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  1. Arnold Schoenberg, Concerto per violino e orchestra, Verlkaerte Nacht. Isabelle Faust, violino. Swedish Radio Symphony Orchestra, Daniel Harding. Verlkaerte Nacht: Isabelle Faust e Anne Katharina Schreiber, violini, Antoine Tamestit e Danusha Waskiewicz, viole, Christian Poltéra e Jean-Guihen Queyras, violoncelli. Harmonia Mundi, 2020. *** La violinista tedesca Isabelle Faust è solita spaziare con facilità in un repertorio molto ampio che va da Bach alla musica del ‘900. Non sorprende quindi vederla ritornare alla seconda scuola di Vienna, dopo la bella incisione del concerto di Berg con Abbado del 2012, questa volta con un disco interamente dedicato a Schoenberg, contenente il concerto per violino e orchestra e Verklärte Nacht. Composto tra il 1934 e il 1936, negli anni travagliati e bui che seguirono la partenza dalla Germania nazista e il suo trasferimento in America, il concerto per violino e orchestra Op.36 fu dedicato ad Anton Webern ed eseguito per la prima volta nel 1940 a Filadelfia sotto la direzione di Leopold Stokovski. Al violino c’era Louis Krasner, lo stesso che nel 1936 aveva eseguito per la prima volta a Barcellona il concerto per violino di Berg. E’ un lavoro particolare: da un lato il linguaggio dodecafonico e una scrittura straordinariamente impegnativa per il solista (lo stesso Schoenberg scherzando diceva che il violinista “dovrebbe possedere una mano sinistra con sei dita”), dall’altra una struttura classica molto tradizionale in tre movimenti e soprattutto un lirismo davvero intenso. La Faust è davvero bravissima nell’insufflare passione ed energia a queste pagine e a dominare le difficoltà della partitura con assoluta scioltezza, ottimamente accompagnata da un attento e sensibile Daniel Harding e dall’orchestra sinfonica della radio svedese. Faust e Harding riescono a trovare il sottile equilibrio tra innovazione e tradizione di questo concerto, ma soprattutto a convincere l’ascoltatore che non è necessario essere profondi conoscitori delle tecniche compositive dodecafoniche per cogliere la bellezza di queste pagine. Nella seconda parte del disco Isabelle Faust abbandona Daniel Harding e la compagine svedese per riunirsi con un gruppo di amici nell’interpretazione di quella che è una delle opere forse più note di Schoenberg, Verklärte Nacht, qui nella meno nota versione originale per sestetto d’archi del 1899. Curiosamente Verklärte Nacht è un poema sinfonico composto per un complesso da camera, un sestetto d’archi appunto. Solo successivamente, nel 1917, fu arrangiato per orchestra d’archi. Verklärte Nacht fu la prima composizione strumentale di rilievo di Arnold Schoenberg. Lo stile compositivo guarda ancora al contesto tradizionale del sinfonismo tardo romantico tedesco, con abbondanza di materiali cromatici “tristaniani”. La musica segue con precisioni le varie fasi del testo poetico di Richard Dehmel, scrittore all’epoca molto in voga. Rispetto alla versione per orchestra d’archi, la versione per sestetto guadagna in essenzialità e trasparenza quello che perde in ricchezza sonora. Qui la Faust è accompagnata da un gruppo di straordinari artisti: Anne Katharina Schreiber, secondo violino, Antoine Tamestit e Danusha Waskiewicz, viole, Christian Poltéra e Jean-Guihen Queyras, violoncelli. Insieme ci accompagnano in questo percorso musicale e poetico, fino all’incredibile ultimo movimento che lascia l’ascoltatore letteralmente a bocca aperta. In conclusione è un disco che riconcilia, se ce ne fosse il bisogno, con un compositore considerato purtroppo ancora oggi “difficile”. Complimenti alla grandissima Isabelle Faust (e ad Harmonia Mundi) per il coraggio di pubblicare un disco di musica non certo popolare e complimenti a tutti gli artisti coinvolti per la passione e l’amore con i quali hanno ridato vita a queste pagine!
