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Eusebius

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  1. W.A.Mozart, sonate per pianoforte K280, K281, K310, K333 Lars Vogt, pianoforte Ondine, 2019 *** Il pianista tedesco Lars Vogt interpreta due sonate giovanili di Mozart (K280 e K281) e le più celebri K310 e K333 in modo assolutamente convincente. Niente manierismi rococò o raffinatezze timbriche degne di Debussy. La musica scorre fresca e energica in tutta la sua bellezza!
  2. Salvatore Sciarrino, Let me die before I wake (1982) Johannes Brahms, quintetto per clarinetto Op.115 Gérard Pesson, Nebenstück (1998) Reto Bieri, clarinetto, Meta4, quartetto d’archi. ECM New Series, 2019 *** Segnalo questo disco del clarinettista svizzero Reto Bieri principalmente per la composizione di Salvatore Sciarrino Let me die before I wake, per clarinetto solo. Atmosfera molto particolare, tra il magico e il misterioso, vale il disco. Accompagnato dal quartetto finlandese Meta4, Bieri esegue anche il più tradizionale e rassicurante quintetto di Brahms. In chiusura un pezzo del 1998 di Gérard Pesson, liberamente ispirato alla quarta Ballata Op.10 di Brahms.
  3. Eusebius

    HIFIMAN Sundara

    Glitch, ma che genere di musica ti piace asoltare?
  4. Eusebius

    HIFIMAN Sundara

    Io possiedo le Sundara e le gloriose HD 600. Sono due cuffie molto, molto diverse. Io preferisco le Sundara per la trasparenza della gamma media. In fondo è questione di gusti, però mi sembra curioso che tu non percepisca una netta differenza tra le tue Sundara e le HD 598. Alcuni amplificatori per cuffie hanno la doppia uscita bilanciata separata per ogni canale, per cui ti servono due cavi bilanciati uno per canale, come quelli che ci hai linkato.
  5. Qui forse gli somiglia di più: Tra l'altro potrebbe essere un antenato di Kirill Petrenko:
  6. Bravissimo, li hai indovinati tutti! Confermo: 7 Khachaturian 9 Rimskij-Korsakov 12 Palestrina, senza dubbio 16 Puccini
  7. Un indovinello proposto da Medici.tv sul suo profilo Instagram. Chi sono i compositori raffigurati nell'illustrazione qui sopra?
  8. Per la serie "lo famo strano"! Lei è senza dubbio brava, tuttavia lo trovo un esperimento un po' forzato e poi il suono della fisarmonica a me ricorda di più un caffé parigino di 100 anni fa che non altro. Se proprio voglio ascoltare la fisarmonica, allora preferisco questo: Bellissimo disco di un grande artista, con qualche piccolo omaggio alla musica classica. Uscito da pochissimo.
  9. Eusebius

