoforte di Keith Jarrett nel Koln Concert II parte percepisco esattamente la sensazione precedente di neutralità e assenza di protagonismo della scena: ho eliminato la voce e rimango sullo strumento, la percussione delle dita di Jarrett è percepibile ma non in maniera ossessiva, come pretenderei: i grugniti durante l'esecuzione si sentono lontani. La musica è il messaggio, qui non si fanno prigionieri, non ci sono eroi.... Del resto la risposta in frequenza me lo suggerisce, come queste cuffie siano orientate a stazionare per ore su orecchie e tempie dell'ascoltatore e quindi vogliano fare senza strafare, indipendentemente dal prezzo di acquisto. Alzo il tiro e passo sul mio Topping DX7s, Blue Interlude del Wynton Marsalis Septet con l'inseguimento tra fiati dell'ultimo brano, "Something it goes like that" dove tra intermezzi e preludi cadenzati da contrabbasso e spazzole del batterista, i due sassofoni, dominati dalla tromba di Wynton e dal trombone irridente, si alternano nelle AKG K240 mkii con ritmo ma lasciandomi la sensazione che ...debba ancora alzare il volume: ideale, ...se fossi un DJ che nel frattempo deve fare altre quattro cose con le cinque mani residue... Non trovo grande spazialità, tantomeno separazione dei canali. Ma una prestazione ineccepibile per la classe di appartenenza di questa cuffia. Voglio riascoltare le percussioni e la voce: Bob Marley, "Three little birds" da Exodus rattatttattatttta... reggae, respiro, messaggio: don't worry about anything, le AKG parlano ma non vibrano.... sono fedeli e non offendono l'orecchio neppure nel graffiante basso iniziale del brano che dà il nome all'album più celebre del giamaicano. Continuo ad alzare il volume per trovare la voce, sempre arretrata in queste cuffie, senza trovare il limite di tolleranza etico, impostomi dall'apparato uditivo.... movement for jah people, insomma... Ora... passiamo alle HD 599 Non sono imparziale: le mie prime cuffie serie da ragazzo, quarant'anni fa furono le Sennheiser 414x... Queste HD599, esteticamente come dice mio figlio di 17 anni, sembrano antiche e non posso dargli torto, beige su marrone e con il vellutino dei padiglioni tanto invernale all'apparenza, quanto...dopo le prime due o tre mezzore di ascolto. Tanto quanto la AKG si tira su in testa senza starci a pensare, questa Sennheiser va modellata sull'orecchio quanto l'impugnatura della racchetta sul polso di Ivan Lendl al momento della preparazione del servizio (si, sono antico anch'io...) Del resto i padiglioni non sono cardanici come quelli della AKG ma consentono solamente una regolazione verticale sull'orecchio. archetto superiore...ben presente, ma altrettanto ben imbottito, fa da cassa armonica alle estroflessioni dei trasduttori nelle orecchie: poco stabile, fa pensare che questa cuffia possa essere unicamente utilizzata a casa, davanti all'impianto origine, ben seduti e organizzati all'ascolto. Del resto l'esperienza acustica che me ne deriva è radicalmente differente da quella appena fatta sull' AKG a parità di brani. Rimmel parte con la tastiera che pare amplificata quasi fosse un organo e la voce di De Gregori che appare subito dopo, prende immediatamente il sopravvento sulla scena acustica. Eppure la risposta in frequenza mi evidenzia una maggiore presenza rispetto all'austriaca ascoltata prima solo sulle frequenze più basse e si sovrappone quasi sulle medie: eppure... Sarà l'aria, sarà l'acqua, sarà...il caffè...ma ogni colpo di tom sembra provenga da subwoofer JBL sotto la mia scrivania, invece che dai trasduttori delle mie nuove Sennheiser ! Vado a Colonia da Keith e nella parte IIc del suo Concert , o della speranza, trovo i tasti neri e quelli bianchi fondersi sotto la fatica di una jam session straordinaria tanto nel 1975 quanto fino ad oggi dentro le mie cuffie del Mulino Bianco (gli stessi colori, no?) Saltano argentine dalla mano destra alla sinistra reiterante. Un'altra esperienza, senza dubbio. Lo ascolto fino alla conclusione, perchè poi per anni di nuovo dimenticherò di ricordarmene, quindi...ne approfitto adesso. Marsalis è tronfio, sa di essere il mio trombettista preferito degli ultimi trent'anni, anche se del black power ha mantenuto una parvenza più alla Denzel Washington che alla Ray Charles, ma le atmosfere da interludio blu del brano che dà titolo al suo album del 1992 mi fanno tornare proprio a quegli anni newyorchesi alla Spike Lee, alla quale ispirazione antrambi attingono a piene mani: ecco le HD599 mi fanno pensare al luogo e non agli strumenti che si avvicendano su piani tridimensionali della scena acustica, e se aumento (come faccio ugualmente) il volume, la cornetta a sinistra ed il charleston a destra mi trapanano i timpani, dicendomi....: SI... ANCORA !!! Natural Mystic di Marley arriva minaccioso fino alle bacchette della batteria che spaziano il reggae dello speech di Bob: la testa si muove a ritmo, assertiva come lui: senza bisogno di fumo. La vera droga è la Musica, il Ritmo, la Struttura. Torno su Exodus brano: everything it's allright... Stereofonia, alternanza, tridimensionalità: sarà che la Sennheiser costa il doppio della AKG? Boh... io non me la riesco più a levare dalla testa... Insomma...e qui il suo peggior difetto, oltre a quelli più evidenti dalle frequenze medie verso le alte, nelle quali qualcosa si impasta...ma stiamo appunto parlando di strumenti dal prezzo davvero basic. Il difetto delle HD599 è che fanno male alle mie orecchie, dopo un'oretta di ascolto me le sento costrette, proprio come odio sentirmele trattare: ma il tattaratatta di Jamming, vale questo ed altro. Guariranno ... Max Aquila photo (C) 2020
  3. max aquila

    HIFIMAN HE400i V2

    ve bene: ne ho prese due paia e poi farò a testa e croce...
