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Eusebius

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  1. Mieczysław Weinberg (1919-1996): Tre pezzi per violino e pianoforte, Trio per pianoforte Op. 24, Sonata per violino e pianoforte n.5 Op.136bis. Gidon Kremer (violino), Yulianna Avdeeva (pianoforte), Giedre Dirvanauskaite (violoncello). DG 2019 *** Il violinista lettone Gidon Kremer sembra ormai completamente ossessionato dal compositore polacco Mieczysław Weinberg, tanto da poter essere ormai a buon diritto considerato un vero e proprio paladino della sua opera. Il disco di cui parliamo segue infatti questo del 2019: e questo, sempre del 2019 e osannato dalla critica: e poi questo del 2017: e prima ancora questo disco del 2014: Una vera e propria ossessione, dicevamo, per un compositore che morì nel 1996 e che solo da pochi anni è uscito dall'oblio. Weinberg ebbe davvero una vita molto travagliata: nato in Polonia nel 1919, per sfuggire dai nazisti scappò prima a Minsk, poi in Uzbekistan e infine si rifugiò a Mosca, grazie all'aiuto dell'amico Shostakovich. Ma i suoi guai non erano finiti: nel 1949 le sue opere finirono nella lista nere dell'URSS delle creazioni artistiche tacciate di "formalismo" e nel 1953 venne addirittura arrestato. Fu solo con la morte di Stalin e l'intercessione di Shostakovich che Weinberg venne finalmente riabilitato, rimanendo tuttavia per il resto della sua vita (morì nel 1996) ai margini della vita culturale sovietica e componendo principalmente per il cinema, il teatro e la televisione. Fu un compositore molto prolifico, autore di ben 22 sinfonie, 17 quartetti, sinfonie da camera, 6 sonate per pianoforte, 8 per violino e 6 per violoncello. In questi ultimi anni stiamo assistendo a una vera e propria riscoperta di un compositore davvero meritevole di maggiore attenzione. Pur con alti e bassi il suo reperorio contiene vere e proprie gemme, come il quintetto per pianoforte o il trio Op.24 (1945) contenuto in questo disco. Si sente l'influsso di Shostakovich, ma il linguaggio di Weinberg è personale e sa catturare l'ascoltatore con la sua potenza espressiva. Molto bella e intensa anche la sesta sonata per violino e pianoforte, composta quasi quattro decadi più tardi, nel 1982. Più giovanili e acerbi i Tre pezzi per violino e pianoforte, composti a 15 anni, e che si ispirano chiaramente a Szymanowski. Straordinari i tre interpreti, Yulianna Avdeeva al pianoforte, Giedré Dirvanauskaité al violoncello (già collaboratrice di Kremer nella Kremerata Baltica), guidate dal veterano Gidon Kremer. Straordinaria anche il lavoro svolto dagli ingegneri della Deutsche Grammophon, che sono riusciti a metterci davanti i tre strumenti con un realismo impressionante. Dinamica ampia, gamma timbrica raffinata, ottima immagine e amalgama tra gli strumenti. Un disco che raccomando caldamente e che ripaga ampiamente gli sforzi dei tre interpreti di portare la nostra attenzione su un compositore del '900 che avrebbe meritato maggiore fortuna. Gidon Kremer e Giedré Dirvanauskaité Yulianna Avdeeva
  2. Questo disco è incredibilmente bello! È vero che il programma è un po’ leggero, ma si lascia ascoltare con grandissimo piacere.
  3. Charles-Valentin Alkan, Sinfonia per pianoforte solo, Concerto per pianoforte solo. Paul Wee, pianoforte. BIS 2019 *** Charles-Valentin Alkan (1813-1888), definito da Hans von Bülow come "il Berlioz del pianoforte", fu un compositore di musiche per pianoforte e altri strumenti a tastiera di un virtuosismo sfolgorante. Basta ascoltare le due opere di questo disco, la sinfonia per pianoforte solo e il mastodontico concerto per pianoforte solo, per capirlo e rimanere tuttavia affascinati da queste pagine che hanno un potente valore musicale al di là delle diaboliche difficoltà tecniche. Paul Wee, pianista australiano al suo debutto in disco, ne è interprete straordinario: preciso, potente, limpido, indemoniato e anche elegiaco quando serve. Una curiosità legata a Paul Wee: nonostante ci dia qui una prova a mio avviso notevolissima, non è un pianista professionista, perché nella vita fa l'avvocato! Chissà se cambierà idea o se riuscirà a portare avanti le sue passioni con uguale successo?
