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  1. The Beethoven connection, Vol.1 Jean-Efflam Bavouzet, pianoforte. Joseph Wölfl (1773-1812), sonata Op.33 N.3 (1805). Muzio Clementi (1752-1832), sonata Op.50 n.1 (1804-21). Johann Nepomuk Hummel (1778-1837), sonata n.3, Op.20 (1807). Jan Ladislav Dussek (1760-1812), sonata Op.61, C 211 (1806-1807) Chandos, 2020. *** Si sa che questo 2020 è un anno di celebrazioni beethoveniane e fioccano nuove incisioni delle pagine più o meno celebri del genio di Bonn. Pur avendo già registrato pochi anni fa una bella integrale delle sonate, non si è lasciato trovato impreparato o a corto di idee il bravo pianista francese Jean-Efflam Bavouzet. È così che, anziché proporci musiche di Beethoven, sceglie di offrirci pagine di musicisti contemporanei a Beethoven all’epoca piuttosto noti, ma che oggi sono conosciuti per lo più dagli addetti ai lavori. A quei tempi Beethoven non era certo l’unico compositore a scrivere musica per pianoforte (o fortepiano) e se i suoi illustri predecessori (Mozart e Haydn) sono celebri, sappiamo probabilmente meno di che tipo di musica scrivevano i suoi contemporanei. L’intento del disco, ben spiegato nelle ottime note di copertina, è proprio quello di farci capire “il linguaggio comune dell’epoca” e mostrare che i capolavori di Beethoven non originano dal nulla, ma da un contesto musicale florido con cui tanto aveva in comune. Bavouzet ci invita quindi a cogliere le influenze di Beethoven sui contemporanei così come le quelle di questi ultimi su Beethoven stesso. Sono tutti lavori composti tra il 1804 e il 1809, periodo in cui Beethoven sfornava capolavori come la Waldstein (1803), l’Appassionata (1805) e Les adieux (1810) e, sebbene sia evidente che le sonate di questo disco non vi si avvicinino neanche lontanamente, possiamo cogliere molte affinità, soprattutto con le precedenti sonate beethoveniane. La sonata in Mi maggiore di Joseph Wölfl ci stupisce per grazia e fantasia. La sonata Op.50 n.1 di Muzio Clementi è forse la meno interessante del disco, ma è noto quanto il compositore romano contribuì all’evoluzione della tecnica e del linguaggio pianistico di quell’epoca e quanto fosse tenuto in considerazione dallo stesso Beethoven. Brillante, virtuosa e audace la terza sonata di Johann Nepomuk Hummel, che all'epoca venica considerato l’erede di Mozart e che fu il successore di Haydn come direttore d’orchestra presso il principe Esterházy. Molto bella la sonata in due movimenti Op.61 “elegia armonica” di Jan Ladislav Dussek, quella che più di tutte riesce a guardare avanti nel tempo e che possiamo tranquillamente definire pre-romantica. Con il suo carattere più simile ad una fantasia e suoi ritmi concitati e sincopati del secondo movimento fanno quasi pensare a un Robert Schumann, che all’epoca non era ancora nato! Esemplare le interpretazioni di Bavouzet, che riesce a imprimere a ogni sonata il giusto carattere, suonando con la consueta finezza ed eleganza. Come "bonus track" il pianista francese ci propone cinque esempi di affinità tra frammenti di sonate di Beethoven, Clementi Hummel e Dussek. Molto buona anche la qualità della registrazioni, che rende giustizia al suono nitido e preciso di Bavouzet e ci presenta un pianoforte piuttosto vicino e con una buona dinamica. Onestamente, confesso che quando ho visto che era uscito questo disco, sulle prime ho pensato che fosse di una noia mortale. Sono contento di essere stato smentito e di aver conosciuto compositori e opere di cui ignoravo l’esistenza. A questo punto non mi resta che aspettare le prossime due uscite (si tratta di un progetto suddiviso in 3 dischi), augurandomi che siano altrettanto belli.
