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  1. The 1690 'Tuscan' Stradivari Sonate per violino del 18° secolo italiano Musiche di Veracini, Geminiani, Corelli, Tartini, Locatelli, Vivaldi Fabio Biondi, violino Antonio Fantinuoli, Giangiacomo Pinardi, Paola Poncet, accompagnamento Glossa 2019 *** Questo è un disco celebrativo di uno dei più straordinari strumenti musicali che ci siano, quello Stradivari detto "Toscano" perchè appartenuto (in un quintetto di archi completo, composto da due violini, due viole e un violoncello) alla famiglia De Medici che lo commissionò alla bottega Stradivari nel 1690 per l'intrattenimento del Principe Ferdinando De Medici e della sua famiglia. E' attualmente di proprietà dell'Accademia di Santa Cecilia e più che altro fa mostra di se in bacheca e in mostre in giro per il mondo. Il che è un vero peccato perchè ha un suono meraviglioso che induce dipendenza, come si vede dallo stesso sguardo estasiato di Fabio Biondi nelle foto diffuse con questo bel disco tutto italiano Lo Stradivari Toscano in una recente mostra a Tokyo è esposto nella bacheca centrale, in prima vista, insieme ad altri 21 confratelli un dettaglio dello strumento una riproduzione pittorica del violino. William Hill fu l'esperto londinese che lo recuperò dall'oblio (era finito in Irlanda e dimenticato) nel 1889 e lo classificò come uno dei migliori e meglio conservati Stradivari esistenti. Accompagnano Fabio Biondi in questo suo cimento strumentisti di grande levatura come Antonio Fantinuoli al violonvello Paola Poncet (qui al cembalo, insieme a Fabio Biondi) e Giangiacomo Pinardi alla tiorba Il disco è stato - ovviamente - registrato a Roma, nel gennaio di quest'anno, all'Auditorium Parco della Musica, ripreso e prodotto da Fabio Framba. Ed è tutto italiano, tranne nelle note del libretto (scritte peraltro da un italiano), secondo me una svista imperdonabile che sarebbe costata pochissimo. Come se si potesse prendere quello che si vuole dal nostro patrimonio ma non ci si volesse rivolgere agli italiani nel proporlo ... diciamo che magari a me è capitato un disco non destinato anche al nostro mercato, giusto per quieto vivere ... A parte questo, ed assolto l'obbrligo verso lo straordinario violino, qui c'è la musica per cui questi strumenti fantastici sono stati concepiti. Il disco si apre con la Ciaccona della 12a sonata Op. 2 di Francesco Maria Veracini che a mio avviso è la più bella interpretazione di Fabio Biondi di tutta la sua carriera (c'è l'intera sonata già disponibile da decenni in disco) il che mi fa pensare che sarebbe stato forse meglio includere l'intera sonata che è originale e bellissima (inizia con una Passacaglia e finisce con una Ciaccona : e scusate se è poco). L'Op. 2 di Veracini è del 1744 e sembra concludere idealmente il periodo d'oro del violino italiano nella massima forma possibile. Ovviamente Veracini è il nome meno noto del repertorio proposto che prosegue altre proposte, alternate in tono minore e maggiore fino alla conclusiva sonata RV 34 di Vivaldi, la composizione meno originale del disco. Il virtuosismo necessario é qui sempre al servizio della musica, secondo me siamo ai massimi livelli esprimibili per la musica barocca italiana per una formazione che non teme rivali (ho ascoltato, purtroppo, dei Veracini e dei Locatelli alla tedesca o alla inglese, che non possono che conciliare il sonno). Quel violino incanta. Gli altri strumenti non sono da meno. Secondo me, il Museo di Santa Cecilia dovrebbe seriamente pensare di prestare permanentemente questo strumento - che merita di essere mantenuto vivo ogni giorno dell'anno per sempre - a Fabio Biondi. Se lo merita. E disco candidato a disco dell'anno, secondo me.
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