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  1. Florestan

    HIFIMAN Deva

    English Version : HIFIMAN Deva è il secondo modello di cuffie bluetooth del marchio, dopo Ananda. Si avvale dello stesso approccio e punta alla flessibilità di impiego, potendo essere utilizzata in ogni campo : via cavo, con il collegamento tradizionale ad un amplificatore per cuffie via cavo USB come periferica collegata ad sistema pc/Mac wireless, collegata in Bluetooth 5.0 l'opzione bluetooth va in scena grazie ad un dongle aggiuntivo che sostituisce fisicamente il cavo audio tradizionale ed integra la porta USB che funge anche da ricarica, oltre ai comandi di connessione. E fin qui niente di straordinario. Ma quando aggiungiamo che si tratta - come gli altri modelli premium di HIFIMAN di un modello planare che utilizza la nuova versione del diaframma "supernano" per i suoi driver circolari e guardiamo il prezzo richiesto, sostanzialmente entry-level per il listino HIFIMAN, allora possiamo anche chiamarlo miracolo. Peraltro, mentre Ananda BT non ha opzione di collegamente fisico via cavo analogico, mentre Deva si, per tutti i casi in cui non c'è la possibilità di sfruttare una connessione wireless o per quando vogliamo gustarci il suono di un amplificatore analogico. Sostanzialmente Deva si inserisce sotto a Sundara e sostituisce idealmente la gloriosa HE-400 almeno in termini di prezzo di acquisto e di segmento. Ma con una flessibilità di impiego sostanzialmente migliorata. Ricordiamo però che Sundara e HE-400 di listino facevano 450 euro salvo promozioni in corso, mentre le Deva partono da 349 euro. Caratteristiche di base : cuffie ortodinamiche a diaframmi planari, circumaurali, aperte impedenza :18 Ohm peso : 360 grammi sensibilità : 93.5 dB innesto cavo separato TRRS 3.5 mm il dongle Bluemini aggiuntivo integra in appena 25 grammi di peso un ricevitore Bluetooth, uno USB con ingresso di tipo C, un DAC e un amplificatore da 230 mw, oltre alla batteria in grado di assicurare circa 7-10 ore di impiego pratico. La decodifica avviene fino a 192 KHz/24 bit via USB e 96/24 via BT. Il chip impiegato è un Qualcomm CSR8675. Dal sito HIFIMAN, il diagramma del nuovo sottilissimo diaframma (comune con altre cuffie di fascia superiore dell'ultima generazione di HIFIMAN) dettagli del Bluemini, il dongle responsabile di tutta la parte wireless delle HIFIMAN Deva. Integrazione di livello assoluto a testimonianza dei soli 25 grammi complessivi di peso, connessione e involucro plastico compresi. Unboxing : La classica scatola nera HIFIMAN, molto solida che sia di fronte che dietro riporta le novità del "pacchetto", come la ricezione Bluetooth e la relativa codifica. Anche nell'interno la confezione è premium, analoga a quella delle HE-400 la cavetteria disponibile (cavo audio con jack adattatore da 3.5 a 6.3mm, cavo USB morbido USB-A/USB-C da 2 metri) e il dongle che rende "attive" le cuffie il manuale dell'utente l'estetica si rifà nei colori a quella delle HE-1000 ma la forma dei padiglioni e la meccanica è analoga a Sundara ed HE-400. L'uso della finitura argento e nocciola certamente le rende moderne e vivaci. i padiglioni sono articolati con un giunto cardanico che rende mobile quanto basta il tutto perchè siano comode da indossare. L'archetto è morbido, imbottito e ben robusto. Se vogliamo trovare un appunto da fare ... le viti a vista. Che però rendono comodissima l'eventuale sostituzione di una parte danneggiata. sono cuffie aperte, ovviamente, come tutte le planari di questa serie e la parte esterna del padiglione è ben protetto da una griglia metallica a nido d'ape. il marchio DEVA è orgogliosamente esibito come negli altri modelli HIFIMAN. alla massima estensione della regolazione dell'archetto. A prova di teste "importanti". l'interno è morbifo a contatto con la pelle. Il materiale sembra adatto anche ad usi prolungati. Io le ho usate mentre facevo una pedalata, senza sudare. Notate la lettera che evidenzia il canale Sinistro e ancora lo snodo cardanico dell'archetto. da quella scanalatura (sotto la lettera L) passa il cavo di collegamento all'altro padiglione. E' ben recesso quindi non prevedo che possa in qualche maniera essere danneggiato nell'uso. sempre nel padiglione sinistro l'unica connessione esterna, utilizzabile sia per il collegamento via cavo all'amplificatore che per inserire il dongle ancora l'esterno con il dongle montato, questa volta l'altro lato la parte di connessione, i led di conferma, i tasti di controllo Nel complesso l'impressione è ottima. Appena sotto, come costruzione, alle altre cuffie HIFIMAN che conosco, tipo Sundara e HE-400, ma comunque di livello superiore alla media delle cuffie di altri produttori. Se in passato HIFIMAN è stata criticata - non per il suono dei suoi prodotti ma - per la costruzione e i dettagli, già con la V2 della precedente generazione e con le nuove cuffie a partire da Sundara, le cose sono nettamente migliorate. Ricordiamoci sempre il prezzo di acquisto che per un paio di planari con il Bluetooth, potrebbero far lievitare il prezzo ad altri livelli ... Se posso fare solo un piccolissimo appunto, va all'adattatore jack da 6.3mm, benchè perfettamente funzionante, si innesta a pressione ma resta un pò staccato ed è poco pratico poi da sfilare. In altri modelli ho sempre apprezzato quello avvitabile. Ma è una cosa di poco conto. Misura : Collegate all'amplificatore dopo un breve ascolto per farmi un'idea, ho approfittato per misurare la risposta in frequenza utilizzando le mie "orecchi" miniDsp : la risposta mi ha subito confermato quanto il primo ascolto mi stava anticipando. Una resa molto completa per tutta la gamma, con un basso molto articolato, un medio molto chiaro e una gamma altissima per nulla aggressiva. risposta in frequenza pilotando le cuffie con il preamplificatore Audio-GD R28 ma la vera sorpresa è stata la misura impiegando la connessione USB-C via dongle HIFIMAN. Considerata la differenza di potenza in gioco (il mio amplificatore spara fino a 7.5 Watt su 32 Ohm, mentre qui abbiamo 230 mw), sinceramente non mi aspettavo di vedere quasi una fotocopia : risposta in frequenza pilotando le cuffie con il preamplificatore Audio-GD R28 (in rosso) e pilotando le cuffie con il dongle in dotazione, collegate al mio pc via USB-C (in verde) al netto delle differenze indotte da errori di misurazione, noto un leggero vantaggio sul basso nella misura con l'amplificatore desktop (in rosso) rispetto all'amplificatore del dongle (in verde) che si rifà invece allineando perfettamente l'attenuazione che invece vediamo nella risposta con l'amplificatore tra i 1500 2 i 2000 Hz, una sezione molto importante della gamma audio. Insomma, vuoi per l'ottimizzazione studiata dai tecnici, vuoi per la bassissima impedenza di queste cuffie, quell'affarino da 25 grammi riesce a far brillare delle cuffie che rispetto alla media hanno una sensibilità piuttosto bassa. Comfort : Pesano pochi grammi meno delle Sundara e la conformazione è simile. I padiglioni sono più comodi di quelli delle HE-400 ma non quanto quelli, più grandi delle Sundara. Con il Bluemini installato, anche se pesa solo 25 grammi, si sente lo sbilanciamento sull'orecchio sinistro. Ma non è un disagio insopportabile, dopo un pò non ci si pensa più. La pressione sulla testa e sulle orecchie non è impegnativa anche per lunghe sessioni di ascolto. In wireless non ci sono problemi anche muovendosi liberamente. I controlli sono facilmente accessibili ed è piacevole il suono di conferma. I pulsanti sono due, uno, più grande, serve per accensione, spegnimento e accoppiamento Bluetooth. Quello più piccolo vicino alla presa USB serve invece per attivare la ricarica. Perchè lasciando semplicemente collegate le cuffie la ricarica non si attiva. E naturalmente non si ricaricano mentre stanno suonando. Bella ed elegante con le sue tonalità a contrasto, calando la luce assume una forma più scura e ben si intona in un ambiente rivestito di legno in un contrasto tra hi-tech e stile. Un applauso ai designer HIFIMAN. Prova di ascolto : Ho ascoltato a lungo queste cuffie, sia in connessione analogica che in via USB che in Bluetooth. E poi ho voluto confrontarle, per dare un'idea a chi mi legge, con due cuffie molto differenti. Le mie Arya, modello HIFIMAN di fascia alta, il mio riferimento, e le AKG K712 Pro, cuffie di tipo monitor professionale, dinamico che all'epoca del lancio erano da considerare di fascia superiore, seppur di poco, alle Deva. Dico subito che l'impostazione del suono mi ricorda tanto le HE-400i V2 che ho avuto fino ad inizio anno. Il corpo sulla gamma bassa c'è tutto, così come l'estensione ben articolata. Il medio è chiaro e ben delineato mentre le alte e le altissime frequenze non sono mai fastidiose. Se vogliamo non c'è alcuna enfasi su nessuna gamma sonora ma il suono che ne esce è raffinato, chiaramente da sistema planare e mi piace più, nel complesso, delle Sundara che ho provato l'anno scorso. Dove quelle sono asciutte e necessitano di una discreta equalizzazione per equilibrarne il suono, queste sono già ottime come escono dalla scatola. La scena sonora è buona e non c'è quel fastidioso effetto di suono dentro alla testa. Non siamo a livelli di tridimensionalità esagerati ma direi che ci siamo. E molto bene. La gamma media, come dicevo, è dolce ma chiara, non ci sono tentativi furbi di addolcirla. Anche il volume prodotto è più che sufficiente e con la media delle registrazioni che ho usato, non c'è stato bisogno che raramente di andare oltre metà volume. Avendo abbastanza corpo sonoro da ... non poterlo sopportare a lunghissimo. Le voci femminili ben registrate mi pare che abbiamo tutto da guadagnare da queste cuffie. Come sapete, io ascolto al 99% musica classica ma queste cuffie vanno praticamente bene con ogni genere. Ma anche in impieghi meno "nobili" tipo Skype, i videogiochi con effetti sonori, i film, l'equilibrio di fondo, senza enfasi eccessive ma anche senza carenze di gamma, permettono una fruizione sempre adeguata alle aspettative. La batteria di ascolto che vede al confronto HIFIMAN Deva, AKG K712 Pro e HIFIMAN Arya. HIFIMAN Deva : L'ultimo disco di Silje Nergaard (jazz-vocal) mette in grandissima evidenza la voce della cantante ma con il pianoforte ben presente. Meglio ancora nel disco con accompagnamento ritmico del 2000 "Port of Call", dove la voce si evidenzia su un bel basso e sotto all'accompagnamento ritmico. AKG K712 Pro : pianoforte molto freddo ma realistico, si sente il respiro tra una frase e l'altra. Siamo all'apoteosi del suono "monitor" così come concepito da AKG. Nel trio, finalmente c'è basso serio mentre la voce "impertinente" di Silje sovrasta rullanti e piatti. La più interessante performance delle K712 in questa prova d'ascolto. HIFIMAN Arya: Più dolce delle altre, basso esteso fino all'estremo ma meno pieno delle altre due. Lei però è da baciare ! Sibilanti che nelle altre due cuffie non ci sono. HIFIMAN Deva : Mark Knopfler non si fa tanto desiderare e dopo l'ingresso con la chitarra c'è la sua voce roca. Viene voglia di alzare il volume. E' un disco del 1985 ma molto ben registrato (e qui rimasterizzato). Bassi, medi, alti, perfettamente calibrati. Non si riesce a smettere di ascoltarlo AKG K712 Pro : meno coinvolgente nel complesso ma la voce di Knopfler è più separata dal resto, percussioni in grandissima evidenza, chitarra ancora di più. Il suono è freddo, diverso, non necessariamente spiacevole. Una interpretazione diametralmente opposta. HIFIMAN Arya: Brothers in arms, dolce e morbida con la ritmica