  4. max aquila

    HIFIMAN HE400i V2

    Mentre per i generi moderni, dal jazz al pop, acustico ed elettronico fino alla fine degli anni 70, che cuffie suggeriresti?
  5. Tutto comincia da questa domanda: Il perchè è presto detto: per una persona di 55anni come me, passata acusticamente dall'ascolto della musica dai mangiadischi e mangiacassette dell'infanzia, al Lesa della mamma,per poi transitare all'HiFi degli anni 80 con giradischi e testine americane, come le mie Stanton, a proseguire con la rivoluzione digitale del gira CD Philips e proseguendo con la smaterializzazione del concetto elettrico fino ad arrivare alla musica liquida attuale contenuta in un lettore portatile che legge formati audio fino a poco tempo fa per me sconosciuti, leggere su un diffusore acustico nuovamente un marchio come questo mi ha prodotto uno sfasamento spazio/tempo nel quale l'iniziale diffidenza verso il nuovo modo di poter godere della musica (detesto le cuffie ed ogni auricolare per quanto leggero o performante sia) si è convogliata verso un'accettazione agevolata da un marchio, garanzia di ...sensazione fisica di pressione sonora, fin dal 1962 (come si legge sul frontale), quasi coetaneo quindi alla mia nascita ! E dopo aver letto del test di Florestan del modello di punta di questi diffusori, mi è punta subito vaghezza di poter provare anche il più piccolo, agevole per dimensioni e prezzo di questa nutrita serie di diffusori Marshall, alcuni anche wi-fi, altri come questo bluetooth o wired, distribuiti in Italia da Mtrading a cui ho quindi chiesto di poter provare il Marshall BT ACTON II mobile contenente un woofer e due mid-tweeter, amplificati, dotato sulla plancia comandi di tre semplici quanto eleganti potenziometri per volume, bassi ed acuti, affiancati a sx dalla presa jack da 3,5 di ingresso e dall'interruttore per shiftare dal funzionamento wired a bluetooth, a dx dal tasto play/pause e dalla leva di accensione, all'attivazione della quale un tono di conferma differenziato, permette di capire di aver acceso o spento. Le dimensioni davvero contenute da 26x16x15cm ed il peso inferiore ai 3 kg, nonostante l'eccellente qualità costruttiva del mobile e di ogni particolare, anche dei più nascosti e potenzialmente trascurabili, ne consentono una facilissima collocazione in ogni parte della zona di ascolto, che proprio per questo motivo, nel periodo in cui ho avuto modo di provarlo, è cambiata spesso, anche per osservare la risposta del diffusore alla risonanza delle varie superfici su cui l'ho collocato anche delle più impensabili... ma che in funzione del target di clientela per questo apparecchio, possono dover esser prese in considerazione. Ho utilizzato l' ACTON II sia in bluetooth, attraverso le applicazioni del mio smartphone, piuttosto che quelle Marshall, un pò lente alla risposta, sia wired dove indipendentemente dalla qualità del cavo di connessione ciò che dà vantaggio è di certo la stabilità della trasmissione rispetto al Bluetooth, che a seconda della sorgente utilizzata, mi ha fatto riscontrare delle differenze notevoli di segnale, evidentemente indipendenti dal ricevitore del Marshall, quanto invece dalla qualità del trasmettitore, smartphone o tablet che fosse. La caratteristica che pare accomunare tutti questi Marshall sembra essere la forte presenza nella gamma bassa e dei mediobassi, specialmente se agevolata dal genere musicale ed io ho utilizzato prevalentemente e con grande soddisfazione musica della sua epoca, come rock, reggae, jazz e molto meno pop e sinfonica, generi con i quali, per le caratteristiche di emissione proprie di questa configurazione, questo diffusore non può trovarsi sufficientemente ...attrezzato. Del resto, chi acquisti per la cifra richiesta un Marshall Acton II, ritengo desideri conferire proprio quella "presenza" ai file audio, magari prevalentemente poco nobili come mp3 e 4, residenti nel proprio device, piuttosto che attrezzarsi con gli stessi brani musicali in formati come il FLAC, che necessitino di una risposta in frequenza più estesa ed omogenea di quella garantita da questo diffusore, per poter estrinsecare il proprio potenziale. E avrebbe fatto la scelta giusta perchè è proprio sulle opportunità