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  1. Robert Schumann Sonata per pianoforte No. 3 Op. 14 "Concerto senza orchestra" (Arr. V. Horowitz) Faschingsschwank aus Wien, Op. 26 3 Fantasiestucke, Op. 111 Gesänge der Frühe, op. 133 Jean-Efflam Bavouzet, pianoforte. Chandos 2019 *** Mi sono sorpreso nel vedere che il pianista francese Jean-Efflam Bavouzet ha dedicato il suo ultimo disco a Robert Schumann. Bavouzet si è reso celebre per le sue interpretazioni del repertorio francese: la sua integrale di Debussy è un riferimento assoluto, poi Ravel 3 Pierné. Ha completato in seguito dei cicli di registrazioni dedicati al repertorio pre-romantico, Haydn e Beethoven, e ha fatto qualche puntata nel repertorio novecentesco (Prokofiev, Bartok e Stravinsky), in ogni caso con interpretazioni sempre di grande rilievo. Stupisce quindi vederlo tuffarsi nel repertorio romantico che più romantico non si può. Il programma è molto particolare e originale: si parte da due lavori del primo Schumann, la Sonata Op.14, chiamata "Concerto senza orchestra" e il Faschingsschwank aus Wien, Op. 26, e si prosegue con due opere più tardive, i 3 Fantasiestucke, Op. 111 per concludere con i Gesänge der Frühe, op. 133. La Sonata Op.14 era stata composta nel 1834 e contava di 5 movimenti. Fu l'editore a persuadere il compositore a eliminare due movimenti (due Scherzo) e a darle il nome di Concerto senza orchestra. Quasi 20 anni dopo nel 1853 Schumann rimise mano alla partitura e introdusse nuovamente uno dei due Scherzo. Fu solo dopo la morte del compositore che questa composizione fu eseguita per la prima volta in pubblico da Johannes Brahms, nel 1862. E' un lavoro molto ambizioso che rappresenta bene la lotta di Schumann nell'affrontare il modello beethoveniano e l'ideale della cosiddetta forma sonata. Bavouzet ci racconta di aver conosciuto questa sonata, ancora oggi poco eseguita, da una registrazione di Horowitz della fine degli anni '70. Ebbe poi la fortuna di eseguirla davanti allo stesso Horowitz nel 1985 e discutere con lui di alcune scelte di riprendere alcuni passaggi del primo movimento dalla prima versione del 1834. E' questa stessa versione che viene eseguita in questo disco, come omaggio al grande pianista russo. Naturalmente l'affinità con Horowitz finisce qui. Bavouzet non ha l'approccio istrionico e un po' folle di Horowitz, la sua è un'interpretazione decisamente più cartesiana, di una grande chiarezza nel dipanare un linguaggio molto denso e nel rendere la struttura dell'opera. Grande precisione e un notevole senso ritmico, indispensabile in Schumann, ma anche poesia o forza quando occorrono. Segue il Faschingsschwank aus Wien che Bavouzet interpreta con uguale chiarezza, vivacità, energia e precisione. Qui non mancano i confronti, da Richter a Benedetti Michelangeli, da Perahia a Bunin, fino a Anderszewski in tempi più recenti. Qui se proprio dobbiamo muovere una critica al francese è quella di non osare un po' di più nel caratterizzare nei vari movimenti il mondo poetico di Schumann, fatto di slanci impetuosi e improvvise tenerezze. La seconda parte del programma vede due lavori dello Schumann più maturo. Prima i tre Fantasiestücke Op 111 caratterizzati molto bene nell'altalena emotiva dei tre movimenti. Chiudono i Gesänge der Frühe ("Canti dell'alba") una delle ultime opere per pianoforte composte da Schumann prima del tentato suicidio nelle gelide acque del Reno e di essere internato in manicomio. Si tratta di cinque brevi bravi, dal carattere intimo, a tratti solari, a tratti spettrali. Anche in questo caso è impeccabile l'interpretazione del francese, anche se tendo a preferire la lettura di Anderszewski (a mio avviso uno dei migliori interpreti di Schumann in circolazione) del 2010, molto più emozionante nel rendere il carattere visionario di questi pezzi. In conclusione, sicuramente un ottimo disco, che probabilmente vede il momento più alto nella terza sonata. Non che gli altri brani non siano all'altezza, anzi, e il pianista è abilissimo nel restituirci le particolarità del linguaggio pianistico di Schumann, ma la concorrenza è certamente molto forte. Bavouzet in ogni caso si conferma un bravissimo pianista, che vale sempre la pena ascoltare. Il libretto è ricco di informazioni sulle composizioni e include anche una nota molto interessante dello stesso Bavouzet. Molto buona la registrazione, con lo strumento, uno Yamaha CFX Concert Grand Piano, che appare ripreso a una certa distanza. Disponibile in 96/24.
  2. Robert Schumann: - Sechs Gesänge, Op. 107 - Romanzen und Balladen, Vol. II, Op. 49 - Drei Gesänge, Op. 83 - Zwölf Gedichte, Op. 35 - Vier Gesänge, Op. 142 Christian Gerhaher, baritono. Gerold Huber, pianoforte. Sony 2018 *** Schumann fu senza dubbio il maggiore autore di Lieder dopo Schubert e fu con lui che il Romanticismo in letteratura e in musica trovarono il più alto punto di incontro. Non può che far piacere, quindi, apprendere che il bravissimo liederista tedesco Christian Gerhaher abbia intrapreso l'incisione dell'integrale del corpus dei lieder di Schumann, che dovrebbe arrivare a termine nel 2020. Intorno ai Kerner-Lieder Op.35, terzo ciclo per importanza dopo i Dichterliebe Op.48 e i Liederkreiss Op.39, che occupano la parte più cospicua del programma, Gerhaher ha posto delle raccolte decisamente meno note, ma non per questo meno interessanti: Op.107, Op.49, Op.83 e i Vier Gesänge Op.142 che contengono 2 brani che erano destinati ai Dichterliebe. Nel testo che accompagna il disco (e finalmente un libretto fatto come si deve!) lo stesso Gerhaher ci spiega che considera queste opere non come delle semplici raccolte di brani, ma come elementi di un più ampio disegno che va formare una vera e propria "drammaturgia lirica". La voce di Gerhaher è incredibilmente bella, calda, ricca di sfumature. Noto solo una lieve durezza nell'estremo del registro acuto, ma il baritono tedesco arrivato alla soglia dei 50 anni, ha classe, tecnica e mestiere da vendere. Gerold Huber, suo partner di lunga data, lo accompagna al pianoforte con grande sensibilità e attenzione, rivelando un'alchimia poco comune. Per il tipo di repertorio, che amo moltissimo, e per la naturalezza e la profondità dell'interpretazione, questo disco è uno dei miei preferiti tra quelli usciti nel 2018. Una vera e propria sorpresa, in un ambito, quello dei lieder, che ultimamente mi è parso un po' sterile. Da ascoltare e riascoltare! Per maggiori informazioni sulle opere contenute in questo disco, vi rimando all'ottimo testo di Gerhaher contenuto nel libretto (in tedesco o inglese).
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