  2. A grande richiesta, anche quest’anno abbiamo deciso di segnalare quei dischi usciti nel corso del 2018 che a nostro avviso meritano di essere ricordati. Pur non avendo le possibilità di recensire tutte le novità discografiche che escono sul mercato, ci siamo dedicati ad ascoltare, in modo sistematico e con sincera passione, gran parte dei dischi che ci capitavano a disposizione, con il preciso scopo di parlare dei migliori qui su Variazioni Goldberg. Non ci interessa assegnare il “Goldberg d’oro” e non ci sono premi in palio per i vincitori; ci preme piuttosto dare una personalissima indicazione ai nostri lettori, ma soprattutto condividere con loro il piacere che l’ascolto di questi dischi ci ha procurato. La redazione di Variazioni Goldberg Sinfonica Nell'accesa lotta per il primo posto tra due splendidi dischi dedicati a Mahler, la terza di Adam Fischer e la sesta di Teodor Currentzis, alla fine l'ha spuntata questa registrazione della seconda sinfonia dello svedese Stenhammar sotto la direzione di Christian Lindberg. A chi fosse sorpreso per questa scelta o non conoscesse Stenhammar (era il mio caso fino a qualche mese fa) non posso che consigliare questa magnifica e intensa interpretazione di Christian Lindberg (notissimo come trombonista, da qualche anno Lindberg si è dedicato anche alla direzione d'orchestra). QUI la nostra recensione. Merita una menzione il secondo classificato, Adam Fischer, che con le sue recenti incisioni delle sinfonie di Mahler sta realizzando un po' alla volta un'integrale destinata a lasciare il segno: Corale e Sacra Prosegue l'incisione delle cantate di Bach da parte del grande direttore belga Phillippe Herreweghe e del suo Collegium Vocale Gent. Qui affrontano tre cantate luterane composte in periodi diversi: la magnifica BWV4 "Christ lag in Todesbanden", la BWV79 "Gott der Herr ist Sonn und Schild" e la BWV80 "Ein feste Burg ist unser Gott". Herreweghe e la sua compagine le interpretano con limpidezza e raffinatezza magistrali. QUI la nostra recensione. Strumento solista e orchestra Bertran Chamayou è un pianista straordinario e ci trascina tra le pagine dei concerti di Saint-Saëns con un'eleganza e un brio senza pari. Notevole anche la selezione di pezzi per pianoforte solo che chiudono il disco. Rimane il rimpianto per la qualità della registrazione che non rende giustizia agli interpreti. QUI la nostra recensione. Pianoforte solo Alexander Melnikov con questo disco ha realizzato uno splendido e originale omaggio al pianoforte: brani di Schubert, Chopin, Liszt e Stravinsky suonati con quattro diversi strumenti: un Alois Graff, un Erard, un Bösendorfer e un moderno Steinway D-274 Concert Grand. Pur non essendo un acceso sostenitore della musica eseguita su strumenti d'epoca, devo ammettere che le composizioni di questo disco hanno acquisito un sapore tutto nuovo: merito dell'interprete, uno dei migliori della sua generazione, e dei magnifici strumenti che ha selezionato per questo disco. QUI la nostra recensione. Strumento solista Non c'è violoncellista che non abbia in repertorio le Suite di Bach. Yo-Yo Ma le ha incise ben tre volte, la prima volta addirittura 35 anni fa. Si sente che questa musica ormai fa parte integrante di lui, è stata completamente assimilata, elaborata e maturata nel corso degli anni. Ora scorre con una naturalezza e una vitalità che tolgono il fiato. Per un po' di tempo ancora non prenderò in considerazione versioni alternative! QUI la nostra recensione. Cameristica Nel corso del 2018 l'etichetta francese Harmonia Mundi ha presentato una serie di dischi, tutti di livello molto alto, in cui agli artisti della propria scuderia aveva chiesto di interpretare pagine di Debussy, in occasione del centenario della sua morte. Tra i diversi dischi di questa serie questo certamente merita di essere ricordato: contiene le tre sonate da camera ed alcuni brani per pianoforte, tutti composizioni realizzate durante la prima guerra mondiale. Notevole l'interpretazione della Faust e di Melnikov della sonata per violino e quella di Tamestit, de Maistre e Mosnier della bellissima sonata per flauto, viola e arpa. Se ne era parlato QUI. Vocale Il grande liederista tedesco Christian Gerhaher, accompagnato dal fido Gerold Huber, ci informa che ha intrapreso la registrazione integrale dei lieder di Schumann e ci consegna questo bel disco che raccoglie pagine note (i Kerner-Lieder Op.35) ad altre molto meno note. Gerhaher ci prende per mano e ci accompagna in un lungo viaggio nel cuore del romanticismo letterario e musicale tedesco. QUI la nostra recensione. Barocco Il repertorio delle Cantate Italiane, composte dal giovane Handel nel corso del suo soggiorno italiano, è piuttosto frequentato dagli specialisti del repertorio barocco. Per questo disco Emmanuelle Haïm si affida al soprano Sabine Devieilhe e al mezzosoprano Lea Desandre nell'interpretazione di Aminta e Fillide (per soprano e mezzo), dell'Armida abbandonata (per soprano) e de La Lucrezia (per mezzo). Un disco davvero gustoso, perdonatemi l'espressione, che si ascolta che è un piacere: la musica è magnifica, la Haïm dirige il Concert d'Astrée in modo vivace e appassionato, le due cantanti svettano per bravura. QUI la nostra recensione. Recital L'effervescente violinista moldava Patricia Kopatchinskaja ha il merito di riuscire a ricreare in disco l'atmosfera e la vivacità dell'esibizione dal vivo. Qui è accompagnata dalla russa Polina Leschenko, che le tiene testa in maniera elettrizzante. Il programma è vario: si comincia con la sonata di Poulenc, si passa alla trascrizione di Dohnanyi del walzer di Coppelia di Delius, si prosegue con la seconda sonata di Bartòk e si chiude con un'infuocata intepretazione della Tzigane di Ravel. Questo è un disco che cattura l'ascoltatore alla prima battuta e non lo molla più fino all'ultima nota! QUI la nostra recensione. Proposte originali Gran bel lavoro quello di Carlo Ipata che recupera delle arie d'opera del misconosciuto compositore barocco Francesco Gasparini (che di opere ne compose ben 61!) e le affida alla splendida Roberta Invernizzi. Un disco grandioso che raccomandiamo caldamente! QUI la nostra recensione. Il pianista tedesco Igor Levit ci lascia ancora una volta a bocca aperta con un disco molto originale, che spazia da Brahms a Bill Evans, passando per Liszt, Busoni e Rzewski. Il programma è molto vario e ricco di trascrizioni e omaggi tra compositori: è la bravura e la profondità interpretativa di Levit a renderlo coeso e convincente, creando ulteriori legami anche dove a prima vista non sembrerebbero esserci. Un disco denso e intenso. QUI la nostra recensione.
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