alta sulla testa. Suono compatto, denso, convincente. HIFIMAN Deva : Il violino milanese Testore del 1751 che suona Franziska Pietsch ha una voce metallica, fredda che contrasta molto con i toni mediterranei della sonata per violino di Ravel. Il pianoforte che l'accompagna è meno brillante perchè suonato in modo da non sovrastare il violino. AKG K712 Pro : resa simile ma devo alzare il volume per sentire lo stesso equilibrio. Il violino è più chiaro, meno metallico, più in evidenza. Però il suono è elegante, leggero. HIFIMAN Arya: anche qui il violino non è metallico come con le Deva, anzi, è dolce, e il pianoforte è dolcissimo. Il suono è veloce, delicato. HIFIMAN Deva : L'ultima follia di Teodor Currentzis e la sua visione della Quinta Sinfonia di Beethoven. Equilibrio tonale perfetto con evidenza di bassi e un pieno orchestrale maestoso. Buona l'estensione della scena sonora verso l'esterno. AKG K712 Pro : c'è meno impatto sebbene il volume sia più alto. La tessitura dei violini però è precisissima, così come le armoniche superiori dei fiati. E come se ci fosse una lente di ingrandimento sulla parte destra delle spettro e quella sinistra fosse un pò compressa. HIFIMAN Arya: suono ampio, da sala da concerto, senza essere artificiosamente spettacolare. Nel terzo movimento si sente ogni singolo strumento. HIFIMAN Deva : Il Bach "spectacular" di Ton Koopman in edizione 96/24 è brillante, chiaro, veloce. Si vorrebbe forse un pò più di pedale ma quello non manca certo nella Passacaglia in Do minore che chiude il disco. AKG K712 Pro : Il basso c'è ma è indietro. Invece è presente l'altissimo. Il suono è squilibrato e si vorrebbe intervenire sull'equalizzatore. Solo che per evitare ogni forma di contaminazione ho voluto fare questo confronto senza alcun filtro in mezzo, usando direttamente il driver audio corrispondente. HIFIMAN Arya: Eccellente l'organo, il basso c'è ma è il pieno che evidenzia uno spessore concreto in cui si sente ogni singola voce. HIFIMAN Deva : Chiudo con A star is born di Lady Gaga. La chitarra è qui da qualche parte. La voce dell'insospettabile Bradley Cooper mi sembra un filo troppo nasale, un pò sbilanciata sui medio-alti. Lady Gaga è perfetta, emozionante, con un filo di eco e il violino di sottofondo. Basso privo di code e di riverberi. E lei sale sulle scale verso il cielo. AKG K712 Pro : Shallow è meno emozionante, più monitor con le AKG. La chitarra è chiara, la voce di Bradley più sottile più di gola. Lady Gaga si stacca dal resto della musica. Ma è indietro rispetto a prima. E ancora il resto è tutto più sottile. HIFIMAN Arya: la scena è lo stadio, larghissima, ampia, aperta. La voce di Bradley finalmente quella che ricordavo nel film. La chitarra non così in evidenza ma delicatissima, insomma non sfigura con Lady Gaga che quando entra strappa i dovuti applausi. Anche qui, lei può cantare quanto più in alto vuole, Arya la segue anche più su. Le due voci insieme sono ben amalgamate. Tirando le fila e con la naturale soggettività di un confronto del genere posso dire che le HIFIMAN Deva offrono una prestazione equilibrata in ogni tipo di musica, con un suono che tende al pieno, privilegiando basso e medio, con le altre non troppo evidenti e sempre senza sibilanti. La performance è più accattivante di quella della K712 di AKG che hanno proprio una impostazione differente, con il medio indietro e l'alto crescente. E' il suono monitor mitteleuropeo, pensato per non appesantire l'udito in sessioni di lavoro/ascolto, lunghissime. Rispetto alle Arya - che ricordiamo, costano 5 volte tanto - sono sulle prime più spettacolari e più accattivanti. In una commutazione rapida potrebbero spesso piacere di più. Ma il suono delle Arya è più raffinato per orecchie educate, la trama di medio e alto é di una grana di una classe superiore e il basso è più esteso anche se sembra meno possente. Nel caso dell'organo, per esempio, non c'è confronto. Ma anche nella musica da camera e sulla voce femminile ben registrata. Ma non tutti saranno capaci di capirlo senza un ascolto prolungato. Cosa che promette benissimo per le Deva visto che per comprarle non si deve prosciugare il conto in banca. La cosa sorprendente invece è che nel confronto ho usato l'amplificatore per le due cuffie tradizionali e il Bluemini per le Deva. Ma era la Deva che suonava sempre più forte. Con un filo di corrente queste cuffie si permettono anche di fare la voce grossa. Interfacciamento : Le ho usate con l'amplificatore in modalità ad alta corrente. Neanche una piega (e i watt che è capace di erogare quello sono tanti). Con l'iPhone e con il tablet Android in Bluetooth. Con il computer desktop usando servizi di streaming. Con il Fiio X5 e il suo amplificatore incorporato. Risultano sempre un carico facile capace di suonare forte se si vuole. Credo che non saranno mai un problema per nessuno in nessuna circostanza. Conclusioni : PREGI sono belle e ben costruite capaci di un suono di classe come tutte le planari HIFIMAN sono flessibili, in grado di essere collegate sia con il cavo che wireless sono semplici da usare e non richiedono procedure complesse. Quando si vuole ascoltare musica sono li pronte ad accontentarti il suono è chiaro, potente, basta un filo di corrente per farle suonare forte. L'impostazione sonora dovrebbe soddisfare tutti quelli che hanno orecchie buone. Un pochino roche con una risposta che sembra pennellata sulla curva Harman non richiedono assolutamente nessuna equalizzazione : suonano bene al naturale e tolte dalla scatola non mi sembra che abbiano richiesto un rodaggio. Dopo tante ore di impiego suonano ancora uguale rapporto prezzo/prestazione semplicemente eccezionale. Anzi, miracoloso. Non costano poco in assoluto ma con questi soldi è già difficile trovare delle planari decenti, figuriamoci wireless e di questa qualità DIFETTI il dongle Bluemini è piccolo, compatto, leggero ma comunque un pò squilibra la tenuta sulla testa non sono comode come le Sundara e molto più scomode delle altre due cuffie con cui le ho confrontate (ma c'è di peggio, molto peggio, ve lo assicuro) il cavetto USB in dotazione è bello, molto morbido, forse potrebbe essere un metro più lungo per dare un pò più di libertà. Ma probabilmente sono cuffie che sono state concepite per un uso wireless prevalentemente l'adattatore jack da 6.3 mm non mi ha convinto, non è a vite, si infila ma sembra che non sia del tutto a posto. Solo una questione estetica che di sostanza. Ma ci sta anche questo. In estrema sintesi, credo che tutto sommato, partendo dalla flessibilità unita all'alta qualità del suono, la possibilità di funzionare con qualsiasi sorgente, a questo prezzo siano regalate e una eccezionale offerta. Speriamo che HIFIMAN non ci ripensi e ne aumenti il prezzo. Le Ananda suonano meglio ? E' possibile. Ma quelle non sono per tutti.
  2. Florestan

    Sonos Play:5

    Sintesi della prova : Punti di forza costruiti come gli Apple, sono oggetti realmente premium, non solo per il prezzo. Ci sono aggeggi cinesi su Amazon che promettono cose simili per 57 euro e 50. Li ho provati. E buttati ! tanta tecnologia in un involucro compatto. Sei altoparlanti, sei amplificatori, infrastruttura di rete, cross-over, dsp totale assenza di rimbombi, risonanze, distorsioni, senza necessità di impiego di pannelli assorbenti, punte, distanziali, solette. Metteteli dove vi pare suoneranno come vi piacerà immediatezza di messa in opera. La configurazione è guidata ed a prova di bomba. Durante la prova ho cambiato l'access point del wi-fi con un modello più potente. E' bastato farli ripartire perchè rientrassero in rete senza alcun intervento nel software l'app è a prova di bomba.Non ci sono incertezze, né ritardi. E' il minimo aspettarsi un funzionamento privo di grattacapi. Purtroppo la realtà è spessissimo ben distante dalle promesse. Anche in questo aspetto (oltre che nell'hardware e nella confezione, nei dettagli, mi ricordano Apple) se alzate il volume : suonano forte (5a di Beethoven in questo momento !). volendo (ma io non ho più nulla di "analogico" in casa) si può collegare un apparecchio hi-fi per la presina mini-jack ed usare lo speaker per riprodurne il suono di debolezza almeno allo stato attuale (non so nulla dell'imminente aggiornamento della piattaforma) la riproduzione è limitata nella risoluzione dei file eventualmente presenti nella rete locale _____________________ Già si vede dalla confezione, l'imballo ha una sicurezza, se non si rimuove quella, la scatola non si apre. E la qualità si conferma prendendo in mano l'oggetto e toccandolo. E' solido e concreto. Pesa più di quello che le dimensioni farebbero pensare. Non c'è accenno di risonanza e questo è importante. Ho esperienza di monitor professionali attivi (per chi non ha dimestichezza con il termine, parlo di diffusori amplificati internamente, che si usano normalmente nelle sale di registrazione per verificare il missaggio) con la "cassa" tanto ballerina che al tatto risuona. E che necessitano in genere, per evitare rimbombi e risonanze, di un bel setto spugnoso sotto al mobile per disaccoppiarlo dal piano dove lo si mette a suonare. Questo Sonos Play:5 invece al tatto è totalmente sordo. Ed è anche del tutto refrattario al posizionamento. Nel senso che può stare in campo aperto, con aria sui 5 lati, oppure a parete, scaffale, coricato o in piedi, il suono resta sempre pulito e limpido, senza code. Certo non ha un cono enorme a riprodurre il basso, ma probabilmente la scelta di mettere tre piccoli mid-woofer che suonano insieme deve essere stata influenzata da questa esigenza. Come quella di avere tre tweeter per le vie alte. E un totale di 6 amplificatori dedicati. Oltre al filtro, l'infrastruttura di rete, di comunicazione e di controllo. Insomma, piaccia o meno l'estetica, è un oggetto di fattura ragguardevole che tradisce la progettazione Made in Usa, e che mi fa pensare solo ad Apple, giusto come riferimento. Stesso discorso sul lato software, assolutamente fondamentale negli speaker di rete wireless. Perchè potremmo avere un poderoso monitor in grado di scuotere le pareti ma se non si connette o se è sempre sconnesso quando vorresti sentirlo suonare, allora non serve a niente che sia ben costruito o ben suonante. Invece qui abbiamo tutto insieme. Un oggetto eccellente come fattura, che suona bene e che funziona sempre nel modo in cui ti aspetteresti. eccolo in piedi. Sulle superfici - esclusa quella esterna - sono ricavati dei minuscoli piedini di appoggio che offrono una ulteriore via di disaccoppiamento con il piano di appoggio. Il diffusore può stare sia sdraiato sul lato lungo che, in piedi, su quello corto. In configurazione stereo con due speaker uguali sceglieremo certamente la formula in piedi. Possibilmente con i tweeter orientati all'interno e, se è possibile, posizionati alla stessa distanza dal punto di ascolto in un ideale triangolo. Il minimalismo dell'oggetto è massimo. Nella parte posteriore sono presenti tre connettori e un unico tasto. Al centro l'alimentazione, sotto, a sinistra, l'ingresso per il cavo di rete nel caso vogliate collegarli alla vostra ethernet cablata (motivi potrebbero essere la scarsa qualità del campo wi-fi o la presenza di interferenze), in mezzo l'ingresso linea per un mini-jack, a destra il tasto di connessione che l'App a volte vi chiederà di premere. lo spinotto di alimentazione è ben costruito, solido, a prova di ... strappo. Una volta inserito nella presa è quasi impossibile che esca senza che voi applichiate una adeguata e intenzionale forza per estrarlo. la griglia