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  1. Pēteris Vasks: concerto per violino "Distant Light", "Summer Dances", Quartetto per pianoforte. Vadim Gluzman, violino, Orchestra sinfonica della radio finlandese, direttore Hannu Lintu. Nelle "Summer Dances": Vadim Gluzman e Sandis Šteinbergs violini. Nel quartetto per pianoforte: Vadim Gluzman, Ilze Klava, Reinis Birznieks e Angela Yoffe. BIS 2020 *** Onestamente non conoscevo affatto il compositore lituano Peteris Vasks e sono capitato per caso su questo disco, seguendo semplicemente il percorso del violinista israeliano Vadim Gluzman dopo la bella prova nel Trio di Tachikovsky, di cui vi abbiamo parlato qui. E onestamente sono rimasto molto sorpreso dalla bellezza, inattesa, del concerto per violino Tālā Gaisma ("Luce lontana"), piatto forte di questo disco. Vasks è un compositore lituano, nato nel 1946, che negli ultimi decenni ha avuto un discreto successo, inizialmente anche grazie all’attività del suo compatriota Gidon Kremer, che si è prodigato per diffonderne l’opera. Tornando al concerto per violino, si tratta di una composizione del 1997 di circa 33 minuti, in cui i 5 movimenti inframezzati dalle cadenze del solista si susseguono senza soluzione di continuità. Il linguaggio impiegato si basa fondamentalmente sull’armonia tradizionale, senza complicare troppo la vita dell’ascoltatore. Il tono è mesto e struggente, come fosse una lunga meditazione che apre le porte a numerose domande che però non trovano risposte. Gluzman, accompagnato con grande sensibilità dalla compagine dell’orchestra sinfonica della radio finlandese diretta da Hannu Lintu, è semplicemente perfetto nel restituirci le emozioni di queste pagine. E parlando di emozioni, era da tempo che non ne provavo di simili per una composizioni di musica contemporanea. Al concerto per violino segue una bella raccolta di brevi brani intitolata Vasaras dejas (“danze estive”) per due violini, di recentissima composizione (2017) .Sono poco più di 10 minuti di musica. Il tono è allegro e spensierato, estivo per l’appunto. Qui Gluzman è accompagnato dal bravo Sandis Šteinbergs, violinista lituano in passato leader della Kremerata Baltica. Chiude il disco il Quartetto per pianoforte del 2001. Si tratta di un lavoro piuttosto lungo (38 minuti in questa edizione), in sei movimenti. Qui Gluzman suona insieme a Ilze Klava, Reinis Birznieks e Angela Yoffe. Ho trovato questa composizione interessante, ma certamente meno coinvolgente delle prime due e soprattutto del concerto per violino. Il disco si conclude così dopo ben 84 minuti di musica. Vasks è stato una scoperta interessantissima, che mi ha spinto ad ascoltarne altri dischi sulla scia dell’entusiasmo. Difficilmente, però, si ritroverà altrove l’intensità di questa interpretazione del suo concerto per violino! Consigliato!
  2. Tchaikovsky, Trio per pianoforte Op.50 TH 117 Babajanian, Trio in fa diesisi minore Schnitke, Tango (Arr.Sudbin) Vadim Gluzman, violino; Johannes Moser, violoncello; Yevgeny Sudbin, pianoforte. BIS, 2020 *** Ammettiamolo, Il Trio per pianoforte di Tchaikovsky, piatto forte di questo disco, è un’opera che speso risulta di difficile esecuzione, e spesso anche di difficile ascolto, per la sua lunghezza (48 minuti in questa edizione), per la sua particolare struttura bipartita, per il bilanciamento tra i tre strumenti e per il rischio di scivolare in una lettura eccessivamente enfatica e retorica. I tre interpreti di questo disco, gli ottimi Vadim Gluzman al violino, Johannes Moser al violoncello e Yevgeny Sudbin al pianoforte, riescono nel miracolo di restituirci tutta la poesia e lo slancio di questo Trio, convincendo nella maniera in cui riescono a tenere insieme i due movimenti, senza operare tagli (come fecero altri illustri predecessori) e raggiungendo un perfetto amalgama delle voci dei tre strumenti. Sudbin con il suo tocco leggero e articolato e una gamma timbrica incredibile, in cui si fondono alla perfezione lo Stradivari di Gluzman e il Guarnieri di Moser, riesce a dare coesione alla struttura così variegata, senza soffocare gli altri due strumenti con una partitura in effetti eccessivamente sbilanciata verso il pianoforte. Interessante e personale il secondo pezzo del disco, il Trio del compositore armeno Arno Babajanian del 1952. Ci sono echi di Shostakovich e Kachaturian, ma onestamente dopo il romanticismo di Tchaikovsky ho fatto fatica a passare a questa opera composta 70 anni dopo in un contesto molto diverso. Probabilmente altri accoppiamenti sarebbero stati migliori. Chiude il disco come una sorta di bis la trascrizione dello stesso Sudbin di un Tango di Schnitke composto nel 1974 per due violini, orchestra d’archi e clavicembalo. In sintesi un disco da avere per la magnifica interpretazione del Trio di Tchaikovsky, che nelle ultime settimane ho ascoltato e riascoltato innumerevoli volte. Ottimo il lavoro degli ingegneri del suono della BIS, che ci rendono un’immagine equilibrata e omogenea, con i tre strumenti sempre in rilievo.
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