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  1. Florestan

    HIFIMAN Sundara

    Nel ricco catalogo di cuffie HIFIMAN questo modello si piazza sostanzialmente come punto di ingresso della sua fortunata gamma di cuffie magnetostatiche o planari. HIFIMAN Sundara rappresenta anche una ulteriore evoluzione in termini costruttivi. La prima generazione non ha proprio ricevuto consenso ampio in materia di qualità costruttiva e consistenza. Anzi, non sono poche le critiche per esemplari difettosi dall'origine o che meccanicamente hanno resistito poco ad un normale uso. Questo apparecchio invece é allineato verso l'alto alla V2 di HE400i e HE560, con il nuovo archetto in metallo, padiglioni nuovi, più grandi e in generale una cura costruttiva almeno allineata al prezzo di acquisto. Caratteristiche di targa - peso 372 grammi - sensibilità 94 db - impedenza 37 Ohm - cavo in dotazione da 1.5 metri, tipo "cristallino", connettori dorati da 3.5 mm a mini-jack separati per canale destro e sinistro Costruzione la griglia di protezione è di modello più grande e robusto rispetto ai modelli precedenti. Il padiglione stesso è più ampio ed avvolgente. resta la possibilità di ruotare singolarmente i due padiglioni in modo da adattarsi ad ogni morfologia del capo. il nuovo diaframma, più sottile e più veloce, è ben protetto nel suo alloggiamento. con la Sundara viene anche introdotto il nuovo connettore a mini-jack da 3.5mm, il terzo tipo d'attacco per HIFIMAN dopo quello iniziale - scomodissimo - a vite e quello successivo con mini-jack da 2.5mm, simile a quello delle Sennheiser HD700. Speriamo che sia quello definitivo, anche perchè adesso è comune anche a quello di Ananda, Arya ed HE400i V2/HE560 V2. ancora un dettaglio dell'esterno - bellissimo - dei grigliati di protezione dei padiglioni. Sono a prova di impatto di ogni genere, pur mantenendo totale apertura verso l'esterno. Se posso invece fare un appunto è all'interno del padiglione, quello a contatto con la testa. Morbido e vellutato ha anche un effetto "calamita" verso ogni pelucco di casa come si vede nella foto che segue. i due archetti recano all'interno la lettera che evidenzia il canale R- destro ed L-sinistro, per facilitare la presa Sulla costruzione quindi, siamo al di sopra di ogni sospetto, almeno in apparenza e salvo una verifica sul medio-lungo periodo. E' un modello recente - metà 2018 - quindi non abbiamo riscontri in tal senso. Ma all'apparenza consistenza e materiali sembrerebbero allineati al prezzo (lo street price attuale si aggira intorno ai 349 euro qui in Europa, era di 499 al lancio). Tecnologia HIFIMAN si è fatta un nome in questi anni per le sue cuffie planari. Si tratta di una tecnologia che non impiega normali diaframmi dinamici, quelli - per intenderci - dei normali altoparlanti hifi. In comune con le elettrostatiche hanno il fatto di impiegare sottilissimi diaframmi in materiale sintetico, molto, molto leggeri ma al contempo più grandi dei normali diaframmi dinamici metallici, ovviamente planari, non ricurvi. Sono immersi in campi elettromagnetici che fungono da motore, ma il funzionamento del sistema non richiede - a differenza delle elettrostatiche - di impiegare alte tensioni generate per mezzo di amplificatori/elevatori di tensione dedicati e separati. Queste invece hanno impedenze normali ed operano con le normali tensioni generate dai comuni amplificatori per cuffie, anche dei sistemi portatili. Una disamina tra le caratteristiche delle diverse tecnologie esula dagli scopi di questo articolo ma basti in questo ambito definire idealmente una risposta più aperta e trasparente come caratteristica di base comune per le cuffie elettrostatiche e planari, rispetto alle tradizionali dinamiche Indossate Per chi ha una testa "normale" l'uso delle Sundara non da origine ad alcuna controindicazione. Anche portate per lungo tempo non stancano. I padiglioni avvolgono le orecchie comodamente - meglio delle HE400/HE560 - e il peso è da considerarsi leggero. La pressione applicata sui lati del capo è adeguata ad assicurare una buona adessione, appena un filo superiore al necessario secondo me. Le ho trovate più comode della media, almeno per le cuffie con il padiglione circumaurale circolare. Queste cuffie sono aperte, manca del tutto l'isolamento con l'esterno. E' una scelta progettuale precisa, comune ai prodotti di questo genere e tipo e per questa casa. Il risultato è una grande qualità del suono unita ad una limitata fatica di ascolto. Io ho usato per lungo tempo cuffie chiuse e conosco bene la differenza in termini di fatica diretta e indotta dalla necessità di avere un isolamento dall'ambiente, per non essere disturbati dai suoni circostanti o per non disturbare chi ci sta vicini. Queste però non sono cuffie per lavoro ma da utilizzare per piacere. E' giusta e corretta la pretesa di poterle portare anche per ore senza incorrere in inconvenienti. Interfacciamento Apparentemente la bassa impedenza le renderebbe adatte anche ad impieghi portatili, complice anche una discreta sensibilità. Nella realtà tutte le cuffie magnetostatiche richiedo una amplificazione con una buona capacità di erogazione di corrente, spesso anche con la necessità di alzare parecchio il volume. Meglio indirizzarsi quindi su amplificatori dedicati di buona qualità e con caratteristiche adeguate. Io le ho usate con apparecchi Audio-GD, sia il mio preamplificatore NFB-1AMP alimentato da un DAC NFB 7.1 che con l'eccezionale all-in-one Master 11 Singularity. Entrambi in grado di erogare correnti capaci di pilotare anche le cuffie più dure della terra. Da valutare concretamente - potendo - la possibilità di sostituire il cavo in dotazione con uno di tipo bilanciato, in modo da avere una erogazione ancora più potente e lineare. Io ho usato un cavo artigianale della inglese OIDO, decisamente ben azzeccato e trasparente. Suono Arriviamo alla parte cruciale della recensione. Sarebbe inutile avere una tecnologia di tendenza come quella planare, una costruzione di buon livello, una buona predisposizione ad essere pilotate in scioltezza lato amplificazione se poi il suono non ci piace. In questo devo anticipare un mio giudizio complessivamente sufficiente ma misto. Ovvero, pur rodate adeguatamente - c'è chi crede al rodaggio delle cuffie, per me ha un senso propriamente compiuto con le cuffie dinamiche ad alta impedenza, elettrostatiche