  4. '900 Italia. Musiche per pianoforte di Busoni, Alaleona, Malipiero, Lupi, Savagnone, Berio, Cartiglioni, Mosso, Colla. Gialnuca Cascioli, pianoforte. DG 2019 *** E' davvero interessante il progetto dedicato alla divulgazione del repertorio pianistico del '900 che il pianista e compositore italiano Gianluca Cascioli sta portando avanti da qualche anno. Il percorso che ci propone segue un ordine geografico: dopo un primo disco dedico ai paesi dell'Est, diciamo dell'ex Unione Sovietica (Russia, Ucraina, Estonia) e un secondo dedico all'area austro-tedesca, arriva ora questo terzo album dedicato all'Italia. Le copertine dei dischi precedenti. Sono nove i compositori rappresentati in questa antologia che comincia con Ferruccio Busoni (1866-1924) e termina con Alberto Colla, nato nel 1968, passando per una serie di compositori più o meno noti: Domenico Alaleona (1881-1928), Gian Francesco Malipiero (1882-1973), Roberto Lupi (1908-1971), Giuseppe Savagnone (1902-1984), Luciano Berio (1925-2003), Niccolò Castiglioni (1932-1996), Carlo Mosso (1931-1995). Ammetto senza vergogna che molti di questi nomi mi erano del tutto sconosciuti, ma non potrebbe essere diversamente, perché tolti Busoni, Malipiero, Berio e Castiglioni, i restanti sono decisamente poco rappresentati in discografia. L'ascolto è stato ad ogni modo piacevolmente interessante. Nel selezionare queste opere Cascioli sembra aver seguito il disegno preciso di conquistare l'ascoltatore con un repertorio che sia comprensibile e "ascoltabile" anche e soprattuto per i non specialisti, evitando le avanguardie più ostiche. E noi per questo lo ringraziamo! Apprezziamo molto di più un progetto come questo, che con intelligenza e entusiasmo prova a portare la musica del '900 a un pubblico più ampio, piuttosto che l'ennesima incisione dei 24 Preludi di Chopin. In sintesi, un disco sicuramente molto interessante che consiglio a chi abbia voglia di esplorare territori nuovi e autori poco conosciuti. Riporto per chi fosse interessato la tracklist: 1 Busoni: 7 Elegien, BV 249 - 7. Berceuse 2 Busoni: Sonatina No.4, BV 274 "in diem nativitatis Christi MCMXVII" 3 Alaleona: La città fiorita, cinque "impronte" per pianoforte - 2. Crisantemo 4 Malipiero: Risonanze - 1. Calmo 5 Malipiero: Risonanze - 2. Fluido 6 Malipiero: Risonanze - 3. Non troppo mosso 7 Malipiero: Risonanze - 4. Agitato, non troppo 8 Lupi: 6 Studi per pianoforte - 1. Vivo e fresco 9 Lupi: 6 Studi per pianoforte - 2. Moderatamente mosso 10 Lupi: 6 Studi per pianoforte - 3. Velocissimo 11 Savagnone: Prisma armonico, Op. 22 - Preludio No. 1: Allegro 12 Berio: 6 Encores - 3. Wasserklavier 13 Castiglioni: Sonatina per pianoforte - 1. Andantino mosso assai dolcino 14 Castiglioni: Sonatina per pianoforte - 2. Ländler. Allegro semplice 15 Castiglioni: Sonatina per pianoforte - 3. Fughetta. Allegretto 16 Mosso: Secondo quaderno per pianoforte 17 Mosso: Pièce mécanique per pianoforte (in memoria di E.Satie) 18 Mosso: 22 Preludi per pianoforte - No. 4 Canzone 19 Mosso: 22 Preludi per pianoforte - No. 11 Allegretto vivo 20 Mosso: 22 Preludi per pianoforte - No. 14 Allegro marziale 21 Mosso: 22 Preludi per pianoforte - No. 18 Canzone di culla 22 Mosso: 22 Preludi per pianoforte - No. 22 Molto allegro, volante 23 Colla: Notturno IV "Moonbow" 24 Colla: Notturno VII "Mosarc" 25 Colla: Notturno IX "Rope bridge" 26 Colla: Notturno X "Lunar Ephemeris"
  5. Nonostante la salute traballante, Jansons in questi ultimi anni non si è certo risparmiato, sfornando dischi a un ritmo impressionante. Segnalo questo bel disco uscito nel 2018:
  6. Sono sostanzialmente d'accordo con te. E' un buon disco (non andrei oltre), ma manca quell'impronta personale che alcuni grandi interpreti hanno saputo imprimere a queste pagine. Il confronto con Argerich, Perlemuter, François (senza andare a Cortot o Gieseking) risulterebbe difficile, ma anche in tempi più recenti Bavouzet e Chamayou hanno detto la loro.