anteriore è a prova di urto. Sotto la protezione (che non è in tessuto ma in materiale sintetico anti-graffio, c'è una ulteriore gabbia di protezione per gli altoparlanti. L'unica concessione griffata è il marchio Sonos, ben posizionato e visibile. a scaffale o posizionato su un tavolo. Facile da ambientare ed anche da spostare. Sull'estetica, i gusti sono gusti. C'è chi preferisco "retro", chi il moderno. Questi rispecchiano uno stile un pò scandinavo, con superfici lisce del tutto prive di spigoli. Andamento morbido e rilassante. Sono disponibili bianchi o neri. Coordinati con eventuali altri dispositivi che potreste decidere di aggiungere alla vostra rete per popolare di musica la vostra casa. Bene. Bell'oggetto. Ma come suona ? L'impostazione sonora è comune al Sonos One Gen. 2 che ho provato contemporaneamente. Ottimizzato o meno, il suono è limpido, cristallino, privo di risonanze e di rimbombi. Con una potenza che apparentemente sembra sproporzionata per oggetti di queste dimensioni. D'accordo i sei altoparlanti e i sei amplificatori ma qui c'è dell'altro che non può che essere generato con l'uso sapiente di DSP. Sia che si usi da solo, che in coppia stereo. Sia posizionato in mezzo ad una stanza o a ridosso di una parete, il campo sonoro è generoso, potente, privo di distorsioni e chiaro. Ecco, l'impostazione del suono si può definire chiara ma questo non significa carente, semmai non artatamente gonfiata. Naturalmente anche qui il basso non potrà essere quello dei miei diffusori principali (che hanno ognuno 2 woofer da 15 pollici e 2 woofer da 11 pollici in vetro, pilotati da un amplificatore ciascuno da 1200 W di picco) ma c'è ed è convincente. Psicoacustica ? Può essere. Nel catalogo Sonos c'è un subwoofer intrigante che si può sempre aggiungere in un secondo momento io però non ne ho mai sentito un effettivo bisogno e comunque bisognerebbe sentire dal vivo se l'aggiunta ha senso o se, al contrario, rischia di rovinare l'equilibrio del sistema Li ho provati anche in modalità "party" due Play:5 e uno One Gen. 2, e assicuro che possono sonorizzare bene una stanza anche di ampie dimensioni. Magari non a livelli da concerto heavy metal ma certamente non sarà questo il motivo per cui uno si andrà a comprare questi apparecchi. Insomma, suono premium, ulteriormente perfezionabile sia con l'Ottimizzazione permessa dall'App (che si fa in cinque minuti con una procedura guidata che prevede l'utilizzo del vostro iPhone come monitor/microfono) che con l'equalizzatore integrato nell'app. Parte software : Sonos Controller Ne ho parlato già diffusamente nel test dello One qui : Ho provato sia la versione per iPhone che quella per Android su tablet Samsung. E su PC la versione desktop. Ricavandone sempre una impressione di solidità operativa, affidabilità, certezza di risultato. Cose non di poco conto in un sistema che deve fornire semplicemente il risultato atteso senza tanti grattacapi. Chi si siede in poltrona o si sdraia sul divano vuole potersi rilassare ascoltando il proprio disco preferito o l'ultima novità in streaming senza dover regolare nulla. Accendere nulla. Verificare nessun cavo o fare altre operazioni complicate. Qui le cose vanno sempre come ci si attende. E passando da una stanza ad un'altra si può continuare ad ascoltare la propria musica. Se ad un certo momento interrompiamo, possiamo essere sicuri che anche a distanza di ore o di giorni, premendo play lo/gli speaker riprenderanno a suonare dal punto di interruzione. Devo ammettere che l'effetto stereo (i due Play:5 in piedi e configurati per suonare i due canali sinistro e destro) mi ha sorpreso, considerando la mia provenienza "tradizionale" e il fatto che non c'è alcuna interconnessione tra i due canali ma solo la gestione via software in wi-fi. Una schermata dall'App desktop in una configurazione di un certo momento durante il lungo test. Stavo ascoltando un album in stereo, mentre in un'altra stanza ne andava un'altro. Meraviglia delle meraviglie, tutti gli speaker vengono visti come renderer di rete anche da server più evoluti. Qui la mia installazione di JRiver Media Player versione 26 che sta mandando sulla coppia di Play:5 in stereo un brano presente sul mio NAS registrato in alta risoluzione. Operazione effettuata con due click e nessun ritardo di risposta. Fantastico ! Conclusioni : Mentre riepilogo le mie impressioni su questi speaker Mark Knopfler e la sia chitarra intonano le prime note di Brothers in Arms. Il volume è a 2/3. Ho incrementato un filo i bassi e ridotto di altrettanto gli alti. E' inserito il Loudness. Il risultato è credibilissimo e godibilissimo. Anzi, abbasserei un pochino il volume perchè è addirittura troppo in casa. Sto suonando il disco dallo streaming di Qobuz e il mio abbonamento. Ma potrebbe essere residente ovunque in rete. Oppure intercettato in una radio online (è attivo un servizio radio da Sonos, per esempio). Con il dito cerco tra i miei preferiti, l'ultimo disco di jazz vocale di Silje Nergaard e la sua voce compare nel tempo di premere, chiarissima, in avanti, con il piano indietro. Il suono resta di tipo "monitor" che può o meno incontrare i gusti dell'ascoltatore. Io ho sempre gradito questa impostazione e quindi sono soddisfatto. Altri dovrebbero ascoltarlo in uno showroom se è possibile. Almeno prima di fare l'investimento completo di due speaker e subwoofer e dotarsi in un colpo solo di un impianto che toglie dai piedi ogni forma tradizionale di amplificazione/conversione/cavetteria/discoteca. Giusto per la spesa complessiva da affrontare, non indifferente. Ma a livello di singolo speaker e per avere un suono pieno e corretto, concreto su ogni tipo di programma musicale e per ogni tipo di sorgente, sinceramente consiglierei ad occhi chiusi chi abbia esigenze di potenza e diffusione superiori al già generoso One. Io francamente non sono riuscito a trovare nemmeno un difetto. Sarà che avevo aspettative abbastanza basse (per esperienze precedenti) e questi apparecchi le hanno superate di diversi ordini di grandezza. Sarà che io sono poco sofisticato nelle mie esigenze che sono semplicemente quelle di poter ascoltare quello che voglio, nel momento in cui ne ho voglia, senza dover fare operazioni noiose e con la certezza di una risposta immediata al mio "comando". Mi hanno segnalato che mentre io provavo questi, Sonos ha aggiornato il catalogo e c'è stato un avvicendamento. Il Play:5 è diventato Play Five. Stessa estetica ma con la disponibilità anche del bianco/grigio. Hardware potenziato coerentemente con gli altri dispositivi della nuova generazione. Per giugno è annunciata anche una nuova versione dell'App con una piattaforma annunciata. A testimonianza della cura e dell'impegno di Sonos a mantenere up-to-date la sua linea di prodotti. Insomma, in estrema sintesi, esperienza pienamente positiva.
  3. Florestan

    AKG K712 Pro

    AKG K712 Pro Le AKG K712 Pro rappresentano ancora oggi il prodotto di fascia media appena inferiore alle due, inarrivabili (per prezzo) ammiraglie serie 8. Anche se si trovano a prezzi molto inferiori, scontando il fatto che la presentazione oramai risale ad almeno 6 anni fa, il prezzo di lancio era intorno ai 450-500 euro. Di fatto sono, almeno per estetica, la versione per utilizzi professionali delle K701/702, appena precedenti. Ma sono molto diverse per costruzione e stile dalle classiche AKG che popolano tutti gli studi televisi e radiofonici del mondo. AKG Reference Headphones : di fatto, a parte i colori, del tutto identico alle K701 anche nei dettagli, come il numero di matricola, le fettucce in plastica trasparente che fanno da elastico tra l'archetto e i padiglioni. Stesso discorso per le due guide di scorrimento tubolari. ma come K812 e K872 sono costruite in Slovacchia, non in Austria (mentre i modelli consumer sono fatti in Cina). Diversamente dai modelli da Studio (tipo le inossidabili K240) l'imbottitura per le orecchie è vellutata e non in similpelle. Alla lunga cede e si ammoscia con l'uso. Ma sono chiaramente sostituibili. alla fine se proprio vogliamo trovare un vero elemento PRO è il cavetto staccabile, lungo una esagerazione, di un arancione vivace che si collega al lato sinistro con un una spina a tre PIN (non XLR) che permette esclusivamente un attacco sbilanciato. dall'altro lato un bel connettore dorato 3.5/6.3mm a vite, ben fermo. se piace l'estetica, non sono poi male. All'apparenza sembra che si debbano rompere al primo impiego ma è una sensazione comune per tutte le AKG non destinate agli studi di registrazione. Alla prova dei fatti le mie hanno tanti anni e resistono bene (non parliamo della K340 che il mese prossimo festeggiano i 37 anni di attività). fin qui l'estetica. Adesso le caratteristiche di targa dichiarate dal produttore : tipo : aperto, sovra/circumaurale sensibilità : 105 dB SPL/V impedenza : 62 Ohm cavo : staccabile con connettore a tre pin, lungo 3 metri potenza massima : 200 mW peso : 235 grammi applicazioni : studio-mixing, ascolto hi-fi Nel complesso nulla di diverso dal solito per chi conosce AKG. L'impedenza appena più alta del solito non costituisce comunque un problema per nessun dispositivo e la sensibilità offerta compensa un pò la potenza massima non proprio esaltante. Un aspetto che nell'ascolto verrà messo in evidenza. MISURE : al mio "banco di misura" volante hanno mostrato una risposta in frequenza molto estesa fino in basso, un evidente rigonfiamento intorno ai 280 Hz e un'andamento molto tormentato e ondulato sui medi e sugli alti. In particolare un grosso avvallamento sui 1300 HZ e poi una serie di esaltazioni e di attenuazioni che fanno salire la sensibilità della criticissima gamma 2K-10K moldi decibel sopra alla linea mediana. L'ascolto e soprattutto il confronto incrociato con altre cuffie di diversa impostazione hanno confermato l'impressione di grande estensione verso il basso ma con una decisa mascheratura dell'estremo inferiore da parte di un medio-basso troppo gonfio: E una freddezza generale che caratterizza molto ogni registrazione di ogni genere, soprattutto sulle voci e sugli strumenti ad arco e a fiato che suonano nelle gamme tra i 1000 e i 5000 Hz. Mentre è meravigliosa l'ampiezza dell'immagine sonora offerta, per nulla concentrata dentro la testa ma molto proiettata all'esterno. Per cuffie di questa fascia di prezzo si vedono potenzialità interessanti ma l'ascolto "fuori dalla scatola" può risultare deludente. Anche a me che, per affetto, sono sempre stato un estimatore del marchio austriaco. Ma per fortuna che oggi abbiamo a disposizione strumenti che ci aiutano a migliorare ciò che di buono c'è di base, attenuando difetti ed asprezze, sempre presenti in ogni paio di cuffie (teniamo a mente che non esistono le cuffie perfette, nemmeno quelle da 20.000 euro sono altro che dei compromessi più o meno spostati verso l'alto). EQUALIZZAZIONE : Se è vero che con l'equalizzazione non si può cambiare totalmente il carattere di un trasduttore, è sempre possibile allinearlo almeno all'ideale. Qui ho operato come al solito, impostando un target che allinea la risposta con un andamento calante dai 1000 Hz in su, cercando di eliminare per quanto possibile i picchi. Con un numero relativamente ristretto di filtri parametrici (frequenza, ampiezza, guadagno) é stato possibile ottenere un buon risultato. In questo diagramma vedete in blu il target (curva Harman che flette da 1000 Hz in su e "vorrebbe" crescere da 100 Hz in giù), in verde più scuro la risposta originale, in verde più chiaro quella corretta. Le impostazioni inserite del DPS