e magnetostatiche non beneficiano così tanto di un pò di "cottura" che comunque male non può fare - facendo girare per tre giorni la 3a di Mahler, fuori dalla scatola non mi hanno convinto del tutto. Ho trovato un basso molto, forse troppo contenuto, dei medi maledettamente indietro e, di contro, alti e altissimi estremamente tormentati. Il risultato é un suono asciutto nel suo complesso, un pò secco, fastidioso nel lungo, mai coinvolgente sulle voci - specie femminili - e con gli archi sempre troppo in evidenza. Naturalmente non sto parlando del suono di un trapano da dentista, ovviamente no, queste sono e restano cuffie di gran classe, pur essendo il modello di base di una marchio che oramai offre cuffie fino a 50.000 euro (!), ma non così naturali come l'amante di musica barocca che vive dentro di me vorrebbe. Per questo sono andato a misurarne la risposta in frequenza con il mio microfono Ears di Mini-DSP. Ed ho avuto la conferma alle mie impressioni d'uso : HIFIMAN SUNDARA : risposta in frequenza misurata con REW Dunque, io non appartengo alla ristretta schiatta dei puristi e operando in puro campo digitale, ritengo non solo un diritto ma un dovere, operare equalizzazioni non solo per attenuare i difetti dei nostri apparecchi audio ma anche per adattarli alle nostre aspettative. Se nelle cuffie è normale l'applicazione dell'equalizzazione Harman un motivo ci sarà, tanto che per qualche marchio in gran voga oggi é automatico introdurla a livello di DSP audio incorporato nell'amplificazione di controllo, suscitando poi grande considerazione tra gli utenti. Per chi di noi utilizza player digitali come JRiver o Foobar è anche più facile calcolare una serie di filtri digitali che compensino i picchi della risposta in frequenza ed imbriglino una impostazione forse di fabbrica non esattamente inclinata per le nostre esigenze. Io non so cosa ne possano pensare gli appassionati di musica elettronica o tecno, di rock o di musica sintetizzata ma certo per chi ascolta musica acustica, sia classica che jazz, una risposta naturale dovrebbe essere alla base di ogni trasduttore. In questo modo io ho fatto diventare godibili anche le Sennheiser HD700 che all'origine sono praticamente inascoltabili, figuriamoci le Sundara che partono da una base di altro genere. Attenuati i picchi tormentati di alti e altissimi, allineato il medio su un andamento appena discendente e, volendo, incrementando di due o tre decibel i bassi sotto ai 100 Hz anche il proprietario di queste cuffie ha finalmente potuto apprezzarne il valore. In sintesi, se mi sento di dare un voto 6 striminzito alle Sundara "di fabbrica", andiamo ad un bel 8 pieno una volta equalizzate e alimentate tramite un buon cavo di qualità con un connettore XLR Neutrik. Conclusioni Molto belle esteticamente e ben costruite, con la scelta di buoni materiali, ho trovato l'unico difetto in una certa propensione ad attirare tutti pelucchi di casa all'interno dei padiglioni. Per il prezzo richiesto all'origine (499 euro) un suono di fabbrica non troppo coinvolgente, tendente al secco e all'asciutto. Meglio, molto meglio le HE400i V2 "liscie" che ben conosco, e ancora meglio le venerabilie HE560 V2 che sono ancora insuperate nel catalogo HIFIMAN in quella che era la loro fascia di prezzo (era di 850 euro, adesso le si trovano a 400 euro, nuove). Lontane anni luce dai modelli superiori di oggi, Ananda ed Arya. Mancano di corpo, hanno i medi indietro e gli alti troppo tormentati. Il prezzo attuale le rende più appetibili ma meglio ancora se possiamo migliorarle senza nemmeno prendere in mano un cacciavite. Cambiato il cavo ed equalizzate in digitale, cambiano come dal giorno alla notte. Il suono diventa suadente, si apprezza finalmente il dettaglio e l'ariosità del nuovo diaframma (che è diverso, più sottile, più rapido e dinamico di quello dei vecchi modelli) e la fatica di ascolto diventa semplicemente assente. Resta in ogni caso una certa facilità di alimentazione anche se ad onor del vero mi sono sempre ritrovato ad alzare molto il volume rispetto al solito per avere una piena capacità di analisi sulle voci, con il risultato di ... rischiare di guastarmi ... i timpani. E' un "difetto" delle magnetostatiche ed elettrostatiche, avere un livello così basso di distorsioni da favorire l'ascolto a livelli "pericolosi". Ma queste mi sembrano un pelino più "dure" di altri modelli della stessa casa. Confrontati con modelli dinamici che conosco, mostrano un suono di una ricchezza e dettaglio estremamente più evoluto, rispetto - ad esempio - alle Sennheiser di fascia di prezzo equivalente (comprese le Sennheiser HD700 che stavano a 1000 euro, si trovano adesso a 450 euro). Ma sinceramente io ho sempre trovato stucchevole confrontare tecnologie differenti : semplicemente non sono sovrapponibili ed adatte a destinazioni, palati e aspettative differenti. Al prezzo attuale (349 euro su Playstereo) sono un affarone, un vero bargain, anche considerando che si trovano HE400i nuove a 175 euro (direttamente da HIFIMAN, almeno fino all'ultima volta che ho guardato). Da valutare con attenzione le HE560 V2 al confonto ma si dovrebbero poter ascoltare ed è un peccato che oramai pochissimi negozi offrano questa opportunità. Comunque secondo il mio giudizio, le HE400i mantengono un suono più caldo e pieno sui bassi, anche senza equalizzazione. Le HE560 sono invece più neutre e delicate ma il suono è abbastanza simile a quello della Sundara equalizzate. Con le Arya - non conosco le Ananda - mi spiace ma non c'è confronto (e non c'è confronto con nulla che io conosca, sinora, almeno sotto ai 2000 euro). Non parlo della riscotruzione spaziale perchè a mio giudizio, con le cuffie è un discorso in generale privo di senso. Provate un buon sistema di altoparlanti dipolari magnetostatici e poi ne riparliamo (!). Da provare, potendo ma in generale, le consiglio per chi ama la musica acustica e sia disposto ad accettare l'opportunità di manipolarne un pò la risposta in frequenza. Diversamente forse è ancora meglio cercare un paio di HE400i d'occasione, anche se per me le Sundara sono molto più confortevoli da indossare a lungo ... e anche questo è un fattore da tenere nel debito conto. Ah, quanto è difficile cercare il paradiso degli ascoltoni ! Ringrazio l'amico Giovanni per il prestito delle sue cuffie nuove e del suo meraviglioso preamplificatore Audio-GD Master 11.