  7. Franz Schubert, sonate per pianoforte D.959, D.959, D.960. Francesco Piemontesi, pianoforte. PentaTone 2019 *** In quest’ultimo anno non sono mancate le registrazioni interessanti dedicate alle ultime sonate di Schubert: dall’affascinante lettura di Schiff su fortepiano (qui), alla tormentata versione di Lonquich (qui accostato alla melliflua e meno convincente Buniatishvili), per finire con la prova iper-raffinata di Volodos (qui). Ora anche il talentuoso pianista ticinese Francesco Piemontesi si mette alla prova con la triade delle ultime sonate, dopo gli ultimi dischi dedicati ai primi due libri delle Années de Pèlerinage. Come abbiamo già avuto modo di scrivere riguardo al suo Liszt, Piemontesi è un pianista che sembra aver raggiunto in questi anni uno stato di grazia, sia dal punto di vista tecnico che interpretativo e questo Schubert ne è una conferma. Ritroviamo qui il Piemontesi grande narratore che avevamo conosciuto in Liszt: ci accompagna con estrema naturalezza nei solitari paesaggi musicali dell’ultimo Schubert, passando dalla quiete alla sommessa disperazione, dall’intima palpitazione dei passaggi più scherzosi allo sconforto più drammatico. Lo fa con grande finezza e eleganza, rendendosi completamente invisibile e totalmente al servizio della musica. E nonostante le “celestiali lunghezze” di Schubert possano spesso indurre torpore, non è fortunatamente il caso qui. Piemontesi riesce a rendere l’architettura dell’opera nella sua complessità e al tempo stesso la cura del dettaglio, con una capacità di controllo magistrale. Siamo ancora una volta di fronte a un disco importante di un artista solido e maturo, che entra di buon diritto tra i miei riferimenti degli ultimi anni. Notevole anche la qualità della registrazione (che ho ascoltato in formato liquido 96/24), realizzata nella bella acustica della Salle de musique a La Chaux-de-Fonds in Svizzera. Il pianoforte è reso in maniera assolutamente realistica in tutto lo spettro, con timbri caldi e rotondi e un'immagine ben centrata e coerente.