studio di JRiver 26 i filtri calcolati da REM con queste impostazioni, le note di ascolto. ASCOLTO : attivando e disattivando la correzione il differente modo di porgersi delle cuffie salta immediatamente all'occhio. Resta l'impostazione mitteleuropea ma il basso adesso non è più mascherato ed arriva fino in basso. E' evidente sia nel pedale della Passacaglia di Bach (Koopman, Teldec) che nel terzo movimento della 5a di Beethoven (Chailly, Decca) nei passaggi tra le varie sezioni degli archi. Ogni nota, ogni strumento, ogni voce è al suo posto. Togliendo i filtri aumenta il frastuono e il volume di suono ma si perde buona parte del dettaglio. La voce barocca è limpida e ben caratterizza, non in evidenza come in certe planari o nelle elettrostatiche ma credo che nessuno cercasse questo, almeno che nessuno tentasse di trapassarci i timpani. E qui la dolcezza é il tratto distintivo, tanto che si va ad alzare il volume fino a limiti poco raccomandabili (Anne Sofie Von Otter, Monteverdi, "Si dolce e l'tormento"). Tornando su generi più energetici, la Valchiria nella indimenticabile performance di Karajan con i Berliner è esemplare e si può assistere all'esplosione di tutto l'arco orchestrale con una performance quasi da diffusori e non da cuffie. Qui veramente questo trasduttore ha pochi rivali in questa fascia. Contrabbassi rugosi, potenti, in evidenza. Ed ecco che arriva Sigmund, ferito e braccato ... Stessa impressione di potenza, di estensione sia in frequenza che in ampiezza, per il classico dei Dire Straits, Brothers in Arms. La voce di Knopfler è leggermente roca ma non troppo. Ma è il fronte proprio ampio che soddisfa le orecchie. Togliendo i filtri sembra che le cuffie si dividano in due, e che la destra non sappia cosa sta facendo la sinistra. Buono il pianoforte anche se manca un pò della possanza che si vorrebbe ascoltare quando Giltburg va alla marcia nel 23/5 di Rachmaninov. In generale - con l'equalizzazione - diventano cuffie raffinate, con una grande estensione in frequenza e senza più caratterizzazioni. Ottime per ascolti prolungati senza alcun accenno di stanchezza. Non hanno quella magia che si può trovare in oggetti superiori e in questo non c'è da meravigliarsi. Senza equalizzazione il suono invece è, senza troppi mezzi termini, sgangherato, e l'orecchio educato dopo pochi minuti si renderà conto che la risposta non è del tutto adatta ad un ascolto hi-end. Non saprei dire se certe scelte siano state fatte per cause tecniche indotte dal driver impiegato o se invece sia ricercato per favorire determinati ambiti (il missaggio ? Non ho esperienza al riguardo). Se posso dire però, per un modello pro, la tenuta in potenza è un pò limitata. Non in termini assoluti ma con l'equalizzazione ovviamente sia l'amplificatore (e con il mio non ci sono problemi) che il driver è sollecitato in determinate frequenze e qui può capitare di sentire qualche accenno di clipping. A volumi elevati, certo, ma con questo tipo di curva il livello deve essere quasi pari "al vivo", altrimenti si perde tutto il bello. COMFORT : Leggerissime, non pesano sulla testa nemmeno per ore. I padiglioni però poggiano leggermente sulle mie orecchie e questo alla lunga mi infastidisce. Il peso è comunque ben distribuito, senza squilibri. Nessun problema nemmeno in termini di calore o sudore. CONCLUSIONI : Sinceramente il termine PRO mi pare non del tutto meritato, così come il prezzo di listino richiesto, invero eccessivo e non giustificato se non dall'estensione verso il basso dei trasduttori. Cosi come arrivano le cuffie non mi sembrano soddisfacenti per un ascolto hi-end e l'equalizzazione mi pare indispensabile. Una volta "domata" la risposta, il discorso cambia e diventano un oggetto raffinato per intenditori. Nella musica con un ampio fronte stereofonico ed alta dinamica, specie con passaggi su frequenze ad ampio spettro, sono cuffie spettacolari. A costo di tenere il volume su livelli al limite della salute delle vostre orecchie e della tenuta dei driver in determinati momenti. Al prezzo cui vengono offerte oggi, però, possono costituire un affare, magari anche solo per aggiungere una AKG alla vostra collezione. Io ce le ho ed ho intenzione di tenerle per quando ho voglia di un sapore diverso dalle mie solite planari
  4. Florestan

    AKG K340 : l'ibrida

    Considerazioni sintetiche Pro : all'epoca erano un mito. Sposavano ad un prezzo umano e senza necessità di un amplificatore speciale, le specifiche delle cuffie dinamiche a quelle delle elettrostatiche sono ancora un mito, molto apprezzate, si trovano usate (funzionanti a distanza di 36 anni) a prezzi simili a quelli dell'epoca e sono oggetto di modding più o meno efficaci che ne migliorino le prestazioni la gamma media e alta è portentosa. Le voci femminili sono sensazionali. Anche gli archi Contro : di contro sono pessime sui bassi e la gamma medio bassa è melmosa a dirla tutta il suono è squilibrato per avere un basso decente bisogna premersele letteralmente sulle orecchie la costruzione è di fattura pessima (e sono generoso : è un miracolo che funzionino ancora) ogni cuffia di oggi se le mangia sotto tutti gli aspetti tranne che nel fascino è una tortura portarle per più di mezz'ora (letteralmente) _________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ In primo piano le AKG K712 Pro, modello di fascia reference attuale, più o meno corrispondete alle K340 che nel 1984 erano il modello di punta di AKG prima dell'uscita delle mitiche K1000. Ricordo quando le acquistai nel 1984. Avevo ancora la grande impressione suscitatami dalle Stax ascoltate in negozio. Ma non potevo arrivare ad una elettrostatica pura, sia per il costo delle cuffie che per l'amplificatore necessario per elevarne la tensione di alimentazione. Il sogno di avere le Stax si è materializzato solo oltre 20 anni dopo. Ma le AKG K340 permettevano con una spesa accettabile (poco più del costo di un amplificatore in voga all'epoca come il NAD 2020) di avere almeno la gamma alta elettrostatica. L'idea era geniale. Accoppiare una membrana dinamica ad un emettitore elettrostatico capace di lavorare ad una tensione normale. Un crossover passivo in mezzo di taglio dolce. La struttura tipica di AKG che si mantiene ancora oggi sulle cuffie professionali da studio (quelle che vedete anche alla televisione in testa a Carlo Vanzini mentre commenta la Formula 1). Il venditore (di un negozio che non c'è più da anni) mi assicurò che ne aveva un paio anche Carlo Maria Giulini. Ne dubito. E poi io non sono mai stato un grande fan del Maestro italiano. Ma comunque comprai quelle cuffie. Che ho ancora in testa in questo momento. Sono cuffie abbastanza difficili da usare. Scomode come nessun'altra, dure di impedenza, basse di sensibilità. Irte di compromessi. Con una risposta sul basso che dipende molto da come le tenete in testa. Ma ancora oggi con una gamma alta che se ascoltate Diana Krall cantare vi sembra di ... poterla toccare Elecrostat-Dynamic Systems : made in Austria il cavo è fisso, spiralato, like a pro. l'intera struttura è in plastica. Abbastanza cedevole. Sinceramente a guardarle non si direbbe che siano operative da trentasei anni senza un inconveniente ... il jack è da 6.3 mm, all'epoca era impensabile che delle cuffie serie avessero il mini-jack. In alluminio. Niente doratura. Leggermente ossidate come l'unica parte del copripadiglione in metallo. l'unica concessione alla comodità : la bombatura in plastica morbida sotto l'archetto. ho lasciato la polvere apposta. Devono sembrare vissute : lo sono ! Ricordo sempre che le ho prestate per mesi alla moglie di un mio amico mentre era incinta della prima figlia. Oggi violinista all'epoca AKG costruiva tutto in casa. Adesso costruisce le cuffie da 1500 euro in Slovacchia e quelle da 150 euro in Cina. I guasti di essere passata al gruppo Harman che le ha assicurato la sopravvivenza ma l'ha anche un pò avvilita. Cercate un modello serio nel loro catalogo e farete un pò fatica a trovarlo. Delle tre case storiche centro-europee, AKG è certamente quella che è sopravvissuta peggio alla sua fama. sul mio pre-DAC Audio-GD R28 : è necessario passare in modalità H alta corrente, oppure dovete portare il volume a fondo scala per sentire qualche cosa ! Difetto tipico di tutte queste cuffie. Sono chiuse e quindi è necessario che non ci siano aperture nei padiglioni mentre le calzate. Però le mie orecchie non ci stanno dentro e quindi non c'è modo di avere una chiusura decente sulle orecchie che comunque sono sottoposte a pressione. Qui le ho fotografate mentre le stavo misurando. E a proposito di misura, a testimonianza di quanto sto dicendo, a seconda che siano calzate in un modo o premendo il padiglione sulle orecchie, la risposta cambia diametralmente. posizione normale risposta con il padiglione appoggiato sulle orecchie oppure premuto sulle stesse due cuffie differenti le mie orecchie dentro a quel circolino non ci entrano. Tenerle per più di mezz'ora addosso è una tortura. Ma come facevo ? le due risposte : con i padiglioni pressati sulle orecchie e con i padiglioni rilassati. A parte l'eclatante differenza sui bassi e sui medio-bassi ... ma persino su una parte dei medi, la parte alta è molto tormentata, più o meno all'altezza dell'incrocio tra i due driver ci sono due gobbe. L'incontrario della neutralità d'ascolto. A lungo usarle è affaticante, il suono è confuso, caratterizzato da questi picchi. A parte che è una vera tortura portarle. Insomma, mi domando come facessi all'epoca, forse sono responsabili della mia scarsa passione per le cuffie. Per fortuna che oggi la tecnologia ci ha offerto salti avanti di qualità impensabili. Altrimenti ... Specifiche : AKG tipo : sovraurali, chiuse, ibrido : elettrostatico sugli alti, dinamico sui medio-bassi, crossover a 6db intorno ai 4000 Hz, senza necessità di adattatore di tensione peso : 385 grammi impedenza : 400 Ohm cavo : spiralato con pin-jack da 6.3 mm prezzo all'epoca della commercializzazione (anni '80 del XX secolo) : 250.000 lire