  2. Florestan

    AKG K712 Pro

    AKG K712 Pro Le AKG K712 Pro rappresentano ancora oggi il prodotto di fascia media appena inferiore alle due, inarrivabili (per prezzo) ammiraglie serie 8. Anche se si trovano a prezzi molto inferiori, scontando il fatto che la presentazione oramai risale ad almeno 6 anni fa, il prezzo di lancio era intorno ai 450-500 euro. Di fatto sono, almeno per estetica, la versione per utilizzi professionali delle K701/702, appena precedenti. Ma sono molto diverse per costruzione e stile dalle classiche AKG che popolano tutti gli studi televisi e radiofonici del mondo. AKG Reference Headphones : di fatto, a parte i colori, del tutto identico alle K701 anche nei dettagli, come il numero di matricola, le fettucce in plastica trasparente che fanno da elastico tra l'archetto e i padiglioni. Stesso discorso per le due guide di scorrimento tubolari. ma come K812 e K872 sono costruite in Slovacchia, non in Austria (mentre i modelli consumer sono fatti in Cina). Diversamente dai modelli da Studio (tipo le inossidabili K240) l'imbottitura per le orecchie è vellutata e non in similpelle. Alla lunga cede e si ammoscia con l'uso. Ma sono chiaramente sostituibili. alla fine se proprio vogliamo trovare un vero elemento PRO è il cavetto staccabile, lungo una esagerazione, di un arancione vivace che si collega al lato sinistro con un una spina a tre PIN (non XLR) che permette esclusivamente un attacco sbilanciato. dall'altro lato un bel connettore dorato 3.5/6.3mm a vite, ben fermo. se piace l'estetica, non sono poi male. All'apparenza sembra che si debbano rompere al primo impiego ma è una sensazione comune per tutte le AKG non destinate agli studi di registrazione. Alla prova dei fatti le mie hanno tanti anni e resistono bene (non parliamo della K340 che il mese prossimo festeggiano i 37 anni di attività). fin qui l'estetica. Adesso le caratteristiche di targa dichiarate dal produttore : tipo : aperto, sovra/circumaurale sensibilità : 105 dB SPL/V impedenza : 62 Ohm cavo : staccabile con connettore a tre pin, lungo 3 metri potenza massima : 200 mW peso : 235 grammi applicazioni : studio-mixing, ascolto hi-fi Nel complesso nulla di diverso dal solito per chi conosce AKG. L'impedenza appena più alta del solito non costituisce comunque un problema per nessun dispositivo e la sensibilità offerta compensa un pò la potenza massima non proprio esaltante. Un aspetto che nell'ascolto verrà messo in evidenza. MISURE : al mio "banco di misura" volante hanno mostrato una risposta in frequenza molto estesa fino in basso, un evidente rigonfiamento intorno ai 280 Hz e un'andamento molto tormentato e ondulato sui medi e sugli alti. In particolare un grosso avvallamento sui 1300 HZ e poi una serie di esaltazioni e di attenuazioni che fanno salire la sensibilità della criticissima gamma 2K-10K moldi decibel sopra alla linea mediana. L'ascolto e soprattutto il confronto incrociato con altre cuffie di diversa impostazione hanno confermato l'impressione di grande estensione verso il basso ma con una decisa mascheratura dell'estremo inferiore da parte di un medio-basso troppo gonfio: E una freddezza generale che caratterizza molto ogni registrazione di ogni genere, soprattutto sulle voci e sugli strumenti ad arco e a fiato che suonano nelle gamme tra i 1000 e i 5000 Hz. Mentre è meravigliosa l'ampiezza dell'immagine sonora offerta, per nulla concentrata dentro la testa ma molto proiettata all'esterno. Per cuffie di questa fascia di prezzo si vedono potenzialità interessanti ma l'ascolto "fuori dalla scatola" può risultare deludente. Anche a me che, per affetto, sono sempre stato un estimatore del marchio austriaco. Ma per fortuna che oggi abbiamo a disposizione strumenti che ci aiutano a migliorare ciò che di buono c'è di base, attenuando difetti ed asprezze, sempre presenti in ogni paio di cuffie (teniamo a mente che non esistono le cuffie perfette, nemmeno quelle da 20.000 euro sono altro che dei compromessi più o meno spostati verso l'alto). EQUALIZZAZIONE : Se è vero che con l'equalizzazione non si può cambiare totalmente il carattere di un trasduttore, è sempre possibile allinearlo almeno all'ideale. Qui ho operato come al solito, impostando un target che allinea la risposta con un andamento calante dai 1000 Hz in su, cercando di eliminare per quanto possibile i picchi. Con un numero relativamente ristretto di filtri parametrici (frequenza, ampiezza, guadagno) é stato possibile ottenere un buon risultato. In questo diagramma vedete in blu il target (curva Harman che flette da 1000 Hz in su e "vorrebbe" crescere da 100 Hz in giù), in verde più scuro la risposta originale, in verde più chiaro quella corretta. Le impostazioni inserite del DPS studio di JRiver 26 i filtri calcolati da REM con queste impostazioni, le note di ascolto. ASCOLTO : attivando e disattivando la correzione il differente modo di porgersi delle cuffie salta immediatamente all'occhio. Resta l'impostazione mitteleuropea ma il basso adesso non è più mascherato ed arriva fino in basso. E' evidente sia nel pedale della Passacaglia di Bach (Koopman, Teldec) che nel terzo movimento della 5a di Beethoven (Chailly, Decca) nei passaggi tra le varie sezioni degli archi. Ogni nota, ogni strumento, ogni voce è al suo posto. Togliendo i filtri aumenta il frastuono e il volume di suono ma si perde buona parte del dettaglio. La voce barocca è limpida e ben caratterizza, non in evidenza come in certe planari o nelle elettrostatiche ma credo che nessuno cercasse questo, almeno che nessuno tentasse di trapassarci i timpani. E qui la dolcezza é il tratto distintivo, tanto che si va ad alzare il volume fino a limiti poco raccomandabili (Anne Sofie Von Otter, Monteverdi, "Si dolce e l'tormento"). Tornando su generi più energetici, la Valchiria nella indimenticabile performance di Karajan con i Berliner è esemplare e si può assistere all'esplosione di tutto l'arco orchestrale con una performance quasi da diffusori e non da cuffie. Qui veramente questo trasduttore ha pochi rivali in questa fascia. Contrabbassi rugosi, potenti, in evidenza. Ed ecco che arriva Sigmund, ferito e braccato ... Stessa impressione di potenza, di estensione sia in frequenza che in ampiezza, per il classico dei Dire Straits, Brothers in Arms. La voce di Knopfler è leggermente roca ma non troppo. Ma è il fronte proprio ampio che soddisfa le orecchie. Togliendo i filtri sembra che le cuffie si dividano in due, e che la destra non sappia cosa sta facendo la sinistra. Buono il pianoforte anche se manca un pò della possanza che si vorrebbe ascoltare quando Giltburg va alla marcia nel 23/5 di Rachmaninov. In generale - con l'equalizzazione - diventano cuffie raffinate, con una grande estensione in frequenza e senza più caratterizzazioni. Ottime per ascolti prolungati senza alcun accenno di stanchezza. Non hanno quella magia che si può trovare in oggetti superiori e in questo non c'è da meravigliarsi. Senza equalizzazione il suono invece è, senza troppi mezzi termini, sgangherato, e l'orecchio educato dopo pochi minuti si renderà conto che la risposta non è del tutto adatta ad un ascolto hi-end. Non saprei dire se certe scelte siano state fatte per cause tecniche indotte dal driver impiegato o se invece sia ricercato per favorire determinati ambiti (il missaggio ? Non ho esperienza al riguardo). Se posso dire però, per un modello pro, la tenuta in potenza è un pò limitata. Non in termini assoluti ma con l'equalizzazione ovviamente sia l'amplificatore (e con il mio non ci sono problemi) che il driver è sollecitato in determinate frequenze e qui può capitare di sentire qualche accenno di clipping. A volumi elevati, certo, ma con questo tipo di curva il