  8. Franz Schubert: sonata per pianoforte D. 959, minuetti D.334, D.335, D.600. Arcadi Volodos, pianoforte. Sony Classical 2019. *** Arcadi Volodos è uno dei migliori pianisti in circolazione per tecnica e sensibilità. Incide di rado, ma quando lo fa lascia il segno, come fu il caso nel 2017 con un disco straordinario dedicato a Brahms (ne parlammo qui) o nel 2013 con un album dedicato a Mompou, senza dimenticare lo splendido disco live a Vienna di qualche anno prima. In questo disco ci propone come piatto forte la sonata D. 959 di Schubert, accompagnata da tre minuetti (D.334, D.335, D.600). Volodos suona la 959 incredibilmente bene: ogni nota, ogni frase, ogni accento sono perfettamente resi e calibrati. Si sente che ci sono dietro anni di studio approfondito. L'Andantino del secondo movimento è qualcosa di commovente per la bellezza del timbro e la profondità dell'interpretazione. Tuttavia...è sì, purtroppo c'è un tuttavia...tuttavia, dicevamo, è talmente bello assaporare voluttuosamente ogni nota, ogni impercettibile cambiamento di dinamica o di espressione, che forse si perde di vista il quadro d'insieme. La sensazione è quella di un lavoro iper-interpretato, per carità meravigliosamente bene, però a scapito di un po' di freschezza e spontaneità, che probailmente sarà più facile trovare nelle sue esecuzioni dal vivo. Siamo agli antipodi rispetto alla lettura aspra e spiazzante di Lonquich (qui), ma anche da quella più lineare e diretta di Piemontesi, di cui parleremo presto, che ha dalla sua un gran senso dell'architettura del brano. Questa tendenza alla cura massima del dettaglio viene portata agli estremi nei tre graziosi minuetti che completano il disco. Gamma timbrica da capogiro, tempi un po' rilassati, stiamo assistendo ad un vero e proprio esercizio di stile, tanto da risultare quasi stucchevole una volta passata l'ammirazione per il gesto tecnico. In conclusione, questo disco, per quanto bello, soprattutto nella prima parte, mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca. Pur rimanendo immutata l'ammirazione per le capacità di Volodos, da un artista del suo calibro mi aspetto sempre qualcosa in più (Ma per lui l'asticella è davvero alta!).
  9. Liszt: O lieb! (Seòezione di Lieder) Cyrille Dubois, tenore; Tristan Raës, pianoforte. Aparté 2019 *** Il Liszt pianista virtuoso che più conosciamo fu anche autore di numerosi lieder. Sono opere più intime che ci mostrano un Liszt viaggiatore e poliglotta, appassionato conoscitore delle diverse culture europee. Il tenore francese Cyrille Dubois, accompagnato al pianoforte da Tristan Raës, ci offre una bella scelta di lieder in tedesco, francese e italiano. Se avete in mente i lieder del suo coevo Schumann, questi sono sicuramente più leggeri e facili da ascoltare, nonostante questo l'ascolto è molto godibile e scorre piacevolmente. Ottima prova dei due interpreti.
  10. Un disco molto interessante. Nel complesso la trascrizione di Pushkarev è certamente convincente e coinvolgente, anche se personalmente trovo che a tratti lo spazio dato alle percussioni sia eccessivo. Se è vero poi che i dischi non si vendono a peso come il prosciutto, tuttavia 32 minuti di durata venduti a 15-16€ (in HD) sono un po' pochini.
  11. Beethoven, sonate per violino e pianoforte n. 3, 6, 7, 8. Lorenzo Gatto, violino; Julien Libeer, pianoforte. Alpha 2019 *** Il duo belga conclude con questo disco la sua sontuosa registrazione integrale delle sonate per violino e pianoforte iniziata nel 2016. Il ciclo si conclude mantenendo le promesse: letture approfondite con esecuzioni davvero irreprensibili, che ci restituiscono un Beethoven nobile e al tempo stesso ricco di slancio e freschezza. Una curiosità: Julien Libeer suona anche in questo disco lo Steinway a corde parallele di Chris Maene.
  12. Prokofiev, sonate per pianoforte n.4, 7, 9. Alexander Melnikov, pianoforte. Hamonia Mundi 2019 *** Ritorna a Prokofiev l'imprevedibile ed eclettico pianista russo Alexander Melnikov. Dopo il primo disco, che comprendeva le sonate 2, 6, 8, questa seconda registrazione contiene tre sonate, le n. 4, 7, 9, molto diverse tra loro per stile e periodo di composizione. Se la settima sonata è probabilmente una delle pagine più note per pianoforte di Prokofiev, le altre due sono decisamente meno conosciute. Nella quarta sonata (1917), piuttosto cupa e introspettiva, così come nella più serena e comunicativa nona sonata (1947), Melnikov è davvero superlativo nel restituirci emozioni, contrasti improvvisi, cambi di colori e ritmi, con una sensibilità e una poesia poco comuni. Questa sua magistrale interpretazione della nona sonata è probabilmente una delle migliori in discografia. Mi ha lasciato invece piuttosto perplesso nella settima sonata (una delle tre sonate "di guerra"), affrontata da un lato con grande intensità, dall'altro con un'insolita e sorprendente prudenza. Se nella versione di Richter (che ne fu il primo esecutore, dopo averla imparata in soli quattro giorni) ci sembra di sentire i colpi dei cannoni e le bombe che esplodono, se nell'altra famosa interpretazione, quella di Pollini, siamo pervasi da una furiosa disperazione, sembra che qui Melnikov abbia meno successo nel trovare una propria visione interpretativa di questo lavoro, sicuramente più appariscente e virtuosistico rispetto alle altre due sonate del disco, più posate e reticenti. Il diabolico e difficilissimo ultimo movimento in 7/8 viene affrontato con insolita e disarmante lentezza, che rende priva di senso l'indicazione di "Precipitato" del compositore. Peccato, ma anche poco male, perché il disco è comunque da ricordare per le altre due sonate. Un altro passo falso di questo disco, purtroppo, è la qualità della registrazione, realizzata nei celebri Teldex Studio di Berlino: nonostante la dinamica e i timbri del pianoforte siano ottimamente restituiti, l'immagine del pianoforte sembra quasi quella di un'orchestra, con gli alti tutti a sinistra, i medi in mezzo e i bassi tutti a destra. Una scelta davvero incomprensibile da parte di un etichetta di livello come Harmonia Mundi.