  5. Quando mi hanno detto, scegli tu dal catalogo dei prodotti Sonos (link allo store - ricordo che questo sito non è sponsorizzato) cosa vuoi provare, mi sono sentito come da bambino quando mi fermavo davanti alla vetrina del mio negozio di giocattoli preferito e chiamavo la mamma perchè me ne comprasse una, sapendo che le avrei volute tutte. Ho voluto cominciare con il piccolo One Gen. 2 che si presenta come un cilindro molto stilish che può tranquillamente essere ambientato in un arredamento moderno e che vedete qui sopra in un angolo del mio attuale "garage", giustappunto tra un paio delle mie rosse preferite. Partiamo dalla confezione prima di capire cos'è e di parlare più a fondo di cosa possa offrire dal punto di vista musicale. Perchè avrete capito che non è una lampada da tavolo e nemmeno una radiosveglia Scatola di cartone con inserti cartonati secondo il trend ecologista di oggi. Anche l'involucro di protezione del diffusore è in tessuto e viene tenuto chiuso da un adesivo nero griffato Sonos. eccolo qua "scartato". Dietro, l'unica connessione, una presa ethernet standard e il pulsante di "connessione" al mondo wireless. l'unica cosa da "montare", sul fondo, la presa di corrente. L'alimentatore è interno e questo è un doppio vantaggio. Non ci sono aggeggi ingombranti in giro - che già per casa ce ne sono anche troppi - così il sistema è proprio minimal (il diffusore con il suo cavo e stop), e poi il trasformatore e i circuiti di alimentazione sulla base, contribuiscono al peso (consistente) dell'oggetto e abbassano il baricentro per eliminare quasi totalmente i rischi di "ribaltamento" accidentale (e di conseguente possibile rotolamento) in caso di urto. lo spinotto va dentro a pressione, con tolleranza zero. E devo dire che rimuoverlo poi è un pò impegnativo tanto è solida la presa. Insomma non capiterà mai che la spina si stacchi e voi non sappiate perchè lo speaker non suona più ! il cavetto non disturba e sparisce del tutto, specie se mettete lo speaker a scaffale. il "welcome kit" è sostanzialmente inutile. Le istruzioni dicono l'unica cosa importante, che va alimentato con la corrente e che si deve scaricare l'App Sonos Controller per configurarlo via smartphone. in termini di dimensioni non può spaventare nessuno gli altri apparecchi Sonos sono certo più impegnativi : lo One posato su un Play:5, e qui sotto gli imballi relativi e controllarlo dopo averlo configurato è semplice, sicuro, sempre intuitivo anche nelle impostazioni più sofisticate. *** Allora, avrete capito che questo è uno speaker wireless intelligente. Sulla scatola è pure stampligliato un microfono e già vi verrà in mente a che pro. Insomma, è un piccolo cilindro musicale, bello come un carillon moderno ma certamente molto ma molto più flessibile. Quando vi arriva (potete ordinarlo online senza andarlo a cercare in negozio) la prima cosa da fare dopo averlo disimballato e collegato alla corrente, è installare l'App Sonos Controller sul proprio smartphone. Sinceramente non ho provato la connessione ethernet che credo sarà utile se la vostra rete wi-fi è ballerina, ci sono interferenze o se preferite usare la bella cablatura della vostra casa nuova per giustificarne la spesa. L'App esiste ovviamente sia per ambiente iOs che Android. E c'è anche la versione desktop per Windows e OS. Io ho fatto la configurazione iniziale con il mio iPhone 8 e devo dire che è stata semplicissima anche per uno refrattario del tutto a queste cose come è il sottoscritto (non riuscivo, ai bei tempi, nemmeno a programmare una cosa stupida come un registratore VHS per registrare i programmi di notte). A parte l'iniziale break dovuto al fatto che l'applicazione dava per scontato - usando un Apple - che io avessi una Airbase come sistema wi-fi mentre la mia rete è del tutto tradizionale, il sistema è riuscito a trovare lo speaker, a chiedermi le informazioni per connetterlo in rete (la mia è protetta da password per evitare intrusioni indesiderate) e lo ha messo in linea creandosi una sua rete temporanea al volo da se. Durante l'impostazione vi viene persino chiesto di usare lo smartphone per misurare la risposta audio del dispositivo nella posizione della stanza in cui l'avete installato. Se guardate il video esplicativo vi viene un pò da ridere (bisogna letteralmente girare attorno allo speaker agitando la mano che regge lo smartphone su e giù per valutare il campo generato da un segnale di base che non è esattamente rumore rosa come è abituato a chi lavora in campo audio). Ma funziona. E tutte le operazioni durano pochi minuti senza richiedere né fatica né competenze particolari. Non ho idea di quali correzioni apporti ma i dsp oggi fanno miracoli, sia in campo hardware che audio, quindi mi fido. E qui l'hardware è di primordine. Infatti, non a caso, parlandone ad altri, l'unico riferimento che mi viene in mente è Apple. Sia per la costruzione di livello superlativo, che per i materiali utilizzati. Ma anche per la confezione, l'imballo, tutti i dettagli. Soprattutto per il software. Si, il software perchè oltre ad essere (quasi) idiot-proof (la prova sono io !) è stabilissimo, affidabile, sofisticato e sempre pronto all'uso. Perchè non c'è nulla di più noioso di quando avete bisogno di ascoltare - subito ! - il vostro disco preferito e il sistema non risponde ... E non può essere altrimenti perchè lo speaker di suo ha solo un bottone posteriore per iniziare la ricerca della rete (si usa una volta sola o quando l'App lo richiede) e un paio di tasti superiori. Uno è il Play/Stop, in mezzo, gli altri due sono il volume, Up e Down. Sinceramente però io li avrò usati solo una volta per vedere la risposta e per sentire il bloimp! di conferma del comando. perchè si più presto via App, che è rapidissima da usare in touch ma anche nella versione desktop, via mouse Riporto di seguito qualche screenshot del mio iPhone in un momento in cui ascoltavo Miles Davis con i tre diffusori Sonos in prova configurati in modalità "party", con i due grandi in stereo frontale e il piccolo One dietro, come se fosse un surround. Il tutto configurato con un click e perfettamente sincronizzato tra le stanze. Lo One simulava la Biblioteca, il gruppo degli altri due, la Camera da Letto (uno dei due è stato per qualche giorno la Cucina). due schermate delle opzioni di configurazione del sistema e delle impostazioni generali e di dettaglio i miei album "preferiti" nella mia biblioteca su Qobuz, e i servizi che ho abilitato (una libreria di file del mio pc, Amazon Music e Qobuz, per l'appunto in cui sono abbonato allo streaming unlimited). configurare un servizio aggiuntivo è un gioco da ragazzi, basta ricordarsi account e password e si entra nel servizio e si può ricercare la musica, ritrovando i propri album favoriti e le proprie playlist. Che sono ovviamente condivise su ciascun dispositivo in cui gira l'app, sia esso il tablet, il pc, il Mac o l'iPhone. Gli speaker si "risvegliano" al volo (o meglio, si dovrebbe dire che non dormono mai) passando da una stanza ad un altra. Il wi-fi pesca anche a distanza abbondante (ho provato a portare lo One in taverna, due piani sotto la basetta del wi-fi che è potente ma spesso altri dispositivi fanno fatica oltre i 10 metri di distanza). Spostare uno di questi apparecchi da una stanza costa solo la fatica di collegare la presa di corrente. E dopo un attimo lo speaker suona. Anche ripartendo dal punto in cui avevamo interrotto il brano quando ci siamo spostati. due schermate dell'App Sonos Controller in versione desktop. Potendo sfruttare la maggiore superficie e le varie sotto-finestre per poter selezionare sorgenti, playlist, album, singolo brano, con tutto a portata l'occhio è certamente molto ma molto più comodo del concentrato di comandi dello smartphone. Ma in fondo è solo una questione di abitudine e di attitudini. Io sono un uomo da desktop, sempre. Tutti gli speaker connessi vengono anche visti come renderer audio da eventuali media-server in vostro possesso. Io ad esempio li ho visti subito con JRiver e li ho fatti suonare anche da li usando direttamente la mia biblioteca musicale residente su una NAS senza che l'App Sonos e gli speaker stessi sapessero cosa stava succedendo (loro pensavano ingenuamente di essere connessi con una radio). Sottolineo che al di là della facilità di utilizzo, di impostazione, della naturalezza dei passaggi che annullano totalmente la necessità di leggere manuali o cercare dritte e scorciatoie su forum ed help-line, c'è l'assoluta stabilità del sistema che non perde mai un colpo e in nessuna circostanza si ferma o si blocca. Non saprei cosa chiedere di più al riguardo. In un mese di utilizzo quotidiano lavorando in "smart-working" non ho avuto un singolo crash nè un momento di break di musica se non per momentanei blocchi della fonte, Qobuz ma non a causa di hardware o di software Sonos. Solo un accenno al simbolino del microfono che campeggia sullo speaker e sulla confezione. Questo è un apparecchio intelligente che può essere pilotato anche a voce, abilitando la procedura con l'app relativa e potendo poi comandare da qui Alexa piuttosto che altri sistemi che interpretano i comandi vocali tipo Google. Io li non ci sono ancora arrivato. Nemmeno in automobile. Ma in futuro certamente mi sentirò meno idiota a parlare con un "macinino" e lo troverò naturale, magari deciderò anche che fare la spesa all'Esselunga evitando la cassiera e facendomi il conto da solo con il lettore di codici a barre sia "in". Per ora ancora no ... Bene, ma il suono ? Ecco, mi aspettavo la domanda. E' ottimo. Questo è un sito dove si parla di musica colta ben riprodotta. Quindi la musica e il suono sopra a tutto. Allora, spendo solo due parole su questo fronte, perchè non essendo provvisto di un ingresso analogico a filo, non ho trovato un modo creativo di misurarne la risposta in frequenza. Però conosco bene l'efficacia e l'efficienza degli amplificatori in classe D odierni e la capacità dei DSP di manipolare la risposta di driver anche di ridotta dimensione. Non ho trovato specifiche dettagliate ma questo "cosino" si permette di avere due vie con due driver separati (mid-wooferino e tweeter) e due amplificatori separati con crossover dedicato, oltre alla circuteria di pilotaggio. Ed ha un controllo della risposta in campo vicino e del loudness di primordine. Al di là delle sofisticherie dell'Airplay e del controllo vocale, della rete e di tutto quando fa spettacolo : il campo sono è eccezionalmente elevato per un apparecchio alto 15 cm e largo 11. sonorizza riccamente qualsiasi stanza, magari non a livello party (per quello ci sono altri speaker nella gamma Sonos) ma abbastanza da sentirci anche il rock a volumi che a 3/4 di volume danno fastidio alle orecchie non è stereo ma lo scopo di questo apparecchio in installazione singola non è certo quello il suono è chiaro, cristallino, forte, dettagliato (in questo momento sto ascoltando Free Hand dei Gentle Giant ad un volume persino fastidioso) certo non può esserci il basso profondo di una cassa reflex con un woofer da 12'' (c'è solo l'illusione del basso, sarà tagliato a 100 Hz al massimo) ma può bastare il rapporto con le dimensioni e il prezzo è certamente premiante, pur parlando di un sistema di fascia premium che non costa pochissimo ma secondo me costa il giusto Se a questo aggiungiamo un servizio di primordine di post-vendita (l'App si aggiorna con maggiore frequenza del mio iPhone ed aggiunge nuove funzionalità oltre a correggere bugs o problemi di cui nemmeno ti eri accorto), la garanzia e l'assistenza che può offrire un player nazionale conosciuto come Nital, il prezzo al netto di campagne promozionali (credo sia di listino 229 euro), appare persino conveniente, tanto da consigliarne l'acquisto come dispositivo di riproduzione musicale di qualità "quasi" audiophile quando l'ascolto non sia esageratamente critico. Idealmente per stanze secondarie, come la cucina o il locale hobby. Anche perché, come dicevo all'inizio, nella gamma ci sono altri apparecchi e la possibilità di estendere la risposta in basso con un notevole subwoofer. la garanzia offerta da Nital Spa Insomma, non mi aspettavo una tale qualità sia sul piano costruttivo già a partire dalla confezione e dei dettagli, sia su quello software, che spesso in altre realizzazioni concorrenti e solo una promessa più che un effettivo risultato. *** Due parole infine su Sonos. E' una società americana fondata nel 2002 a Santa Barbara e vanta una lunga collaborazione nel campo dei sistemi di sonorizzazione ambientale con connessioni cablate e wireless di tipo WLAN anche con giganti come Ikea. Al momento ha in catalogo speakers, subwoofer, amplificatori, soundbar, sistemi portatili a batteria. Le soluzioni intelligenti di Sonos sono state premiate al CES di Las Vegas e l'hanno fatta affermare sul mercato tanto che nel 2017 ha sfiorato il miliardo di dollari fatturato. Insomma l'alta tecnologia nello stile occidentale per l'audio del 21° secolo. Giustamente scelta da Nital Spa che ne cura la distrubuzione in Italia per l'alto livello tecnologico offerto nelle sue soluzioni.