livello deve essere quasi pari "al vivo", altrimenti si perde tutto il bello. COMFORT : Leggerissime, non pesano sulla testa nemmeno per ore. I padiglioni però poggiano leggermente sulle mie orecchie e questo alla lunga mi infastidisce. Il peso è comunque ben distribuito, senza squilibri. Nessun problema nemmeno in termini di calore o sudore. CONCLUSIONI : Sinceramente il termine PRO mi pare non del tutto meritato, così come il prezzo di listino richiesto, invero eccessivo e non giustificato se non dall'estensione verso il basso dei trasduttori. Cosi come arrivano le cuffie non mi sembrano soddisfacenti per un ascolto hi-end e l'equalizzazione mi pare indispensabile. Una volta "domata" la risposta, il discorso cambia e diventano un oggetto raffinato per intenditori. Nella musica con un ampio fronte stereofonico ed alta dinamica, specie con passaggi su frequenze ad ampio spettro, sono cuffie spettacolari. A costo di tenere il volume su livelli al limite della salute delle vostre orecchie e della tenuta dei driver in determinati momenti. Al prezzo cui vengono offerte oggi, però, possono costituire un affare, magari anche solo per aggiungere una AKG alla vostra collezione. Io ce le ho ed ho intenzione di tenerle per quando ho voglia di un sapore diverso dalle mie solite planari
  3. Florestan

    HIFIMAN Deva

    English Version : HIFIMAN Deva è il secondo modello di cuffie bluetooth del marchio, dopo Ananda. Si avvale dello stesso approccio e punta alla flessibilità di impiego, potendo essere utilizzata in ogni campo : via cavo, con il collegamento tradizionale ad un amplificatore per cuffie via cavo USB come periferica collegata ad sistema pc/Mac wireless, collegata in Bluetooth 5.0 l'opzione bluetooth va in scena grazie ad un dongle aggiuntivo che sostituisce fisicamente il cavo audio tradizionale ed integra la porta USB che funge anche da ricarica, oltre ai comandi di connessione. E fin qui niente di straordinario. Ma quando aggiungiamo che si tratta - come gli altri modelli premium di HIFIMAN di un modello planare che utilizza la nuova versione del diaframma "supernano" per i suoi driver circolari e guardiamo il prezzo richiesto, sostanzialmente entry-level per il listino HIFIMAN, allora possiamo anche chiamarlo miracolo. Peraltro, mentre Ananda BT non ha opzione di collegamente fisico via cavo analogico, mentre Deva si, per tutti i casi in cui non c'è la possibilità di sfruttare una connessione wireless o per quando vogliamo gustarci il suono di un amplificatore analogico. Sostanzialmente Deva si inserisce sotto a Sundara e sostituisce idealmente la gloriosa HE-400 almeno in termini di prezzo di acquisto e di segmento. Ma con una flessibilità di impiego sostanzialmente migliorata. Ricordiamo però che Sundara e HE-400 di listino facevano 450 euro salvo promozioni in corso, mentre le Deva partono da 349 euro. Caratteristiche di base : cuffie ortodinamiche a diaframmi planari, circumaurali, aperte impedenza :18 Ohm peso : 360 grammi sensibilità : 93.5 dB innesto cavo separato TRRS 3.5 mm il dongle Bluemini aggiuntivo integra in appena 25 grammi di peso un ricevitore Bluetooth, uno USB con ingresso di tipo C, un DAC e un amplificatore da 230 mw, oltre alla batteria in grado di assicurare circa 7-10 ore di impiego pratico. La decodifica avviene fino a 192 KHz/24 bit via USB e 96/24 via BT. Il chip impiegato è un Qualcomm CSR8675. Dal sito HIFIMAN, il diagramma del nuovo sottilissimo diaframma (comune con altre cuffie di fascia superiore dell'ultima generazione di HIFIMAN) dettagli del Bluemini, il dongle responsabile di tutta la parte wireless delle HIFIMAN Deva. Integrazione di livello assoluto a testimonianza dei soli 25 grammi complessivi di peso, connessione e involucro plastico compresi. Unboxing : La classica scatola nera HIFIMAN, molto solida che sia di fronte che dietro riporta le novità del "pacchetto", come la ricezione Bluetooth e la relativa codifica. Anche nell'interno la confezione è premium, analoga a quella delle HE-400 la cavetteria disponibile (cavo audio con jack adattatore da 3.5 a 6.3mm, cavo USB morbido USB-A/USB-C da 2 metri) e il dongle che rende "attive" le cuffie il manuale dell'utente l'estetica si rifà nei colori a quella delle HE-1000 ma la forma dei padiglioni e la meccanica è analoga a Sundara ed HE-400. L'uso della finitura argento e nocciola certamente le rende moderne e vivaci. i padiglioni sono articolati con un giunto cardanico che rende mobile quanto basta il tutto perchè siano comode da indossare. L'archetto è morbido, imbottito e ben robusto. Se vogliamo trovare un appunto da fare ... le viti a vista. Che però rendono comodissima l'eventuale sostituzione di una parte danneggiata. sono cuffie aperte, ovviamente, come tutte le planari di questa serie e la parte esterna del padiglione è ben protetto da una griglia metallica a nido d'ape. il marchio DEVA è orgogliosamente esibito come negli altri modelli HIFIMAN. alla massima estensione della regolazione dell'archetto. A prova di teste "importanti". l'interno è morbifo a contatto con la pelle. Il materiale sembra adatto anche ad usi prolungati. Io le ho usate mentre facevo una pedalata, senza sudare. Notate la lettera che evidenzia il canale Sinistro e ancora lo snodo cardanico dell'archetto. da quella scanalatura (sotto la lettera L) passa il cavo di collegamento all'altro padiglione. E' ben recesso quindi non prevedo che possa in qualche maniera essere danneggiato nell'uso. sempre nel padiglione sinistro l'unica connessione esterna, utilizzabile sia per il collegamento via cavo all'amplificatore che per inserire il dongle ancora l'esterno con il dongle montato, questa volta l'altro lato la parte di connessione, i led di conferma, i tasti di controllo Nel complesso l'impressione è ottima. Appena sotto, come costruzione, alle altre cuffie HIFIMAN che conosco, tipo Sundara e HE-400, ma comunque di livello superiore alla media delle cuffie di altri produttori. Se in passato HIFIMAN è stata criticata - non per il suono dei suoi prodotti ma - per la costruzione e i dettagli, già con la V2 della precedente generazione e con le nuove cuffie a partire da Sundara, le cose sono nettamente migliorate. Ricordiamoci sempre il prezzo di acquisto che per un paio di planari con il Bluetooth, potrebbero far lievitare il prezzo ad altri livelli ... Se posso fare solo un piccolissimo appunto, va all'adattatore jack da 6.3mm, benchè perfettamente funzionante, si innesta a pressione ma resta un pò staccato ed è poco pratico poi da sfilare. In altri modelli ho sempre apprezzato quello avvitabile. Ma è una cosa di poco conto. Misura : Collegate all'amplificatore dopo un breve ascolto per farmi un'idea, ho approfittato per misurare la risposta in frequenza utilizzando le mie "orecchi" miniDsp : la risposta mi ha subito confermato quanto il primo ascolto mi stava anticipando. Una resa molto completa per tutta la gamma, con un basso molto articolato, un medio molto chiaro e una gamma altissima per nulla aggressiva. risposta in frequenza pilotando le cuffie con il preamplificatore Audio-GD R28 ma la vera sorpresa è stata la misura impiegando la connessione USB-C via dongle HIFIMAN. Considerata la differenza di potenza in gioco (il mio amplificatore spara fino a 7.5 Watt su 32 Ohm, mentre qui abbiamo 230 mw), sinceramente non mi aspettavo di vedere quasi una fotocopia : risposta in frequenza pilotando le cuffie con il preamplificatore Audio-GD R28 (in rosso) e pilotando le cuffie con il dongle in dotazione, collegate al mio pc via USB-C (in verde) al netto delle differenze indotte da errori di misurazione, noto un leggero vantaggio sul basso nella misura con l'amplificatore desktop (in rosso) rispetto