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  1. Colour and light : Musica per pianoforte britannica del 20° secolo Delius, Lutyens, Dickinson, Hill Nathan Williamson, pianoforte SOMM RECORDINGS 2019, formato liquido 88.2KHz/24bit *** Confesso di provare grande interesse per la musica inglese del XX secolo. Dopo due secoli di silenzio - sostanzialmente dalla morte di Handel - il risveglio britannico di epoca vittoriana corrisponde alla fine dell'età classica europea, sostanzialmente con la Grande Guerra da cui l'Inghilterra e l'intera Europa non torneranno mai più indietro. Apprezzo però che salvo contaminazioni dell'ultimo periodo, i compositori inglesi manterranno per lo più un'anima originale - come i contemporanei russi - senza il timore di essere considerati antichi per non aver abbracciato, come il resto del continente, la dodecafonia viennese o la musica seriale. Questo disco rende onore una volta tanto al titolo programmatico di "colore e luce" ed interpretato dal bravo pianista Nathan Williamson su un grande Fazioli F278. Abbiamo musica che parte da Delius di inizio secolo, fino a Anthony Herschel Hill di cui sono presentate due opere del 1992 e del 1999. In mezzo composizioni di William Alwyn e Peter Dickinson degli anni '50 e '60. Un arco di tempo vasto con grandi mutazioni, conflitti, scenari differenti. William Alwyn (1905-1985) ha composto musiche per oltre 70 film anglo-americani, alcuni di grandissimo successo. La raccolta di 12 preludi (1958) che introduce questo disco è giocata nel suo stile tipico, che alterna melodico a dissonante. Di grande intensità con momenti veramente lirici e coinvolgenti, sono probabilmente il pezzo forte della raccolta. Non è un caso che siano stati un cavallo di battaglia del grande John Ogdon. All'estremo opposto, in chiusura di disco, la Litany e la Toccata di Hill (nato nel 1939), si tratta di musica attuale ma ben ancorata nella tradizione pianistica che va da Liszt a Prokofiev, in particolare la Toccata che non stenterei ad avvicinare a quella ... inavvicinabile di Prokofiev e che chiude in modo mirabile il disco (prima registrazione mondiale). Molto vicino allo stile di Ives, le cui influenze sono chiarissime, le variazioni Paraphase II di Peter Diskinson, del 1968 che si permette anche un omaggio a Erik Satie con una sorta di walzer della mattonella che porta alla toccata finale, percussiva e declamante. Più che variazioni, sono permutazioni, certamente per la felicità dei teorici della musica computazionale. Nathan Williamson è esemplare in tutto il disco e il suo è un sacro tributo alla musica che ha selezionato per questo ideale recital e alla tecnica pianistica che ha raggiunto oggi livelli per cui tutto sembra permesso. Timbro molto deciso della registrazione dove la potenza del Fazioli emerge con grande prepotenza. Richiede un sistema di riproduzione all'altezza per essere goduto. Nel complesso uno dei miei dischi di riferimento per questo 2019. Non per tutte le orecchie, naturalmente.
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