  6. Florestan

    HIFIMAN HE400i V2

    HIFIMAN HE400i V2 Sono a lungo stato attratto da queste cuffie, sin dalla prima edizione del 2014 se non ricordo male. L'arrivo delle Sundara che idealmente le sostituiscono ha fatto calare i prezzi ad un livello tale che non potuto cedere alla tentazione. Infatti io ne ho approfittato ed ho comprato direttamente dallo store HIFIMAN un modello aggiornato (la i sta per improved) e nella versione 2. Gli aggiornamenti rispetto alla prima versione sono tanti e tali che rendono del tutto insensato l'acquisto della precedente. Innanzitutto è stata migliorata del tutto la meccanica, con il nuovo archetto molto più robusto e ci sono i nuovi pad. Sono anche stati cambiati i connettori del cavo di collegamento che non hanno più la vite ma dei normali spinotti. Ho atteso di rodarle per oltre sei mesi, ascoltandole in parallelo alle mie HIFIMAN Arya - le mie cuffie di riferimento attuali - e per un breve periodo di tempo, alle HIFIMAN Sundare (due modelli di cui ho parlato già). Confermo l'impressione di fondo, tolte le elettrostatiche (sono un estimatore delle cuffie Stax da quando ... ascolto musica ... una quarantina di anni, insomma) non c'è storia tra le cuffie magnetoplanari e la gran parte di quelle tradizionali. Almeno per quanto riguarda la musica classica o in generale quella acustica. il nuovo archetto, molto più robusto, è simile a quello delle Sundara il cavo stock è di ottima qualità, probabilmente le cuffie si gioverebbero di un cavo bilanciato, ma vista la proporzione di spesa non ho ancora pensato di fare l'upgrade il connettore di collegamento sulla presa sbilanciata del mio Audio-GD R28 anche i padiglioni sono stati migliorati e pure le protezioni metalliche esterne, molto robuste. Dovrebbe essere passato definitivamente il tempo in cui molti utenti lamentavano rotture meccaniche delle prime HE500 ed HE560 delle prime serie. ASCOLTO Cominciamo come di consueto dalla misura della risposta in frequenza (un canale solo) misurata tramite i microfoni Minidsp Ears e il programma REW risposta in frequenza distorsione noterete una notevole risposta lato basse frequenze, il classico avvallamento intorno ai 1800 Hz e l'aumento di sensibilità alle alte frequenze. Alla prova di ascolto ho avuto conferma di questa misura, ottenendo un suono piuttosto pieno sulle basse, appena indietro sulle voci, con altissime frequenze in evidenza (almeno quando nel programma musicale c'é musica così in alto). Nel complesso non ho avuto un reale bisogno di equalizzarle (sebbene abbia preparato una classica compensazione della risposta secondo lo standard Harman), salvo alle volte rialzare i 1500 Hz ed attenuare un pò le altissime. A differenza delle Sundara che ho trovato sin da subito piuttosto secche, magre ed aspre, queste cuffie sono molto gradevoli all'ascolto e prediligono la musica sinfonica, il pianoforte e il jazz acustico. Non sono il massimo per la voce femminile e per la musica cameristica, ma la tonalità scura e tendenzialmente grassa della risposta me le fanno ampiamente preferire alle più recenti Sundara, migliori sul piano della costruzione, più stancanti (senza equalizzazione) su quello dell'ascolto. Come sospettavo, con le Arya non c'è confronto, e naturalmente non c'è nemmeno con le mie Stax SR404S, almeno sulle voci e sugli archi nella cameristica. Ai prezzi attuali le ritengo comunque un affarone, dato che è ancora possibile trovare almeno oltreoceano degli esempali nuovi di magazzino a prezzi eccezionali (al lancio erano sui 400 euro e anche di più, in linea con il prezzo attuale delle Sundara). CONCLUSIONI PRO suono abbastanza ben bilanciato, importante, sostenuto da un basso ben esteso e potente, non troppo aggressive sulle alte, voci indietro costruzione migliorata rispetto alle prime versioni prezzo/qualità imbattibile l'estetica è degna di cuffie di fascia superiore e più importante CONTRO il padiglione è piccolo, quello delle Sundara è più comodo. Io non ho orecchie grandi ma dopo un pò mi danno fastidio perchè mi sento "costretto" ed afflito e corro a rimettermi le mie Arya la sensiblità è bassa e sebbene l'impedenza sia da considerare facile da pilotare, richiedono una amplificazione capace e importate (non risparmiate MAI sull'amplificatore per le cuffie e prendete sempre uno che possa pilotare anche cuffie ben più complicate delle vostre) non sono cuffie da effetto wow e come - imho - tutte le magnetostatiche, non sono adatte ai generi elettronici e più moderni che si gioveranno sempre di monitor dinamici molto sensibili
  7. Florestan

    HIFIMAN Arya

    le mie HIFIMAN Arya sulla loro base in legno, cavo custom terminato XLR Neutrik Susvara, Ananda, Sundara, Arya. Non indago sull'etimologia sanscrito di questi termini che per me sono solo bellissimi nomi di altrettante bellissime donne. In fondo, mi andava benissimo anche la tradizionale denominazione numerica, HE400, HE500, HE5, HE1000. Senza esotismi alla Trono di Spade. Ma Arya a me ricorda l'aria, in italiano, l'elemento in cui viviamo, che respiriamo. E trasparente come l'aria é il suono che producono queste cuffie. Nel catalogo delle cuffie magnetoplanari HIFIMAN, questo modello si piazza oltre le Sundara e le Ananda, e al di sotto delle HE1000 e delle Susvara. Probabilmente per fascia di prezzo, vanno a sostituire le Edition X. Ed è questo che mi ha incuriosito alla loro presentazione lo scorso autunno. Per la forma dei padiglioni che riproducono la sagoma delle orecchie ricordano i modelli di mezzo - da Ananda ad HE1000 - mentre i modelli agli estremi hanno il normale padiglione circolare. la forma ovoidale del padiglione delle Arya é asimmetrica e segue il profilo delle orecchie umane, senza mai toccarle che segue in modo asimmetrico la sagoma delle orecchie anche all'interno. In effetti, ero alla ricerca di un trasduttore che potesse affiancare e poi sostituire le mie venerande Stax Lambda SR404 Sn che cominciano a mostrare i loro anni. Anche quelle - pur con la loro forma rettangolare - assecondano la forma delle orecchie senza mai toccarle. E sono gli oggetti più comodi da indossare a lungo che io abbia potuto provare. Non che le cuffie con il padiglione tradizionale non possano esserlo. Potrei tenere in testa le AKG 712 per tutto il giorno senza provare alcun fastidio. Ma il suono ... non sarebbe di questo livello. Mentre scrivo sto ascoltando la nuovissima registrazione della 7 sinfonia di Shostakovich con Andris Nelsons alla testa della sua Boston Symphony e il suono mi avvolge. dalla letteratura HIFIMAN, l'uso di circuiti asimmetrici e di diaframmi ancora più sottili contribuisce ad una riproduzione più lineare e naturale. Non ne ho le prove scientifiche ma le mie orecchie mi danno la stessa testimonianza. Ma torniamo all'oggetto : Confezione la classica scatola nera con l'indicazione del contenuto, uno scatto ravvicinato che rivela il nome del modello, la scritta bianca su fondo nero a destra foam di protezione, tessuto "setoso", manuali. ho acquistato il mio modello online da Playstereo senza nemmeno prima ascoltarle, lo scorso Natale 2018 eccole qui, appena uscite dalla scatola, poggiate sulla "seta" che le avvolge nella scatola. Il cavo però è già il mio specifico, costruito apposta per loro in Inghilterra. Costruzione Salta subito all'occhio che l'archetto è analogo a quello degli altri modelli HIFIMAN di ultima generazione, in metallo, ben articolato e regolabile mediante guide e buchetti a scatto. La banda superiore è in finta pelle, morbida al tatto. Come lo sono i bordi dei padiglioni, morbidissimi. anche le Arya usano gli ultimi spinotti HIFIMAN da 3.5mm, doppi, uno per canale, consentendo il collegamento in modo molto semplice ma estremamente stabile l'esterno del padiglione è in metallo, molto robusto a protezione del driver, di nuova generazione, sottilissimo. Secondo HIFIMAN questo driver deriva da quello usato nelle HE1000. E c'è da crederlo mentre i rullanti della Boston accompagnano gli archi del primo movimento della "Leningrado" nella inesorabile marcia di avvicinamento delle truppe tedesche alla città dello Zar. l'inconfondibile sagoma frontale di questa classe di cuffie HIFIMAN. ripresa artistica, luce naturale : mi piace particolarmente che in questo modello HIFIMAN abbia mantenuto i colori in nero integrale, a differenza delle "cromature" di certi modelli superiori. Arya non ha poi così bisogno di impressionare nell'aspetto. Complessivamente la cura costruttiva sembra di livello elevato. I materiali di grande qualità. Siamo anni luce oltre le mie Stax in tutta plastica. E anche ben al di sopra delle HIFIMAN Sundara che comunque possono vantare dalla loro, un prezzo decisamente più abbordabile. Ma andiamo al dunque, perchè le cuffie possono essere bellissime ed essere ben costruite (e queste, secondo me, sono al di sopra di ogni sospetto) ma se poi non suonano come ci aspetteremmo ... ? Suono risposta in frequenza calibrata, misurata con i miei microfoni miniDSP Ears. Di sopra il solo canale destro, sotto i due canali sovrapposti. Le differenze, limitate alle medie e alte frequenze, sono dovute alla differente posizione del padiglione sul supporto. Gli EARS hanno superficie dura, ben diversa dai lati delle nostre teste. Le Arya affondano nella nostra pelle e quindi sono certo che non sia effettivamente misurabile la reale risposta. Ma allo stesso tempo sfido chiunque sia in grado di apprezzare differenze - anche ampie - nella risposta, non nell'ampiezza, tra i due canali a 8 o a 11.000 Hz. Resta comunque la regolarità della risposta complessiva dal basso fino al medio, con il solito avvallamento - non pronunciato come su altri modelli - intorno ai 1800 Hz, che poi riprende senza alcun picco fino a 4000 Hz. Ben più tormentato invece l'andamento alle altissime frequenze, quelle in cui di musica generalmente non ce n'è più e dove le nostre orecchie perdono inesorabilmente di sensibilità. Al confronto le mie Stax hanno un largo picco ben pronunciato proprio dove le Arya hanno l'avvallamento sui medi e il basso è ben meno esteso ma un pò più gonfio prima di calare. E all'atto pratico ? Adesso c'è lo Stradivari di Janine Jansen e il secondo movimento del secondo concerto di Prokofiev che suona. Il violino è in evidenza, ma mai aspro, salvo sulle altissime come deve essere, un pò vetroso. I bassi entrano con chiarezza, senza colorazioni. Veloci e leggeri. La naturalissima voce di Simone Kermes - "Se pietà" di Handel - è resa in modo naturale ma con tutte le sue sfumature e colore. Anche più chiara e pulita, ne "Ombra mai fu" di Bononcini, dove è accompagnata solo dal cello e dal liuto. E dove purtroppo si sentono in modo altrettanto chiaro tutte le sue E che diventano I ... Bellissima anche l'Orchestra Nazionale Russa con Pletnev che dirige l'integrale sinfonica di Chaikovsky. Non aggiunge verve al gelido uomo di Arcangelsk che si rifa però alla grande nella Cenerentola di Prokofiev. Qui le dinamiche sconvolgenti (pur in una normale registrazione 44/16) vengono risolte benissimo. Mi mancano i miei quattro 15 pollici in vetro nella stessa registrazione ma nessuna cuffia potrebbe sostituirli per dinamica e precisione, ad essere sinceri. mi spingo anche su brani moderni. La voce dell'ultimo Paul Simon (René e Georgette Magritte ha grandissimo garbo con le Arya) e quella di Sting che conosco benissimo (The Last Ship). Il jazz di "I may be wrong" - Till Bronner - voce chiarissima su un tappeto di percussioni. Mi accorgo che l'assenza di distorsioni mi ha fatto alzare troppo il volume e corro ad abbassarlo ... La performance qui è da diffusori elettrostatici ... con subwoofer. Queste cuffie peraltro consentono anche equalizzazioni con generose iniezioni di bassi ! Non che ne abbiano deciso bisogno però i gusti sono gusti. Tutto il test è stato condotto con il mio Audio-GD R28, all-in-one DAC+PRE+AMPLI di qualità al di sopra di ogni sospetto. Sinceramente io non sento il bisogno di cercare abbinamenti particolari ampli+cuffie con questo apparecchio dalla resa assolutamente neutrale e dalla grandissima capacità di pilotaggio. Le uso oramai da più di due mesi e le conosco molto bene, quindi un ultimo passaggio all'Handel di Natalie Dessay e al finale della 9a di Beethoven per Gunther Wand nell'edizione SACD Esoteric su base RCA per andare finalmente al giudizio complessivo : PRO ottima costruzione con l'uso di buoni materiali. In particolare la protezione dei padiglioni in metallo che evita il contatto con oggetti (fossero anche solo le mani) con i delicatissimi drivers. In ogni caso meglio avere cautela nel poggiarle suono di qualità elettrostatica su tutta la gamma. Il dettaglio è elevatissimo a tutte le frequenze in tutti i generi musicali, c'è ben poco da chiedere di più anche se mi viene la curiosità di sapere come possano suonare le Susvara, le Shangrilà o anche solo le Jade II dello stesso marchio per quanto possibile con le cuffie, l'immagine è aperta