all'amplificatore del dongle (in verde) che si rifà invece allineando perfettamente l'attenuazione che invece vediamo nella risposta con l'amplificatore tra i 1500 2 i 2000 Hz, una sezione molto importante della gamma audio. Insomma, vuoi per l'ottimizzazione studiata dai tecnici, vuoi per la bassissima impedenza di queste cuffie, quell'affarino da 25 grammi riesce a far brillare delle cuffie che rispetto alla media hanno una sensibilità piuttosto bassa. Comfort : Pesano pochi grammi meno delle Sundara e la conformazione è simile. I padiglioni sono più comodi di quelli delle HE-400 ma non quanto quelli, più grandi delle Sundara. Con il Bluemini installato, anche se pesa solo 25 grammi, si sente lo sbilanciamento sull'orecchio sinistro. Ma non è un disagio insopportabile, dopo un pò non ci si pensa più. La pressione sulla testa e sulle orecchie non è impegnativa anche per lunghe sessioni di ascolto. In wireless non ci sono problemi anche muovendosi liberamente. I controlli sono facilmente accessibili ed è piacevole il suono di conferma. I pulsanti sono due, uno, più grande, serve per accensione, spegnimento e accoppiamento Bluetooth. Quello più piccolo vicino alla presa USB serve invece per attivare la ricarica. Perchè lasciando semplicemente collegate le cuffie la ricarica non si attiva. E naturalmente non si ricaricano mentre stanno suonando. Bella ed elegante con le sue tonalità a contrasto, calando la luce assume una forma più scura e ben si intona in un ambiente rivestito di legno in un contrasto tra hi-tech e stile. Un applauso ai designer HIFIMAN. Prova di ascolto : Ho ascoltato a lungo queste cuffie, sia in connessione analogica che in via USB che in Bluetooth. E poi ho voluto confrontarle, per dare un'idea a chi mi legge, con due cuffie molto differenti. Le mie Arya, modello HIFIMAN di fascia alta, il mio riferimento, e le AKG K712 Pro, cuffie di tipo monitor professionale, dinamico che all'epoca del lancio erano da considerare di fascia superiore, seppur di poco, alle Deva. Dico subito che l'impostazione del suono mi ricorda tanto le HE-400i V2 che ho avuto fino ad inizio anno. Il corpo sulla gamma bassa c'è tutto, così come l'estensione ben articolata. Il medio è chiaro e ben delineato mentre le alte e le altissime frequenze non sono mai fastidiose. Se vogliamo non c'è alcuna enfasi su nessuna gamma sonora ma il suono che ne esce è raffinato, chiaramente da sistema planare e mi piace più, nel complesso, delle Sundara che ho provato l'anno scorso. Dove quelle sono asciutte e necessitano di una discreta equalizzazione per equilibrarne il suono, queste sono già ottime come escono dalla scatola. La scena sonora è buona e non c'è quel fastidioso effetto di suono dentro alla testa. Non siamo a livelli di tridimensionalità esagerati ma direi che ci siamo. E molto bene. La gamma media, come dicevo, è dolce ma chiara, non ci sono tentativi furbi di addolcirla. Anche il volume prodotto è più che sufficiente e con la media delle registrazioni che ho usato, non c'è stato bisogno che raramente di andare oltre metà volume. Avendo abbastanza corpo sonoro da ... non poterlo sopportare a lunghissimo. Le voci femminili ben registrate mi pare che abbiamo tutto da guadagnare da queste cuffie. Come sapete, io ascolto al 99% musica classica ma queste cuffie vanno praticamente bene con ogni genere. Ma anche in impieghi meno "nobili" tipo Skype, i videogiochi con effetti sonori, i film, l'equilibrio di fondo, senza enfasi eccessive ma anche senza carenze di gamma, permettono una fruizione sempre adeguata alle aspettative. La batteria di ascolto che vede al confronto HIFIMAN Deva, AKG K712 Pro e HIFIMAN Arya. HIFIMAN Deva : L'ultimo disco di Silje Nergaard (jazz-vocal) mette in grandissima evidenza la voce della cantante ma con il pianoforte ben presente. Meglio ancora nel disco con accompagnamento ritmico del 2000 "Port of Call", dove la voce si evidenzia su un bel basso e sotto all'accompagnamento ritmico. AKG K712 Pro : pianoforte molto freddo ma realistico, si sente il respiro tra una frase e l'altra. Siamo all'apoteosi del suono "monitor" così come concepito da AKG. Nel trio, finalmente c'è basso serio mentre la voce "impertinente" di Silje sovrasta rullanti e piatti. La più interessante performance delle K712 in questa prova d'ascolto. HIFIMAN Arya: Più dolce delle altre, basso esteso fino all'estremo ma meno pieno delle altre due. Lei però è da baciare ! Sibilanti che nelle altre due cuffie non ci sono. HIFIMAN Deva : Mark Knopfler non si fa tanto desiderare e dopo l'ingresso con la chitarra c'è la sua voce roca. Viene voglia di alzare il volume. E' un disco del 1985 ma molto ben registrato (e qui rimasterizzato). Bassi, medi, alti, perfettamente calibrati. Non si riesce a smettere di ascoltarlo AKG K712 Pro : meno coinvolgente nel complesso ma la voce di Knopfler è più separata dal resto, percussioni in grandissima evidenza, chitarra ancora di più. Il suono è freddo, diverso, non necessariamente spiacevole. Una interpretazione diametralmente opposta. HIFIMAN Arya: Brothers in arms, dolce e morbida con la ritmica alta sulla testa. Suono compatto, denso, convincente. HIFIMAN Deva : Il violino milanese Testore del 1751 che suona Franziska Pietsch ha una voce metallica, fredda che contrasta molto con i toni mediterranei della sonata per violino di Ravel. Il pianoforte che l'accompagna è meno brillante perchè suonato in modo da non sovrastare il violino. AKG K712 Pro : resa simile ma devo alzare il volume per sentire lo stesso equilibrio. Il violino è più chiaro, meno metallico, più in evidenza. Però il suono è elegante, leggero. HIFIMAN Arya: anche qui il violino non è metallico come con le Deva, anzi, è dolce, e il pianoforte è dolcissimo. Il suono è veloce, delicato. HIFIMAN Deva : L'ultima follia di Teodor Currentzis e la sua visione della Quinta Sinfonia di Beethoven. Equilibrio tonale perfetto con evidenza di bassi e un pieno orchestrale maestoso. Buona l'estensione della scena sonora verso l'esterno. AKG K712 Pro : c'è meno impatto sebbene il volume sia più alto. La tessitura dei violini però è precisissima, così come le armoniche superiori dei fiati. E come se ci fosse una lente di ingrandimento sulla parte destra delle spettro e quella sinistra fosse un pò compressa. HIFIMAN Arya: suono ampio, da sala da concerto, senza essere artificiosamente spettacolare. Nel terzo movimento si sente ogni singolo strumento. HIFIMAN Deva : Il Bach "spectacular" di Ton Koopman in edizione 96/24 è brillante, chiaro, veloce. Si vorrebbe forse un pò più di pedale ma quello non manca certo nella Passacaglia in Do minore che chiude il disco. AKG K712 Pro : Il basso c'è ma è indietro. Invece è presente l'altissimo. Il suono è squilibrato e si vorrebbe intervenire sull'equalizzatore. Solo che per evitare ogni forma di contaminazione ho voluto fare questo confronto senza alcun filtro in mezzo, usando direttamente il driver audio corrispondente. HIFIMAN Arya: Eccellente l'organo, il basso c'è ma è il pieno che evidenzia uno spessore concreto in cui si sente ogni singola voce. HIFIMAN Deva : Chiudo con A star is born di Lady Gaga. La chitarra è qui da qualche parte. La voce dell'insospettabile Bradley Cooper mi sembra un filo troppo nasale, un pò sbilanciata sui medio-alti. Lady Gaga è perfetta, emozionante, con un filo di eco e il violino di sottofondo. Basso privo di code e di riverberi. E lei sale sulle scale verso il cielo. AKG K712 Pro : Shallow è meno emozionante, più monitor con le AKG. La chitarra è chiara, la voce di Bradley più sottile più di gola. Lady Gaga si stacca dal resto della musica. Ma è indietro rispetto a prima. E ancora il resto è tutto più sottile. HIFIMAN Arya: la scena è