mediocri di uno smartphone qualunque collegato a YouTube o altri fornitori di musica liquida che si manifesta l'immediatezza e la collaborazione del Marshall con le esigenze mordi e fuggi di uno o più utilizzatori che si avvicendino in collegamento alternato con il diffusore, ognuno con la sua musica immediatamente disponibile. Ovviamente questo taglio di risposta del bass-reflex si accentua con un posizionamento accosto a pareti di fondo o su superfici non particolarmente rigide, come l'impiantito di legno di un soppalco, piuttosto che su di un piedistallo per diffusori o una superfice rigida in marmo o ceramica. La direzionalità di ascolto non è eccessiva, per le caratteristiche di filtratura degli altoparlanti cui è demandata la parte medioalta ed alta dell'emissione: il potenziometro del volume sembra essere un attenuatore, per cui ho preferito tenerlo al massimo quasi sempre, per regolarne la gradualità dal device (specie in bluetooth, sfruttando la possibilità di farlo a distanza). Lo stupore di mio figlio di 16 anni non ha prezzo, quando me l'ha visto in casa: papà...è davvero un Marshall ? mi ha chiesto... Evidentemente il marchio è ancora qualcosa che conti, anche per queste nuove generazioni che sembrano essere incuranti della qualità, piuttosto che della quantità. Grazie ancora agli amici di che ci hanno concesso anche questa esperienza. Max Aquila photo (C) 2019
  6. e metti allora qualche foto del tuo in ambient...
  7. naim mi ricorda qualcosa attorno a Linn-Sondek... sbaglio? Una linea davvero mirabile, andrebbe usato da vestito. Ma non mi pare ti abbia affascinato, forse per la preponderanza sul registro dei bassi che con pochi generi risulta congeniale? Mi pare un leit motiv di questo genere di diffusori
  8. manca solo un dettaglio: il prezzo. Girando sul web ho trovato la versione da 10TB a 379 euro, possibile? Quindi questo da 6TB non dovrebbe superare i 200...come da specifiche di velocità...
  9. il look 😂 poi la smodata propensione verso i bassi di cui parla Mauro (per quello magnum), in funzione del luogo e della superficie sulla quale lo collocherei. Inoltre la possibilità di multiconnessione in bluetooth qualunque sia l'user presente in quel momento, senza protocolli (noiosi) di connessione wifi
  10. e su Amazon vendono anche una versione precedente a questo Acton a due soldi.. https://www.amazon.it/dp/B01LY30F3J/ref=cm_sw_em_r_mt_awdb_pG1KCb0S7PGWG
  11. trovato Qui il sito ufficiale qui la sezione del distributore per l'Italia Mtrading
  12. e non c'è proprio differenza materiale tra le due linee bluetooth e wifi ? Si tratta delle medesime configurazioni tecniche? perchè sono interessato dal più piccolo della serie, per un utilizzo da smartphone, sporadico, casalingo: ma cosa comporterebbe lasciarlo costantemente sotto tensione, per essere utile quando serva, anche a camere di distanza? E da che altoparlanti è dotato?
  13. metti anche tu foto e link di ciò che menzioni? Ricordati dei newbie... come me 😎
  14. Adesso lampante!!! Grazie: ora so cosa dover cominciare a organizzare. Il dispositivo portatile mi servirà dentro e fuori casa: ma così è chiaro su come attrezzarsi da pc verso musica....
  15. si, chiarissimo: per me e gli altri eventuali newbie, quando parli di: - interfaccia digitale - dac - preampli - cavi XLR se mettessi link e/o immagini dei singoli componenti/tipo sarebbe un ulteriore aiuto per la ricerca... Ogni acronimo è un ostacolo, ogni fase data per scontata ...una ricetta di cucina sulla quale arenarsi 😵
  16. Buongiorno musici, (o fili) quali ritenete siano i requisiti minimi qualitativi per costituire un impianto casalingo di ascolto composto da componenti che consentano una gestione file audio adeguata agli attuali sistemi di catalogazione? In termini di supporto musicale, amplificazione e diffusione, cavi, pc, software, digital audio player. Io mi sto muovendo solo adesso nel trasferimento della mia discoteca su supporto digitale e, attraverso i consigli di Hannes, ho in arrivo due monitor JBL LSR305, cavi XLR e DAP Fiio X3mkIII, sul quale sto cominciando a riversare i miei CD attraverso JRiver24 Suggerimenti operativi e di implementazione?
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