e non concentrata sul cranio. Passando rapidamente ad un altro dispositivo tradizionale (in questi giorni sto provando le Pioneer DJ HDJ-X10 che certo non sono pensate per queste "sottigliezze") la differenza è eclatante fatica di ascolto molto ridotta anche per lunghi periodi purchè non si ecceda con il volume ergonomia di livello assoluto, in particolare i padiglioni asimmetrici che seguono del tutto la forma delle orecchie. Non sono leggerissime ma il peso in testa quasi non si sente. Le mie Stax restano ancora più comode ma queste si avvicinano, pur con una robustezza di costruzione che le Stax semplicemente non avvicinano nemmeno CONTRO per 1600 euro, aggiungere un cavo bilanciato di qualità non avrebbe spostato l'equilibrio della confezione. Certo meno di un cash-back o di uno sconto flash, operazioni cui HIFIMAN oramai ci ha abituati. Io credo che i due cavi in opzione dentro alla confezione di tutte le cuffie da oltre 500 euro non dovrebbe essere ... una opzione. La differenza di suono e di dinamica è di tutta evidenza e chiunque dovrebbe avere un amplificatore in grado di sfruttare al meglio cuffie di questo genere. la bassa distorsione, i medi intorno ai 1800 Hz un pò indietro ma soprattutto la bassa sensibilità, portano a dover alzare il volume a livelli sostenuti, cosa che richiede un ottimo amplificatore a disposizione. Una ovvietà, quest'ultima per chi acquista cuffie di questo prezzo e di questa levatura ma da tenere in considerazione per la salvaguardia delle proprie orecchie. E' soprattutto per questo che tendo ad usare una equalizzazione digitale che allinea i medi ad una figura che mette in evidenza il basso profondo e smussa qualche asperità negli alti. In questo modo la risposta diventa assolutamente infinita e definitivamente ariosa. il cavetto in dotazione, ottimo, per carità, ma come seconda scelta. A mio parere nella stessa confezione dovrebbe essere offerto anche un secondo cavo bilanciato con un connettore all'altezza del sistema. Conclusione In estrema sintesi sono il mio nuovo riferimento e le cuffie che mi piace di più ascoltare tra quelle che ho in casa. Ne ho di più accattivanti per determinati brani, in fondo le Arya non sono fatte per stupire con effetti speciali ma per dare una risposta di qualità. Non sono in assoluto neutrali nel senso di strumento da laboratorio e di questo certo ci si giova nell'ascolta. Facendo un parallelo con altre HIFIMAN che conosco, trovo le HE400i più "divertenti", perchè meno neutre, le Sundara invece troppo fredde e dal suono secco, sinceramente le meno interessanti del trio. Il suono ha una impostazione morbida, più caldo nelle Arya, più esteso in generale ai due estremi. Naturalmente il repertorio di elezione deve essere quello acustico e con registrazioni di qualità. Ma su questo sito direi che si tratta di un dettaglio che possiamo dare per scontare. Mentre sto ascoltando il cembalo di un giovane Handel non riesco a staccarmene. E credo che questo possa essere il miglior complimento che si possa fare ad un paio di cuffie, certo non economiche ma che a mio avviso ripagheranno di ogni euro speso con ore e ore di puro piacere musicale. Consigliato un amplificatore/DAC di grande livello e in grado di erogare generose dosi di corrente, nonostante la bassa impedenza e - sempre - un collegamento interamente bilanciato con un cavo il più possibile neutro e lineare. Specifiche tecniche : impedenza : 35 Ohm sensibilità : 90 dB peso : 404 grammi
  8. Risale a diversi decenni fa la mia passione per le cuffie Stax. Il primo ascolto fu con un modello entry-level, forse le SR-34 non mi ricordo più, in un negozio in metropolitana a Milano che non esiste più da un sacco di tempo. Ascoltai per intero il secondo concerto di Brahms con Ashkenazy accompagnato da Solti. L'effetto fu elettrizzante. Non avevo idea che si potesse ascoltare ad un livello tale, ben superiore ad ogni diffusore che avevo visto sino ad allora. Soprattutto la neutralità e la naturalezza di emissione e la facilità di ascolto, senza alcuna fatica. Potendo distinguere ogni singolo strumento. Le cose poi non vanno come si immagina e le cuffie con cui ho avuto la più lunga frequentazione furono invece le venerande AKG K340, molto differenti salvo il fatto che la via medio-alta di quelle cuffie ... era elettrostatica. Molti anni dopo (ma comunqu molti anni fa) soltanto sono entrato in possesso di un sistema Stax all'altezza delle mie aspettative, mio sistema di riferimento fino a qualche mese fa. Si tratta delle SR-404, versione Signature, modello medio della serie Lambda, accoppiate con l'amplificatore/elevatore di tensione, Stax SRM-006T. Cominciamo proprio da questo apparecchio che mi permette di scrivere qualche appunto sulle cuffie elettrostatiche. Le cuffie elettrostatiche Sono trasduttori che appartengono alla famiglia dei planari (ortodinamiche) come le magnetostatiche. Un sottilissimo diaframma di materiale plastico trasparente è polarizzato ed immerso in un campo elettrostatico generato da armature caricate elettronicamente. La differenza rispetto alle magnetostatiche sta principalmente qui (queste ultime hanno un campo magnetico permanente) e nella necessità di avere un amplificatore dedicato che produca anche la tensione necessaria a generare il campo magnetico necessario al funzionamento. Senza sarebbero mute. Le mie Stax SR-404 signature posate sul loro amplificatore il frontale champagne del mio Stax SDM-006t a valvole. qui il dettaglio dei pulsanti e degli attacchi per i cavi. E' possibile collegare fino a tre cuffie contemporaneamente. Il controllo di volume incorpora anche un controllo di livello (sono sostanzialmente due potenziometri coassiali indipendenti). Il dispositivo riceve il segnale da una doppia entrata linea, sia bilanciata che sbilanciata, passante per connettere eventualmente qualcosa d'altro in cascata. C'è addirittura una presa per la terra, in caso si colleghi un giradischi. ovviamente, le cuffie Stax hanno una configurazione completamente bilanciata già a partire dall'amplificatore, per cui l'unica cosa sensata è utilizzare l'ingresso bilanciato. Questo amplificatore ha una topologia ibrida, con stadio pilota a valvole e stadio finale a transistor, tutto in classe A. le due valvole hanno un cupolino sulla parte superiore del telaio con i forellini per favorire la ventilazione. Nel funzionamento l'amplificatore scalda moltissimo ma il meglio di se lo dà proprio quando è molto caldo. Ogni dettaglio è ben strutturato, ben costruito, ben congegnato. Dà sicurezza già a partire dall'aspetto. Dai connettori, proprietari di Stax e praticamente uno standard (anche HIFIMAN per le sue elettrostatiche utilizza la stessa configurazione) parte sia il segnale bilanciato, che la tensione di alimentazione delle armature elettrostatiche. Come sono fatte le cuffie Hanno la tipica struttura delle Stax serie Lamba, il cui primo modello ha oramai quaranta anni (e ci sono esemplari che ancora funzionano perfettamente). La costruzione è interamente in plastica. Tranne i padiglioni e la fascia sotto l'archetto che sono in pelle. il marchio Signature sull'archetto. Notare il segno dello stampo della plastica. Pessimo l'accoppiamento dei colori, verde, rosa, argento, marrone ? Per un italiano è un vero colpo in un occhio ... ! anche il marchietto del modello è in rosa, posto sopra al padiglione. L'archetto è smontabil ed intercambiabile. i due padiglioni sono sostanzialmente identici. Se smontati bisogna poi riconoscerli ad occhio perchè non c'è un marchio che ricorda quali siano i canali (entrambi sono alimentati dal cavo di collegamento allo stesso modo e solo sull'archetto ci sono le indicazioni dei due canali Right e Left). l'imbottitura è morbidissima, la pelle è vera. E' intercambiabile (infatti io ho sostituito entrambi con un ricambio nuovo fatto arrivare dal Giappone). la sagoma trapezioidale del singolo trasduttore. l'interno del padiglione. I due lati sono schermati e le due armature protette da una struttura metallica. Non ho mai infilato le dita ma credo siano protetti da intrusioni. Nel complesso comunque la costruzione si presta a svariate critiche. Le plastiche non sono robuste, l'insieme un pò precario. Al di là dell'estetica - certamente discutibile per gusto ed assieme - è proprio la fattura che non sembra a livello dello status del marchio e del prezzo preteso (considerate che un paio di STAX SR-404 Sn usatissime costano 1300-1500 euro ancora oggi ...). Però sinora non mi hanno abbandonato e devo anche ammettere - al netto dell'invecchiamento dei miei timpani - che suonano sempre come il primo giorno, nonostante l'età. Le SR-404 sono chiaramente fuori produzione, sostituiti da modelli più recenti. La serie LAMBDA si differenzia dalla serie OMEGA già a partire dalla struttura. Le OMEGA hanno il padiglione circolare, sono in metallo. Costano un botto. E sono considerate da tutte il rifermiento da sempre per le cuffie di ogni livello. Le Lambda non sono a quelle livello ma sono genuinamente tra le migliori cuffie che si possano ascoltare. L'ascolto Le cuffie elettrostatiche STAX sono famose per la loro analicità, trasparenza, neutralità. Suono cristallino. Per anni sono state usate negli studi di registrazione CBS in America, almeno finchè non è arrivata Sony a comperarsi tutto quando. Non lo sono invece per la loro estensione, almeno non le LAMBDA. Il suono è dichiaratamente monitor, con una grande presenza delle medie e un impatto che è fortemente a favore dei solisti che risultano sempre perfettamente in primo piano. Ne è prova la misura della risposta in frequenza, eseguita con i microfoni miniDSP Ears e il programma REW Un canale solo due canali ad un livello di ascolto tipico. le differenze di livello tra i due canali sono probabilmente da ascrivere al controllo di livello o ad una imperfetta pressione dei padiglioni sulle orecchie artificiali. Nulla di distinguibile all'ascolto, considerando che tutto è perfettamente regolabile. La misura conferma una estensione ridotta sulla gamma bassa, il medio basso con un evidente "gonfiore", la gamma delle voci in netta evidenza, l'alto in ritirata e l'altissimo non esageratamente tormentato (come invece si vede in molte cuffie dinamiche con trasduttori metallici). La prova sta ne pudding, cioè nell'ascolto. Voci femminili, cori, strumenti a fiato, archi, tutto in evidenza. Basso acustico bello pieno, basso estremo non allo stesso livello. Violini setosi, clarinetti sottili, oboi nasali. L'immagine non è la loro caratteristica principale. Il suono si sente nelle due orecchie e sopra la testa, nonostante la forma asimmetrica e trapezioidale dei due trasduttori possa far pensare diversamente. La grande orchestra si perde di impatto e la collocazione degli strumenti un pò artificiosa. Ma continua ad essere estremamente affascinante la facilità con cui si individua perfettamente ogni singolo strumento, anche nella tessitura più complessa e numerosa. Se dovessi dire per cosa sono più indicate, sceglierei certamente le voci femminili e la musica da camera in generale. Il coro anche, sebbene manchi un pò di corpo nei bassi più potenti. L'organo proprio non è per loro, diventa troppo esile. E nonostante certi commmenti, assolutamente inadatte ad ogni genere che non sia acustico, pulito, naturale. Soprattutto due caratteristiche, la naturalezza complessiva dell'ascolto, una volta fatta la tara al suono di tipo "monitor" e ad un certo deficit nella parte bassa dello spettro, e specialmente l'assenza di fatica d'ascolto e l'assenza di fatica fisica nel tenere le cuffie in testa che nemmeno dopo otto ore vi faranno venire voglia di metterle via. La bassissima distorsione, almeno da 100 HZ in su, tende a farti prendere la mano con il volume a livelli poco salutari per le orecchie. Forse alla ricerca di un pò di più di musica in basso ma senza successo. Non sono cuffie che sopportano tanta potenza e l'equalizzazione abbastanza inutile, perchè quanto poteva essere fatto per compensare i limiti del trasduttore, è già stato fatto in fabbrica. In sintesi Io le adoro ma non sono cuffie adatte a tutto (nella realtà non ci sono cuffie adatte ad ogni genere musicale). Impagabili con la musica da camera e la voce accompagnata da pochi strumenti, non riescono a dipanare la grande massa orchestrale. C'è anche una certa artificiosità, tipica dell'impostazione da monitor, che vi fa immaginare di non essere di fronte all'evento reale ma nella sala da registrazione. I singoli strumenti sono così dettagliati ed isolati che vi sembrerà di avere da vanti la console dell'ingegnere del suono. E' una sensazione unica che non riesco a descrivere oltre e che bisognerebbe provare se avete ... orecchie adatte. Alla ricerca di qualche cosa di più universale, dal dicembre scorso ho acquistato le HIFIMAN Arya che, pur non essendo elettrostatiche, hanno un suono che coniuga alla perfezione - per il mio gusto - l'analicità estrema delle elettrostatiche, con una tenuta in potenza e una capacità di impatto più da dinamiche, benchè l'impostazione sia simile. Ma so che prima o poi cercherò altre elettrostatiche perchè è difficile non immaginare che la tecnologia intanto si sia raffinata. Certo queste Stax SR-404 resteranno per sempre con me. PRO totale assenza di fatica di ascolto suono trasparente, dolce, naturale, privo di asperità sensazionale capacità di identificare perfettamente ogni singolo strumento rispetto a tutto il resto del tessuto sonoro leggere da portare anche per ore e ore e ore l'amplificatore è di qualità assoluta CONTRO costruzione ed estetica decisamente criticabili estensione carente lato basse suono monitor con le medie in avanti e in generale i solisti in primo piano l'amplificatore - indispensabile per il loro funzionamento - scalda parecchio l'immagine della scena sonora non è propriamente il loro punto di forza, sebbene sia perfettamente identificabile ogni singolo punto sonoro, non si ha mai l'impressione di essere davanti ai veri musicisti in sala, ma ad una loro ricostruzione olografica al servizio dell'ascoltatore. Quasi una scena 3D al posto di una concretamente reale. hard rock, heavy metal, techno, registrazioni "pompate" decisamente non sono roba per loro molto, molto costose