lo stadio, larghissima, ampia, aperta. La voce di Bradley finalmente quella che ricordavo nel film. La chitarra non così in evidenza ma delicatissima, insomma non sfigura con Lady Gaga che quando entra strappa i dovuti applausi. Anche qui, lei può cantare quanto più in alto vuole, Arya la segue anche più su. Le due voci insieme sono ben amalgamate. Tirando le fila e con la naturale soggettività di un confronto del genere posso dire che le HIFIMAN Deva offrono una prestazione equilibrata in ogni tipo di musica, con un suono che tende al pieno, privilegiando basso e medio, con le altre non troppo evidenti e sempre senza sibilanti. La performance è più accattivante di quella della K712 di AKG che hanno proprio una impostazione differente, con il medio indietro e l'alto crescente. E' il suono monitor mitteleuropeo, pensato per non appesantire l'udito in sessioni di lavoro/ascolto, lunghissime. Rispetto alle Arya - che ricordiamo, costano 5 volte tanto - sono sulle prime più spettacolari e più accattivanti. In una commutazione rapida potrebbero spesso piacere di più. Ma il suono delle Arya è più raffinato per orecchie educate, la trama di medio e alto é di una grana di una classe superiore e il basso è più esteso anche se sembra meno possente. Nel caso dell'organo, per esempio, non c'è confronto. Ma anche nella musica da camera e sulla voce femminile ben registrata. Ma non tutti saranno capaci di capirlo senza un ascolto prolungato. Cosa che promette benissimo per le Deva visto che per comprarle non si deve prosciugare il conto in banca. La cosa sorprendente invece è che nel confronto ho usato l'amplificatore per le due cuffie tradizionali e il Bluemini per le Deva. Ma era la Deva che suonava sempre più forte. Con un filo di corrente queste cuffie si permettono anche di fare la voce grossa. Interfacciamento : Le ho usate con l'amplificatore in modalità ad alta corrente. Neanche una piega (e i watt che è capace di erogare quello sono tanti). Con l'iPhone e con il tablet Android in Bluetooth. Con il computer desktop usando servizi di streaming. Con il Fiio X5 e il suo amplificatore incorporato. Risultano sempre un carico facile capace di suonare forte se si vuole. Credo che non saranno mai un problema per nessuno in nessuna circostanza. Conclusioni : PREGI sono belle e ben costruite capaci di un suono di classe come tutte le planari HIFIMAN sono flessibili, in grado di essere collegate sia con il cavo che wireless sono semplici da usare e non richiedono procedure complesse. Quando si vuole ascoltare musica sono li pronte ad accontentarti il suono è chiaro, potente, basta un filo di corrente per farle suonare forte. L'impostazione sonora dovrebbe soddisfare tutti quelli che hanno orecchie buone. Un pochino roche con una risposta che sembra pennellata sulla curva Harman non richiedono assolutamente nessuna equalizzazione : suonano bene al naturale e tolte dalla scatola non mi sembra che abbiano richiesto un rodaggio. Dopo tante ore di impiego suonano ancora uguale rapporto prezzo/prestazione semplicemente eccezionale. Anzi, miracoloso. Non costano poco in assoluto ma con questi soldi è già difficile trovare delle planari decenti, figuriamoci wireless e di questa qualità DIFETTI il dongle Bluemini è piccolo, compatto, leggero ma comunque un pò squilibra la tenuta sulla testa non sono comode come le Sundara e molto più scomode delle altre due cuffie con cui le ho confrontate (ma c'è di peggio, molto peggio, ve lo assicuro) il cavetto USB in dotazione è bello, molto morbido, forse potrebbe essere un metro più lungo per dare un pò più di libertà. Ma probabilmente sono cuffie che sono state concepite per un uso wireless prevalentemente l'adattatore jack da 6.3 mm non mi ha convinto, non è a vite, si infila ma sembra che non sia del tutto a posto. Solo una questione estetica che di sostanza. Ma ci sta anche questo. In estrema sintesi, credo che tutto sommato, partendo dalla flessibilità unita all'alta qualità del suono, la possibilità di funzionare con qualsiasi sorgente, a questo prezzo siano regalate e una eccezionale offerta. Speriamo che HIFIMAN non ci ripensi e ne aumenti il prezzo. Le Ananda suonano meglio ? E' possibile. Ma quelle non sono per tutti.
  4. Florestan

    AKG K340 : l'ibrida

    Considerazioni sintetiche Pro : all'epoca erano un mito. Sposavano ad un prezzo umano e senza necessità di un amplificatore speciale, le specifiche delle cuffie dinamiche a quelle delle elettrostatiche sono ancora un mito, molto apprezzate, si trovano usate (funzionanti a distanza di 36 anni) a prezzi simili a quelli dell'epoca e sono oggetto di modding più o meno efficaci che ne migliorino le prestazioni la gamma media e alta è portentosa. Le voci femminili sono sensazionali. Anche gli archi Contro : di contro sono pessime sui bassi e la gamma medio bassa è melmosa a dirla tutta il suono è squilibrato per avere un basso decente bisogna premersele letteralmente sulle orecchie la costruzione è di fattura pessima (e sono generoso : è un miracolo che funzionino ancora) ogni cuffia di oggi se le mangia sotto tutti gli aspetti tranne che nel fascino è una tortura portarle per più di mezz'ora (letteralmente) _________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ In primo piano le AKG K712 Pro, modello di fascia reference attuale, più o meno corrispondete alle K340 che nel 1984 erano il modello di punta di AKG prima dell'uscita delle mitiche K1000. Ricordo quando le acquistai nel 1984. Avevo ancora la grande impressione suscitatami dalle Stax ascoltate in negozio. Ma non potevo arrivare ad una elettrostatica pura, sia per il costo delle cuffie che per l'amplificatore necessario per elevarne la tensione di alimentazione. Il sogno di avere le Stax si è materializzato solo oltre 20 anni dopo. Ma le AKG K340 permettevano con una spesa accettabile (poco più del costo di un amplificatore in voga all'epoca come il NAD 2020) di avere almeno la gamma alta elettrostatica. L'idea era geniale. Accoppiare una membrana dinamica ad un emettitore elettrostatico capace di lavorare ad una tensione normale. Un crossover passivo in mezzo di taglio dolce. La struttura tipica di AKG che si mantiene ancora oggi sulle cuffie professionali da studio (quelle che vedete anche alla televisione in testa a Carlo Vanzini mentre commenta la Formula 1). Il venditore (di un negozio che non c'è più da anni) mi assicurò che ne aveva un paio anche Carlo Maria Giulini. Ne dubito. E poi io non sono mai stato un grande fan del Maestro italiano. Ma comunque comprai quelle cuffie. Che ho ancora in testa in questo momento. Sono cuffie abbastanza difficili da usare. Scomode come nessun'altra, dure di impedenza, basse di sensibilità. Irte di compromessi. Con una risposta sul basso che dipende molto da come le tenete in testa. Ma ancora oggi con una gamma alta che se ascoltate Diana Krall cantare vi sembra di ... poterla toccare Elecrostat-Dynamic Systems : made in Austria il cavo è fisso, spiralato, like a pro. l'intera struttura è in plastica. Abbastanza cedevole. Sinceramente a guardarle non si direbbe che siano operative da trentasei anni senza un inconveniente ... il jack è da 6.3 mm, all'epoca era impensabile che delle cuffie serie avessero il mini-jack. In alluminio. Niente doratura. Leggermente ossidate come l'unica parte del copripadiglione in metallo. l'unica concessione alla comodità : la bombatura in plastica morbida sotto l'archetto. ho lasciato la polvere apposta. Devono sembrare vissute : lo sono ! Ricordo sempre che le ho prestate per mesi alla moglie di un mio amico mentre era incinta della prima figlia. Oggi violinista all'epoca AKG costruiva tutto in casa. Adesso costruisce le cuffie da 1500 euro in Slovacchia