  13. In effetti questo è un gran bel disco. Grazie per la segnalazione. Continueremo a seguirla con attenzione.
  14. Bottesini: Gran Duo concertante Piazzolla: Le Grand Tango Rota: Divertimento concertante Ödön Rácz, contrabbasso. Noah Bendix-Balgley, violino. Franz Liszt Chamber Orchestra Speranza Scapucci, direttore. Deutsche Grammophon, 2019 *** Ammetiamolo, tra gli strumenti ad arco il contrabbasso è sicuramente quello più trascurato dai compositori, pur rivestendo un ruolo fondamentale all'interno dell'orchestra. Stupisce quindi vedere che DG pubblichi un disco interamente dedicato a musiche per contrabbasso. Qui è il virtuoso ungherese Ödön Rácz che si cimenta con alcune delle pagine più note (agli esperti!) composte per questo strumento: il Gran Duo Concertante di Bottesini e il il Divertimento Concertante di Nino Rota. Giovanni Bottesini (1821-1889) fu un celebre contrabbassista, compositore e direttore d'orchestra ottocentesco, noto come il "Paganini del contrabbasso". Fu autore di diverse composizioni per questo strumento, tra cui questo Gran Duo concertante, qui nella trascrizione per contrabbasso e violino dall'originale (meno nota) per due contrabbassi. Si tratta di un bel pezzo di bravura, assolutamente godibile. Ho trovato tuttavia più interessante la seconda parte del programma, con il Divertimento Concertante per contrabbasso e orchestra di Nino Rota (1911-1979). Notissimo e prolifico compositore di musica per film (realizzò 157 colonne sonore!), Rota ebbe anche una consistente produzione di musica classica tradizionale di stampo neoclassico. Questo Divertimento Concertante ha una storia particolare. Bisogna sapere che Rota insegnò a lungo al Conservatorio di Bari e ne fu direttore dal 1950 fino al 1977. Nella stanza sopra il suo ufficio dal 1967 si tenevano i corsi di contrabbasso tenuti dal grandissimo virtuoso Franco Petracchi, che gli commissionò un'opera per il suo strumento. Il Divertimento fu composto tra il 1967 e il 1969. Se il secondo movimento, " Marcia", riprende scherzosamente alcuni degli esercizi che Petracchi faceva fare ai suoi allievi e che il povero Rota era costretto a sentire tutti i giorni dal piano di sotto, il terzo movimento "Aria", fu in origine composto per la colonna sonora del film "Dottor Zivago", progetto che poi per varie ragioni fallì e fu affidato a Maurice Jarre, che ci vinse l'Oscar. Il Divertimento Concertante è un lavoro brillante, pieno di humour e di momenti vivaci, così come di momenti più riflessivi e malinconici, come nel terzo movimento. Ricorda spesso il Prokofiev più sereno e scherzoso. Ödön Rácz è un grande: suona il suo contrabbasso con una sensibilità difficilmente immaginabile e riesce a farlo cantare con la grazia e la dolcezza dei suoi fratelli più piccoli. In sintesi, un disco molto piacevole, che raccomando volentieri!
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