    HIFIMAN Sundara

    Benvenuto Glitch. Il cavo lo puoi trovare qui: https://oidiosound.co.uk/ Vedi come si comportano con il DX7s e con un bel cavo bilanciato e facci sapere. Ora con che ampli le stai ascoltando?
  10. L'ho nominato sopra, ma senza dare indicazioni discografiche. Questo è un disco da ascoltare assolutamente: Ha cambiato più volte copertina e etichetta, ma il contenuto è sempre lo stesso: 3 Etudes-tableaux dall'op.33, 6 dall'op.39, 6 Preludi dall'op.23 e 7 dall'op.32 (si sa che Richter non amava eseguire i cicli completi).
  11. Al di là delle registrazioni dedicate a Rachmaninov, segnalo questo disco che mi era piaciuto molto:
  12. Sergej Rachmaninov: - Morceaux de fantaisie, Op. 3: No. 2. Prélude in C-Sharp Minor - 10 Préludes, op. 23 - 13 Préludes, op. 32 Boris Giltburg, pianoforte. Naxos 2019 *** Il pianista israeliano Boris Giltburg negli ultimissimi anni si è dedicato all’incisione di molte opere di Sergej Rachmaninov. Non sappiamo se abbia intenzione di realizzare un’integrale, ma ad ogni modo siamo arrivati ormai al quarto disco, questa volta dedicato ai Préludes del compositore russo. Composti nell’arco di 18 anni e raggruppati in 3 diversi numeri d’opera, il famosissimo e isolato primo preludio in do diesis minore op.3 n.2 del 1892, i 10 preludi Op.23 completati nel 1903 e i 13 preludi op.32 del 1910, i Préludes rappresentano un insieme di brevi miniature che in realtà potrebbero essere considerate a posteriori come un ciclo unitario: alla pari dei 24 preludi di Chopin e di Scriabin, sono infatti composti in modo da abbracciare tutte le tonalità maggiori e minori, tuttavia il Rachmaninov concertista non propose mai la serie completa al suo pubblico. Il lungo periodo di tempo in cui furono composti permette di seguire l’evoluzione dello stile del compositore, a partire dal primo op.3 n.2, così amato dal pubblico che Rachmaninov non poteva terminare un concerto senza averlo suonato, passando per lo stile lirico e pienamente tardo-romantico dell’op.23, fino agli ultimi preludi dell’op.32 caratterizzati da un linguaggio più denso e complesso. Da un punto di vista interpretativo, ogni pianista che affronta questi pezzi, come anche altri di Rachmaninov, deve in qualche modo fare i conti con le registrazioni del compositore stesso. Rachmaninov ne incise infatti una manciata (8 per l’esattezza) che ancora oggi possiamo riascoltare. Il lascito discografico di Rachmaninov è stato infatti più volte ripubblicato e, nonostante siano incisioni effettuate tra gli anni ’20 e ‘40, la buona qualità di queste registrazioni ci permette di capire come mai il russo sia considerato uno dei maggiori pianisti del XX secolo. Oltre alla tecnica straordinaria, alla meravigliosa gamma di timbri, al suono potente o delicatissimo al bisogno, Rachmaninov possedeva anche un’incredibile sensibilità come interprete. Col passare degli anni i pianisti hanno imparato ad affrancarsi dalle letture di Rachmaninov stesso, com’è normale che sia. Si ricordano le interpretazioni fantasmagoriche e sfavillanti di Horowitz, quelle più severe di Richter, quelle celebri di Ashkenazy, che nel 1975 pubblicò per Decca la sua lettura dei Préludes, versione che viene ancora oggi periodicamente riproposta. In tempi più recenti il russo Nikolai Lugansky si è distinto negli ultimi 20 anni per le sue interpretazioni di Rachmaninov e proprio lo scorso anno ha inciso la sua versione dei Préludes per Harmonia Mundi. E’ vero che l’ardore che caratterizzava certi dischi del primo Lugansky (ascoltate gli Etudes-Tableaux per capire di cosa stia parlando!) nel corso degli anni ha lasciato il posto ha una passione molto più contenuta e se vogliamo austera, nonostante questo, però, avevo trovato il suo ciclo dei Préludes molto bello, profondo e elegante, quasi un punto di arrivo di un lunga maturazione interiore. Molto diversa è invece questa interpretazione di Giltburg, diversa nei tempi dalle versioni dello stesso Rachamninov, diversa nell’approccio dall’ultimo Lungasnky. Quello che subito si percepisce, fin dal primo ascolto, sono la vitalità, la luminosità e la naturalezza con le quali ci viene proposto il discorso musicale, anche quello più complesso, come capita a volte nell’op.32. I Préludes sono piccoli gioielli musicali tutti diversi tra loro per stile, carattere, colori, atmosfera, tuttavia Giltburg riesce nell’impresa di rendere coeso questo piccolo universo di mondi diversi, passando con grande spontaneità e facilità dal momento lirico a quello epico e solenne, dalla delicatezza impalpabile alla passione più veemente. Anche se potrà sembrare eccessivo, mi sembra di ritrovare in Giltburg una sensibilità e un istinto di interprete così autentici da ricordarmi le incisioni dello stesso Rachmaninov, pur nelle ovvie differenze che troveremmo se andassimo a confrontare i singoli preludi. E’ aiutato in questo da uno strumento davvero incredibile, un meraviglioso Fazioli, con bassi ricchi e profondi e un'incantevole ricchezza di timbri, che avrebbe fatto la gioia dello stesso Rachmaninov. Come avete capito questo disco mi è piaciuto moltissimo ed è senza dubbio una delle cose migliori che abbia ascoltato quest’anno. Devo ammettere che avevo apprezzato Giltburg di più in registrazioni di altri compositori, che non nei suoi precedenti dischi di Rachmaninov, ma questo disco rappresenta certamente il punto più alto di quelli dedicati al compositore russo, per intensità, inventiva e profondità interpretative. La discografia dedicata a Rachmaninov è ampia, affollata di straordinari pianisti e dominata dall’ingombrante presenza del compositore stesso, ma nella mia personalissima classifica questo è un disco che merita di essere tra i primi e che ricorderò a lungo! (Segnalo le note di copertina contenenti un saggio a cura dello stesso Giltburg, che potete leggere qui)
  13. In effetti la partitura orchestrale dei due concerti è talmente scarna che la versione per quintetto d'archi ha decisamente una sua ragion d'essere. Un disco davvero interessante: mi ha permesso di considerare i due famosissimi concerti di Chopin sotto una luce completamente diversa.
  14. Apple lossless (o ALAC) e FLAC sono equivalenti: sono entrambi dei formati compressi senza perdita di informazioni, cambia solo l'algoritmo usato. Se non ricordo male, però, probabilmente il formato Apple occupa un po' più di spazio rispetto al FLAC. Fai attenzione, perché iTunes non legge i FLAC, pur essendo un formato molto più diffuso rispetto a quello Apple.
  15. Bravo! JRiver è uno strumento molto potente, ci vuole solo un po' di tempo per capire come sfruttarlo al meglio.
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