e quelle da 150 euro in Cina. I guasti di essere passata al gruppo Harman che le ha assicurato la sopravvivenza ma l'ha anche un pò avvilita. Cercate un modello serio nel loro catalogo e farete un pò fatica a trovarlo. Delle tre case storiche centro-europee, AKG è certamente quella che è sopravvissuta peggio alla sua fama. sul mio pre-DAC Audio-GD R28 : è necessario passare in modalità H alta corrente, oppure dovete portare il volume a fondo scala per sentire qualche cosa ! Difetto tipico di tutte queste cuffie. Sono chiuse e quindi è necessario che non ci siano aperture nei padiglioni mentre le calzate. Però le mie orecchie non ci stanno dentro e quindi non c'è modo di avere una chiusura decente sulle orecchie che comunque sono sottoposte a pressione. Qui le ho fotografate mentre le stavo misurando. E a proposito di misura, a testimonianza di quanto sto dicendo, a seconda che siano calzate in un modo o premendo il padiglione sulle orecchie, la risposta cambia diametralmente. posizione normale risposta con il padiglione appoggiato sulle orecchie oppure premuto sulle stesse due cuffie differenti le mie orecchie dentro a quel circolino non ci entrano. Tenerle per più di mezz'ora addosso è una tortura. Ma come facevo ? le due risposte : con i padiglioni pressati sulle orecchie e con i padiglioni rilassati. A parte l'eclatante differenza sui bassi e sui medio-bassi ... ma persino su una parte dei medi, la parte alta è molto tormentata, più o meno all'altezza dell'incrocio tra i due driver ci sono due gobbe. L'incontrario della neutralità d'ascolto. A lungo usarle è affaticante, il suono è confuso, caratterizzato da questi picchi. A parte che è una vera tortura portarle. Insomma, mi domando come facessi all'epoca, forse sono responsabili della mia scarsa passione per le cuffie. Per fortuna che oggi la tecnologia ci ha offerto salti avanti di qualità impensabili. Altrimenti ... Specifiche : AKG tipo : sovraurali, chiuse, ibrido : elettrostatico sugli alti, dinamico sui medio-bassi, crossover a 6db intorno ai 4000 Hz, senza necessità di adattatore di tensione peso : 385 grammi impedenza : 400 Ohm cavo : spiralato con pin-jack da 6.3 mm prezzo all'epoca della commercializzazione (anni '80 del XX secolo) : 250.000 lire
  5. Quando mi hanno detto, scegli tu dal catalogo dei prodotti Sonos (link allo store - ricordo che questo sito non è sponsorizzato) cosa vuoi provare, mi sono sentito come da bambino quando mi fermavo davanti alla vetrina del mio negozio di giocattoli preferito e chiamavo la mamma perchè me ne comprasse una, sapendo che le avrei volute tutte. Ho voluto cominciare con il piccolo One Gen. 2 che si presenta come un cilindro molto stilish che può tranquillamente essere ambientato in un arredamento moderno e che vedete qui sopra in un angolo del mio attuale "garage", giustappunto tra un paio delle mie rosse preferite. Partiamo dalla confezione prima di capire cos'è e di parlare più a fondo di cosa possa offrire dal punto di vista musicale. Perchè avrete capito che non è una lampada da tavolo e nemmeno una radiosveglia Scatola di cartone con inserti cartonati secondo il trend ecologista di oggi. Anche l'involucro di protezione del diffusore è in tessuto e viene tenuto chiuso da un adesivo nero griffato Sonos. eccolo qua "scartato". Dietro, l'unica connessione, una presa ethernet standard e il pulsante di "connessione" al mondo wireless. l'unica cosa da "montare", sul fondo, la presa di corrente. L'alimentatore è interno e questo è un doppio vantaggio. Non ci sono aggeggi ingombranti in giro - che già per casa ce ne sono anche troppi - così il sistema è proprio minimal (il diffusore con il suo cavo e stop), e poi il trasformatore e i circuiti di alimentazione sulla base, contribuiscono al peso (consistente) dell'oggetto e abbassano il baricentro per eliminare quasi totalmente i rischi di "ribaltamento" accidentale (e di conseguente possibile rotolamento) in caso di urto. lo spinotto va dentro a pressione, con tolleranza zero. E devo dire che rimuoverlo poi è un pò impegnativo tanto è solida la presa. Insomma non capiterà mai che la spina si stacchi e voi non sappiate perchè lo speaker non suona più ! il cavetto non disturba e sparisce del tutto, specie se mettete lo speaker a scaffale. il "welcome kit" è sostanzialmente inutile. Le istruzioni dicono l'unica cosa importante, che va alimentato con la corrente e che si deve scaricare l'App Sonos Controller per configurarlo via smartphone. in termini di dimensioni non può spaventare nessuno gli altri apparecchi Sonos sono certo più impegnativi : lo One posato su un Play:5, e qui sotto gli imballi relativi e controllarlo dopo averlo configurato è semplice, sicuro, sempre intuitivo anche nelle impostazioni più sofisticate. *** Allora, avrete capito che questo è uno speaker wireless intelligente. Sulla scatola è pure stampligliato un microfono e già vi verrà in mente a che pro. Insomma, è un piccolo cilindro musicale, bello come un carillon moderno ma certamente molto ma molto più flessibile. Quando vi arriva (potete ordinarlo online senza andarlo a cercare in negozio) la prima cosa da fare dopo averlo disimballato e collegato alla corrente, è installare l'App Sonos Controller sul proprio smartphone. Sinceramente non ho provato la connessione ethernet che credo sarà utile se la vostra rete wi-fi è ballerina, ci sono interferenze o se preferite usare la bella cablatura della vostra casa nuova per giustificarne la spesa. L'App esiste ovviamente sia per ambiente iOs che Android. E c'è anche la versione desktop per Windows e OS. Io ho fatto la configurazione iniziale con il mio iPhone 8 e devo dire che è stata semplicissima anche per uno refrattario del tutto a queste cose come è il sottoscritto (non riuscivo, ai bei tempi, nemmeno a programmare una cosa stupida come un registratore VHS per registrare i programmi di notte). A parte l'iniziale break dovuto al fatto che l'applicazione dava per scontato - usando un Apple - che io avessi una Airbase come sistema wi-fi mentre la mia rete è del tutto tradizionale, il sistema è riuscito a trovare lo speaker, a chiedermi le informazioni per connetterlo in rete (la mia è protetta da password per evitare intrusioni indesiderate) e lo ha messo in linea creandosi una sua rete temporanea al volo da se. Durante l'impostazione vi viene persino chiesto di usare lo smartphone per misurare la risposta audio del dispositivo nella posizione della stanza in cui l'avete installato. Se guardate il video esplicativo vi viene un pò da ridere (bisogna letteralmente girare attorno allo speaker agitando la mano che regge lo smartphone su e giù per valutare il campo generato da un segnale di base che non è esattamente rumore rosa come è abituato a chi lavora in campo audio). Ma funziona. E tutte le operazioni durano pochi minuti senza richiedere né fatica né competenze particolari. Non ho idea di quali correzioni apporti ma i dsp oggi fanno miracoli, sia in campo hardware che audio, quindi mi fido. E qui l'hardware è di primordine. Infatti, non a caso, parlandone ad altri, l'unico riferimento che mi viene in mente è Apple. Sia per la costruzione di livello superlativo, che per i materiali utilizzati. Ma anche per la confezione, l'imballo, tutti i dettagli. Soprattutto per il software. Si, il software perchè oltre ad essere (quasi) idiot-proof (la prova sono io !) è stabilissimo, affidabile, sofisticato e sempre pronto all'uso. Perchè non c'è nulla di più noioso di quando avete bisogno di ascoltare - subito ! - il vostro disco preferito e il sistema non risponde ... E non può essere altrimenti perchè lo speaker di suo ha solo un bottone posteriore per iniziare la ricerca della rete (si usa una volta