  9. Florestan

    Pioneer Dj HDJ-X10

    Driver dinamici da 50mm Potenza di ingresso massima : 3.500 mW Impedenza : 32 Ohm Sensibilità : 106 dB Peso : 328 grammi Cuffie di tipo chiuso, sovraurali Sinceramente non avevo mai provato delle cuffie da Dj, proprio non è il mio genere di ascolto né di necessità. Ma sono curioso e con il rispetto che nutro nei confronti di Pioneer mi sono avvicinato con la massima curiosità a queste che sono le ammiraglie della nuova linea di cuffie Pioneer Dj. Questa casa ovviamente propone anche mixer e monitor audio per Dj. La linea delle cuffie, dicevo, è abbastanza articolata per prestazioni e prezzo : ma il family feeling è lo stesso. Design sobrio e molto robusto, dimensioni e peso contenute, massima flessibilità, disponibilità di ricambi per tutte le parti soggette ad usura in modo da allungarne la vita utile operativa. Nascono come prodotti professionali e quindi poter trovare ricambi anche a lungo nel tempo può essere un fattore discriminante nella scelta. Dicevo che il design è sobrio, tutto in nero con cromature appena appena accennate anche la confezione è nera, così come l'astuccio in nylon/cordura che le contiene Professional Headphones, giusto per non generare equivoci le cuffie con i padiglioni ripiegati su se stessi all'interno della confezione c'è una scatola, anche essa nera che riporta uno slogan impegnativo la custodia dentro la sua scatola, la sovrascatola esterna, le cuffie credo che la disponibilità di una custodia protettiva robusta sia anche essa un elemento discriminante nella scelta di un prodotto simile. In fondo il costo di questo accessorio non può essere elevato ma è comunque importante fornirlo nella confezione senza costringere l'utente a procurarsene uno come optional. La chiusura avviene con una zip apparentemente robusta. la struttura delle cuffie è interamente metallica con giunti e snodi anche essere metallici e sovradimensionati le parti di contatto sono in plastica dura ma non soggette a sforzo o tensione l'archetto è imbottito in similpelle nera molto morbida come i padiglioni ancora un dettaglio, impressionante in effetti per uno strumento "musicale" degli snodi che consento di ripiegare e manipolare la struttura e la forma delle cuffie a seconda delle necessità. E' qualche cosa che deve risultare naturale senza che l'utilizzatore debba in nessun caso preoccuparsi della tenuta di questi apparecchi l'interno dei padiglioni con la protezioni, anche essa solida, dei driver che si intravedono sotto al grigliato in tela (che ricopre a sua volta una struttura metallica) ripiegate ed estese un dettaglio del connettore di collegamento, di tipo proprietario con i quattro pin dorati. i pin sono incassati e protetti, lo spinotto è piccolo, entra senza incertezze nel connettore e viene bloccato da un piccolo bottone. Probabilmente avrei preferito una souzione a vite ma tutto sommato anche così non ho notato problemi di sgancio in nessun modo, anche tirando il cavo. dettaglio della presa di collegamento del cavo che è spiralato al centro e di lunghezza credo adeguata. E' terminanto con uno spinotto piccolo che può essere trasformato in spinotto grande con un'accessorio in dotazione che si avvita sopra a quello piccolo. La spina è a 90° ed è molto solida, dorata, ben fatta. Nel complesso il cavo mi sembra allineato alla classe di queste cuffie. Se non bastasse è in dotazione anche un secondo cavetto, non spiralato, più corto. *** Ma andiamo alla parte audio. Risposta in frequenza misurata con i microfoni miniDSP Ears e il programma REW, canale sinistro, calibrato é la prima volta che misuro cuffie da Dj quindi non posso dire se questa figura di risposta in frequenza sia normale. Qui vedo le frequenze medie - quelle più comuni in TUTTE le registrazioni e in particolare quelle con la voce solista - in grande evidenza, le alte un pò arretrate, le basse decisamente sacrificate fino ai 300 Hz che necessitano a mio avviso quasi sempre di una bella regolata in equalizzazione. Ma probabilmente il mixaggio dei programmi musicali tipicamente da Dj è tale da non essere particolarmente influenzato da questa curva di risposta, anzi. Premetto che ovviamente la mia prova non è stata effettuata nel tipico ambiente del Dj che non saprei né potrei riprodurre in casa. Il mio punto di vista è quello dell'ascoltatore di musica, avido di buone prestazioni in riproduzione. L'ascolto Jazz danese con una spolverata di Italia, con la Madsen che canta standards su un tappeto caldo di percussioni e accompagnata da Stefano Bollani. Qui forse preferirei delle cuffie aperte perchè il suono resta un pò compresso. Passo alle Arya per confronto e devo aumentare di parecchio il volume per tornare allo stesso livello. Qui la voce è meno in evidenza e l'ambiente meno caldo. Questione di gusti. decisamente sull'easy listening, musica tipo club. La Madsen non ha una voce chiarissima ma la prestazione sembra dal vivo. questo disco ha una figura vista all'analizzatore praticamente a 45° dai bassi pirà profondi (ci sono i 40 Hz) fino già a 18 KHz (meno 30 dB). Il boost digitale sui bassi non è necessario. Le voci sono chiarissime. Probabilmente il miglior repertorio per queste cuffie. Tutto sommato è molto ben registrato e con ampia dinamica. Piacevole (se vi piace il genere). Questo disco è sontuoso e di grandissima dinamica, tra le cose migliori di DG degli ultimi 30 anni. Ma mancano le voci, dove probabilmente queste cuffie danno il meglio di se. L'estensione c'è ma la scena è un pò compressa. Ma tutto sommato mi sarei aspettato di peggio da queste cuffie. Il Walzer con Cenerentola e il Principale è ben reso con un bel silenzio tra gli strumenti. Ma non sono cuffie da Dj ? E' un Paul Simon intimista che da l'addio con questo disco alla sua attività. "Rene e Georgette Magritte with their Dog after the war" guadagna flauti ed archi, la voce ha un pò di alone e non mi piace molto. Preferirei una resa più naturale. E' registrato molto forte, abbasso un pò il volume. Ascolto "Love". mi piace di più. Ma decisamente meglio "Can't run but" dove la voce è più chiara sull'accompagnamento di fiati e archi, senza ritmi bassi. Indiscipline comincia con un assolo di batteria sconvolgente, il disco per il resto è per lo più elettronico come si conviene alla musica di Robert Fripp. La separazione dei due canali gioca a favore della chiarezza di riproduzione. E' un disco rimasterizzato dall'originale del 1981 e riproposto in 96/24. Anche le percussioni di The Sheltering Sky sono chiare ed in evidenza con chitarra e basso su due piani perfettamente diversi. In verità questo disco sembra rimixato su cuffie simili a queste Pioneer. Bellissimo ora come allora. la straordinaria voce di Tori Amos è perfettamente chiara sulle percussioni. Anche il piano é ben reso. Questo disco si giova particolarmente di una robusta correzione delle ottave più basse per non compromettere troppo l'equilibrio sulle alte. Come è sulla voce che si gioca tutta la buona performance delle Pioneer su questo disco. posizione invertita per finire, primo piano italiano e accompagnamento danese per una delle versioni più fresche di "Si dolce é il tormento" di Monteverdi finisco con il jaz tedesco, ancora musica da club, con una voce bellissima e chiara quando c'è al posto della tromba o del flicorno suonati alla maniera di Chet Baker da Till Bronner, mucista famoso a Berlino ma non troppo dalle nostre parti, qui in una incursione a Los Angeles. Disco bellissimo e caldo, reso ancora più caldo e coinvolgente dalle Pioneer. *** In sintesi PRO costruzione a tutta prova, in metallo con le parti di contatto gommate. Padiglioni in vinile similpelle. Tutta l'articolazione in metallo pieno. Un oggetto costruito per durare, venduto ad un prezzo molto competitivo per un marchio che ha in catalogo cuffie high-end da 2500 euro ma queste che sono le ammiraglie della linea Dj si trovano al Mediaworld per circa 350 euro Secondo il produttore la costruzione è di "grado militare" e non stento a crederlo dopo aver giocato a lungo con le articolazioni dell'archetto e dei padiglioni. Per ogni parte usurabile sono possibili i ricambi. C'è una bella custodia in dotazione e due cavi di collegamento. gamma della voce in piena evidenza, rende coinvolgente ogni ascolto di brani vocali. Nel mio ascolto ha reso al meglio con tutti i generi musicali più moderni, sia acustici che elettronici alta sensibilità e bassa impedenza = carico facilissimo che richiede pochissima corrente di pilotaggio. Basta uno smartphone per farle suonare forte ma i driver da 50mm assicurano anche una tenuta in potenza elevata (dato di targa di 3500 mW, sufficiente a spaccarti i timpani) bello il cavo per cuffie di questo genere, ovviamente intercambiabile, con tutti i contatti dorati. La lunghezza è ok e la parte centrale spiralata. La spina è doppia (piccolo formato che si inserisce dentro a quella standard), a 90°, dorata. Connessione di tutta sicurezza piuttosto analitica nell'ascolto, mette in evidenza anche i difetti di compressione delle registrazioni; grande separazione tra i canali in dotazione una bella custodia in nylon che può tranquillamente proteggerle durante il trasporto magari a contatto con altre attrezzature professionali pesanti. CONTRO per le mie abitudini (e la mia testona) sono scomode come una pressa attorno alla testa, i padiglioni sono minuscoli e poggiano proprio sulle cartilagini delle orecchie con una discreta pressione. Per un pò va bene ma io non so come si possa lavorare per ore con questa pressione sulla testa probabilmente è l'equilibrio necessario per le condizioni di utilizzo da Dj ma l'estensione sul basso è veramente modesta, strano visto che queste cuffie hanno driver da 50mm. Probabilmente è standard l'equalizzazione generosa sia delle cuffie che dei service di riproduzione ma soprattutto i generi musicali riprodotti in ambito "disco" la scena è molto concentrata tra le orecchie, al centro, non il massimo per la musica acustica con grandi formazioni ma siamo probabilmente ben al di fuori degli scopi di queste cuffie che all'opposto, offrono una separazione tra i canali eccellente, in grado di evidenziare ogni minuzia del mixaggio Morale, avevo grande curiosità. Conosco il marchio Pioneer (non quello dedicato ai Dj ma la casa madre audio) da decenni e ne ho sempre avuto grande rispetto. Per questo motivo ho provato con curiosità queste cuffie che sono il modello più costoso della linea Dj. L'ho trovato molto godibile (anche se a volte è proprio necessaria una pompata sui bassi) e credo che possano essere anche utilizzate come delle cuffie da ascolto oltre che da mix o da controllo. L'unico motivo per cui non le utilizzerei è per la scomodità con cui mi stanno sulle orecchie. Ma questo può essere un aspetto molto soggettivo. Consiglio a chi sia interessato ad utilizzarle - per lavoro o in casa - di provarle prima di acquistarle, le ho viste nel mio negozio di strumenti musicali preferito e non credo sia un problema almeno provare a metterle in testa. Sinceramente la qualità complessiva è esuberante per un prodotto che noi "musicofili" bolleremmo in via pregiudiziale. Il prezzo non è bassissimo - c'è anche una special edition con finitura fibra di carbonio - ma la linea contiene modelli più accessibili che ritengo abbiano una impostazione assimilabile e comunque prestazioni e costruzione sono perfettamente allineate al prezzo. Insomma, direi un bel paio di cuffie. Grazie al distributore nazionale Mtrading Srl che ci ha concesso in visione queste belle Pioneer Dj HDJ-X10 per qualche ora di divertimento musicale.
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