  2. Robert Schumann Sonata per pianoforte No. 3 Op. 14 "Concerto senza orchestra" (Arr. V. Horowitz) Faschingsschwank aus Wien, Op. 26 3 Fantasiestucke, Op. 111 Gesänge der Frühe, op. 133 Jean-Efflam Bavouzet, pianoforte. Chandos 2019 *** Mi sono sorpreso nel vedere che il pianista francese Jean-Efflam Bavouzet ha dedicato il suo ultimo disco a Robert Schumann. Bavouzet si è reso celebre per le sue interpretazioni del repertorio francese: la sua integrale di Debussy è un riferimento assoluto, poi Ravel 3 Pierné. Ha completato in seguito dei cicli di registrazioni dedicati al repertorio pre-romantico, Haydn e Beethoven, e ha fatto qualche puntata nel repertorio novecentesco (Prokofiev, Bartok e Stravinsky), in ogni caso con interpretazioni sempre di grande rilievo. Stupisce quindi vederlo tuffarsi nel repertorio romantico che più romantico non si può. Il programma è molto particolare e originale: si parte da due lavori del primo Schumann, la Sonata Op.14, chiamata "Concerto senza orchestra" e il Faschingsschwank aus Wien, Op. 26, e si prosegue con due opere più tardive, i 3 Fantasiestucke, Op. 111 per concludere con i Gesänge der Frühe, op. 133. La Sonata Op.14 era stata composta nel 1834 e contava di 5 movimenti. Fu l'editore a persuadere il compositore a eliminare due movimenti (due Scherzo) e a darle il nome di Concerto senza orchestra. Quasi 20 anni dopo nel 1853 Schumann rimise mano alla partitura e introdusse nuovamente uno dei due Scherzo. Fu solo dopo la morte del compositore che questa composizione fu eseguita per la prima volta in pubblico da Johannes Brahms, nel 1862. E' un lavoro molto ambizioso che rappresenta bene la lotta di Schumann nell'affrontare il modello beethoveniano e l'ideale della cosiddetta forma sonata. Bavouzet ci racconta di aver conosciuto questa sonata, ancora oggi poco eseguita, da una registrazione di Horowitz della fine degli anni '70. Ebbe poi la fortuna di eseguirla davanti allo stesso Horowitz nel 1985 e discutere con lui di alcune scelte di riprendere alcuni passaggi del primo movimento dalla prima versione del 1834. E' questa stessa versione che viene eseguita in questo disco, come omaggio al grande pianista russo. Naturalmente l'affinità con Horowitz finisce qui. Bavouzet non ha l'approccio istrionico e un po' folle di Horowitz, la sua è un'interpretazione decisamente più cartesiana, di una grande chiarezza nel dipanare un linguaggio molto denso e nel rendere la struttura dell'opera. Grande precisione e un notevole senso ritmico, indispensabile in Schumann, ma anche poesia o forza quando occorrono. Segue il Faschingsschwank aus Wien che Bavouzet interpreta con uguale chiarezza, vivacità, energia e precisione. Qui non mancano i confronti, da Richter a Benedetti Michelangeli, da Perahia a Bunin, fino a Anderszewski in tempi più recenti. Qui se proprio dobbiamo muovere una critica al francese è quella di non osare un po' di più nel caratterizzare nei vari movimenti il mondo poetico di Schumann, fatto di slanci impetuosi e improvvise tenerezze. La seconda parte del programma vede due lavori dello Schumann più maturo. Prima i tre Fantasiestücke Op 111 caratterizzati molto bene nell'altalena emotiva dei tre movimenti. Chiudono i Gesänge der Frühe ("Canti dell'alba") una delle ultime opere per pianoforte composte da Schumann prima del tentato suicidio nelle gelide acque del Reno e di essere internato in manicomio. Si tratta di cinque brevi bravi, dal carattere intimo, a tratti solari, a tratti spettrali. Anche in questo caso è impeccabile l'interpretazione del francese, anche se tendo a preferire la lettura di Anderszewski (a mio avviso uno dei migliori interpreti di Schumann in circolazione) del 2010, molto più emozionante nel rendere il carattere visionario di questi pezzi. In conclusione, sicuramente un ottimo disco, che probabilmente vede il momento più alto nella terza sonata. Non che gli altri brani non siano all'altezza, anzi, e il pianista è abilissimo nel restituirci le particolarità del linguaggio pianistico di Schumann, ma la concorrenza è certamente molto forte. Bavouzet in ogni caso si conferma un bravissimo pianista, che vale sempre la pena ascoltare. Il libretto è ricco di informazioni sulle composizioni e include anche una nota molto interessante dello stesso Bavouzet. Molto buona la registrazione, con lo strumento, uno Yamaha CFX Concert Grand Piano, che appare ripreso a una certa distanza. Disponibile in 96/24.
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