sola o quando l'App lo richiede) e un paio di tasti superiori. Uno è il Play/Stop, in mezzo, gli altri due sono il volume, Up e Down. Sinceramente però io li avrò usati solo una volta per vedere la risposta e per sentire il bloimp! di conferma del comando. perchè si più presto via App, che è rapidissima da usare in touch ma anche nella versione desktop, via mouse Riporto di seguito qualche screenshot del mio iPhone in un momento in cui ascoltavo Miles Davis con i tre diffusori Sonos in prova configurati in modalità "party", con i due grandi in stereo frontale e il piccolo One dietro, come se fosse un surround. Il tutto configurato con un click e perfettamente sincronizzato tra le stanze. Lo One simulava la Biblioteca, il gruppo degli altri due, la Camera da Letto (uno dei due è stato per qualche giorno la Cucina). due schermate delle opzioni di configurazione del sistema e delle impostazioni generali e di dettaglio i miei album "preferiti" nella mia biblioteca su Qobuz, e i servizi che ho abilitato (una libreria di file del mio pc, Amazon Music e Qobuz, per l'appunto in cui sono abbonato allo streaming unlimited). configurare un servizio aggiuntivo è un gioco da ragazzi, basta ricordarsi account e password e si entra nel servizio e si può ricercare la musica, ritrovando i propri album favoriti e le proprie playlist. Che sono ovviamente condivise su ciascun dispositivo in cui gira l'app, sia esso il tablet, il pc, il Mac o l'iPhone. Gli speaker si "risvegliano" al volo (o meglio, si dovrebbe dire che non dormono mai) passando da una stanza ad un altra. Il wi-fi pesca anche a distanza abbondante (ho provato a portare lo One in taverna, due piani sotto la basetta del wi-fi che è potente ma spesso altri dispositivi fanno fatica oltre i 10 metri di distanza). Spostare uno di questi apparecchi da una stanza costa solo la fatica di collegare la presa di corrente. E dopo un attimo lo speaker suona. Anche ripartendo dal punto in cui avevamo interrotto il brano quando ci siamo spostati. due schermate dell'App Sonos Controller in versione desktop. Potendo sfruttare la maggiore superficie e le varie sotto-finestre per poter selezionare sorgenti, playlist, album, singolo brano, con tutto a portata l'occhio è certamente molto ma molto più comodo del concentrato di comandi dello smartphone. Ma in fondo è solo una questione di abitudine e di attitudini. Io sono un uomo da desktop, sempre. Tutti gli speaker connessi vengono anche visti come renderer audio da eventuali media-server in vostro possesso. Io ad esempio li ho visti subito con JRiver e li ho fatti suonare anche da li usando direttamente la mia biblioteca musicale residente su una NAS senza che l'App Sonos e gli speaker stessi sapessero cosa stava succedendo (loro pensavano ingenuamente di essere connessi con una radio). Sottolineo che al di là della facilità di utilizzo, di impostazione, della naturalezza dei passaggi che annullano totalmente la necessità di leggere manuali o cercare dritte e scorciatoie su forum ed help-line, c'è l'assoluta stabilità del sistema che non perde mai un colpo e in nessuna circostanza si ferma o si blocca. Non saprei cosa chiedere di più al riguardo. In un mese di utilizzo quotidiano lavorando in "smart-working" non ho avuto un singolo crash nè un momento di break di musica se non per momentanei blocchi della fonte, Qobuz ma non a causa di hardware o di software Sonos. Solo un accenno al simbolino del microfono che campeggia sullo speaker e sulla confezione. Questo è un apparecchio intelligente che può essere pilotato anche a voce, abilitando la procedura con l'app relativa e potendo poi comandare da qui Alexa piuttosto che altri sistemi che interpretano i comandi vocali tipo Google. Io li non ci sono ancora arrivato. Nemmeno in automobile. Ma in futuro certamente mi sentirò meno idiota a parlare con un "macinino" e lo troverò naturale, magari deciderò anche che fare la spesa all'Esselunga evitando la cassiera e facendomi il conto da solo con il lettore di codici a barre sia "in". Per ora ancora no ... Bene, ma il suono ? Ecco, mi aspettavo la domanda. E' ottimo. Questo è un sito dove si parla di musica colta ben riprodotta. Quindi la musica e il suono sopra a tutto. Allora, spendo solo due parole su questo fronte, perchè non essendo provvisto di un ingresso analogico a filo, non ho trovato un modo creativo di misurarne la risposta in frequenza. Però conosco bene l'efficacia e l'efficienza degli amplificatori in classe D odierni e la capacità dei DSP di manipolare la risposta di driver anche di ridotta dimensione. Non ho trovato specifiche dettagliate ma questo "cosino" si permette di avere due vie con due driver separati (mid-wooferino e tweeter) e due amplificatori separati con crossover dedicato, oltre alla circuteria di pilotaggio. Ed ha un controllo della risposta in campo vicino e del loudness di primordine. Al di là delle sofisticherie dell'Airplay e del controllo vocale, della rete e di tutto quando fa spettacolo : il campo sono è eccezionalmente elevato per un apparecchio alto 15 cm e largo 11. sonorizza riccamente qualsiasi stanza, magari non a livello party (per quello ci sono altri speaker nella gamma Sonos) ma abbastanza da sentirci anche il rock a volumi che a 3/4 di volume danno fastidio alle orecchie non è stereo ma lo scopo di questo apparecchio in installazione singola non è certo quello il suono è chiaro, cristallino, forte, dettagliato (in questo momento sto ascoltando Free Hand dei Gentle Giant ad un volume persino fastidioso) certo non può esserci il basso profondo di una cassa reflex con un woofer da 12'' (c'è solo l'illusione del basso, sarà tagliato a 100 Hz al massimo) ma può bastare il rapporto con le dimensioni e il prezzo è certamente premiante, pur parlando di un sistema di fascia premium che non costa pochissimo ma secondo me costa il giusto Se a questo aggiungiamo un servizio di primordine di post-vendita (l'App si aggiorna con maggiore frequenza del mio iPhone ed aggiunge nuove funzionalità oltre a correggere bugs o problemi di cui nemmeno ti eri accorto), la garanzia e l'assistenza che può offrire un player nazionale conosciuto come Nital, il prezzo al netto di campagne promozionali (credo sia di listino 229 euro), appare persino conveniente, tanto da consigliarne l'acquisto come dispositivo di riproduzione musicale di qualità "quasi" audiophile quando l'ascolto non sia esageratamente critico. Idealmente per stanze secondarie, come la cucina o il locale hobby. Anche perché, come dicevo all'inizio, nella gamma ci sono altri apparecchi e la possibilità di estendere la risposta in basso con un notevole subwoofer. la garanzia offerta da Nital Spa Insomma, non mi aspettavo una tale qualità sia sul piano costruttivo già a partire dalla confezione e dei dettagli, sia su quello software, che spesso in altre realizzazioni concorrenti e solo una promessa più che un effettivo risultato. *** Due parole infine su Sonos. E' una società americana fondata nel 2002 a Santa Barbara e vanta una lunga collaborazione nel campo dei sistemi di sonorizzazione ambientale con connessioni cablate e wireless di tipo WLAN anche con giganti come Ikea. Al momento ha in catalogo speakers, subwoofer, amplificatori, soundbar, sistemi portatili a batteria. Le soluzioni intelligenti di Sonos sono state premiate al CES di Las Vegas e l'hanno fatta affermare sul mercato tanto che nel 2017 ha sfiorato il miliardo di dollari fatturato. Insomma l'alta tecnologia nello stile occidentale per l'audio del 21° secolo. Giustamente scelta da Nital Spa che ne cura la distrubuzione in Italia per l'alto livello tecnologico offerto nelle sue soluzioni.
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